Prg, zone D2

L’inserimento nel piano regolatore di aree di proprietà dei privati in zona “D2”, assoggettate a PIP commerciale, costituisce una previsione di prg introduttiva non già di un vincolo espropriativo e per questo assoggettato ad efficacia quinquennale, ai sensi dell’art. 2 L. 19 novembre 1968 n. 1187, bensì, di un vincolo strumentale-conformativo la cui efficacia è, come noto, a tempo indeterminato.

Consiglio di Stato sentenza n. 5783 24 novembre 2014

 

[…]

FATTO e DIRITTO

Con ricorso proposto alla Sezione staccata di Salerno del T.a.r. Campania i ricorrenti hanno impugnato;

– la delibera consiliare del Comune di Santa Marina n.10 del 21aprile 2009, concernente l’approvazione del regolamento per l’assegnazione dei lotti del P.I.P. commerciale della frazione Policastro;

– la delibera di Giunta dello stesso Comune n.125 del 1 luglio 2008, concernente l’adozione del P.I.P.;

– la delibera della Comunità Montana del Busento n .429 del 12 dicembre 1989, contenente l’approvazione definitiva del p.r.g. del Comune di Santa Marina.

In merito ai vizi dei predetti impugnati atti di pianificazione e di conseguente regolamentazione di dettaglio hanno dedotto;

-la violazione e falsa applicazione dell’art. 27 della legge regionale Campania n.16 del 22 dicembre 2004, per inosservanza del procedimento di formazione del P.I.P.;

-la violazione e falsa applicazione dell’art.38, punto 1 legge regionale n.16 del 22 dicembre 2004, concernente la decadenza quinquennale dei vincoli espropriativi.

Il Comune si è costituito in giudizio depositando memoria di controdeduzioni e documentazione.

La sentenza impugnata ha dichiarato il ricorso di primo grado infondato rispetto alla delibera di approvazione del regolamento e tardivo rispetto al p.u.a.

Con l’appello in esame vengono sostanzialmente riproposti, rielaborandoli alla luce della sentenza di rigetto, i profili d’illegittimità già contenuti del ricorso di primo grado, aggiungendovi in particolare, la contestazione della tardività del gravame evidenziata dal primo giudice.

Il Comune si costituito per resistere, depositando ampia documentazione, deducendo la nullità e/o la tardività del gravame e sottolineando, nel merito, l’integrale erroneità della ricostruzione del procedimento di adozione del PUA compiuta dagli appellanti.

La Sezione con ordinanza n.1916/2014, ha chiesto al Comune intimato di trasmettere la seguente documentazione:

– copia autentica della deliberazione comunale con la quale è stato approvato il Pua a mente dell’art.27 co. 5° ancora in vigore alla data di presentazione del ricorso di primo grado;

– copia autentica degli atti inseriti nell’elenco dei documenti prodotti con il numero18 ed il numero 19.

Il Comune ha adempiuto trasmettendo la documentazione richiesta, in allegato a breve memoria esplicativa datata 2 ottobre 2014.

All’udienza del 21 ottobre 2014 , la causa è stata trattenuta in decisione.

L’appello è inammissibile.

Ed invero, a tal proposito, occorre anzitutto muovere dall’impugnata delibera della Comunità montana Bussento n.426 del 12 dicembre 1989, con la quale è stato definitivamente approvato il piano regolatore del Comune di Santa Marina.

In quest’ultimo le aree di proprietà dei ricorrenti localizzate nella frazione di Policastro Bussentino sono state inserite in zona “D2” , e assoggette a PIP commerciale.

Si tratta quindi di una previsione di prg introduttiva non già, come erroneamente ritenuto dagli appellanti, di un vincolo espropriativo che grava sulle aree di proprietà dei ricorrenti e per questo assoggettato ad efficacia quinquennale, nella specie già venuta a compimento, ai sensi dell’art. 2 L. 19 novembre 1968 n. 1187, bensì, secondo parametri giurisprudenziali più volte elaborati dal giudice amministrativo, di un vincolo strumentale-conformativo la cui efficacia è, come noto, a tempo indeterminato (Con.Stato – Sez. IV – 22 giugno 2011-n.3797).

Consegue che la lesione di cui parti appellanti si dolgono, con riguardo alla natura espropriativa del vincolo come sopra introdotto, è insussistente a fronte della sopra rilevata natura non espropriativa di detto vincolo istituito con l’ impugnata deliberazione n.426/1989.

Passando all’esame delle censure rivolte alla deliberazione della giunta comunale n.125 del 1 luglio 2008, con la quale è stato adottato il piano urbanistico attuativo della detta zona “D2”, deve essere rilevato che appare corretta la tesi di parte appellante affermativa degli effetti espropriativi di tale piano attuativo ai sensi dell’art.27 della legge regionale Campania n.16 del 2004.

Senonché tale efficacia espropriativa, della cui illegittimità gli appellanti si dolgono, nella fattispecie in concreto non si è determinata, con ciò volendo la Sezione richiamare l’attenzione sulla circostanza che dagli atti non emerge che il Comune all’impugnata adozione del P.U.A. abbia fatto seguire, come pur assolutamente necessario, la sua formale approvazione.

Peraltro neppure appare essere stata data attuazione all’antecedente fase di deposito del progetto adottato, alla pubblicazione dello stesso ed all’ esame delle osservazioni presentate dagli interessati; adempimenti ai quali, a tenore dell’art.27 della citata legge regionale Campania n.16, era indispensabile procedere prima di pervenire all’approvazione del p.u.a. riguardante il progetto definitivo dell’insediamento produttivo-commerciale che né è oggetto e se si voleva che quest’ultima equivalesse, come la norma in rassegna richiede, e come nella stessa delibera impugnata correttamente peraltro, si sottolinea, alla dichiarazione di pubblica utilità di tale intervento.

Poiché detta fasi procedimentali relative all’ esame delle osservazioni e all’approvazione del progetto successiva alla sua adozione, alla luce degli atti di causa risultano del tutto omesse, è del tutto evidente che alcuna dichiarazione implicita di pubblica utilità delle opere di cui al progetto da realizzare sulle aree degli appellanti si è verificata ed è quindi anche del tutto insussistente la lesione di cui gli stessi si dolgono in questo giudizio, supponendo tale pregiudizievole effetto.

Né si può invocare la riconosciuta possibilità di impugnare un piano urbanistico soltanto adottato in quanto in sé lesivo e quindi prima ancora della sua approvazione, riferendosi come noto tale possibilità all’ipotesi urbanistica della fattispecie a formazione progressiva a complessità ineguale che nell’art. 27 delle citata legge regionale n.16/2004 non ricorre.

Quanto alle illegittimità del regolamento per l’assegnazione dei lotti di cui alla delibera consiliare del Comune di Santa Marina n.10 del 21aprile 2009, è del tutto evidente, in ragione di quanto precede, che trattasi di provvedimento privo di rilevanza autonoma e quindi di autonoma efficacia lesiva, della quale si potrà discorrere, eventualmente, solo in presenza di un PUA non solo adottato, ma anche approvato e sottoposto ad impugnazione insieme a tale regolamento.

La particolarità della fattispecie esaminata consente la compensazione delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, per le ragioni di cui in motivazione lo dichiara inammissibile.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 ottobre 2014 […]

 

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