Procedimento rilascio concessione esercizio di autolinea per gravi carenze di servizi

Consiglio di Stato sentenza n. 5386 27 novembre 2015

La disposizione regionale di cui all’art. 34, comma terzo (rectius quarto), legge n. 15 del 14 aprile 1986 (Regione Calabria), ha rigorosamente procedimentalizzato l’esercizio del potere di istituire le nuove autolinee, scandendo le relative fasi, nel corso delle quali ciascuno dei soggetti (pubblici e privati) indicati dal comma terzo si sarebbe dovuto pronunciare in ordine alla sussistenza o meno di «gravi carenze di servizi». Non si può ritenere che le specifiche e articolate valutazioni effettuate sul punto dalla Regione si possano considerare sostitutive di quelle mancanti: allorquando una legge statale o regionale dispone che una amministrazione possa provvedere «soltanto» dopo aver acquisito il parere di altre amministrazioni, la mancata acquisizione degli apporti consultivi non è irrilevante e non può essere sanata dalla amministrazione che conclude il procedimento, formulando proprie considerazioni in assenza degli apporti che avrebbe dovuto valutare in applicazione della legge.

() e corsivi nostri

 

Consiglio di Stato sentenza n. 5386 27 novembre 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

1. Con la deliberazione n. 2465 del 21 maggio 1985, la Giunta Regionale della Calabria attivava, in via sperimentale, l’autolinea Reggio Calabria –Villa San Giovanni – Palmi – Gioia Tauro – Catanzaro. La relativa concessione è stata rilasciata, sempre in via sperimentale, alla s.n.c. L. A..

Il Tar della Calabria, con la sentenza n. 265/85, ha annullato la concessione, per violazione dell’art. 2 della legge 1822/1939.

In sede di esecuzione di tale sentenza, la Regione ha indetto una riunione istruttoria, tenuta a Catanzaro il 29 maggio 1986, al fine di procedere alla formalizzazione dell’autolinea Reggio Calabria –Villa San Giovanni – Palmi – Gioia Tauro – Catanzaro in via ordinaria.

All’esito di tale riunione istruttoria, la Regione ha emanato la delibera n. 3645 del 30 ottobre 1989, che ha istituito la linea ed ha concesso il suo esercizio alla s.n.c. L. A., con respingendo le altre richieste, tra cui quella della s.n.c. B. N..

2. Con il ricorso di primo grado n. 1865 del 1990, proposto al Tar della Calabria, sede di Catanzaro, la s.n.c. B. N. ha impugnato la delibera n. 3465 del 1989, deducendo la sua illegittimità per eccesso di potere sotto i profili di difetto di istruttoria, carenza di presupposti e ingiustizia manifesta, oltre la sua illegittimità per violazione degli articoli 19 e 34 della legge regionale 14 aprile 1986, n. 15, e della circolare ministeriale 18 luglio 1955.

Si è costituita in giudizio la appellata s.n.c. L. A., chiedendo il rigetto del ricorso.

Non si è costituita in giudizio la Regione Calabria.

3. Con la sentenza n. 1899 del 7 novembre 2005, il Tar ha respinto il ricorso, affermando che:

– non sarebbe stato violato l’art. 19 della legge regionale n. 15 del 1986, concernente il parere obbligatorio del Consorzio di Bacino, in quanto tale ente non era stato ancora all’epoca istituito;

– non rileverebbe la durata eccessiva del procedimento, e in particolare l’eccessivo intervallo di tempo trascorso tra la riunione istruttoria e l’assegnazione del servizio alla s.n.c. L. A., poiché il medesimo art. 19, al terzo comma, non ha stabilito un termine perentorio entro il quale si sarebbe dovuto prendere atti delle risultanze della riunione istruttoria;

– non sarebbe stato violato l’art. 34 della medesima legge regionale nella parte in cui, in assenza del piano regionale dei trasporti, esso ha consentito il rilascio di concessioni di nuove autolinee solamente nel caso di gravi carenze dei servizi, su parere favorevole espresso dalla riunione istruttoria, poiché la sussistenza degli interessi pubblici coinvolti era stata esplicitata nel corso del procedimento e ampiamente ribadita nella delibera impugnata;

– non occorreva il previo parere degli enti locali coinvolti, trattandosi di meri pareri facoltativi.

Il Tar ha inoltre respinto le censure riguardanti l’applicazione in concreto del criterio di preferenza consistente nella «finitimità», rilevando che l’impugnata delibera regionale si è basata su una specifica valutazione delle condizioni tecniche e finanziarie delle offerte e della «maggiore coincidenza di tragitti».

4. Con l’appello in esame, la s.n.c. B. N. s.n.c. ha impugnato la sentenza del Tar, riproponendo le censure respinte in primo grado e, in particolare, quella secondo cui i pareri degli enti locali – i cui territori sono stati interessati dalla tratta – dovevano essere necessariamente acquisiti, ai sensi dell’art. 34 della legge regionale n. 15 del 1986.

Si sono costituite in giudizio la appellata s.n.c. L. A. e la Regione Calabria, chiedendo il rigetto dell’appello.

All’udienza del 10 novembre 2015 la causa è stata trattenuta in decisione.

5. Ritiene la Sezione che l’appello sia fondato e vada accolto, poiché risulta fondato il quinto motivo, con cui è stato lamentato che l’atto impugnato in primo grado è stato emesso in assenza della previa necessaria acquisizione dei pareri delle amministrazioni provinciali e comunali coinvolte nell’istituzione dell’autolinea in questione.

La legge regionale 14 aprile 1986, n. 15, oltre alla disciplina ‘a regime’ sul rilascio di

concessione di autolinee

, ha previsto una disciplina transitoria all’art. 34, il cui comma terzo ha disposto che «Fino all’approvazione del piano regionale dei trasporti, di cui all’articolo 6, e alla conseguente riorganizzazione dei servizi ai sensi dell’articolo 20 della presente legge, la Giunta regionale potrà procedere al rilascio di nuove concessioni soltanto in caso di riconosciuta esigenza di provvedere a gravi carenze di servizi, su parere favorevole espresso dalla riunione istruttoria di cui all’articolo 19, sentiti, per ognuno dei bacini di traffico provvisoriamente individuati dall’articolo 11, l’Amministrazione provinciale, le Comunità montane, i Comuni, le Unità Sanitarie Locali e i Distretti scolastici interessati e le forze sociali e sindacali».

Nella specie, risulta pacificamente dalla documentazione acquisita (e di ciò ha comunque dato atto la stessa sentenza appellata) che il provvedimento n. 3645 del 30 ottobre 1989 è stato emesso senza acquisire i pareri delle Province e dei Comuni interessati, quando ancora non era stato approvato il piano regionale dei trasporti.

La sentenza impugnata ha ritenuto che il sopra riportato art. 34, comma terzo, «non sembra far riferimento a pareri vincolanti quanto piuttosto pareri facoltativi, cosicché la mancata audizione delle amministrazioni provinciali e dei comuni concretizzando una irregolarità procedurale non comporta la nullità dell’intero procedimento istruttorio e di conseguenza dell’atto finale adottato».

Ritiene la Sezione che – al di là dell’improprietà del riferimento alla categoria della ‘nullità – la sentenza appellata non ha correttamente interpretato il medesimo art. 34, comma terzo.

La disposizione regionale ha rigorosamente procedimentalizzato l’esercizio del potere di istituire le nuove autolinee, scandendo le relative fasi, nel corso delle quali ciascuno dei soggetti (pubblici e privati) indicati dal comma terzo si sarebbe dovuto pronunciare in ordine alla sussistenza o meno di «gravi carenze di servizi».

Non si può ritenere che le specifiche e articolate valutazioni effettuate sul punto dalla Regione si possano considerare sostitutive di quelle mancanti: allorquando una legge statale o regionale dispone che una amministrazione possa provvedere «soltanto» dopo aver acquisito il parere di altre amministrazioni, la mancata acquisizione degli apporti consultivi non è irrilevante e non può essere sanata dalla amministrazione che conclude il procedimento, formulando proprie considerazioni in assenza degli apporti che avrebbe dovuto valutare in applicazione della legge.

6. Per le considerazioni che precedono, l’appello deve essere accolto, sicché – in riforma della sentenza del Tar – il ricorso di primo grado va accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

La condanna al pagamento delle spese dei due gradi del giudizio segue la soccombenza. Di essa è fatta liquidazione nel dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) definitivamente pronunciando sull’appello n. 9649 del 2006, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado n. 1865 del 1990.

Condanna la Regione Calabria e la ditta L. A. s.n.c. – in solido tra loro – al pagamento delle spese per i due gradi di giudizio a favore della s.n.c. B. N., determinandole in complessivi € 6.000,00 (seimila/00), oltre agli accessori di legge.

Dispone che le parti soccombenti, in solido tra loro, rimborsino all’appellante anche quanto effettivamente pagato a titolo di contributo unificato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 10 novembre 2015 […]

 

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