Permesso di soggiorno per stranieri

Permesso di soggiorno per stranieri ed elementi sopravvenuti nelle more dell’emanazione del provvedimento.

Anche se ai fini del rilascio del permesso di soggiorno l’art. 5, comma 5, D.Lgs. n. 286 del 1998 (T.U. immigrazione) impone all’amministrazione di dare rilevanza ai nuovi elementi sopravvenuti nelle more dell’emanazione del provvedimento, favorevoli allo straniero, tuttavia tale disposizione, nel dare rilevanza ai nuovi elementi sopravvenuti favorevoli allo straniero, si riferisce a quelli esistenti e formalmente rappresentati o comunque conosciuti dall’Amministrazione al momento dell’adozione del provvedimento (anche se successivamente alla presentazione della domanda).

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Consiglio di Stato sentenza n. 4657 9 novembre 2016

[…]

per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. Liguria – Genova- Sezione II, n. 00101/2016, resa tra le parti, concernente un diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato.

[…]

FATTO e DIRITTO

1. Il sig. Omissis ha impugnato dinanzi al TAR Liguria il provvedimento del 4 settembre 2014, notificato il 21 ottobre 2015, con il quale la Questura di Savona, considerato il periodo di tempo trascorso senza occupazione e la mancanza di redditi sufficienti, ha denegato il rinnovo del permesso di soggiorno.

A supporto del gravame il sig. Omissis ha dedotto, con unico motivo, la violazione dell’art. 5, comma 5, e dell’art. 6, comma 10, d.lgs. 286/98, la mancata applicazione dell’art. 22, comma 11, d.lgs. 286/98 e dell’art. 37 d.P.R. 394/99 nonché il difetto di istruttoria di presupposto e di motivazione, in quanto la questura non avrebbe considerato che: 1) il ricorrente aveva instaurato vertenza davanti al Tribunale di Savona per ottenere il pagamento di quanto dovuto; 2) la corresponsione della somma dovuta dal datore di lavoro costituiva reddito sufficiente per l’ottenimento del permesso di soggiorno; 3) il ricorrente si era iscritto in data 11 settembre 2014 presso il centro per l’impiego; 4) egli aveva altresì avviato una attività commerciale a far data dal 18 ottobre 2014.

2. Il TAR ha respinto il ricorso, «avendo goduto il ricorrente di un periodo superiore all’anno per reperire un nuovo lavoro (cessazione del rapporto di lavoro 31 dicembre 2011 scadenza del precedente permesso di soggiorno 9 febbraio 2014) e non essendo rilevanti le sopravvenienze, essendo intervenute successivamente all’adozione del provvedimento impugnato, con conseguente inapplicabilità del disposto dell’art. 5, comma 5, d.lgs. 286/98».

3. Avverso la sentenza il sig. Omissis ha proposto appello ed ha dedotto che il giudice di prime cure avrebbe errato nel considerare irrilevanti le sopravvenienze, posto che, esse, pur se successive all’emanazione del diniego, erano comunque antecedenti alla sua notifica. L’accorta considerazione delle sopravvenienze avrebbe certamente portato al rinnovo.

Nel giudizio si è costituita l’amministrazione, che ha chiesto la reiezione del gravame, in quanto infondato.

La causa è stata trattenuta in decisione all’udienza camerale del 3 novembre 2016, fissata per la delibazione della domanda cautelare, previo avviso alle parti ex art. 60 cpa

4. Ritiene la Sezione che l’appello non è fondato.

E’ pur vero che ai fini del rilascio del permesso di soggiorno l’art. 5, comma 5, D.Lgs. n. 286 del 1998 (T.U. immigrazione) impone all’amministrazione di dare rilevanza ai nuovi elementi sopravvenuti nelle more dell’emanazione del provvedimento, favorevoli allo straniero (da ultimo Cons. Stato, Sez. III, 5 ottobre 2016, n. 4113; 19 luglio 2016, n. 3205).

Tuttavia la disposizione citata, nel dare rilevanza ai nuovi elementi sopravvenuti favorevoli allo straniero, si riferisce a quelli esistenti e formalmente rappresentati o comunque conosciuti dall’Amministrazione al momento dell’adozione del provvedimento (anche se successivamente alla presentazione della domanda).

Nel caso di specie, risulta dagli atti, ed è anche riconosciuto dall’appellante, che egli non ha riferito alcunchè all’amministrazione in ordine alle dedotte sopravvenienze, nemmeno a seguito della comunicazione del preavviso di rigetto, sicchè l’amministrazione ha coerentemente concluso il procedimento nel segno di quanto preavvisato.

Il provvedimento è dunque esente dai vizi dedotti, così come già correttamente statuito dal primo giudice. Resta comunque salva la possibilità dell’appellante di rinnovare la richiesta con indicazione degli elementi sopravvenuti.

5. L’appello è in conclusione respinto.

Avuto riguardo ai motivi del contendere ed allo stato della giurisprudenza sulle specifiche questioni dedotte, appare equo compensare le spese del secondo grado del giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull’appello n. 5709 del 2016, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate del secondo grado del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 3 novembre 2016 […]

 

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