Permesso di soggiorno per coesione familiare, Consiglio di Stato sentenza n. 367 19 gennaio 2018 in materia di conversione del permesso di soggiorno per motivi di lavoro in permesso di soggiorno per motivi familiari: le condizioni di ammissibilità

Consiglio di Stato, sentenza n. 367 19 gennaio 2018, sulle condizioni per ottenere un permesso di soggiorno per “coesione familiare”:

Dall’esame dell’art. 30 comma 1, lett. c) del D.L.vo 286/1998, si ricava che la conversione del permesso di soggiorno per motivi di lavoro in permesso di soggiorno per motivi familiari, sia da considerare ammissibile solo nell’ipotesi in cui l’interessato è “regolarmente soggiornante” e, quindi, effettivamente titolare di un permesso di soggiorno pienamente efficace.

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Consiglio di Stato sentenza n. 367 19 gennaio 2018

Il fatto e le contestazioni

“La Sig.ra Omissis  ha chiesto l’annullamento di due provvedimenti, e precisamente: (a) del decreto (Prot.361) dell’11.05.2016 con cui il Questore di Firenze ha rigettato l’istanza proposta dalla ricorrente, dopo averla qualificata quale “rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro”; b) del decreto (Prot.10) dell’11.01.2016 con il quale è stata rigettata l’ulteriore istanza di permesso di soggiorno in precedenza presentata.

A supporto del gravame proposto dinanzi al TAR Toscana, la ricorrente ha sostenuto che l’Amministrazione avrebbe erroneamente qualificato l’ultima istanza, quale diretta ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno “per motivi di lavoro”, mentre in realtà quest’ultima sarebbe stata finalizzata ad ottenere un provvedimento di permesso di soggiorno per “coesione familiare” ai sensi dell’art. 30 comma 1, lett. c) D.L.vo 286/1998, in considerazione del fatto che il figlio della ricorrente risultava titolare di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Il TAR ha respinto il ricorso. [vedi sopra]

La Omissis ha proposto appello.

A supporto del gravame ha dedotto che, nelle more dell’impugnativa giurisdizionale conseguente al diniego del proprio titolo di soggiorno, sarebbe stata beneficiata da un provvedimento cautelare che avrebbe ripristinato, ancorché temporaneamente, la regolarità del soggiorno sul territorio italiano.”

La decisione dei giudici

“[…] la tesi dell’appellante è che la richiesta del cittadino straniero, di ricongiungimento con il familiare regolarmente presente sul territorio italiano, a mente dall’art. 30, comma 1, lett. c) D.L.vo 286/1998, prescinda dal possesso, da parte dell’istante, di un valido titolo di soggiorno; valendo, invece, la mera regolarità del soggiorno.

Per quanto suggestiva la tesi dev’essere respinta. L’art. 30 cit., prevede che “1. Fatti salvi i casi di rilascio o di rinnovo della carta di soggiorno, il permesso di soggiorno per motivi familiari è rilasciato:……… c) al familiare straniero regolarmente soggiornante, in possesso dei requisiti per il ricongiungimento con il cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione europea residenti in Italia, ovvero con straniero regolarmente soggiornante in Italia. In tal caso il permesso del familiare è convertito in permesso di soggiorno per motivi familiari. La conversione può essere richiesta entro un anno dalla data di scadenza del titolo di soggiorno originariamente posseduto dal familiare”.

Nel caso di specie, la sig.ra  Omissis, nelle more dell’impugnativa avverso il decreto datato 12/09/2014 con cui la Questura di Pistoia le ha revocato il titolo originario (giudizio conclusosi con sentenza TAR Toscana 1588/2015, reiettiva), ebbe a beneficiare della ordinanza cautelare n.261/2015 del 16 aprile 2015; cui sono seguite richieste della ricorrente (i) del 23 luglio 2015 di rinnovo del titolo di soggiorno per lavoro, ovvero di sua conversione in permesso per attesa occupazione e (ii) del 19 febbraio 2016 di (asserita) conversione in permesso per coesione familiare.

Dall’ordinanza cautelare sospensiva, citata, sono derivati effetti provvisori e interinali, che sono venuti definitivamente meno con la sentenza di rigetto del ricorso, alla luce del principio di strumentalità che governa la materia cautelare; sicchè, al momento della richiesta di conversione l’appellante non poteva essere considerata “regolarmente soggiornante”.

Ciò anche a voler sottacere, che l’art. 30 cit. prescrive che la domanda di conversione dev’essere presentata “entro un anno dalla data di scadenza del titolo di soggiorno originariamente posseduto”: nel caso dell’appellante il permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato era stato rinnovato dalla Questura di Pisa fino al 28 dicembre 2012.

La successiva domanda di rinnovo è stata respinta, sicchè la domanda di conversione è stata fatta ben oltre l’anno di scadenza dell’originario titolo.

L’appello è pertanto respinto.”

Sulle spese

“Avuto riguardo alla peculiarità della questione appare tuttavia equo, in deroga al principio di soccombenza, compensare le spese del giudizio.”

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