Prevenzione corruzione, interdittiva antimafia, esecuzione o prosecuzione contratto, gestione straordinaria e temporanea dell’impresa

Consiglio di Stato sentenza n. 3400 27 luglio 2016

La ratio della norma di cui all’art. 32, comma 10, d.l. n. 90/2014, non è quella di privare la stazione appaltante di ogni potere circa la risoluzione o la prosecuzione del rapporto una volta disposta la gestione straordinaria e temporanea dell’impresa, sia nell’ipotesi generale di cui all’art. 32, comma 1 (procedimenti o processi per taluni reati o situazioni anomale sintomatiche di condotte illecite) che in quella particolare del comma 10 (informativa antimafia). Il medesimo comma 10 ha invece inteso consentire eccezionalmente al Prefetto di valutare l’adozione della straordinaria e temporanea gestione dell’impresa limitatamente alla completa esecuzione del contratto di appalto o dell’accordo contrattuale o della concessione, ove l’impresa non rinnovi gli organi sociali o, nei casi più gravi, anche in via immediata e diretta, in ragione delle esigenze funzionali alla realizzazione dell’opera pubblica, al servizio o alla fornitura oggetto del contratto ovvero dell’accordo contrattuale e comunque non oltre il collaudo.

La decisione prefettizia è espressione di un potere discrezionale di comparazione degli interessi e fino a che essa non è adottata la stazione appaltante è vincolata a recedere dal contratto quando sia stata emessa l’informativa. Pertanto, a fronte di una regola generale che impone di far cadere l’aggiudicazione e di conseguenza far venir meno anche gli effetti del contratto si pone l’eccezione della prosecuzione del rapporto fondata sulla valutazione prefettizia che in concreto deve accertare l’urgente necessità di assicurare il completamento dell’esecuzione del contratto ovvero dell’accordo contrattuale, ovvero la sua prosecuzione al fine di garantire la continuità di funzioni e servizi indifferibili per la tutela di diritti fondamentali, nonché per la salvaguardia dei livelli occupazionali o dell’integrità dei bilanci pubblici.

Pertanto, se l’effetto dell’informativa antimafia è di carattere generale ed investe tutti i rapporti contrattuali o concessori dell’impresa che ne risulti destinataria con l’amministrazione, quello della deroga presuppone una concreta valutazione del rapporto contrattuale, che si ritiene si debba mantenere in essere.

 

Processo amministrativo, appello irricevibile per tardività

…L’ipotesi di impugnazioni avverso la stessa sentenza è disciplinata dall’art. 96 c.p.a. In particolare, il comma 3 dispone che: “L’impugnazione incidentale di cui all’articolo 333 del codice di procedura civile può essere rivolta contro qualsiasi capo di sentenza e deve essere proposta dalla parte entro sessanta giorni dalla notificazione della sentenza o, se anteriore, entro sessanta giorni dalla prima notificazione nei suoi confronti di altra impugnazione”. La norma in questione va interpretata nel senso che il termine breve per impugnare la sentenza decorre o dalla notifica della stessa o dalla notifica dell’appello avverso la pronuncia. Solo nel caso in cui non sia stata notificata la sentenza, né l’appello avverso la stessa vale al regola del cd. termine lungo di impugnazione, che decorre dalla sua pubblicazione. Pertanto, l’appellante che abbia ricevuto la notifica dell’appello non può lucrare il termine lungo per impugnare, tanto in ragione del fatto che la notifica dell’appello lo porta a conoscenza dell’esistenza della sentenza. Pertanto, solo in caso di appello incidentale condizionato l’impugnazione incidentale di cui all’art. 334 c.p.c. può essere tardiva, nel senso che è proponibile entro sessanta giorni dalla notificazione di altra impugnazione, anche se a tale data è decorso il termine breve decorrente dalla notificazione della sentenza o quello lungo decorrente dalla pubblicazione della sentenza; in definitiva, la notificazione di altra impugnazione sortisce l’effetto di rimettere in termini la parte che era decaduta dal termine di impugnazione breve o lungo (cfr. Cons. St., Sez. III, 24 maggio 2013, n. 2837). Il tema è stato affrontato dall’Adunanza Plenaria n. 24/2011, che ha così ricostruito la disciplina dei termini per le impugnazioni, fissata dall’art. 96 c.p.a.: “sia l’impugnazione di cui all’art. 333 che quella di cui all’art. 334 Cod. proc. civ. possono essere rivolte contro capi autonomi della sentenza, ossia capi che non hanno già formato oggetto dell’impugnazione principale;

– l’impugnazione incidentale di cui all’art. 333 Cod. proc. civ. non è condizionata all’esito di quella principale, nel senso che resta efficace anche se quella principale è dichiarata inammissibile;

– l’impugnazione incidentale di cui all’art. 334 Cod. proc. civ. può essere proposta dalla parte in via subordinata all’accoglimento di quella principale o in via autonoma, ma è comunque condizionata all’esito di quella principale, nel senso che “perde ogni efficacia” se quella principale è dichiarata inammissibile;

– l’impugnazione incidentale di cui all’art. 333 Cod. proc. civ. deve essere “tempestiva”, ossia va proposta entro un termine breve decorrente dalla notificazione della sentenza o, se anteriore, dalla notificazione di altra impugnazione, ovvero entro il termine lungo;

– l’impugnazione incidentale di cui all’art. 334 Cod. proc. civ. è tardiva, nel senso che è proponibile entro sessanta giorni dalla notificazione di altra impugnazione, anche se a tale data è decorso il termine breve decorrente dalla notificazione della sentenza o quello lungo decorrente dalla pubblicazione della sentenza; in definitiva, la notificazione di altra impugnazione sortisce l’effetto di rimettere in termini la parte che era decaduta dal termine di impugnazione breve o lungo”…

 

Consiglio di Stato sentenza n. 3400 27 luglio 2016

[…]

FATTO e DIRITTO

1. Con ricorso proposto dinanzi al TAR Abruzzo, Sezione staccata di Pescara, Omissis Coop, invocava l’annullamento del verbale del 22/05/2015 con il quale l’Amministratore unico della Omissis s.p.a. deliberava di recedere dal contratto d’appalto stipulato con la società ricorrente e della nota prot. n.407/15 del 22/05/2015 con la quale veniva trasmesso il verbale di determina di pari data.

2. Il primo giudice accoglieva il ricorso, all’esito della seguente ricostruzione dei fatti: I) in data 7 agosto 2014, la gara, oggetto dell’odierno contenzioso, era stata definitivamente aggiudicata alla Omissis Coop; II) il contratto di appalto era stato stipulato in data 18 febbraio 2015; III) in data 24 aprile 2015 il Prefetto di Modena aveva emesso un’informativa interdittiva antimafia nei confronti di quest’ultima; IV) in data 21 maggio 2015 il medesimo Prefetto di Modena, a seguito dell’istruttoria svolta con l’Anac, aveva disposto l’applicazione della misura di gestione straordinaria e temporanea dell’impresa ai sensi dell’articolo 32 comma 10 e comma 1 lett. b) del d.l. n. 90 del 2014, nominando due commissari;) il 22 maggio 2015, la società Omissis del Comune di Pescara aveva annullato d’ufficio, l’aggiudicazione definitiva della gara in questione, recedendo altresì dal contratto e disponendo la proroga della gestione del servizio da parte della Omissis s.p.a., appaltatrice uscente.

Tanto premesso in fatto, il primo giudice concludeva che l’amministrazione appaltante in forza del provvedimento ex art. 32, comma 10, d.l. n. 90/2014, non avesse alcun potere di intervenire in autotutela sull’aggiudicazione intervenuta, poiché il provvedimento prefettizio del 21 maggio 2015 coprirebbe anche il contratto in questione. Il TAR, in particolare, chiariva che la situazione di impresa sottoposta a informativa positiva su infiltrazioni mafiose e quella di impresa sottoposta a gestione straordinaria non sono assimilabili, altrimenti sarebbe del tutto priva di ragione la funzione di quest’ultimo istituto, disciplinato dall’articolo 32 cit. del d.l. n. 90 del 2014.

Né la fattispecie in esame può rientrare nell’ambito di applicazione della clausola di cui all’articolo 15 del contratto di appalto, invocato dalla stazione appaltante – in virtù della quale, in caso di accertamento positivo nella certificazione antimafia, ai sensi del d.lgs. n. 159 del 2011, il contratto sarà risolto di diritto -.

3. Avverso la sentenza citata in epigrafe propongono distinti appelli principali: Omissis S.r.l. (classificatasi al secondo posto nella gara de qua), Omissis S.p.a. (gestore uscente al quale è stata affidata la proroga del servizio all’indomani del provvedimento di autotutela, esclusa dalla gara de qua per anomalia dell’offerta); mentre l’originaria ricorrente propone appello incidentale.

4. In particolare, Omissis S.p.a. lamenta l’erroneità della sentenza di prime cure, evidenziando che il primo giudice avrebbe violato gli artt. 32, comma 10, d.l. 90/2014 e 94, d.lgs. 159/2011, non tenendo in adeguata considerazione che il contratto non avrebbe avuto alcun inizio di esecuzione, posto che la stessa avrebbe dovuto coincidere con la, mai avvenuta, consegna degli impianti. Pertanto, il provvedimento prefettizio non coprirebbe il contratto in questione. Inoltre, dal tenore dello stesso si ricaverebbe che i Commissari incaricati avrebbero avuto il compito entro 15 giorni dalla nomina di individuare i contratti in corso di esecuzione e di completamento e tra questi selezionare quelli la cui esecuzione o completamento fosse da ritenere urgente e necessaria. Attività quest’ultima non posta in essere dai suddetti commissari. Inoltre, anche a voler ritenere che il mandato difensivo conferito per la proposizione del giudizio di prime cure da parte dei commissari individui il contratto de quo, la valutazione sarebbe, oltre che tardiva, anche erronea, poiché difetterebbe dei due requisiti stabiliti dal citato provvedimento prefettizio, ossia quello del considerevole numero dei lavoratori dell’Azienda impiegati. Ancora, la sentenza di prime cure sarebbe errata nella parte in cui ha ritenuto che la fattispecie de qua non ricade nell’ambito dell’art. 15 del contratto, che fissa una condizione risolutiva in caso di infiltrazione mafiosa, accertata nel caso in esame dal provvedimento prefettizio del 24 aprile 2015.

5. Con atto di appello incidentale l’originaria ricorrente, da un lato invoca la conferma della sentenza di prime cure; dall’altro, ne chiede la riforma, laddove dovesse ritenersi che la pronuncia in questione abbia respinto il primo motivo di ricorso con il quale era stato dedotto che il provvedimento di annullamento in autotutela fosse viziato per difetto dei presupposti, difetto di motivazione e carenza di istruttoria. In particolare, il contratto avrebbe avuto un inizio di esecuzione, circostanza che la stazione appaltante non avrebbe adeguatamente riscontrato.

6. In data 8 marzo 2016 si costituisce in giudizio la stazione appaltante.

7. In pari data Omissis deposita memoria con la quale eccepisce, tra l’altro, l’inammissibilità dell’appello principale, poiché l’offerta dell’appellante sarebbe stata esclusa dalla gara de qua per anomalia, sicché alcuna utilità potrebbe ricavare dal presente giudizio. Né in senso opposto potrebbe concludersi per la pendenza dell’appello proposto dall’appellante principale avverso la sentenza del TAR Abruzzo Sezione staccata di Pescara, n. 13/2015, che ha confermato la legittimità della suddetta esclusione.

8. In data 8 marzo 2016 Omissis deposita memoria nella quale evidenzia il proprio interesse alla decisione, dal momento che in caso di accoglimento dell’appello il ricorso incidentale spiegato dall’odierno appellante incidentale nel giudizio attivato avverso la propria esclusione risulterebbe inammissibile per difetto di interesse. Quanto all’odierno appello incidentale, Omissis S.p.a. evidenzia che la sentenza di prime cure non avrebbe respinto il primo motivo di ricorso di primo grado, poiché la sentenza impugnata fonderebbe proprio sulla circostanza che vi sarebbe stato un inizio di esecuzione del contratto.

9. All’udienza camerale del 10 marzo 2016 la trattazione del presente giudizio è rinviata all’odierna udienza di merito.

10. Omissis s.r.l. (collocatasi seconda in graduatoria), costituitasi in giudizio in data 7 marzo 2016, deposita in data 3 maggio 2016 memoria ed in data 6 maggio 2016 memoria di replica. Nei suddetti atti defensionali la citata società sostiene l’infondatezza dell’appello incidentale proposto da Omissis.

11. Dal canto suo Omissis deposita memorie in data 3 e 6 maggio 2016 nelle quali ribadisce il proprio interesse alla decisione dell’appello proposto ed insiste nelle conclusioni già rassegnate con il gravame principale.

12. La pronuncia indicata in epigrafe risulta essere stata impugnata anche da Omissis, che si duole del fatto che: a) il TAR non avrebbe rilevato il proprio difetto di giurisdizione nonostante la presente controversia abbia ad oggetto un atto di diritto privato, ossia il recesso dal contratto. Atto dovuto in ragione della misura prefettizia antimafia di cui risultava destinataria Omissis; b) il provvedimento prefettizio, contrariamente a quanto rilevato dal TAR, non si applicherebbe a tutti i contratti stipulati dalla Omissis, ma ne rimetterebbe la concreta individuazione ad i commissari nominati secondo un procedimento tipizzato, che non si sarebbe concluso prima del recesso dal contratto da parte di Omissis. Né la proposizione del ricorso che si porrebbe comunque a valle del detto recesso potrebbe essere considerato come provvedimento di individuazione del contratto da sottoporre a gestione straordinaria; c) il contratto non avrebbe avuto alcun inizio di esecuzione.

13. A sua volta Omissis propone appello incidentale nel giudizio di seconde cure avviato da Omissis. L’appellante incidentale sostiene che: a) l’appello proposto da Omissis sarebbe tardivo in quanto in data 19 gennaio 2016 le sarebbe stato notificato l’appello di Omissis, mentre Omissis avrebbe notificato il proprio appello solo in data 9 marzo 2016; b) la stazione appaltante avrebbe errato nel ritenere ammissibile l’avvalimento a favore di Omissis, dal momento che il requisito della certificazione SA 8000 non potrebbe essere messo a disposizione di altra impresa poiché ha carattere soggettivo in quanto atterrebbe a qualità immateriali non riconducibili ad un complesso di beni o a specifici segmenti dell’attività ma allo stesso modo di essere dell’impresa. L’avvalimento in questione sarebbe inoltre inammissibile per genericità, risultando un avvalimento meramente cartolare; c) la pronuncia di prime cure andrebbe riformata laddove la si interpretasse nel senso di aver respinto il primo motivo del ricorso di primo grado proposto da Omissis.

14. Con memoria del 3 maggio 2016 Omissis eccepisce che: I) il proprio appello sarebbe tempestivo, poiché autonomo rispetto a quello proposto da Omissis e proposto nel termine di tre mesi dalla pubblicazione della sentenza; II) sarebbe inammissibile la contestazione della propria ammissione alla gara da parte di Omissis, perché proposta solo in secondo grado, mentre sarebbe ammissibile il proprio appello, essendo parte sostanziale del rapporto dedotto in giudizio. In ogni caso la stessa sarebbe infondata; III) infondato sarebbe, infine, l’appello incidentale proposto da Omissis.

15. Nelle successive difese Omissis pone in luce che: a) non vi sarebbe alcun difetto di giurisdizione; b) il secondo motivo di appello sarebbe inammissibile perché esulerebbe dalla motivazione fornita da Omissis; c) infondato sarebbe anche il terzo motivo; d) l’appello di Omissis sarebbe tardivo in quanto il termine per impugnare decorrerebbe dalla notifica dell’appello avverso la stessa sentenza proposto da Omissis; e) Omissis non sarebbe legittimata a proporre appello.

16. Dal canto suo Omissis sostiene la tempestività dell’appello di Omissis, in quanto il termine per impugnare la sentenza decorrerebbe dalla notifica di altro appello solo se anteriore alla notifica della sentenza, in mancanza di quest’ultima il termine per impugnare decorrerebbe dalla pubblicazione della sentenza.

17. Preliminarmente occorre riunire gli appelli indicati in epigrafe, poiché mezzi di impugnazione proposti avverso la stessa sentenza. Tanto premesso, occorre esaminare l’eccezione di tardività spiegata avverso l’appello proposto da Omissis. L’ipotesi di impugnazioni avverso la stessa sentenza è disciplinata dall’art. 96 c.p.a. In particolare, il comma 3 dispone che: “L’impugnazione incidentale di cui all’articolo 333 del codice di procedura civile può essere rivolta contro qualsiasi capo di sentenza e deve essere proposta dalla parte entro sessanta giorni dalla notificazione della sentenza o, se anteriore, entro sessanta giorni dalla prima notificazione nei suoi confronti di altra impugnazione”. La norma in questione va interpretata nel senso che il termine breve per impugnare la sentenza decorre o dalla notifica della stessa o dalla notifica dell’appello avverso la pronuncia. Solo nel caso in cui non sia stata notificata la sentenza, né l’appello avverso la stessa vale al regola del cd. termine lungo di impugnazione, che decorre dalla sua pubblicazione. Pertanto, l’appellante che abbia ricevuto la notifica dell’appello non può lucrare il termine lungo per impugnare, tanto in ragione del fatto che la notifica dell’appello lo porta a conoscenza dell’esistenza della sentenza. Pertanto, solo in caso di appello incidentale condizionato l’impugnazione incidentale di cui all’art. 334 c.p.c. può essere tardiva, nel senso che è proponibile entro sessanta giorni dalla notificazione di altra impugnazione, anche se a tale data è decorso il termine breve decorrente dalla notificazione della sentenza o quello lungo decorrente dalla pubblicazione della sentenza; in definitiva, la notificazione di altra impugnazione sortisce l’effetto di rimettere in termini la parte che era decaduta dal termine di impugnazione breve o lungo (cfr. Cons. St., Sez. III, 24 maggio 2013, n. 2837). Il tema è stato affrontato dall’Adunanza Plenaria n. 24/2011, che ha così ricostruito la disciplina dei termini per le impugnazioni, fissata dall’art. 96 c.p.a.: “sia l’impugnazione di cui all’art. 333 che quella di cui all’art. 334 Cod. proc. civ. possono essere rivolte contro capi autonomi della sentenza, ossia capi che non hanno già formato oggetto dell’impugnazione principale;

– l’impugnazione incidentale di cui all’art. 333 Cod. proc. civ. non è condizionata all’esito di quella principale, nel senso che resta efficace anche se quella principale è dichiarata inammissibile;

– l’impugnazione incidentale di cui all’art. 334 Cod. proc. civ. può essere proposta dalla parte in via subordinata all’accoglimento di quella principale o in via autonoma, ma è comunque condizionata all’esito di quella principale, nel senso che “perde ogni efficacia” se quella principale è dichiarata inammissibile;

– l’impugnazione incidentale di cui all’art. 333 Cod. proc. civ. deve essere “tempestiva”, ossia va proposta entro un termine breve decorrente dalla notificazione della sentenza o, se anteriore, dalla notificazione di altra impugnazione, ovvero entro il termine lungo;

– l’impugnazione incidentale di cui all’art. 334 Cod. proc. civ. è tardiva, nel senso che è proponibile entro sessanta giorni dalla notificazione di altra impugnazione, anche se a tale data è decorso il termine breve decorrente dalla notificazione della sentenza o quello lungo decorrente dalla pubblicazione della sentenza; in definitiva, la notificazione di altra impugnazione sortisce l’effetto di rimettere in termini la parte che era decaduta dal termine di impugnazione breve o lungo”.

Pertanto, l’appello proposto da Omissis è da considerarsi irricevibile per tardività.

17.1. Prima di passare all’esame dell’appello proposto da Omissis, occorre rilevare che quest’ultima è titolare di autonomo interesse ad appellare la sentenza di primo grado, se non altro in ragione della gestione temporanea affidatale dalla stazione appaltante.

18. Quanto alla ricostruzione del quadro della disciplina di riferimento, l’art. 32, comma 10, d.l. n. 90/2014, prevede la possibilità che la straordinaria e temporanea gestione dell’impresa limitatamente alla completa esecuzione del contratto di appalto, possa disporsi anche nei casi in cui sia stata emessa dal Prefetto un’

informazione antimafia interdittiva

e sussista l’urgente necessità di assicurare il completamento dell’esecuzione del contratto ovvero dell’accordo contrattuale, ovvero la sua prosecuzione al fine di garantire la continuità di funzioni e servizi indifferibili per la tutela di diritti fondamentali, nonché per la salvaguardia dei livelli occupazionali o dell’integrità dei bilanci pubblici, ancorché ricorrano i presupposti di cui all’articolo 94, comma 3, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159.

La ratio della norma, come ricostruita dalla giurisprudenza di questo Consiglio (cfr. Cons. St., Sez. III, 28 aprile 2016, n. 1630), non è quella di privare la stazione appaltante di ogni potere circa la risoluzione o la prosecuzione del rapporto una volta disposta la gestione straordinaria e temporanea dell’impresa, sia nell’ipotesi generale di cui all’art. 32, comma 1 (procedimenti o processi per taluni reati o situazioni anomale sintomatiche di condotte illecite) che in quella particolare del comma 10 (informativa antimafia). Il medesimo comma 10 ha invece inteso consentire eccezionalmente al Prefetto di valutare l’adozione della straordinaria e temporanea gestione dell’impresa limitatamente alla completa esecuzione del contratto di appalto o dell’accordo contrattuale o della concessione, ove l’impresa non rinnovi gli organi sociali o, nei casi più gravi, anche in via immediata e diretta, in ragione delle esigenze funzionali alla realizzazione dell’opera pubblica, al servizio o alla fornitura oggetto del contratto ovvero dell’accordo contrattuale e comunque non oltre il collaudo.

La decisione prefettizia è espressione di un potere discrezionale di comparazione degli interessi e fino a che essa non è adottata la stazione appaltante è vincolata a recedere dal contratto quando sia stata emessa l’informativa. Pertanto, a fronte di una regola generale che impone di far cadere l’aggiudicazione e di conseguenza far venir meno anche gli effetti del contratto, peraltro espressamente prevista dall’art. 15 del contratto, si pone l’eccezione della prosecuzione del rapporto fondata sulla valutazione prefettizia che in concreto deve accertare l’urgente necessità di assicurare il completamento dell’esecuzione del contratto ovvero dell’accordo contrattuale, ovvero la sua prosecuzione al fine di garantire la continuità di funzioni e servizi indifferibili per la tutela di diritti fondamentali, nonché per la salvaguardia dei livelli occupazionali o dell’integrità dei bilanci pubblici.

Pertanto, se l’effetto dell’informativa antimafia è di carattere generale ed investe tutti i rapporti contrattuali o concessori dell’impresa che ne risulti destinataria con l’amministrazione, quello della deroga presuppone una concreta valutazione del rapporto contrattuale, che si ritiene si debba mantenere in essere.

19. Tanto premesso, nell’odierna fattispecie, il provvedimento prefettizio, adottato in data 21 maggio 2015, non valuta in concreto la fattispecie negoziale de qua, ma si limita ad incaricare due dei tre commissari, affinché quest’ultimi provvedano alla ricognizione dei contratti la cui esecuzione merita di essere proseguita. Il citato provvedimento, infatti, dispone che i commissari debbano: a) eseguire una ricognizione dei contratti in essere con esclusione di quelli per i quali sia intervenuta una revoca; b) selezionare in seconda istanza i contratti la cui esecuzione o prosecuzione sia ritenuta urgente e necessaria; c) accertare la sussistenza delle condizioni di fatto di cui al citato art. 32.

Se si considera che il provvedimento prefettizio di nomina commissariale è del 21 maggio 2015 e quello impugnato in prime cure è del 22 maggio 2015, è chiaro che quest’attività di ricognizione prima e di verifica in concreto delle condizioni di cui al detto art. 32, non è mai avvenuta. Pertanto, il provvedimento impugnato in prime cure, contrariamente a quanto argomentato dal TAR, non viola la disciplina di cui all’art. 32, d.l. 90/2014.

20. Tanto premesso la circostanza relativa all’intrapresa o meno esecuzione del contratto risulta del tutto irrilevante, dal momento che il contratto de quo non sarebbe comunque potuto ricadere nel novero di quelli, che i commissari avrebbero potuto individuare per assicurarne il completamento dell’esecuzione, sia perché non individuati dal provvedimento prefettizio del 21 maggio 2015, sia perché revocato al tempo della ricognizione da parte dei commissari, non potendosi in alcun modo ritenere che il mandato difensivo ad impugnare la revoca del contratto valga quale individuazione dello stesso ai sensi del citato art. 32 e che per di più possa avere valenza retroattiva.

21. La portata satisfattiva della doglianza accolta consente quindi l’assorbimento delle ulteriori censure contenute nell’appello proposto da Omissis. Quanto, invece, all’appello incidentale spiegato da Omissis, deve rilevarsi che lo stesso non può essere accolto, dal momento che la motivazione del provvedimento impugnato resiste indipendentemente dalla circostanza relativa all’avvenuto o meno inizio dell’esecuzione del contratto. Ed, infatti, il provvedimento citato, che risulta, peraltro, doveroso in presenza di un’informativa antimafia ai sensi dell’art. 94, comma 2, d.lgs. 159/2011 e di una previsione contrattuale contenente una clausola risolutiva espressa, quale quella di cui all’art. 15, poggia su di una pluralità di autonome ragioni, tutte sufficienti a sostenerlo e desumibili dal contenuto del provvedimento stesso, oltre che dai riferimenti fatti ai provvedimenti prefettizi ivi citati ed al contratto. Infatti, la revoca del contratto avrebbe potuto essere solo eccezionalmente evitata nell’ipotesi di cui al comma 3, del citato art. 94, che non è evidentemente sussistente nella fattispecie de qua. Pertanto, nessuno dei denunciati deficit procedimentali possono essere rintracciati nel provvedimento impugnato, dal che consegue l’infondatezza dell’appello incidentale.

22. L’appello proposto da Omissis deve, quindi, essere accolto, mentre va dichiarato irricevibile per tardività l’appello proposto da Omissis. Va respinto l’appello incidentale proposto da Omissis. Nella particolare complessità delle questioni in fatto ed in diritto trattate si ravvisano eccezionali motivi per compensare le spese del doppio grado di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

definitivamente pronunciando sugli appelli, come in epigrafe proposti:

– dichiara irricevibile l’appello proposto da Omissis s.r.l;

– accoglie l’appello proposto da Omissis S.p.a.;

– rigetta l’appello incidentale proposto da Omissis Coop.

e, per l’effetto, in riforma dell’impugnata sentenza, respinge il ricorso di primo grado.

Compensa le spese del doppio grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 19 maggio 2016 […]

 

 

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