Processo amministrativo, notifica appello dopo un anno da pubblicazione sentenza: si applica l’art. 330 cpc terzo comma

In materia di notifica dell’appello nel processo amministrativo si è recentemente pronunciato il Consiglio di Stato.

 

L’art. 330 cpc co. 3, secondo il quale “…dopo un anno dalla pubblicazione della sentenza, l’impugnazione, se è ancora ammessa dalla legge, si notifica personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti”, si applica anche al processo amministrativo.

Infatti l’art. 93 c.p.a. nulla dispone in relazione alle notifiche eseguite dopo l’anno dalla pubblicazione della sentenza, per cui la sua disciplina va integrata, ai sensi del precedente art. 39, con quella dettata per il processo civile e quindi anche con l’art. 330, comma 3, c.p.c..

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Consiglio di Stato sentenza n. 4072 4 ottobre 2016

[…]

FATTO e DIRITTO

Con l’odierno ricorso la Omissis s.r.l., in proprio e quale mandataria del RTI, con Omissis s.r.l., dott. ing. Omissis, dott. ing. Omissis e dott. ing. Omissis, propone opposizione di terzo ordinaria avverso la sentenza 2/12/2015 n. 5454 con cui questa Sezione, in accoglimento dell’appello proposto dalla Omissis s.r.l., ha annullato la sentenza del TAR Sardegna n. 663/2012 respingendo, per l’effetto, il ricorso di primo grado proposto dalla Omissis s.r.l. contro l’aggiudicazione di un appalto di progettazione, esecuzione di lavori e attività accessorie, relativo al centro intermodale di Iglesias, disposta dall’omonimo Comune in favore dell’RTI capeggiato dalla Omissis s.r.l.

A sostegno del ricorso l’opponente deduce, tra l’altro, violazione dell’art. 330, comma 3, del cod. proc. civ. in considerazione del fatto che l’appello non le sarebbe stato ritualmente notificato.

Per resistere al ricorso si sono costituiti in giudizio sia la Omissis s.r.l., sia il Comune di Iglesias.

Le parti private hanno, inoltre, ulteriormente illustrato le rispettive tesi difensive con apposite memorie.

Alla pubblica udienza del 29/9/2016 la causa è passata in decisione.

La censura con cui l’opponente deduce la violazione dell’

art. 330 c.p.c.

merita accoglimento.

In punto di fatto occorre precisare quanto segue:

1) la Omissis s.r.l. ha proposto appello contro la sentenza del TAR Sardegna 5/7/2012 n. 663, non notificata;

2) alla pubblica udienza del 18/6/2015, la causa è passata in decisione;

3) con ordinanza collegiale 10/7/2015 n. 3494, la Sezione, “Considerato che la notifica dell’appello, nel mentre si presenta ritualmente eseguita nei confronti del Comune di Iglesias e delle mandanti del costituendo R.T.I. vittorioso in primo grado, in base agli elementi disponibili non appare regolarmente effettuata nei riguardi della mandataria dello stesso R.T.I., la s.r.l. Omissis, non costituita in questo grado di giudizio” e “Vista la memoria depositata in data 29 maggio 2015, con la quale la parte appellante, dato atto di quanto precede, richiede l’assegnazione di un termine per la rinnovazione della notifica dell’appello alla suddetta società mandataria”, ha ordinato “la rinnovazione della notifica di cui in motivazione, da effettuarsi da parte dell’appellante nel termine perentorio di gg. venti dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della presente ordinanza”;

4) l’appellante ha, quindi, rinnovato la notificazione nei confronti della Omissis s.r.l. consegnando copia dell’appello, presso il domicilio eletto per il giudizio di primo grado, in data 27/7/2015;

5) con la sentenza opposta la Sezione, sul presupposto del corretto adempimento dell’incombente, ha deciso nel merito l’appello, accogliendolo.

Alla luce dei fatti come sopra sinteticamente riassunti, correttamente la Omissis deduce la violazione dell’art. 330, comma 3, c.p.c., applicabile al processo amministrativo in virtù di quanto disposto dall’art. 39 c.p.a.

Difatti, ai sensi della ricordata norma processualcivilistica, “…dopo un anno dalla pubblicazione della sentenza, l’impugnazione, se è ancora ammessa dalla legge, si notifica personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti”.

Nel caso di specie, dunque, essendo pacificamente trascorso oltre un anno dalla pubblicazione della sentenza del TAR, la nuova notificazione dell’appello avrebbe dovuto essere eseguita presso il domicilio reale della Omissis s.r.l. e non presso il domicilio eletto per il giudizio di primo grado.

La notifica compiuta, pertanto (non sanata dalla costituzione in giudizio della suddetta appellata), era da considerarsi radicalmente nulla (Cass. Civ., Sez. Lav., 20/1/2015, n. 857), con la conseguenza che la Sezione avrebbe dovuto dichiarare l’appello improcedibile ex art. 95, comma 4, c.p.a..

Obietta la Omissis s.r.l. che il ricorso sarebbe inammissibile in quanto la società opponente difetterebbe della qualità di “terzo ignaro”, posto che l’originaria notifica dell’appello doveva considerarsi validamente eseguita, in quanto effettuata, a mezzo posta, presso il domicilio eletto per il giudizio di primo grado, consegnando il plico nelle mani del procuratore costituito che lo ha ritirato in veste di destinatario, come attestato dalla relata di notifica e dall’avviso di ricevimento.

Infatti il mero errore nell’indicazione del nome di battesimo dell’avvocato destinatario del plico contenuto nell’avviso di ricevimento, non sarebbe tale da inficiare la notifica.

Peraltro, la richiesta di un termine per la rinnovare la notifica sarebbe stata avanzata a mero scopo cautelativo, essendo la notificazione già eseguita di per se valida. E in tale ipotesi gli effetti della rinnovazione retroagirebbero al momento in cui la prima notificazione si è perfezionata.

L’obiezione non può essere condivisa.

Ed invero, tutti gli argomenti spesi dalla parte resistente per dimostrare la validità della prima notifica, restano superati dal fatto che con l’ordinanza n. 3494/2015, richiamata nella sentenza opposta, la Sezione ha ritenuto (con pronuncia ormai sul punto irretrattabile) la notifica stessa non “regolarmente effettuata nei riguardi della mandataria dello stesso R.T.I., la s.r.l. Omissis”. E del resto se la notifica fosse stata ritenuta valida e rituale, ancorchè in presenza dell’errore materiale invocato dalla Omissis s.r.l., il Collegio, in applicazione del principio “utile per inutile non vitiatur”, non ne avrebbe disposto la rinnovazione.

La ricorrente, quale controinteressato pretermesso, rientra, quindi, nella categoria dei terzi legittimati, ai sensi dell’art. 108 c.p.a., a proporre opposizione (Cons. Stato, Sez. V, 30/5/2016 n. 2267).

La società intimata deduce, ancora, che l’art. 330, comma 3, del c.p.c. non sarebbe applicabile al processo amministrativo, essendo l’aspetto delle notificazioni integralmente disciplinato dall’art. 93 c.p.a. il qual prevede che l’impugnazione debba “essere notificata nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto dalla parte nell’atto di notificazione della sentenza o, in difetto, presso il difensore o nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto per il giudizio e risultante dalla sentenza”.

La tesi non convince.

L’art. 93 c.p.a. nulla dispone in relazione alle notifiche eseguite dopo l’anno dalla pubblicazione della sentenza, per cui la sua disciplina va integrata, ai sensi del precedente art. 39, con quella dettata per il processo civile e quindi anche con l’art. 330, comma 3, c.p.c. (per l’affermazione del principio secondo cui, anche nel processo amministrativo, decorso un anno dalla pubblicazione della sentenza, l’impugnazione va notificata personalmente alla parte si veda Cons. Stato, Sez. III, 26/6/2015, n. 3206).

Afferma, infine, la resistente che, comunque, l’art. 330, comma 3, c.p.c. potrebbe operare nella sola ipotesi di cui al precedente art. 327, comma 2, per cui non troverebbe applicazione nel caso di specie, sia perché l’originaria notifica era stata correttamente eseguita nei confronti del procuratore della ricorrente, sia perché il rapporto processuale si era instaurato nei confronti delle altre parti del giudizio, cosicché la sentenza non poteva considerarsi “definitiva”.

Nemmeno questa deduzione coglie nel segno.

Come più sopra rilevato l’invalidità dell’originaria notifica dell’appello eseguita nei confronti della Omissis s.r.l. non può più essere messa in discussione, essendosi sul punto formato il giudicato.

Del tutto irrilevante ai fini di causa risulta, poi, che nei confronti delle altre parti del giudizio il rapporto si fosse correttamente instaurato. Difatti nei riguardi della ricorrente siffatto rapporto, giusta quanto sopra rilevato, non si era perfezionato, per cui essendo trascorso oltre un anno dalla pubblicazione della sentenza, l’impugnazione doveva essere notificata alla parte personalmente ai sensi dell’art. 330, comma 3 c.p.c.

In definitiva il ricorso va accolto.

Restano assorbiti tutti gli argomenti di doglianza, motivi od eccezioni non espressamente esaminati che il Collegio ha ritenuto non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a supportare una conclusione di tipo diverso.

Spese e onorari di giudizio, in considerazione della novità delle questioni trattate, possono essere integralmente compensati.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto dichiara improcedibile l’appello di cui al ricorso n. 7832/2012 e conseguentemente annulla la sentenza 2/12/2015 n. 5454.

Spese compensate

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 29 settembre 2016 […]

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