Pensioni, riliquidazione automatica, dipendenti pari grado

Nel nostro ordinamento giuridico non esiste un principio che renda cogente la cosiddetta “riliquidazione automatica” delle pensioni con necessario aggancio alla “dinamica salariale” dei dipendenti di pari grado in attività di servizio. Tale ordito normativo risulta compatibile con i principi costituzionali di cui agli artt.3 e 36 della Costituzione, anche alla luce della consolidata giurisprudenza costituzionale.

Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la regione Toscana, sent. n. 210 del 14 novembre 2014

[…]

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

Con il ricorso in esame l’interessato, già dipendente dell’Azienda Autonoma delle Ferrovie dello Stato, collocato a riposo il 1° gennaio 1976, presentava istanza di riliquidazione del trattamento pensionistico volto all’aggancio ai colleghi di pari qualifica ed anzianità di servizio, posti in pensione in epoche successive.

Eccepiva l’illegittimità costituzionale delle “leggi di rinnovo contrattuale”, successivamente emanate, dopo il suo collocamento a riposo in relazione agli artt. 3 e 36 della Costituzione.

A seguito del decesso dell’originaria parte ricorrente, questa Sezione disponeva l’interruzione del giudizio (ord. n.1007/99).

In data 13 settembre 2013 il sig. Francesco OMISSIS provvedeva alla riassunzione del giudizio.

Con memoria difensiva del 25 febbraio 2014 la OMISSIS S.p.A. eccepiva l’inammissibilità della domanda per: a) l’inammissibilità dell’istanza di riassunzione del presente giudizio per inesistenza della notifica alla resistente; b) il difetto di legittimazione passiva della resistente, stante la soppressione del fondo pensioni FF.SS. ex lege 488/1999; c) la declaratoria della decadenza per gli eredi del sig. P. dal proporre la presente azione in giudizio; d) la dichiarazione di intervenuta prescrizione; e) nella denegata ipotesi, previa dichiarazione di inammissibilà o manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale, il rigetto del  ricorso, con vittoria delle spese di lite e dei compensi professionali, oltre accessori di legge.

Diversamente argomentando il patrono di parte ricorrente con memoria pervenuta il 29 settembre 2013 ha illustrato orientamenti giurisprudenziali favorevoli.

All’odierna udienza di discussione le parti hanno confermato le diverse prospettazioni e la causa è passata in decisione alla luce delle allegazioni processuali.

Nel merito dei fatti questo Giudice valuta assorbente la questione di merito e ritiene infondata la pretesa attorea come già compiutamente affermato da questa Sezione (cfr. sent. n.56 dell’8 aprile 2014).

Testualmente si legge: osserva, l’autorità giudicante che, in questa sede, si ripropone all’attenzione dell’organo giudicante la questione attinente l’esistenza o meno, nel vigente ordinamento giuridico, di una norma o di un complesso di disposizioni normative da cui si possa argomentare il principio della necessità giuridica di una costante ed automatica “riliquidazione” dei trattamenti di quiescenza, in modo da assicurare l’adeguamento alle retribuzioni (e quindi ai relativi incrementi) spettanti al personale in servizio di grado corrispondente a quello a riposo.

Occorre operare, in via preliminare, una distinzione tra “riliquidazione automatica” e “perequazione automatica”, intendendosi la prima nei termini di cui sopra, e la seconda come quel peculiare istituto, introdotto nell’ordinamento dalla legge 177/76 precetto attuato solo parzialmente con interventi e settoriali, quali le leggi 425/84, l. 141/85, l. 407/89, il d.l. 409/90, conv. nella l.59/91 (ad oggetto disposizioni urgenti in tema di perequazione dei trattamenti di pensione nei settori privato e pubblico); peraltro ulteriori aumenti possono essere stabiliti con legge finanziaria in relazione all’andamento dell’economia, visto anche l’andamento della finanza pubblica. Una perequazione differita nel tempo, ad esempio, è stata prevista dalla legge finanziaria 1995 (cfr. art. 14 l. 724/94).

Sicché tale istituto tende a realizzare – attraverso un procedimento di rilevazione degli incrementi medi dei trattamenti economici dovuti con carattere di generalità per tutte le categorie in attività di servizio (e, quindi, senza il riferimento agli incrementi retributivi specificamente conseguiti dal “collega” in attività di servizio ai fini dell’automatico aggancio ad essi, siccome nel caso della “riliquidazione automatica”) – la perequazione dei trattamenti pensionistici con riferimento alla cosiddetta “dinamica salariale” generale, e cioè agli incrementi retributivi via via concessi a tutte le categorie, di personale in servizio, prese in considerazione (cfr. sul punto Corte dei Conti Sezione III n. 66677 del 18 luglio 1991).

Sicché mentre il principio della “riliquidazione automatica” dovrebbe obbedire (laddove sussistesse nell’ordinamento) all’esigenza di assicurare l’esatta corrispondenza della base pensionabile dell’ex dipendente allo stipendio percepito dal “collega “ in attività di servizio, con la “perequazione automatica”, di cui alla legge 177/1976, la connessione tra il trattamento economico di attività e quello di quiescenza si realizza nel solo momento iniziale del rapporto pensionistico, peraltro in conformità al disposto di cui all’art. 43 del D.P.R. 1092/1973 che fa riferimento all’ultimo stipendio integralmente percepito (cfr. Corte dei Conti SS.RR. n. 64/C/85), sicché i successivi incrementi retributivi del personale in servizio vengono presi in considerazione globalmente al fine di poterne trarre un indice applicabile ai fini della perequazione dei trattamenti di quiescenza.

Tanto premesso, va evidenziato, sulla scorta di consolidata giurisprudenza pensionistica, cfr, ex plurimis Sezione III sent. n. 47031 in data 15 maggio 1981 e Sez. Lazio 7 maggio 1998 nn. 2356 e 2384 che nel vigente ordinamento deve escludersi l’esistenza di un principio generale di riliquidazione dei trattamenti di quiescenza in rapporto al cosiddetto “aggancio automatico” con i trattamenti stipendiali corrisposti al personale in servizio, ostandovi le norme in materia di determinazione della base pensionabile e di aggiornamento della misura dei trattamenti, norme ritenute immuni da censure di incostituzionalità da molteplici sentenze della Corte Costituzionale.

Negli stessi termini Sez.Toscana n. 368 del 12 luglio 1996 ha statuito, confermando tale orientamento, che sussiste al riguardo ampia discrezionalità del legislatore, sindacabile unicamente sotto il profilo della ragionevolezza.

Del resto gli insegnamenti del Giudice delle Leggi sono chiari in materia: le sentenze 57/73, 22/75, 90/91 hanno statuito che la Costituzione non assicura al pensionato l’automatica estensione dei miglioramenti retributivi concessi al personale in servizio, con la conseguenza che la misura della pensione ben può risultare differenziata in rapporto alla data di collocamento a riposo.

In altri termini, afferma la Corte Costituzionale nella nota sentenza n. 26/80, al lavoratore in quiescenza la proporzionalità e l’adeguatezza della pensione devono essere garantite non solo con riferimento al momento del collocamento a riposo, ma anche in prosieguo, in relazione ai mutamenti del potere d’acquisto della moneta, e non con un principio di equivalenza costante tra la base pensionabile del lavoratore in quiescenza e le retribuzioni risultanti dalla “dinamica salariale” in termini di “riliquidazione automatica”.

Il Legislatore ordinario ha cercato di realizzare tale aggancio ai poteri d’acquisto della moneta introducendo nell’ordinamento previdenziale l’istituto della “perequazione automatica” ai sensi della l. 177/1976, facendo uso ragionevole dei poteri discrezionali, riconosciutigli dalla Corte Costituzionale; tale adeguamento delle pensioni deve realizzarsi anche in vista della “concreta ed attuale disponibilità delle risorse finanziarie”, ai sensi dell’art. 81 della Costituzione.

Sicché mentre sussiste tale adeguamento alla “dinamica salariale” a mente della l. 177/76, non sussiste un principio di “riliquidazione automatica” ed alle riliquidazioni il legislatore provvede, di volta in volta, mediante specifici interventi normativi, anche in considerazione delle concrete disponibilità di bilancio.

Tali norme rivestono il carattere della eccezionalità e non sono suscettibili di interpretazione analogica (cfr. Sez. III n. 49970 del 12 maggio 1982).

Le Sezioni Riunite di questa Corte, già con decisione n. 32/QM/96 hanno sostanzialmente ribadito la non operatività nel nostro ordinamento di un principio di diritto comportante la riliquidazione automatica delle pensioni.

Ulteriore conforto riviene dal costante insegnamento della Corte Costituzionale di cui si evidenziano le decisioni 178/1995 – 409/1995 – 30/2004 – 383/2004.

A dire dell’ultima decisione “è ripetutamente escluso che la Costituzione garantisca al pensionato un’automatica estensione dei miglioramenti retributivi riconosciuti al personale in servizio”.

Pertanto, anche alla luce di orientamenti confermativi in materia (cfr. Sez. I nn. 691/2013, 614/2013 – 627/2012 e, ancor prima, SS.RR. 11/QM/99) può affermarsi che nel nostro ordinamento giuridico non esiste un principio che renda cogente la cosiddetta “riliquidazione automatica” delle pensioni con necessario aggancio alla “dinamica salariale” dei dipendenti di pari grado in attività di servizio, e che tale ordito normativo risulta compatibile con i principi costituzionali di cui agli artt.3 e 36 della Costituzione, anche alla luce della consolidata giurisprudenza costituzionale; si rileva, quindi, l’infondatezza della domanda in ordine alla riliquidazione.

In dettaglio la giurisprudenza favorevole citata da parte ricorrente non può trovare applicazione perché, da un lato, le norme invocate non si riferiscono allo specifico comparto di cui trattasi e, dall’altro, le norme si applicano sì ma a condizione di essere in servizio a singole diverse date (cfr. sul punto la dettagliata ricostruzione offerta da OMISSIS S.p.A. a pagg. 6-9) e, quindi, tali pronunce non paiono sovrapponibili al caso di specie.

Ciò premesso, il ricorso si appalesa infondato e come tale va respinto a prescindere dalla eccezioni di rito formulate.

Sussistono apprezzabili motivi di giustizia dovuti alla complessità della materia per dichiarare compensate le spese processuali.

PER QUESTI MOTIVI

La Corte dei Conti – Sezione giurisdizionale per la Regione Toscana – definitivamente pronunciando respinge il ricorso proposto da D.P. e riassunto dagli eredi.

Spese compensate.

Così deciso in Firenze, previa lettura del dispositivo nella pubblica udienza del 9 ottobre 2014. […]

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