Posizioni organizzative temporanee Agenzia Entrate, ricorso, Consiglio di Stato sentenza n. 63 5 gennaio 2018: giurisdizione amministrativa sulle controversie che riguardano gli atti attraverso cui l’Agenzia delle Entrate ha dato attuazione all’art. 4 – bis, comma 2, del d.l. n. 78/2015 (conv. con modificazioni in l. n. 125/2015)

Consiglio di Stato sentenza n. 63 5 gennaio 2018:

Rientrano nella giurisdizione generale del giudice amministrativo le controversie aventi ad oggetto la legittimità degli atti generali di riorganizzazione attraverso cui l’Agenzia delle Entrate ha individuato le funzioni delegabili e le modalità di conferimento delle c.d. POT (posizioni organizzative temporanee) pure se vengano impugnati anche gli atti di conferimento delle deleghe.

“…Nel caso di specie risulta che innanzi al TAR Lazio la Omissis abbia impugnato, in primo luogo, gli atti attraverso cui l’Agenzia delle Entrate ha dato attuazione all’art. 4 – bis, comma 2, del d.l. n. 78/2015 (conv. con modificazioni in l. n. 125/2015).

Giova richiamare il testo della disposizione citata (così come da ultimo prorogata dall’art. 9-ter, comma 1, lett. a), d.l. 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla l. 21 giugno 2017, n. 96) secondo cui «In relazione all’esigenza di garantire il buon andamento e la continuità dell’azione amministrativa, i dirigenti delle Agenzie fiscali, per esigenze di funzionalità operativa, possono delegare, previa procedura selettiva con criteri oggettivi e trasparenti, a funzionari della terza area, con un’esperienza professionale di almeno cinque anni nell’area stessa, in numero non superiore a quello dei posti oggetto delle procedure concorsuali indette ai sensi del comma 1 e di quelle già bandite e non annullate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le funzioni relative agli uffici di cui hanno assunto la direzione interinale e i connessi poteri di adozione di atti, escluse le attribuzioni riservate ad essi per legge, tenendo conto della specificità della preparazione, dell’esperienza professionale e delle capacità richieste a seconda delle diverse tipologie di compiti, nonché della complessità gestionale e della rilevanza funzionale e organizzativa degli uffici interessati, per una durata non eccedente l’espletamento dei concorsi di cui al comma 1 e, comunque, non oltre il 30 giugno 2018. A fronte delle responsabilità gestionali connesse all’esercizio delle deleghe affidate ai sensi del presente comma, ai funzionari delegati sono attribuite, temporaneamente e al solo scopo di fronteggiare l’eccezionalità della situazione in essere, nuove posizioni organizzative ai sensi dell’articolo 23-quinquies, comma 1, lettera a), numero 2), del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135»

2.2. Con l’atto prot. n. 146896 del 16.11.2015, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha individuato gli uffici dirigenziali le cui funzioni «devono essere delegate ai funzionari di III area» ai sensi del cit. art. 4 – bis, mentre, con l’atto prot. n. 147578 del 17.11.2015 ha fissato le «Linee guida per il conferimento delle deleghe di funzioni», con specifico riguardo alle “funzioni delegabili”, all’ “ambito di riferimento per l’individuazione dei delegati” (ovvero alla platea dei funzionari che possono partecipare alla selezione), alla “procedura di conferimento delle deleghe” (con indicazione dei criteri selettivi), alle “modalità di conferimento delle deleghe” e al “trattamento economico”.

Il primo gruppo di censure articolato in primo grado concerne la legittimità costituzionale delle fonte primaria che è alla base di siffatto assetto organizzativo mentre, con ulteriore prospettazione, Omissis ha dedotto la violazione dello stesso art. 4 – bis, comma 2, del d.l. n. 78/2015 nella parte in cui configura un vincolo di strumentalità tra il conferimento delle POT e l’espletamento dei concorsi di cui al comma 1 della medesima disposizione.

2.3. Ciò premesso, nella fattispecie deve affermarsi la giurisdizione del giudice amministrativo.

I primi tre atti impugnati in primo grado sono infatti atti di macro – organizzazione in quanto ridefiniscono le strutture amministrative dell’Agenzia delle Entrate e stabiliscono i criteri e le modalità per il conferimento di attribuzioni di natura dirigenziale. Si tratta di tipici atti che delineano in via generale l’assetto organizzativo dell’Agenzia e le modalità volte ad assicurare la preposizione agli uffici come individuati, mentre le singole posizioni individuali risultano successive e meramente conseguenziali agli assetti organizzativi come delineati e per come contestati nel presente giudizio; il quale, pertanto, ha ad oggetto diretto e immediato la potestà organizzativa esercitata in via generale dall’ente e quindi la cognizione diretta dei consequenziali atti amministrativi, rispetto ai quali, per quanto dianzi osservato, sono configurabili posizioni di interesse legittimo e non può essere correttamente evocata la figura della disapplicazione dinanzi al giudice ordinario.

Vero è che Omissis ha censurato anche gli atti «eventualmente e conseguentemente adottati per l’avvio delle procedure selettive per il conferimento delle deleghe di funzioni dirigenziali» e le «deleghe eventualmente conferite, con attribuzione delle posizioni organizzative temporanee».

Tuttavia, l’impugnativa investe direttamente la presupposta riorganizzazione degli uffici e delle funzioni dirigenziali (ed anzi, la stessa legittimità costituzionale delle fonte primaria che ne è alla base), risultando estesa anche agli atti di conferimento delle deleghe solo in via conseguenziale.

Né vale ad escludere la giurisdizione amministrativa – così come assunto dalla difesa erariale – il fatto che l’impugnata riorganizzazione sia “ad tempus” ovvero destinata a valere soltanto fino all’espletamento dei concorsi finalizzati alla copertura delle vacanze nell’organico dei dirigenti.

Si tratta, invero, di una distinzione irrilevante ai fini di cui trattasi poiché non incide né sulla natura del potere esercitato né, specularmente, su quella della posizione soggettiva fatta valere.

E’ peraltro elementare il rilievo secondo cui – ove effettivamente il riparto di giurisdizione dipendesse dalla natura contingente delle esigenze cui l’atto organizzativo presiede – la giurisdizione amministrativa in siffatto ambito non si radicherebbe mai poiché, data la naturale dinamicità dell’azione amministrativa, gli assetti organizzativi non sono certo granitici ma fisiologicamente destinati a mutare in funzione delle attribuzioni esercitate e dei fini perseguiti.

Relativamente, poi, al precedente di questa Sezione citato dalla difesa erariale (sentenza n. 4958/2017), si osserva che esso è stato reso in relazione ad una fattispecie in cui l’oggetto del giudizio era il conferimento di una posizione organizzativa, impugnata da un aspirante pretermesso per ragioni attinenti allo svolgimento della procedura selettiva e all’attribuzione del punteggio prestabilito.

Pertanto, la stessa non è assimilabile a quella qui in esame in cui, come già evidenziato, pur essendo impugnati anche gli atti di conferimento delle deleghe, la contestazione investe direttamente, a monte, gli atti generali di riorganizzazione attraverso cui l’Agenzia ha individuato le funzioni delegabili e le modalità di conferimento delle c.d. POT….”

Vedi anche:

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Bando concorso dirigenti Agenzia Entrate: Tar Lazio annulla

 

Consiglio di Stato sentenza n. 63 5 gennaio 2018

 L’oggetto del giudizio

“per l’annullamento e/o la riforma

della sentenza n. 4049/2017, pronunciata dalla Sezione II- ter del TAR Lazio, Roma, nella camera di consiglio del 21 marzo 2017, depositata in Segreteria in data 30 marzo 2017, mai notificata ai fini della decorrenza del termine breve di impugnazione, con la quale è stato dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sul ricorso iscritto al nr. R.G. 1806/16, proposto avverso e per l’annullamento:

1. – dell’atto prot. n. 146896 del 16/11/2015, con il quale il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha individuato gli uffici dirigenziali le cui funzioni devono essere delegate ai sensi dell’art. 4-bis del D.L. n. 78 del 2015 (POT);

2. – del parere espresso dal Comitato di gestione con delibera n. 41 del 12/11/2015, di cui non si conosce il contenuto;

3. – dell’atto prot. n. 147578 del 17/11/2015, con il quale il Direttore dell’Agenzia ha adottato le “linee guida per il conferimento delle deleghe di funzioni (art. 4-bis del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78)”;

4. – dell’atto del Direttore dell’Agenzia prot. n. 135772 del 23/10/2015, di cui non si conoscono i contenuti;

5. – degli atti eventualmente e conseguentemente adottati per l’avvio delle procedure selettive per il conferimento delle deleghe di funzioni dirigenziali e delle deleghe eventualmente conferite, con attribuzione delle posizioni organizzative temporanee, dei quali tutti la ricorrente non è a conoscenza;

6. – di ogni altro atto e/o provvedimento preordinato, conseguente e connesso, ivi compresa la nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze prot. n. 3-8403 del 10/9/2015, per quanto lesivi degli interessi collettivi di cui la Federazione ricorrente costituisce ente esponenziale.”

Il punto del Consiglio di Stato sulla questione più generale del riparto di giurisdizione tra giudice amministrativo e giudice ordinario

“L’attuale riparto di giurisdizione sulle controversie in materia di pubblico impiego origina dalla scelta, operata all’inizio degli anni novanta del secolo scorso, di “privatizzare”, salvo alcune eccezioni, il rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni (cfr. l’art. 2 della l. n. 421 del 1992).

In particolare, le regole di diritto privato si applicano alle «determinazioni per l’organizzazione degli uffici» e alle «misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro» le quali «sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro» (artt. 2, comma 3, e 5, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001).

Prima delle modifiche apportate dall’art. 2 del d.l.gs. n. 75/2017, il cit. art. 5, comma 2, del d.lgs. n. 165/2001 precisava che «Rientrano, in particolare, nell’esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la (rectius: alla) gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l’organizzazione del lavoro nell’ambito degli uffici».

Oggi, più sinteticamente, la norma richiama, fermo il rispetto del principio di pari opportunità, la «direzione e l’organizzazione del lavoro nell’ambito degli uffici».

Le regole di diritto pubblico attengono alla fase amministrativa che precede la stipula del contratto di lavoro, nonché alle regole di macro-organizzazione che si collocano a monte del rapporto di lavoro, regole con le quali le amministrazioni pubbliche «definiscono […] le linee fondamentali di organizzazione degli uffici; individuano gli uffici di maggiore rilevanza e i modi di conferimento della titolarità dei medesimi; determinano le dotazioni organiche complessive» (art. 2, comma 1, del citato decreto 165/2001).

La natura pubblica o privata delle regole di disciplina incide sulla definizione dei criteri di riparto di giurisdizione.

Nello specifico, l’art. 63, comma 1, del d.lgs. n. 165 del 2001 prevede che:

– sono devolute al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni «ancorché vengano in questione atti amministrativi presupposti» (comma 1, primo inciso);

– «quando questi ultimi siano rilevanti ai fini della decisione, il giudice li disapplica, se illegittimi» (comma 1, secondo inciso);

– rimangono attribuite alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, nonché, in sede di giurisdizione esclusiva, quelle relative ai rapporti di lavoro del personale in regime di diritto pubblico (comma 4).

La Corte regolatrice ha poi chiarito che spetta alla giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo la controversia nella quale la contestazione investa direttamente il corretto esercizio del potere amministrativo mediante la deduzione della non conformità a legge degli atti organizzativi attraverso i quali le amministrazioni pubbliche definiscono le linee fondamentali di organizzazione degli uffici e i modi di conferimento della titolarità degli stessi.

E ciò sul rilievo che possono darsi situazioni nelle quali la contestazione in giudizio della legittimità degli atti, espressione di poteri pubblicistici, previsti dal d.lgs. n. 165 del 2001, art. 2, comma 1, implica la deduzione di una posizione di interesse legittimo, nella quale il rapporto di lavoro non costituisce l’effettivo oggetto del giudizio, ma, per così dire, lo sfondo rilevante ai fini di qualificare la prospettata posizione soggettiva del ricorrente, derivando gli effetti pregiudizievoli direttamente dall’atto presupposto (così, ex plurimis, Cass. civ. Sez. Un., 23 marzo 2017, n. 7483).

Spettano pertanto alla giurisdizione generale di legittimità del g.a. le controversie nelle quali la contestazione investa direttamente un atto organizzativo la cui asserita illegittimità sia posta a base della pretesa di accertamento dell’invalidità dell’atto di gestione del rapporto di lavoro.

In tal caso, non può operare il potere del g.o. di disapplicare gli atti amministrativi illegittimi rilevanti per la decisione della controversia poiché esso presuppone che sia dedotto in causa un diritto soggettivo su cui incide il provvedimento amministrativo non conforme a legge (Cass. civ., Sez. Un., sentenza n. 4881 del 27.2.2017; id., n. 3052 del 9.2.2009); e, in più, perché in tal caso la disapplicazione da parte del giudice ordinario si risolverebbe nella cognizione diretta della (il)legittimità dell’atto amministrativo.

La giurisdizione si determina infatti in base al criterio del cd. petitum sostanziale, il quale va identificato non solo e non tanto in funzione della concreta pronuncia che si chiede al giudice, ma anche e soprattutto in funzione della causa petendi, ossia della intrinseca natura della posizione dedotta in giudizio ed individuata dal giudice con riguardo ai fatti allegati ed al rapporto giuridico del quale detti fatti costituiscono manifestazione (così da ultimo, ex plurimis, Cass. civ., Sez. Un., sentenza n. 21522 del 15.9.2017).”

Precedente Consiglio di Stato ordinanza n. 56 4 gennaio 2018 su un ricorso in appello redatto in formato cartaceo, sottoscritto con firma autografa del difensore (e dunque mancante della firma digitale formato PAdES) e notificato in modalità cartacea alla parte appellata: 1) non è nullo o inesistente, ma meramente irregolare; 2) va regolarizzato anche se sia avvenuta la costituzione in giudizio della parte cui l’appello era indirizzato Successivo Diffida amministrativa, Consiglio di Stato sentenza n. 62 5 gennaio 2018 su differenza tra diffide “in senso stretto” e atti solo formalmente qualificati tali | Inadempienze alle direttive in tema di gestione dei rifiuti e delle discariche (dopo sentenze Corte di Giustizia dell’Unione Europea 26 aprile 2007 n. C-135/05 e 2 dicembre 2014 n. C-196/13): enti sub-statali e potere sostitutivo straordinario ex art 120 co. 2 Cost.