Pronuncia d’ufficio scopo nomofilattico, non basta missiva a Presidente Corte

Ai sensi dell’ art. 363, terzo comma, cod. proc. civ., la pronuncia d’ufficio a puro scopo nomofilattico è occasionata dalla proposizione di un ricorso per cassazione inammissibile, pertanto non vi è spazio per un responso officioso della Corte quando la parte, anziché proporre l’impugnazione per cassazione, si sia limitata ad indirizzare una missiva al Primo Presidente della Corte, sollecitando l’enunciazione di un principio di diritto nell’interesse della legge.

Cassazione civile Ordinanza n. 10557 22 maggio 2015

 

Ritenuto che il consigliere designato ha deposita­to, in data 27 ottobre 2014, la seguente proposta di de­finizione, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ. : «N. P. ha proposto reclamo al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sezione distaccata di Caserta, avverso l’ordinanza in data 17 settembre 2013 con cui il Tribunale aveva ordinato, ex art. 1168 cod. civ., la reintegra di M., G. e G. P. nel possesso di un’aiuola del cortile in comproprietà delle sorelle e retrostante fabbricato sito in Omissis, nonché, ex art. 1170 cod. civ., la manutenzione del possesso del cortile antistan­te il medesimo fabbricato.

Il Tribunale, con ordinanza in data 15 aprile 2014, ha dichiarato inammissibile per tardività il reclamo, con­fermando il provvedimento cautelare.

Conferendo procura all’Avv. S. R., il P., con atto depositato in cancelleria il 10 giugno 2014, ha formulato, indirizzandola al Primo Presidente e al Procuratore generale della Corte, istanza ex art. 363 cod. proc. civ. di enunciazione, da parte di questa Corte, di principio di diritto nell’interesse della legge, confermando “il principio di diritto espresso e sostenu­to nella ordinanza n. 20326 del 4 settembre 2013 appli­cabile, in via analogica, all’art. 669-terdecies cod. proc. civ.”.

Per le valutazioni di pertinenza di questa Sezione, ad avviso del relatore non vi è luogo a provvedere sull’istanza. Essa è infatti priva dei requisiti minimi per essere considerata un ricorso esaminabile da questa Corte, non essendo stata notificata alle controparti nel giudizio a quo».

Letta la memoria della parte istante.

Considerato che il Collegio condivide la proposta di definizione contenuta nella relazione di cui sopra;

che i rilievi critici contenuti nella memoria non colgono nel segno;

che, infatti, nella specie ci si trova di fronte ad una iniziativa della parte che non si concreta in un ri­corso – come richiesto dall’art. 363, terzo comma, cod. proc. civ. — ma in una mera istanza di enunciazione del principio di diritto nell’interesse della legge, al di fuori della proposizione del mezzo di impugnazione per cassazione;

che va precisato che, nel disegno normativo, l’enunciazione da parte della Corte di cassazione, con funzione di orientamento pro futuro della giurispruden­za, del «principio di diritto nell’interesse della leg­ge», si collega o a una sollecitazione da parte del procuratore generale della Corte di cassazione («quando le parti non hanno proposto ricorso nei termini di legge o vi hanno rinunciato, ovvero quando il provvedimento non è ricorribile in cassazione e non è altrimenti impugna­bile») o all’esercizio del potere officioso della stessa Corte, la quale, in presenza di un ricorso di parte di­chiarato inammissibile, è abilitata a superare, nell’interesse generale, il limite della contingente inammissibilità, e a perseguire l’obiettivo nomofilattico allorché la questione che dovrebbe essere decisa è «di particolare importanza»;

che mentre la richiesta di enunciazione del princi­pio di diritto nell’interesse della legge, rivolta alla Corte di cassazione dal procuratore generale ai sensi del primo comma del citato art. 363, si configura non già come mezzo di impugnazione, ma come procedimento au­tonomo, originato da un’iniziativa diretta a consentire il controllo sulla corretta osservanza ed uniforme ap­plicazione della legge (con la conseguenza che la detta iniziativa, che si concreta in una mera richiesta e non già in un ricorso, non dev’essere notificata alle parti, prive di legittimazione a partecipare al procedimento : Cass., Sez. Un., 1° giugno 2010, n. 13332); l’eventualità che la Corte si pronunci sulle questioni di particolare importanza anche d’ufficio «quando il ri­corso proposto dalle parti è dichiarato inammissibile», presuppone, invece, ai sensi del terzo comma della mede­sima disposizione, che la parte abbia attivato una do­manda impugnatoria proponendo un ricorso per cassazione;

che, pertanto, poiché, ai sensi dell’art. 363, ter­zo comma, cod. proc. civ., la pronuncia d’ufficio a puro scopo nomofilattico è occasionata dalla proposizione di un ricorso per cassazione inammissibile, non vi è spazio per un responso officioso della Corte quando la parte, anziché proporre l’impugnazione per cassazione, si sia limitata ad indirizzare una missiva al primo presidente della Corte, sollecitando l’enunciazione di un principio di diritto nell’interesse della legge;

che, quindi, sull’istanza deve dichiararsi non luo­go a provvedere;

che, non essendo stato proposto un ricorso e non essendovi alcuna pronuncia di inammissibilità, improce­dibilità o non fondatezza, non si deve neppure far luogo alla dichiarazione di cui al comma 1-quater all’art. 13 del testo unico approvato con il d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, introdotto dall’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato — Legge di stabilità 2013).

PER QUESTI MOTIVI
La Corte dichiara

non luogo a provvedere sull’istanza.

Cosi deciso in Roma, nella camera di consiglio del­la VI-2 Sezione civile della Corte suprema di Cassazio­ne, il 9 aprile 2015.[…]

 

 

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