Permesso di soggiorno per cure mediche e preavviso di rigetto: Tar Lazio sentenza n. 2055 22 febbraio 2018 su una nota della questura richiedente documentazione integrativa redatta nella sola lingua italiana

Il preavviso di rigetto dell’istanza di rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche, con richiesta di integrazione documentale, redatto unicamente nella lingua italiana pacificamente non conosciuta dal richiedente, costituisce sostanzialmente un mancato preavviso.

Vedi anche:

Consiglio di Stato sentenza n. 4397 20 ottobre 2016

Reato grave commesso dallo straniero non automaticamente ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno se il richiedente ha legami familiari ed una stabile permanenza in Italia

 

Tar Lazio sentenza n. 2055 22 febbraio 2018

L’oggetto del giudizio

“per l’annullamento,

previa sospensione dell’efficacia,

– del provvedimento emesso dal Questore di Roma in data 20.11.2015 e notificato in data 24.11.2016, con il quale è stato decretato il rigetto dell’istanza di rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche presentata dal ricorrente;

– nonché di ogni altro atto presupposto, consequenziale o comunque connesso con il provvedimento medesimo, compresa la comunicazione del 14.5.2015 inviata al ricorrente ai sensi della legge n. 241/1990.”

Il fatto e le contestazioni

“Il ricorrente, in seguito a ferita da arma da fuoco patita in Libia, ha subito una grave lesione alla mandibola, con impossibilità di mangiare e di parlare, oltre che con difficoltà a deglutire e ad assumere liquidi.

Considerata l’impossibilità di curarsi in patria ed in Tunisia, dove era stato portato in un primo momento, in data 5.9.2014 lo stesso è stato trasferito in Italia per essere sottoposto ad interventi chirurgici ed a cure mediche, tutte a spese dell’Ambasciata della Libia in Italia, come risulta documentalmente provato.

I.1 – Lo stesso in data 6.5.2015 si è presentato presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma, richiedendo il rilascio di un permesso di soggiorno per “cure mediche”. Alla richiesta ha allegato, oltre alla fotocopia del proprio passaporto, una dichiarazione, redatta in lingua italiana, del Dipartimento di Scienze chirurgiche – Ambulatorio Maxillo Facciale dell’Azienda Ospedaliera “S. Camillo-Forlanini”, datata 22.4.2015, nella quale veniva dichiarato che il Sig. Omissis si sarebbe dovuto sottoporre a due interventi chirurgici nell’arco di circa sei mesi.

I.2 – L’Amministrazione, con nota del 14.5.2015, notificata in pari data, ha dato preavviso di rigetto dell’istanza, per assenza del visto d’ingresso per cure mediche, invitandolo a provvedere all’integrazione della documentazione sanitaria.

Tale nota era redatta, tuttavia, in lingua italiana, incomprensibile al ricorrente, per cui questi non ha provveduto all’integrazione documentale richiesta, pur essendo in possesso degli atti attestanti le cure mediche in corso e da eseguire.

I.3 – Con decreto del Questore di Roma datato 20.11.2015, notificato il 24.11.2016, è stata respinta l’istanza del ricorrente di rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche, sull’assunto che lo stesso non era munito dello specifico visto per cure mediche.

II – Detto provvedimento è stato impugnato col presente ricorso, nel quale sono stati dedotti i seguenti motivi di diritto:

1) Violazione e falsa applicazione di norme di legge – eccesso di potere sotto diversi profili – difetto di istruttoria – ingiustizia manifesta – sviamento di potere – violazione e falsa applicazione dell’art. 24 Cost. – violazione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – violazione e falsa applicazione del patto internazionale sui diritti civili e politici, stipulato a New York il 19.12.1966 – violazione e falsa applicazione della legge n. 241/1990 – violazione e falsa applicazione del d. lgs n. 286/1998 e del d.P.R. n. 394/1999.

Il decreto impugnato è stato redatto solo in lingua italiana e l’ordine del Questore, tradotto unicamente in lingua inglese, reca esclusivamente gli estremi della norma violata, senza nulla specificare nel merito, mentre avrebbe dovuto essere tradotto in una lingua comprensibile al destinatario, per consentirgli di tutelare il suo diritto di difesa.

Pure l’atto presupposto del 14.5.2015, recante la richiesta di documentazione integrativa, avrebbe dovuto essere redatto anche nella lingua del destinatario (arabo) ovvero, se ciò non fosse stato possibile, in una di quelle lingue che – per essere le più diffuse – si possano ritenere probabilmente più accessibili al destinatario, mentre è stata scritta in lingua italiana.

In tal modo al ricorrente sarebbe stato impedito di comprendere il contenuto e l’importanza di quanto gli era stato richiesto e, quindi, di provvedere tempestivamente al deposito di documentazione idonea a dimostrare, tra l’altro, di essere sottoposto a cure salva-vita, di essere impossibilitato ad affrontare viaggi ovvero che eventuali interventi chirurgici non potessero essere effettuati nel proprio Paese.

2) Nullità dell’atto impugnato consegnato in semplice fotocopia.

III – Si sono costituiti in giudizio gli intimati Ministero dell’Interno e Questura di Roma, producendo documentazione conferente, tra cui la nota della Questura di Roma del 15.3.2017, recante una relazione sulla causa.

IV – Con ordinanza cautelare n. 1420 del 22.3.2017, la domanda cautelare è stata accolta, ai fini del riesame. Detta ordinanza non è stata appellata.

IV.1 – Tuttavia l’Amministrazione non ha eseguito il riesame.

V – Essa ha depositato in giudizio una memoria difensiva.

VI – Nella pubblica udienza del 30.1.2018 il ricorso è stato introitato per la decisione.”

La decisione ed il ragionamento dei giudici

“VI.1 – Il ricorso è fondato.

VII – In particolare, l’Amministrazione, nel dare unicamente in lingua italiana al ricorrente, di lingua araba che pacificamente non conosce quella italiana, il preavviso di rigetto dell’istanza di rilascio di permesso di soggiorno per cure mediche, nel contempo chiedendo integrazione documentale a supporto della stessa, in sostanza ha mancato di porre in essere tale incombente procedimentale.

VII.1 – Infatti il ricorrente non ha compreso il contenuto della nota e conseguentemente non ha provveduto a produrre all’Amministrazione la copiosa documentazione medica, qui in giudizio, di cui disponeva.

Quindi allo stesso è stato impedito di dare prova certa della necessità di ottenere il permesso di soggiorno per essere sottoposto agli interventi chirurgici ed alle altre cure mediche, non possibili nel proprio Paese, dato l’elevato livello di specializzazione richiesto.

VII.2 – Pertanto il sostanziale mancato preavviso ha inciso in modo determinante sull’esito del procedimento e sul contenuto del provvedimento finale conclusivo dello stesso.

VIII – Gli elementi qui assolutamente rilevanti sono che il ricorrente era ed è ancora bisognoso di cure mediche di livello specialistico e che la sua sottoposizione alle stesse e la correlata sua necessaria permanenza in Italia non comportano alcuna spesa a carico del Servizio sanitario nazionale e in generale a carico dello Stato italiano, essendo il tutto pagato dall’Ambasciata della Libia in Italia.

VIII.1 – Pertanto, alla luce di quanto appena rilevato, considerata la peculiarità del caso e la mancata incidenza dell’assenza di visto, il dato, in questo caso meramente formale, di tale mancanza non è ex se idoneo ad impedire il rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche nei confronti del ricorrente.

IX – In conclusione il ricorso è fondato e deve essere accolto.”

Sulle spese

“X – In considerazione della particolarità della questione esaminata, si ravvisano, tuttavia, i presupposti per compensare integralmente tra le parti le spese del presente giudizio.”

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