Reati ostativi permesso di soggiorno

Reati ostativi permesso di soggiorno: La condanna per un reato ostativo conduce in modo vincolato al rifiuto del permesso di soggiorno, ovvero alla revoca o al rigetto dell’istanza di rinnovo del permesso medesimo.

 

…Rispetto alla portata ostativa alla permanenza in Italia che deriva dalla condanna per taluno dei reati compresi nelle norme richiamate, la giurisprudenza (cfr. Corte Costituzionale n. 277/2014; Consiglio di Stato, sez. III, 05 giugno 2015, n. 2775) ha da tempo precisato che il combinato disposto degli artt. 4, comma 3, e 5, comma 5, del d.l.vo n. 286/1998, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dalla legge n. 189/2002, qualifica come di per sé tassativamente ostative al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno talune condanne penali, tra le quali è compresa quella riportata dalla ricorrente.

Si tratta di situazioni in cui il legislatore considera la commissione di determinati reati come in sé espressiva di pericolosità sociale dello straniero, precludendone l’ingresso e la permanenza in Italia; in altre parole, il legislatore assume a paradigma ostativo non la gravità del fatto concreto, in sé e per sé considerata, “quanto la specifica natura del reato, riposando la sua scelta su una esigenza di conformazione agli impegni di “inibitoria” di traffici riguardanti determinati settori reputati maggiormente sensibili”.

Ne consegue che la condanna per un reato ostativo conduce in modo vincolato al rifiuto del permesso di soggiorno, ovvero alla revoca o al rigetto dell’istanza di rinnovo del permesso medesimo..

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Tar Lombardia sentenza n. 1995 2 novembre 2016

[…]

per l’annullamento

– del provvedimento n. 24602/2010 Imm. – Id. 826707 emesso dalla Questura della Provincia di Milano in data 09.12.2010, recante il rigetto dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno;

[…]

FATTO

Il ricorrente impugna il provvedimento indicato in epigrafe, deducendone l’illegittimità per violazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi profili e ne chiede l’annullamento.

Si costituisce in giudizio l’amministrazione resistente, eccependo l’infondatezza dell’impugnazione, di cui chiede il rigetto.

Con ordinanza n. 586/2011, il Tribunale respinge la domanda cautelare contenuta nel ricorso.

All’udienza del 29 settembre 2016, la causa viene trattenuta in decisione.

DIRITTO

1) Con il provvedimento impugnato, la Questura di Milano ha respinto l’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato presentata da Omissis.

Il rigetto si fonda sulle seguenti considerazioni: a) lo straniero, già titolare di permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, è stato condannato, con sentenza del Tribunale di Vigevano datata 12.02.2010, alla pena di anni 1 e mesi 6 di reclusione per i reati di cui agli artt. 81, comma 2, c.p., 2, 7, 4 e 7 della legge 1967 n. 895 e 648 c.p., perché al fine di commettere il delitto di tentata estorsione ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso, deteneva illegalmente e portava in luogo pubblico un pistola Beretta cal. 9 short, ricevuta pur conoscendone l’illecita provenienza; b) la condanna riportata integra un reato di per sé ostativo alla permanenza dello straniero in Italia e non consente il rilascio del titolo di soggiorno richiesto.

2) Con più censure, da trattare congiuntamente perché strettamente connesse sul piano logico e giuridico, Omissis lamenta sia che il diniego è stato adottato senza tenere conto dell’assenza di una sua concreta pericolosità sociale, sia che il provvedimento non sarebbe stato tradotto in modo da consentirgliene la reale comprensione.

Le censure sono infondate.

In primo luogo, va ribadito che il ricorrente è stato condannato per il reato di detenzione e porto abusivo di armi ai sensi degli artt. 2, 4, 7 della legge 1967 n. 895, reato in presenza del quale l’art. 4 del d.l.vo 1998 n. 286 esclude, indipendentemente dall’entità della pena in concreto irrogata, che il condannato extracomunitario possa soggiornare e permanere in Italia.

In particolare, l’art. 4, comma 3, del d.l.vo 1998 n. 286 stabilisce che non è ammesso in Italia lo straniero che sia considerato una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l’Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressone dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone o “che risulti condannato, anche con sentenza non definitiva, compresa quella adottata a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per reati previsti dall’articolo 380, commi 1 e 2, del codice di procedura penale”, fattispecie, quest’ultima cui è riconducibile il reato commesso dalla ricorrente.

Del resto, il successivo art. 5, comma 5, del d.l.vo 1998 n. 286 dispone che “il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati e, se il permesso di soggiorno è stato rilasciato, esso è revocato, quando mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 22, comma 9, e sempre che non siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio e che non si tratti di irregolarità amministrative sanabili. Nell’adottare il provvedimento di rifiuto del rilascio, di revoca o di diniego di rinnovo del permesso di soggiorno dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare ovvero del familiare ricongiunto, ai sensi dell’articolo 29, si tiene anche conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell’interessato e dell’esistenza di legami familiari e sociali con il suo Paese d’origine, nonché, per lo straniero già presente sul territorio nazionale, anche della durata del suo soggiorno nel medesimo territorio nazionale”.

Rispetto alla portata ostativa alla permanenza in Italia che deriva dalla condanna per taluno dei reati compresi nelle norme richiamate, la giurisprudenza (cfr. Corte Costituzionale n. 277/2014; Consiglio di Stato, sez. III, 05 giugno 2015, n. 2775) ha da tempo precisato che il combinato disposto degli artt. 4, comma 3, e 5, comma 5, del d.l.vo n. 286/1998, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dalla legge n. 189/2002, qualifica come di per sé tassativamente ostative al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno talune condanne penali, tra le quali è compresa quella riportata dalla ricorrente.

Si tratta di situazioni in cui il legislatore considera la commissione di determinati reati come in sé espressiva di pericolosità sociale dello straniero, precludendone l’ingresso e la permanenza in Italia; in altre parole, il legislatore assume a paradigma ostativo non la gravità del fatto concreto, in sé e per sé considerata, “quanto la specifica natura del reato, riposando la sua scelta su una esigenza di conformazione agli impegni di “inibitoria” di traffici riguardanti determinati settori reputati maggiormente sensibili”.

Ne consegue che la condanna per un reato ostativo conduce in modo vincolato al rifiuto del permesso di soggiorno, ovvero alla revoca o al rigetto dell’istanza di rinnovo del permesso medesimo.

Nel caso di specie, il carattere ostativo della condanna non è superabile in ragione del fatto che lo straniero sia padre di una bambina nata in Italia nel 2006, atteso che, fermo restando che il ricorrente non ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare, va evidenziato come né dal ricorso, né dalla documentazione allegata emergono elementi da cui desumere che egli abbia, in concreto e con attualità rispetto al tempo di emanazione del provvedimento, “legami familiari nel territorio dello Stato” (cfr. Corte costituzionale, 18 luglio 2013, n. 202).

Ne deriva che nei confronti del ricorrente il reato commesso determina l’ostatività alla sua permanenza in Italia, sulla base della valutazione di pericolosità compiuta dal legislatore, sicché l’amministrazione, pur evidenziando che lo straniero è gravato da un precedente penale per rissa e presenta segnalazioni per guida sotto l’effetto di sostanze alcoliche, falsa attestazione a pubblico ufficiale e lesioni personali, ha legittimamente omesso di procedere all’accertamento in concreto della sua pericolosità sociale e, di conseguenza, resta del tutto irrilevante il fatto che egli abbia documentato di disporre di attività lavorativa ed abbia fruito di benefici penitenziari in sede di esecuzione penale.

Quanto poi alla lamentata traduzione solo parziale del provvedimento in una lingua nota al ricorrente, basta evidenziare, da un lato, che tale circostanza integra una mera irregolarità dell’atto, idonea al più ad incidere sulla valutazione di tempestività del ricorso e a consentire il riconoscimento di un errore scusabile qualora, a causa della mancata traduzione, lo straniero non sia stato in grado di comprendere il contenuto del provvedimento e, quindi, di impugnarlo tempestivamente in sede giurisdizionale, dall’altro, che la tesi per cui l’interessato non conosceva la lingua italiana è del tutto apodittica ed inverosimile, atteso che egli è presente in Italia almeno dal 2003, ha svolto attività lavorativa in Italia e ha documentato contatti, anche attraverso atti scritti, con datori di lavoro italiani.

In definitiva, il provvedimento si basa sulla constatazione dell’esistenza, in capo al ricorrente, di una condanna di per sé ostativa alla sua permanenza in Italia e presenta un corredo motivazionale adeguato, perché esprime le ragioni di fatto e di diritto sottese alla determinazione assunta, con conseguente infondatezza delle censure proposte.

3) In definitiva, il ricorso è infondato e deve essere respinto.

Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta)

definitivamente pronunciando, respinge il ricorso indicato in epigrafe.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese della lite, in favore dell’amministrazione resistente, liquidandole in euro 1.000,00 (mille), oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 29 settembre 2016 […]

 

 

 

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