Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, imprescindibile requisito reddito da fonti lecite

Consiglio di Stato sentenza n. 4966  30 ottobre 2015

Per il rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, l’art. 9, comma 1, del d.lgs. n. 286 del 1998 prevede che lo straniero, in possesso, da almeno cinque anni, di un permesso di soggiorno in corso di validità, debba dimostrare la disponibilità di un reddito sufficiente derivante evidentemente da fonti lecite, nonché il possesso degli altri requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno in Italia. Il possesso di un reddito minimo idoneo al sostentamento dello straniero costituisce condizione soggettiva non eludibile ai fini del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno, perché attiene alla sostenibilità dell’ingresso dello straniero nella comunità nazionale, mentre l’insussistenza del requisito integra motivo ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno. Ed è chiaro che lo straniero deve avere fonti lecite di sostentamento.

 

Consiglio di Stato sentenza n. 4966  30 ottobre 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

1.- La signora Omissis ha impugnato davanti al T.A.R. per il Lazio il provvedimento con il quale, in data 21 marzo 2012, il Questore di Roma aveva disposto la revoca della carta di soggiorno per familiare di cittadino italiano e il rigetto dell’istanza volta ad ottenere il rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

La revoca della titolarità della carta era stata determinata dall’avvenuta separazione della ricorrente dal marito  Omissis, cittadino italiano, mentre il diniego di rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo era stato determinato dalla condanna dell’istante, con sentenza del Tribunale di Torino del 15 dicembre 2011, per il reato di tentata estorsione in concorso (artt. 629, comma 1, 56 e 110 c.p.), alla pena di anni 1 e mesi 4 di reclusione. Tale condanna era stata ritenuta dal Questore, anche per la natura del reato, indice di un perdurante comportamento antigiuridico che faceva ritenere che parte dei suoi redditi derivassero da fonti illecite.

2.- Il T.A.R. per il Lazio, Sede di Roma, Sezione II Quater, con sentenza n. 4041 del 14 aprile 2014 ha respinto il ricorso.

3.- La signora Omissis ha appellato l’indicata sentenza sostenendone l’erroneità sotto diversi profili.

4. – L’appello è chiaramente infondato.

La sentenza con la quale l’interessata è stata condanna del Tribunale di Torino, in data 15 dicembre 2011, ha, infatti, evidenziato, come anche il T.A.R. ha potuto verificare a seguito di apposita istruttoria, un’attività estorsiva condotta dalla ricorrente nell’ambiente della prostituzione e un ruolo non marginale della stessa nella vicenda.

Il Questore di Roma, ha quindi espresso, con un giudizio che è esente da ogni profilo di illogicità, una valutazione negativa di pericolosità sociale della ricorrente che aveva tenuto un comportamento antigiuridico che induceva anche a ritenere che parte dei redditi da lei prodotti derivassero da fonti illecite.

4.1 – Peraltro, per il rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, l’art. 9, comma 1, del d.lgs. n. 286 del 1998 prevede che lo straniero, in possesso, da almeno cinque anni, di un permesso di soggiorno in corso di validità, debba dimostrare la disponibilità di un reddito sufficiente derivante evidentemente da fonti lecite, nonché il possesso degli altri requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno in Italia.

4.2.- La giurisprudenza di questa Sezione ha, in proposito, chiarito che il possesso di un reddito minimo idoneo al sostentamento dello straniero costituisce condizione soggettiva non eludibile ai fini del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno, perché attiene alla sostenibilità dell’ingresso dello straniero nella comunità nazionale, mentre l’insussistenza del requisito integra motivo ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno (Consiglio di Stato, Sez. III, n. 1231 del 10 marzo 2015). Ed è chiaro che lo straniero deve avere fonti lecite di sostentamento.

Mentre l’interessata, anche in giudizio, non ha dato dimostrazione di possedere un reddito sufficiente proveniente da fonti lecite.

5.- Quanto alla mancata considerazione della presenza sul suolo italiano di un figlio minore (all’epoca di 19 mesi), non risulta che tale circostanza, come ha già osservato il T.A.R., sia stata evidenziata nel corso del procedimento. Peraltro, considerata l’età del figlio, non sussistono quelle ragioni riguardanti la conservazione dell’unità del nucleo familiare, che possono determinare una particolare considerazione, in sede di rinnovo di un permesso di soggiorno, della presenza in Italia di familiari regolarmente soggiornanti.

6.- Manifestamente infondati sono poi i dedotti vizi di carattere procedimentale, riguardanti la traduzione del provvedimento e la sua notifica, tenuto conto che gli stessi non incidono sulla legittimità del provvedimento e considerato che comunque l’interessata ha potuto rappresentare le sue ragioni nei modi concessi dall’ordinamento.

6.- In conclusione, l’appello deve essere respinto.

7. – Le spese di giudizio possono essere compensate fra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Dispone la compensazione integrale fra le parti delle spese e competenze del grado di appello.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 15 ottobre 2015 […]

 

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