Presupposti silenzio assenso sulle domande di condono edilizio presentate ai sensi di l. n. 47 1985 e l. n. 724 1994, da quando inizia a decorrere il termine di 24 mesi per il perfezionarsi dell’istituto

Tar Lombardia sentenza n. 625 5 marzo 2018:

“In ordine ai presupposti legittimanti la formazione del silenzio assenso sulle domande di condono edilizio presentate ai sensi delle ll. nn. 47 del 1985 e 724 del 1994, il collegio non intende decampare dai consolidati principi elaborati dalla giurisprudenza di questo Consiglio (cfr. sez. IV, 16 febbraio 2011, n. 1005; sez. V, 3 novembre 2010, n. 7770; sez. IV, 30 giugno 2010, n. 4174; sez. II, 11 gennaio 2006, n. 7892/04; sez. V, 14 ottobre 1998, n. 1468), in forza dei quali:

a) in linea generale il tacito accoglimento della domanda di condono si differenzia dalla decisione esplicita solo per l’aspetto formale;b) conseguentemente il silenzio assenso non si perfeziona per il solo fatto dell’inutile decorso del termine perentorio a far data dalla presentazione della domanda di sanatoria e del pagamento dell’oblazione, se non sopravviene la risposta del comune, occorrendo altresì l’acquisizione della prova, da parte del comune medesimo, della ricorrenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi stabiliti dalle specifiche disposizioni di settore, da verificarsi all’interno del relativo procedimento; …

c) la domanda di condono deve, pertanto, essere corredata dalla prescritta documentazione indicata dalla legge essendo la produzione di tale documentazione indispensabile proprio al fine del riscontro dei requisiti soggettivi ed oggettivi;

d) in particolare, sul piano oggettivo, la formazione del silenzio assenso richiede quale presupposto essenziale, oltre al completo pagamento delle somme dovute a titolo di oblazione, che siano stati integralmente dimostrati gli ulteriori requisiti sostanziali relativi al tempo di ultimazione dei lavori, all’ubicazione, alla consistenza delle opere e ad ogni altro elemento rilevante affinché possano essere utilmente esercitati i poteri di verifica dell’amministrazione comunale;

e) del pari, sotto il profilo soggettivo, deve essere dimostrata la legittimazione attiva del richiedente il condono” (Cons. Stato, sez. V, 8 novembre 2011, n. 5894; nello stesso senso, Cons. di Stato, sez. VI, 15 novembre 2016, n. 4706).”

Vedi anche:

Condono edilizio 1985, Consiglio di Stato in materia di sanatoria edilizia

Domanda di condono edilizio, effetti

Condono edilizio 2003, legge 326, silenzio-assenso

 

Tar Lombardia sentenza n. 625 5 marzo 2018

Il fatto

“Con il presente ricorso la società istante ha chiesto l’accertamento della non debenza da parte della stessa dell’importo di euro 17.136,20, richiesto dal comune di Milano a titolo di saldo di oneri concessori con provvedimento del 15 ottobre 2008, previo annullamento del medesimo e previo eventuale accertamento della formazione del silenzio-assenso sull’istanza di condono edilizio presentata dalla ricorrente in data 23 febbraio 1995, nonché la condanna dell’Amministrazione alla restituzione della somma suddetta, versata dall’istante il 21 novembre 2008, con interessi legali dalla domanda al saldo.

A sostegno del proprio gravame l’istante ha eccepito che il credito dell’Amministrazione si sarebbe prescritto, ai sensi degli artt. 2934-2946 c.c., e ha dedotto la violazione dell’art. 39, commi 1 e 4, della legge n. 724 del 1994 e l’eccesso di potere per erroneità dei presupposti, travisamento dei fatti, difetto di istruttoria e di motivazione.

Si è costituito il Comune intimato, che ha chiesto la reiezione del ricorso per infondatezza nel merito.”

La decisione

“Il ricorso è infondato.

Ed invero, dalla documentazione versata in atti risulta che il Comune intimato, in data 19 novembre 1996, comunicava all’istante che la sua domanda di sanatoria presentata il 23 febbraio 1995 per l’avvenuta realizzazione di opere consistenti nell’: “aumento delle superfici utili residenziali con costituzione di soppalchi portanti destinati alla permanenza di persone, realizzazione di unità immobiliari a carattere residenziale…” era carente di documentazione essenziale consistente nella certificazione antimafia, documentazione che veniva prodotta dall’interessata solo il 28 luglio 1998.

E’ stata quindi notificata alla Società la nota comunale del 15 ottobre 2008, con la quale lo sportello unico per l’edilizia, nel comunicare l’emissione del provvedimento di condono, ha determinato gli importi dovuti a saldo degli oneri concessori.

[…]

Nella fattispecie all’esame del Collegio, solo il 28 luglio 1998 l’istante ha provveduto ad integrare l’istanza di condono presentata con la certificazione antimafia, documentazione che si ritiene essenziale al fine dell’utile esercizio dei poteri di verifica del Comune, ai sensi dell’art. 2, comma, 37, della legge n. 662/1996, che ha introdotto all’art. 39 della legge n. 774/1994 la seguente integrazione:

“Il procedimento di sanatoria degli abusi edilizi posti in essere dalla persona imputata di uno dei delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale, o da terzi per suo conto, è sospeso fino alla sentenza definitiva di non luogo a procedere o di proscioglimento o di assoluzione.

Non può essere conseguita la concessione in sanatoria degli abusi edilizi se interviene sentenza definitiva di condanna per i delitti sopra indicati.

Fatti salvi gli accertamenti di ufficio in ordine alle condanne riportate nel certificato generale del casellario giudiziale ad opera del comune, il richiedente deve attestare, con dichiarazione sottoscritta nelle forme di cui all’articolo 2 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, di non avere carichi pendenti in relazione ai delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale”.

Solo dalla data del 28 luglio 1998, dunque, è iniziato a decorrere il termine di 24 mesi per il perfezionarsi del silenzio assenso sulla domanda di condono, perfezionamento avvenuto, quindi, solo il 28 luglio 2000.

Ne consegue che, alla data del 15 ottobre 2008, in cui il Comune ha provveduto a chiedere all’istante il pagamento del saldo degli oneri concessori, il relativo credito dell’Amministrazione comunale non poteva affatto ritenersi prescritto.

Alla luce delle suesposte considerazioni il ricorso va respinto.”

Sulle spese

“Le spese di giudizio seguono la soccombenza”

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