Processo telematico entrata in vigore 1 gennaio 2017, rimessione in termini

Processo telematico entrata in vigore: dal 1 gennaio 2017 il ricorso amministrativo prodotto in formato nativo digitale ma privo di sottoscrizione digitale è nullo. Se notificato prima dell’1 gennaio va riconosciuto l’errore scusabile.

Nel giudizio regolato dalle disposizioni sul processo amministrativo telematico il ricorso prodotto in formato nativo digitale ma che non reca sottoscrizione digitale è nullo; sussistono comunque le condizioni che consentono la rimessione in termini per errore scusabile, ai sensi dell’art. 37 c.p.a., nel caso in cui la notificazione del ricorso è stata effettuata quando ancora non erano vigenti le norme in materia di processo amministrativo telematico e il deposito ha avuto luogo successivamente all’entrata in vigore di tali norme.

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Tar Calabria ordinanza cautelare n. 50 9 febbraio 2017

[…]

Rilevato

– che il ricorso, notificato il 16 dicembre 2016, è stato depositato il 10 gennaio 2017, per cui in relazione ad esso trovano applicazione le disposizioni sul processo amministrativo telematico;

– che il ricorso prodotto in formato nativo digitale, depositato nella data indicata del 10 gennaio 2017, non reca sottoscrizione digitale e risulta, perciò, nullo;

– che parte ricorrente, in data 26 gennaio 2017, oltre il termine di trenta giorni dall’ultima notifica avvenuta il 16 dicembre 2016, ha depositato ricorso in formato nativo digitale, recante sottoscrizione digitale;

Vista l’istanza di rimessione in termini formulata dal difensore di parte ricorrente nella camera di consiglio dell’8 febbraio 2017;

Ritenuto

– che sussistono le condizioni che consentono la rimessione in termini per errore scusabile, ai sensi dell’art. 37 c.p.a., in considerazione delle comprensibili e oggettive incertezze riscontrabili soprattutto in casi in cui, come quello di specie, la notificazione del ricorso è stata effettuata quando ancora non erano vigenti le norme in materia di processo amministrativo telematico e il deposito ha avuto luogo successivamente all’entrata in vigore delle norme richiamate;

Considerato

– che risulta dalla documentazione prodotta che -OMISSIS-, già socia della società ricorrente, e -OMISSIS-, socio e amministratore della società, sono rispettivamente coniuge convivente e nuora di -OMISSIS-, ritenuto vicino a una cosca mafiosa e condannato per estorsione continuata in concorso e che dalla documentazione risulta, altresì, che quest’ultimo è dipendente della ditta o, perlomeno, lo è stato;

– che le indicate circostanza, a un primo sommario esame, appaiono sufficienti a supportare la valutazione di sussistenza di situazioni relative a pericoli di infiltrazioni mafiose tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società e che, pertanto, non sussistono i presupposti per la concessione delle richieste misure cautelari;

– che le spese della presente fase devono essere poste a carico della società ricorrente;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima)

– dispone la rimessione in termini in relazione al tardivo deposito del ricorso in formato nativo digitale, recante sottoscrizione digitale;

– respinge l’istanza cautelare;

– condanna la -OMISSIS-, in persona del legale rappresentante p.t., al pagamento in favore del Ministero dell’Interno di spese e competenze della presente fase cautelare, che liquida in complessivi euro 1.000,00, oltre accessori come per legge.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda la Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-.

Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 8 febbraio 2017 […]

 

 

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