Processo amministrativo, condanna spese processuali, no soccombenza: motivazione specifica

Consiglio di Stato sentenza n. 3430 28 luglio 2016

La regolazione delle spese non abbisogna, in via generale, di una ampia motivazione, posto che queste, per principio generale, seguono la soccombenza (art. 91 c.p.c.), ovvero si tratta di evenienza emergente dalla stessa sentenza (soccombenza reciproca, assoluta novità della questione trattata, mutamento della giurisprudenza), ponendosi, invece un onere di più specifica motivazione laddove la regolazione delle spese prescinda dalla vittoria in giudizio e risponda ad esigenze differenti (art. 92, comma primo).

Resta fermo che, in sede di regolazione delle spese, il giudice è attributario di ampia discrezionalità, da esercitarsi nella considerazione, oltre che della intervenuta soccombenza, degli ulteriori elementi indicati dagli artt. 91 ss. cod. proc. civ, cui rinviano gli artt. 26, 39 e 88 Cpa.

 

Consiglio di Stato

sentenza n. 3430 28 luglio 2016

[…]

FATTO

Con il ricorso in esame, la società Omissis impugna la sentenza 11 febbraio 2015 n. 219, con la quale il TAR per la Puglia, sez. III, in sede di giudizio di ottemperanza, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere.

In primo grado, la signora Omissis aveva richiesto che il Tribunale, in ottemperanza alle sentenze del TAR Puglia nn. 1369/2007 e 3269/2010, pronunciasse la declaratoria di nullità di taluni atti, ed in particolare del provvedimento del dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di Gioia del Colle 17 luglio 2014 n. 2026/20361, relativo alla pratica edilizia n. 357/2010, con cui è stato disposto il rilascio del permesso di costruire, condizionato alla produzione di taluni documenti.

Il Tribunale è pervenuto alla declaratoria di cessazione della materia del contendere, in quanto “emerge dalla produzione della difesa della stessa ricorrente (deposito del 26 gennaio 2015), che la società istante ha comunicato, con istanza depositata al protocollo comunale (datato 23 dicembre 2014), di rinunziare alla domanda per il rilascio del permesso di costruire di cui alla pratica n. 357/2010, con conseguente richiesta di archiviazione della stessa”. Alla luce di tale circostanza, risultano superati tutti gli atti impugnati (che, è bene chiarire, nella sequenza procedimentale, si sono arrestati prima del rilascio del titolo)”.

La sentenza impugnata ha altresì proceduto – stante la soccombenza virtuale – alla condanna della società attuale ricorrente, in solido con il Comune di Gioia del Colle, al pagamento, in favore della Omissis, delle spese processuali, liquidate in complessivi Euro 2000,00 (oltre IVA, CPA, spese generali in misura del 15%,) nonché rifusione del contributo unificato.

Avverso tale decisione, viene proposto il seguente motivo di impugnazione:

violazione art. 26 Cpa e 92, co. 2, c.p.c.; violazione art. 24 Cost.; violazione dell’obbligo di motivazione; ciò in quanto “la soccombenza virtuale deve essere assistita da una motivazione tale da esternare l’iter logico-giuridico in base al quale il soccombente sarebbe risultato tale all’esito del giudizio di merito”. Nel caso di specie, “il giudice non ha effettuato né considerazioni di merito né considerazioni di rito, tali da poter giustificare la condanna alle spese”.

Si è costituita in giudizio la signora Omissis, che ha concluso per il rigetto dell’appello, stante la sua infondatezza.

All’udienza di trattazione in camera di consiglio, la causa è stata riservata in decisione.

DIRITTO

L’appello è infondato e deve essere, pertanto, respinto.

La regolazione delle spese non abbisogna, in via generale, di una ampia motivazione, posto che queste, per principio generale, seguono la soccombenza (art. 91 c.p.c.), ovvero si tratta di evenienza emergente dalla stessa sentenza (soccombenza reciproca, assoluta novità della questione trattata, mutamento della giurisprudenza), ponendosi, invece un onere di più specifica motivazione laddove la regolazione delle spese prescinda dalla vittoria in giudizio e risponda ad esigenze differenti (art. 92, comma primo).

Resta fermo che, in sede di regolazione delle spese, il giudice è attributario di ampia discrezionalità, da esercitarsi nella considerazione, oltre che della intervenuta soccombenza, degli ulteriori elementi indicati dagli artt. 91 ss. cod. proc. civ, cui rinviano gli artt. 26, 39 e 88 Cpa (Cons. Stato, sez. IV, 19 novembre 2012 n. 5854).

Orbene, come precisato dalla stessa società ricorrente, l’impugnazione è rivolta avverso il capo della decisione di I grado con la quale, una volta dichiarata la cessazione della materia del contendere, attesa la soccombenza virtuale, si è proceduto alla condanna alle spese di giudizio. E ciò “non in ragione della mera condanna alle spese giudiziali, bensì in ragione della soccombenza virtuale, ex se lesiva in quanto immotivata ed idonea a pregiudicare l’ulteriore coltivazione dell’interesse pretensivo dell’appellante a godere delle facoltà dominicali connesse all’edificio a ristrutturarsi”.

Nel caso di specie, il giudizio di soccombenza virtuale effettuato ai fini della regolazione delle spese risulta motivato dal complesso delle argomentazioni fornite in decisione, posto che, trattandosi di azione di nullità nell’ambito del giudizio di ottemperanza (per violazione e/o elusione del giudicato), il thema decidendum è costituito dalla mera contrarietà o elusione degli atti impugnati rispetto ad un giudicato formatosi.

Il venir meno dell’interesse al rilascio del titolo edilizio (peraltro non avvenuto, come precisato in sentenza, afferendo la richiesta declaratoria di nullità ad atti a questo propedeutici), determina la cessazione della materia del contendere in sede di ottemperanza.

Ed il giudizio di soccombenza virtuale non riguarda “l’interesse pretensivo dell’appellante a godere delle facoltà dominicali connesse all’edificio a ristrutturarsi”, bensì, più propriamente il contrasto tra gli atti impugnati ed il giudicato formatosi.

D’altra parte, ciò è stato affermato anche dalla sentenza impugnata che, proprio respingendo una richiesta della ricorrente Omissis, ha affermato che, alla luce di quanto medio tempore intervenuto, “non può pertanto accedersi alla richiesta della difesa di parte ricorrente di decidere nel merito la controversia, al fine di fornire al Comune le eventuali indicazioni conformative, necessarie per garantire il corretto operato dell’ente”, proprio alla luce dei limiti della domanda giudiziale.

Dal complesso delle argomentazioni esposte in sentenza risulta, dunque, soddisfatto l’onere di motivazione sufficiente a giustificare quanto disposto in sede di regolazione delle spese.

Per le ragioni esposte, l’appello deve essere rigettato, con conseguente conferma della sentenza impugnata, quanto al capo della medesima oggetto di impugnazione, relativo alla regolazione delle spese.

Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

definitivamente pronunciando sul ricorso proposto da Omissis s.r.l. (n. 7633/2015 r.g.), lo rigetta, con conseguente conferma della sentenza impugnata.

Condanna l’appellante al pagamento, in favore della parte appellata, delle spese ed onorari di giudizio, che liquida in complessivi Euro 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre accessori come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 aprile 2016 […]

 

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