Reato grave commesso dallo straniero non automaticamente ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno se il richiedente ha legami familiari ed una stabile permanenza in Italia: Consiglio di Stato sentenza n. 1092 20 febbraio 2018

In materia di rinnovo del permesso di soggiorno, l’esistenza di una condanna a carico del richiedente, per quanto relativa ad un reato grave e tale da comportare allarme sociale, non è ritenuta dall’art. 5, comma 5, d.lgs. n. 286 1998, di per sé sufficiente a giustificare il diniego, così esonerando dall’onere di ulteriore motivazione, qualora sussistano legami familiari ed una stabile permanenza in Italia.

 

La valutazione comparativa richiesta dall’art. 5, comma 5, del d.lgs. 286/1998, qualora l’intero nucleo familiare dello straniero sia radicato in Italia e non vi sia alcun legame nel Paese d’origine, non può limitarsi a postulare la prevalenza delle esigenze di tutela della collettività, in ragione delle caratteristiche del reato commesso, ma deve anche formulare un giudizio prognostico ex ante circa la verosimile probabilità che la condotta illecita sia reiterata dallo stesso trasgressore con la conseguente diffusione di un ulteriore allarme sociale.

Vedi anche:

Mancato rinnovo permesso di soggiorno a straniero che ha subito condanna definitiva in relazione a reati ostativi, Consiglio di Stato sentenza n. 969 14 febbraio 2018: non basta avere un fratello in Italia per evitare l’automatica espulsione

Reati ostativi permesso di soggiorno

Condanna atti persecutori e  revoca permesso di soggiorno 

 

Consiglio di Stato sentenza n. 1092 20 febbraio 2018

“per la riforma

della sentenza del T.A.R. VENETO – VENEZIA – SEZIONE III n. 01187/2014, resa tra le parti, concernente diniego di rinnovo del permesso di soggiorno.”

Il fatto e le contestazioni

“Il ricorrente si è visto negare il rinnovo del permesso di soggiorno, per essere stato condannato dal Tribunale di Verona nel 2007 alla pena di mesi 11 di reclusione ed euro 300 di multa per il reato di rapina e per essere stato deferito per il reato di falsità materiale e uso di atto falso, in quanto trovato alla guida di autovettura con patente falsa. Detto ultimo procedimento risulta definito con decreto penale.

2. Nel ricorso di primo grado egli ha contestato il giudizio di pericolosità sociale attribuitogli nel provvedimento, eccependo l’assenza, a supporto dello stesso, di una motivazione estesa alla valutazione complessiva della sua personalità e condizione sociale e lavorativa.

3. Con sentenza 1187/2014, il Tar Veneto ha respinto il ricorso valorizzando, a tal fine, la portata automaticamente ostativa della tipologia di reato ascrittogli e l’assenza di legami familiari suscettibili di valutazione comparativa nel quadro del bilanciamento imposto dalla sentenza della Corte costituzionale numero 202 del 2013.

4. Nella presente sede di appello, il sig. Omissis fa presente di avere integrato la documentazione del giudizio di primo grado, allegando copia della richiesta di permesso di soggiorno avanzata della moglie, entrata in Italia con regolare ricongiungimento familiare.

L’appellante evidenzia, inoltre, che agli atti della Questura di Verona risultava la presenza sia del figlio in età scolare, sia della moglie in attesa del rilascio del permesso, il che avrebbe imposto un bilanciamento da parte della Questura tra le esigenze di tutela dell’ordine pubblico e quelle di preservazione dei legami e dell’unità familiare, che è invece del tutto mancato.

5. Il Ministero dell’Interno si è formalmente costituito in giudizio, opponendosi alle istanze avversarie senza, tuttavia, svolgere attività difensiva.

6. L’istanza cautelare è stata accolta con ordinanza n. 1866 del 29.4.2015.”

La decisione dei giudici

“da un lato gli elementi di fatto esposti e documentati dall’appellante non sono stati confutati. Dall’altro, nessun dato oggettivo, oltre alla condanna, è stato prospettato e tantomeno documentato a carico dell’appellante, e, soprattutto, è mancata la valutazione comparativa richiesta dalla norma.

9. Nel diniego impugnato, al riguardo, si legge che “.. nel caso di specie non risulta risiedere nel territorio nazionale alcun familiare dell’istante …” e che “si reputa ampiamente superiore la tutela dell’interesse pubblico affinché non permangano sul territorio nazionale soggetti condannati e gravati da precedenti di polizia rispetto alla durata del loro soggiorno nel territorio nazionale”.

Deve pertanto concludersi che il diniego, al di là delle formule stereotipe (nel caso in esame, come esposto, con tenore meramente assertivo), non evidenzia che gli elementi forniti dall’appellante circa la propria condizione familiare siano stati specificamente considerati e ponderati.

L’appello deve pertanto essere accolto, con riforma della sentenza appellata ed annullamento del diniego impugnato in primo grado.

La Questura di Verona è conseguentemente tenuta a rivalutare la posizione dell’appellante e ad adottare riguardo all’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno un nuovo motivato provvedimento.”

Sulle spese

“Considerata la natura e l’esito della controversia, le spese del doppio grado di giudizio possono essere compensate.”

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