Piano straordinario assunzioni scuola anno scolastico 2015/2016

Piano straordinario assunzioni scuola anno scolastico 2015/2016: oltre ai soggetti iscritti a pieno titolo, alla data di entrata in vigore della legge 107/2005, nelle graduatorie del concorso pubblico per titoli ed esami a posti e cattedre bandito con decreto direttoriale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca n. 82 del 24 settembre 2012,  per il reclutamento di personale docente per le scuole statali di ogni ordine e grado, e ai soggetti iscritti a pieno titolo, alla data di entrata in vigore della legge 107/2005, nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente di cui all’articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, esclusivamente con il punteggio e con i titoli di preferenza e precedenza posseduti alla data dell’ultimo aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, avvenuto per il triennio 2014-2017, anche i docenti abilitati non iscritti in tali graduatorie ad esaurimento del personale docente possono essere assunti a tempo indeterminato tramite la procedura straordinaria di assunzioni prevista dall’art. 1, comma 95 della legge 107/2015?

È manifestamente infondata, in relazione agli artt. 3, 97, 11, 117 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 96 della legge 107/2015 nella parte in cui riserva solo ai docenti abilitati prima della chiusura delle GAE, e non anche ai docenti abilitati dopo, una forma particolare di reclutamento, la quale prescinde dal concorso pubblico.

 

Attraverso il piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato di personale docente per l’a.s. 2015/2016 (DDG 767/ 2015) il legislatore ha inteso procedere alla copertura dei soli posti comuni e di sostegno dell’organico di diritto, rimasti vacanti e disponibili all’esito delle operazioni di immissione in ruolo effettuate per l’anno scolastico 2015/2016 ai sensi dell’articolo 399 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, mentre con riferimento ai restanti posti – la cui determinazione avviene tenendo conto del fabbisogno espresso dalle istituzioni scolastiche nei piani triennali dell’offerta formativa – il reclutamento avviene nelle forme ordinarie del concorso pubblico.

Tanto premesso, per quanto riguarda la compatibilità con gli artt. 3 (eguaglianza) e 97 (imparzialità) Cost., se è vero che ai fini della partecipazione a un concorso tutti i docenti abilitati devono considerarsi alla stessa stregua, a prescindere dalla data di conseguimento del titolo, diverso è il caso di procedure straordinarie come quella in esame, finalizzata alla soluzione di un problema annoso quale quello del precariato storico, in cui il legislatore può ragionevolmente ritenere di destinare il reclutamento straordinario ad alcune categorie di docenti, rispetto ad altre (nel caso in esame, i c.d. “precari storici”).

In particolare, nel caso in esame, ben diversa è la posizione dei docenti abilitatisi in virtù di frequenza di PAS che hanno maturato anzianità di servizio in virtù di contratti di supplenza tale da permettergli di stipulare un contratto di lavoro a tempo indeterminato in conformità della Direttiva 1999/70/CE, rispetto ai docenti iscritti a pieno titolo, alla data di entrata in vigore della legge, nelle graduatorie del concorso pubblico per titoli ed esami a posti e cattedre bandito con decreto direttoriale del Ministero dell’istruzione, dell’ Università e della ricerca n. 82 del 24 settembre 2012: se un soggetto figura in una graduatoria concorsuale quale idoneo è infatti perché ha superato le relative prove d’esame ed è stato giudicato meritevole, in via astratta, di occupare il posto per la cui copertura il concorso è stato bandito. Se ciò non è accaduto è solo per una contingenza di tipo “accidentale”, e cioè per l’insufficienza dei posti messi a concorso in rapporto ai soggetti giudicati idonei; ma se, e nella misura in cui, tale limite quantitativo dovesse venir meno (a fronte, per esempio, di nuove esigenze di provvista di personale), nessun ostacolo dovrebbe frapporsi all’assunzione di un soggetto che è già stato giudicato idoneo a essere inserito in ruolo, sempre che lo stesso risulti inserito in una graduatoria ancora valida ed efficace.

Ma diversa è anche la posizione rispetto ai docenti precari abilitati iscritti nelle GAE prima della chiusura disposta con l’intervento del legislatore – con i quali i docenti abilitatisi in virtù di frequenza di PAS che hanno maturato anzianità di servizio in virtù di contratti di supplenza tale da permettergli di stipulare un contratto di lavoro a tempo indeterminato in conformità della Direttiva 1999/70/CE hanno in comune il conseguimento dell’abilitazione- ma rispetto ai quali si differenziano per aver conseguito il titolo in data successiva rispetto alla data in cui l’articolo 1, comma 605 lettera c) della legge 27 dicembre 2006, n. 296 ne ha decretato la chiusura, così delimitando temporalmente, solo con riferimento ai soggetti già inseriti, l’aspettativa di poter accedere al pubblico impiego attraverso canali alternativi a quello del concorso pubblico (va ricordato, infatti, che la finalità “storica” delle Graduatorie permanenti era, ai sensi dell’art. 401 della legge 3 maggio 1999, n. 124, proprio quella di fungere da “serbatoio” per l’assunzione in servizio dei docenti ivi inseriti per la metà dei posti messi a concorso per ciascun anno). Pertanto, non solo non viene violato il principio di eguaglianza (trattandosi di posizioni diverse), ma neppure viene violata la regola dell’imparzialità, finalizzata a consentire la scelta delle persone più idonee all’esercizio della funzione pubblica in quanto, nella vasta categoria dei docenti abilitati, per i motivi già evidenziati vantano certamente una posizione qualificata.:

– quelli iscritti a pieno titolo, alla data di entrata in vigore della legge, nelle graduatorie a esaurimento del personale docente di cui all’articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296;

– e quelli iscritti a pieno titolo, alla data di entrata in vigore della presente legge, nelle graduatorie di concorsi pubblici per titoli ed esami a posti e cattedre (segnatamente, quello bandito con decreto direttoriale del Ministero dell’istruzione, dell’Università e della ricerca n. 82 del 24 settembre 2012),.

Quanto alla compatibilità con l’art. 51 della Costituzione, (accesso ai pubblici uffici in condizioni di eguaglianza), la questione di legittimità costituzionale del comma 96 della legge n. 107/2015 va valutata alla stregua del successivo comma 110, che assicura la possibilità a tutti i docenti abilitati (ivi compresi i docenti abilitatisi in virtù di frequenza di PAS che hanno maturato anzianità di servizio in virtù di contratti di supplenza tale da permettergli di stipulare un contratto di lavoro a tempo indeterminato in conformità della Direttiva 1999/70/CE) di partecipare al concorso pubblico – attualmente in corso – per titoli ed esami, così rispettandosi il principio secondo cui il concorso pubblico per l’accesso ai pubblici uffici deve caratterizzarsi dalla natura aperta (Corte Cost., 05-01-2011, n. 7).

Circa la compatibilità con gli artt. 11 e 117 Cost., che conseguirebbe alla asserita violazione della direttiva 1999/70/CE – che stabilisce che gli Stati membri sono tenuti ad introdurre nelle rispettive legislazioni nazionali norme idonee a prevenire e a sanzionare l’abuso costituito dalla successione nel tempo dei contratti a tempo determinato- giova evidenziare che già con riferimento alla disciplina del reclutamento del personale a termine del settore scolastico, contenuta nel d.lgs. n. 297 del 1994, la giurisprudenza ha avuto modo in passato di evidenziare che “lo speciale “corpus” normativo delle supplenze, integrato nel sistema di accesso ai ruoli ex art. 399 del d.lgs. n. 297 del 1994, modificato dall’art. 1 della legge n. 124 del 1999, consentendo la stipula dei contratti a termine solo per esigenze oggettive dell’attività scolastica, cui non fa riscontro alcun potere discrezionale dell’amministrazione, costituisce “norma equivalente” alle misure di cui alla direttiva 1999/70/CE e, quindi, non si pone in contrasto con la direttiva stessa, come interpretata dalla giurisprudenza comunitaria. Ne consegue che la reiterazione dei contratti a termine non conferisce al docente il diritto alla conversione in contratto a tempo indeterminato, né il diritto al risarcimento del danno, ove non risulti perpetrato, ai suoi danni, uno specifico abuso del diritto nell’assegnazione degli incarichi di supplenza”.

Del resto, il Piano straordinario di reclutamento, nell’inserirsi nel quadro più generale disegnato dalla c.d. Legge “Buona Scuola”, non mira affatto a consentire che si faccia ricorso abusivo a contratti a tempo determinato, essendo al contrario finalizzato al reclutamento a tempo indeterminato dei soggetti che si trovano nelle condizioni descritte dal legislatore, contestualmente al reclutamento ordinario, per concorso (con tempi certi per l’espletamento dei concorsi medesimi) al quale possono ambire tutti i docenti abilitati. Pertanto deve ritenersi che il DDG 767/ 2015 di cui trattasi, emanato in attuazione dell’art.1, comma 95, della legge n.107/2015, non rientri nell’area di operatività della direttiva comunitaria, definita dalla Corte di giustizia con la sentenza 22 novembre 2005, nella causa C-144/04 Mangold, con cui è stato sottolineato (punti da 40 a 43) che la clausola 5 della Direttiva n. 1999/70/CE è circoscritta alla “prevenzione degli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato”, presupposto che non sussiste nella fattispecie in esame, essendo anzi la legge Buona Scuola finalizzata a un obiettivo completamente opposto.

 

…Le censure di illegittimità del suindicato atto regolamentare, pertanto, devono essere disattese, atteso che l’esclusione dei ricorrenti dalla partecipazione al piano di reclutamento straordinario di cui trattasi deriva, in via immediata e diretta, dalla legge, atteso che i ricorrenti non sono docenti iscritti nelle graduatorie di cui alla lettera a) né iscritti nelle GAE di cui alla lett. b).

Circa la mancata inclusione dei ricorrenti nelle GAE – che pure argomentano di aver hanno maturato anzianità di servizio in virtù di contratti di supplenza tale da permettergli di stipulare un contratto di lavoro a tempo indeterminato in conformità della Direttiva 1999/70/CE – è evidente che non può essere censurata in questa sede, ma avrebbe dovuto essere dedotta mediante la tempestiva impugnazione delle predette GAE unitamente ai decreti ministeriali di aggiornamento triennale di dette graduatorie (D.M. 49/09, D.M. 44/2011, D.M. 235/2014 e, da ultimo, D.M. 495/2016).

E’ pertanto da ritenersi rilevante, ai fini della decisione del presente gravame, il vaglio sulla questione di legittimità costituzionale sollevata da parte ricorrente in merito alla asserita contrarietà dell’art.1, comma 96 della legge 107/2015 – sulla cui natura di c.d. “legge-provvedimento” la Sezione ha già avuto modo di pronunciarsi: cfr. sentenza n.8796/2016 – rispetto agli artt.3, 97, 11, 117 Cost. in quanto opererebbe un’arbitraria e irragionevole disparità di trattamento tra docenti abilitati prima e dopo la chiusura delle GAE, riservando solo ai primi una forma particolare di reclutamento, la quale prescinde dal concorso pubblico e comunque sarebbe inidonea rispetto allo scopo di assorbire il precariato scolastico (e, in tal modo, rispondere ai rilievi mossi dalla Corte di Giustizia con la sentenza “Mascolo”)….

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Tar Lazio sentenza n. 11451 17 novembre 2016

[…]

per l’annullamento previa sospensiva

del decreto n. 767/15 con il quale è stato indetto un piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato di personale docente per l’a.s. 2015/2016;

[…]

FATTO e DIRITTO

Con il ricorso collettivo in epigrafe i ricorrenti, esponendo di essere tutti docenti abilitatisi in virtù di frequenza di PAS di avere maturato anzianità di servizio in virtù di contratti di supplenza tale da permettergli di stipulare un contratto di lavoro a tempo indeterminato in conformità della Direttiva 1999/70/CE, hanno impugnato il Decreto n. 767 del 17/07/2015, con il quale il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ai sensi e per gli effetti di quanto disposto dall’articolo 1, comma 95, della Legge n. 107/2015, ha indetto per l’anno scolastico 2015/2016 una procedura straordinaria di assunzioni, escludendo i ricorrenti dalla possibilità di parteciparvi.

L’amministrazione si è costituita in giudizio chiedendo il respingimento del ricorso e nell’odierna udienza la causa è stata trattenuta in decisione.

In via preliminare deve rilevarsi che l’avvocato dei ricorrenti ha depositato in udienza una dichiarazione di rinuncia a nome di Omissis, che tuttavia non risulta essere tra i nominativi del ricorrenti dell’atto di ricorso.

In via ulteriormente preliminare, secondo la più recente giurisprudenza del Consiglio di Stato (Cons. Stato Sez. III, 26-02-2016, n. 795), va affermata la giurisdizione del Giudice Amministrativo nella presente controversia, atteso che i ricorrenti non fanno valere un diritto all’assunzione ma impugnano un atto di macro- organizzazione della pubblica amministrazione, seppure quasi in toto pedissequamente attuativo delle disposizioni previste nella norma primaria.

Sempre in via preliminare, il Collegio, ai sensi dell’art. 49 comma 2 c.p.a., ritiene superfluo procedere all’integrazione del contraddittorio in quanto il ricorso è manifestamente infondato.

Invero, come espressamente riconosciuto da parte ricorrente il D.M. n.767/2015 risulta, in parte qua, pedissequamente attuativo della norma primaria che testualmente prevede:

“Sono assunti a tempo indeterminato, nel limite dei posti di cui al comma 95:

a) i soggetti iscritti a pieno titolo, alla data di entrata in vigore della presente legge, nelle graduatorie del concorso pubblico per titoli ed esami a posti e cattedre bandito con decreto direttoriale del Ministero dell’istruzione, dell’Università e della ricerca n. 82 del 24 settembre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 4ª serie speciale, n. 75 del 25 settembre 2012, per il reclutamento di personale docente per le scuole statali di ogni ordine e grado;

b) i soggetti iscritti a pieno titolo, alla data di entrata in vigore della presente legge, nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente di cui all’articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, esclusivamente con il punteggio e con i titoli di preferenza e precedenza posseduti alla data dell’ultimo aggiornamento”.

Le censure di illegittimità del suindicato atto regolamentare, pertanto, devono essere disattese, atteso che l’esclusione dei ricorrenti dalla partecipazione al piano di reclutamento straordinario di cui trattasi deriva, in via immediata e diretta, dalla legge, atteso che i ricorrenti non sono docenti iscritti nelle graduatorie di cui alla lettera a) né iscritti nelle GAE di cui alla lett. b).

Circa la mancata inclusione dei ricorrenti nelle GAE – che pure argomentano di aver hanno maturato anzianità di servizio in virtù di contratti di supplenza tale da permettergli di stipulare un contratto di lavoro a tempo indeterminato in conformità della Direttiva 1999/70/CE – è evidente che non può essere censurata in questa sede, ma avrebbe dovuto essere dedotta mediante la tempestiva impugnazione delle predette GAE unitamente ai decreti ministeriali di aggiornamento triennale di dette graduatorie (D.M. 49/09, D.M. 44/2011, D.M. 235/2014 e, da ultimo, D.M. 495/2016).

E’ pertanto da ritenersi rilevante, ai fini della decisione del presente gravame, il vaglio sulla questione di legittimità costituzionale sollevata da parte ricorrente in merito alla asserita contrarietà dell’art.1, comma 96 della legge 107/2015 – sulla cui natura di c.d. “legge-provvedimento” la Sezione ha già avuto modo di pronunciarsi: cfr. sentenza n.8796/2016 – rispetto agli artt.3, 97, 11, 117 Cost. in quanto opererebbe un’arbitraria e irragionevole disparità di trattamento tra docenti abilitati prima e dopo la chiusura delle GAE, riservando solo ai primi una forma particolare di reclutamento, la quale prescinde dal concorso pubblico e comunque sarebbe inidonea rispetto allo scopo di assorbire il precariato scolastico (e, in tal modo, rispondere ai rilievi mossi dalla Corte di Giustizia con la

sentenza “Mascolo”).

Parte ricorrente, in particolare, si sofferma sulla asserita “manifesta irragionevolezza” dell’impianto normativo, in quanto:

a) con l’esclusione dei docenti abilitati iscritti nelle graduatorie d’istituto, non si raggiungerebbe lo scopo di sanare il fenomeno del precariato scolastico;

b) non si raggiungerebbe lo scopo di rispondere alle specifiche richieste, formulate dai singoli istituti scolastici, di potenziamento dell’offerta formativa in determinate discipline per le quali non vi sono abbastanza docenti inseriti nelle GAE;

c) si selezionerebbe la platea dei destinatari della stabilizzazione in base a un requisito (l’iscrizione in GAE) non riconducibile al merito.

La questione è manifestamente infondata.

Come è noto, il concorso pubblico costituisce la forma generale e ordinaria di reclutamento per il pubblico impiego, in quanto meccanismo strumentale al canone di efficienza dell’amministrazione e che la regola del pubblico concorso può dirsi rispettata solo quando le selezioni non siano caratterizzate da arbitrarie e irragionevoli forme di restrizione dell’ambito dei soggetti legittimati a parteciparvi, non tollerando essa — salvo circostanze del tutto eccezionali — la riserva integrale dei posti disponibili in favore di personale interno (cfr. C. Cost. 6 luglio 2004 n. 205). Il giudice delle leggi ha in tale occasione osservato che il concorso pubblico, quale meccanismo di selezione tecnica e neutrale dei più capaci, resta il metodo migliore per la provvista di organi chiamati a esercitare le proprie funzioni in condizione di imparzialità e al servizio esclusivo della nazione, sicché deroghe alla regola del concorso, da parte del legislatore, sono ammissibili soltanto nei limiti segnati dall’esigenza di garantire il buon andamento dell’amministrazione o di attuare altri principi di rilievo costituzionale, in ragione della peculiarità di particolari uffici.

Tuttavia compete al legislatore, nel rispetto dei limiti di non arbitrarietà e ragionevolezza, individuare i casi eccezionali in cui il principio del concorso può essere derogato (cfr. Corte Cost., 27-03-2003, n. 89), come avvenuto nel caso in esame, in cui il legislatore ha disegnato un piano di reclutamento straordinario, riservato a una peculiare categoria di destinatari, parallelamente al canale di reclutamento ordinario (v. comma 110 della legge 107/2015).

Naturalmente, la facoltà del legislatore di introdurre deroghe al principio del pubblico concorso, di cui all’art. 97 Cost., deve essere delimitata in modo rigoroso, potendo tali deroghe essere considerate legittime solo quando siano funzionali esse stesse al buon andamento dell’amministrazione e ove ricorrano peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico idonee a giustificarle (Corte cost., 13-09-2012, n. 217) e salvo che attraverso tali deroghe si disponga la copertura integrale dei posti disponibili.

Orbene, nel caso specifico, va innanzitutto precisato che attraverso il reclutamento straordinario di cui trattasi il legislatore ha inteso procedere alla copertura dei soli posti comuni e di sostegno dell’organico di diritto, rimasti vacanti e disponibili all’esito delle operazioni di immissione in ruolo effettuate per l’anno scolastico 2015/2016 ai sensi dell’articolo 399 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, mentre con riferimento ai restanti posti – la cui determinazione avviene tenendo conto del fabbisogno espresso dalle istituzioni scolastiche nei piani triennali dell’offerta formativa – il reclutamento avviene nelle forme ordinarie del concorso pubblico.

Tanto premesso, per quanto riguarda l’asserito contrasto degli artt.3 (eguaglianza) e 97 (imparzialità) Cost., se è vero che ai fini della partecipazione a un concorso tutti i docenti abilitati devono considerarsi alla stessa stregua, a prescindere dalla data di conseguimento del titolo, diverso è il caso di procedure straordinarie come quella in esame, finalizzata alla soluzione di un problema annoso quale quello del precariato storico, in cui il legislatore – come già sostenuto dalla Sezione con riferimento a diversa fattispecie- può ragionevolmente ritenere di destinare il reclutamento straordinario ad alcune categorie di docenti, rispetto ad altre (nel caso in esame, i c.d. “precari storici”).

In particolare, nel caso in esame, ben diversa è la posizione dei ricorrenti rispetto ai docenti iscritti a pieno titolo, alla data di entrata in vigore della legge, nelle graduatorie del concorso pubblico per titoli ed esami a posti e cattedre bandito con decreto direttoriale del Ministero dell’istruzione, dell’ Università e della ricerca n. 82 del 24 settembre 2012: se un soggetto figura in una graduatoria concorsuale quale idoneo è infatti perché ha superato le relative prove d’esame ed è stato giudicato meritevole, in via astratta, di occupare il posto per la cui copertura il concorso è stato bandito. Se ciò non è accaduto è solo per una contingenza di tipo “accidentale”, e cioè per l’insufficienza dei posti messi a concorso in rapporto ai soggetti giudicati idonei; ma se, e nella misura in cui, tale limite quantitativo dovesse venir meno (a fronte, per esempio, di nuove esigenze di provvista di personale), nessun ostacolo dovrebbe frapporsi all’assunzione di un soggetto che è già stato giudicato idoneo a essere inserito in ruolo, sempre che lo stesso risulti inserito in una graduatoria ancora valida ed efficace (cfr. Cons. Stato Sez. VI, 04-07-2014, n. 3407).

Ma diversa è anche la posizione rispetto ai docenti precari abilitati iscritti nelle GAE prima della chiusura disposta con l’intervento del legislatore – con i quali i ricorrenti hanno in comune il conseguimento dell’abilitazione- ma rispetto ai quali si differenziano per aver conseguito il titolo in data successiva rispetto alla data in cui l’articolo 1, comma 605 lettera c) della legge 27 dicembre 2006, n. 296 ne ha decretato la chiusura, così delimitando temporalmente, solo con riferimento ai soggetti già inseriti, l’aspettativa di poter accedere al pubblico impiego attraverso canali alternativi a quello del concorso pubblico (va ricordato, infatti, che la finalità “storica” delle Graduatorie permanenti era, ai sensi dell’art. 401 della legge 3 maggio 1999, n. 124, proprio quella di fungere da “serbatoio” per l’assunzione in servizio dei docenti ivi inseriti per la metà dei posti messi a concorso per ciascun anno). Pertanto, non solo non viene violato il principio di eguaglianza (trattandosi di posizioni diverse), ma neppure viene violata la regola dell’imparzialità, finalizzata a consentire la scelta delle persone più idonee all’esercizio della funzione pubblica in quanto, nella vasta categoria dei docenti abilitati, per i motivi già evidenziati vantano certamente una posizione qualificata.:

– quelli iscritti a pieno titolo, alla data di entrata in vigore della legge, nelle graduatorie a esaurimento del personale docente di cui all’articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296;

– e quelli iscritti a pieno titolo, alla data di entrata in vigore della presente legge, nelle graduatorie di concorsi pubblici per titoli ed esami a posti e cattedre (segnatamente, quello bandito con decreto direttoriale del Ministero dell’istruzione, dell’Università e della ricerca n. 82 del 24 settembre 2012),.

Quanto all’asserito contrasto con l’art.51 della Costituzione, (accesso ai pubblici uffici in condizioni di eguaglianza), ritiene il Collegio che la questione di legittimità costituzionale del comma 96 della legge n.107/2015 vada valutata alla stregua del successivo comma 110, che assicura la possibilità a tutti i docenti abilitati (ivi compresi i ricorrenti) di partecipare al concorso pubblico – attualmente in corso – per titoli ed esami, così rispettandosi il principio secondo cui il concorso pubblico per l’accesso ai pubblici uffici deve caratterizzarsi dalla natura aperta (Corte Cost., 05-01-2011, n. 7).

Circa l’asserita violazione degli artt.11 e 117 Cost., che conseguirebbe alla asserita violazione della direttiva 1999/70/CE – che stabilisce che gli Stati membri sono tenuti ad introdurre nelle rispettive legislazioni nazionali norme idonee a prevenire e a sanzionare l’abuso costituito dalla successione nel tempo dei contratti a tempo determinato- giova evidenziare che già con riferimento alla disciplina del reclutamento del personale a termine del settore scolastico, contenuta nel d.lgs. n. 297 del 1994, la giurisprudenza ha avuto modo in passato di evidenziare che “lo speciale “corpus” normativo delle supplenze, integrato nel sistema di accesso ai ruoli ex art. 399 del d.lgs. n. 297 del 1994, modificato dall’art. 1 della legge n. 124 del 1999, consentendo la stipula dei contratti a termine solo per esigenze oggettive dell’attività scolastica, cui non fa riscontro alcun potere discrezionale dell’amministrazione, costituisce “norma equivalente” alle misure di cui alla direttiva 1999/70/CE e, quindi, non si pone in contrasto con la direttiva stessa, come interpretata dalla giurisprudenza comunitaria. Ne consegue che la reiterazione dei contratti a termine non conferisce al docente il diritto alla conversione in contratto a tempo indeterminato, né il diritto al risarcimento del danno, ove non risulti perpetrato, ai suoi danni, uno specifico abuso del diritto nell’assegnazione degli incarichi di supplenza”(Cass. civ. Sez. lavoro, 20-06-2012, n. 10127 (rv. 622748), sicchè la tesi di parte ricorrente non può essere accolta.

Del resto, il Piano straordinario di reclutamento, nell’inserirsi nel quadro più generale disegnato dalla c.d. Legge “Buona Scuola”, non mira affatto a consentire che si faccia ricorso abusivo a contratti a tempo determinato, essendo al contrario finalizzato al reclutamento a tempo indeterminato dei soggetti che si trovano nelle condizioni descritte dal legislatore, contestualmente al reclutamento ordinario, per concorso (con tempi certi per l’espletamento dei concorsi medesimi) al quale possono ambire tutti i docenti abilitati. Pertanto deve ritenersi che il DDG 767/ 2015 di cui trattasi , emanato in attuazione dell’art.1, comma 95, della legge n.107/2015, non rientri nell’area di operatività della direttiva comunitaria, definita dalla Corte di giustizia con la sentenza 22 novembre 2005, nella causa C-144/04 Mangold, con cui è stato sottolineato (punti da 40 a 43) che la clausola 5 della Direttiva n. 1999/70/CE è circoscritta alla “prevenzione degli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato”, presupposto che non sussiste nella fattispecie in esame, essendo anzi la legge Buona Scuola finalizzata a un obiettivo completamente opposto.

In conclusione, il ricorso deve essere respinto.

Le spese di lite, in considerazione della novità della questione, possono essere interamente compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis) definitivamente pronunciando sul ricorso, respinge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso, in Roma, nella camera di consiglio del giorno 6 ottobre 2016 […]

 

 

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