Recupero aiuti comunitari settore agricoltura, prescrizione quadriennale

Consiglio di Stato sentenza n. 4536 28 settembre 2015

Il termine di prescrizione quadriennale di cui all’art. 3, n. 1 del Regolamento Ue n. 2988/95 è direttamente applicabile dalle autorità nazionali in tutti i settori contemplati dalle politiche comunitarie – ivi incluso quello degli aiuti comunitari nel settore dell’agricoltura – salvo che una normativa comunitaria settoriale preveda un termine più breve (ma non inferiore ai tre anni) o una normativa statale, anche anteriore, preveda un termine più lungo che gli Stati, ai sensi dell’art. 3 n. 3 del regolamento, hanno facoltà di applicare.

In materia di revoca contributo a fondo perduto “primo insediamento giovani in agricoltura”, trattandosi in definitiva di percezione indebita di aiuti comunitari, può ritenersi applicabile il Regolamento Ue n. 2988/95 del Consiglio del 18 dicembre 1995. Quest’ultimo ha introdotto una normativa generale allo scopo di “combattere in tutti i settori contro le lesioni agli interessi finanziari della Comunità”, e che si riferisce a tutti gli atti amministrativi delle autorità nazionali o comunitarie miranti a perseguire irregolarità, relative al diritto comunitario, siano essi sanzioni amministrative in senso stretto o misure di revoca di un vantaggio indebitamente ottenuto.

Il diritto alla repetitio indebiti da parte della p.a., a norma dell’art. 2946 c.c., è soggetto a prescrizione ordinaria decennale il cui termine decorre dal giorno in cui le somme sono state materialmente erogate

 

Consiglio di Stato sentenza n. 4536 28 settembre 2015

[…]

FATTO

1.- Con ricorso notificato in data 27 dicembre 2012, la Sig.ra Omissis impugnava la determinazione n. 29 del 12.06.2012, reiterativa di una precedente revoca di contributo a fondo perduto (concesso con decreto n. 58 del 22.4.2002 dalla Provincia di Salerno, da valere sul POR Campania 2000/2006- Misura 4.15 “Primo insediamento giovani in agricoltura”), annullata in sede giurisdizionale con sentenza del TAR Campania, sede di Salerno, n. 1083 resa inter partes in data 9 giugno 2011.

Impugnava, altresì, gli atti presupposti e l’ordinanza-ingiunzione n. 7 bis in data 28.10.2012, reiterativa di altra precedente ordinanza, con la quale era stato disposto il pagamento della complessiva somma di € 43.178,15.

2.- Con la sentenza in epigrafe il ricorso veniva respinto, ritenendosi inammissibili per tardività le censure formulate avverso l’atto di revoca n. 29 del 12 giugno 2012 e infondate le censure indirizzate avverso l’ordinanza-ingiunzione, ossia l’eccezione di prescrizione in considerazione dei reiterati atti interruttivi, il motivo riguardante l’incompetenza perché rientrante l’atto nella competenza generale dell’organo dirigenziale, il motivo riguardante il difetto di motivazione essendo l’ordinanza ingiuntiva idoneamente giustificata dal richiamo alla presupposta revoca del finanziamento, la denunzia di mancata attivazione del contraddittorio procedimentale smentita dalla documentazione versata in atti.

Il TAR ha ritenuto del tutto erroneo l’assunto per cui la mancata indicazione dell’autorità presso cui proporre ricorso e del relativo termine incidano sulla legittimità del provvedimento.

Inoltre, ha ritenuto non pertinente l’art. 14 della l. n. 689/1989, trattandosi di ingiunzione restitutoria e infondato il richiamo all’art. 2 del r.d. n. 639/1910, nella parte in cui pretenderebbe la vidimazione da parte del Tribunale e l’apposizione della pedissequa formula esecutiva, in quanto la norma non è più vigente.

Infine, ha ritenuto infondata la contestazione in ordine al criterio di quantificazione degli interessi di fatto correttamente parametrato al tasso ufficiale di riferimento fissato dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea, come richiamato dall’Autorità di Pagamento del POR Campania con nota prot. n. 84922 del 2.2.2004.

3. – Propone appello la ditta, deducendo l’erroneità della sentenza con riguardo al rigetto del motivo con cui veniva dedotta la mancata indicazione dell’autorità cui ricorrere e del relativo termine; la carenza di motivazione e l’omesso esame dei motivi di ricorso di primo grado ai quali si riporta e che illustra specificamente, ribadendo l’illegittimità dell’ordinanza ingiunzione n. 7 bis e degli atti presupposti.

4. – Si è costituita in giudizio la Provincia di Salerno, eccependo preliminarmente la tardività dell’appello, notificato il 9 dicembre 2014, con un giorno di ritardo rispetto al termine “lungo” di sei mesi (e 45 giorni per la sospensione feriale) dal deposito della sentenza avvenuto il 23 aprile 2014, nonché l’inammissibilità della domanda di rimessione in termini mai formulata in primo grado.

Nel merito, eccepisce l’infondatezza dei motivi di appello e la legittimità del provvedimento di revoca (adottato a seguito di rinnovazione del procedimento seguito all’annullamento per vizi procedimentali della precedente determina di revoca), in quanto dalle verifiche eseguite sono emerse difformità tra quanto dichiarato dalla parte ai fini dell’ammissione al contributo (Misura 4.15 “primo insediamento dei giovani agricoltori” del POR Campania 2000-2006), ossia il non aver dimostrato di avere stipulato contratto di affitto con l’effettivo proprietario della particella 42, foglio n. 9, all’atto della domanda di contributo e non avere in atto coltivazione di avena nei campi così destinati, con la conseguenza di non aver dimostrato il raggiungimento del Reddito Lordo Standard astrattamente dichiarato.

5.- All’udienza del 21 maggio 2015, la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. – L’appello è infondato nel merito, pur essendo ammissibile, in quanto la notifica è stata tempestivamente eseguita il giorno 9 dicembre 2014, essendo il precedente 8 dicembre giorno festivo.

2. – In via preliminare, correttamente il primo giudice ha ritenuto inammissibili per tardività i motivi rivolti avverso il decreto di revoca del contributo n. 29/12, che non è stato impugnato nel termine decadenziale, pur rivestendo una propria autonoma lesività rispetto all’ordinanza ingiunzione n. 7 bis del 18.10.2012 di recupero delle somme erogate.

Nè può trovare accoglimento la richiesta di remissione in termini formulata dall’appellante, sul presupposto che il decreto di revoca non conteneva l’indicazione della facoltà di proporre opposizione, né dell’autorità a cui proporla, né del relativo termine, nonché sul presupposto delle scarse cognizioni giuridiche dell’interessata, poiché la domanda, nel rispetto del principio dell’ordinato svolgimento del processo e della verifica preliminare della procedibilità e ammissibilità dell’azione, andava formulata al giudice di primo grado, ai sensi dell’art. 37 cpa., che in via eccezionale consente il riconoscimento dell’errore scusabile, solo previo accertamento, caso per caso, dei rigorosi presupposti, oggettive ragioni di incertezza su questioni di diritto o di gravi impedimenti di fatto (Cons. giust. amm. Sicilia, sez. giurisd., 27/02/2015, n. 163).

3. – Infondati sono i motivi di appello con cui si contesta la violazione del giudicato nascente dalla precedente sentenza del TAR Salerno n. 1083/2011.

Tale sentenza aveva ritenuto illegittima l’ingiunzione impugnata in quanto non preceduta da comunicazione di avvio del procedimento precludendo all’interessato di fornire le proprie controdeduzioni.

Il giudicato, dunque, non impediva, anzi obbligava l’Amministrazione al rinnovo del procedimento per il recupero delle somme asseritamente corrisposte illegittimamente.

3.1 – Infondata è la censura con cui l’istante lamenta che l’avvio del nuovo procedimento, comunicato otto anni dopo, sia tardiva in quanto avrebbe dovuto precedere i sopralluoghi che hanno generato il decreto di revoca.

Va osservato che il procedimento volto al recupero di somme indebitamente corrisposte è autonomo rispetto al sottostante accertamento della non spettanza delle somme.

Non può, pertanto, oggi la ricorrente dedurre censure che andavano svolte avverso il presupposto procedimento di revoca del contributo.

3.2 – Anche le censure con cui si lamenta il difetto di istruttoria (sub II C dell’atto di appello) e l’eccesso di potere per travisamento dei fatti ( sub II D) sono inammissibili perché rivolte avverso gli atti dell’istruttoria e l’esito delle verifiche disposte con riguardo alle particelle coltivate, nel corso del procedimento presupposto di revoca e avrebbero dovuto essere tempestivamente proposte avverso il decreto n. 29/12.

3.3 – Infine, quanto alla contestazione del capo di sentenza che respinge l’eccezione di prescrizione (III C dell’atto di appello), perché non sarebbero stati acquisiti al processo validi atti interruttivi, il Collegio osserva che non è decorso il termine prescrizionale.

È consolidato il principio onde il diritto alla repetitio indebiti da parte della p.a., a norma dell’art. 2946 c.c., è soggetto a prescrizione ordinaria decennale il cui termine decorre dal giorno in cui le somme sono state materialmente erogate (Consiglio di Stato, sez. IV, 17/09/2014, n. 4117).

In materia può ritenersi applicabile il Regolamento Ue n. 2988/95 del Consiglio del 18 dicembre 1995 trattandosi in definitiva di percezione indebita di aiuti comunitari.

Il Regolamento Ue citato ha introdotto una normativa generale allo scopo di “combattere in tutti i settori contro le lesioni agli interessi finanziari della Comunità”, e che si riferisce a tutti gli atti amministrativi delle autorità nazionali o comunitarie miranti a perseguire irregolarità, relative al diritto comunitario, siano essi sanzioni amministrative in senso stretto o misure di revoca di un vantaggio indebitamente ottenuto.

L’art. 3, n. 1, prevede il termine di prescrizione quadriennale. Tale termine è direttamente applicabile dalle autorità nazionali in tutti i settori contemplati dalle politiche comunitarie – ivi incluso quello degli aiuti comunitari nel settore dell’agricoltura – salvo che una normativa comunitaria settoriale preveda un termine più breve (ma non inferiore ai tre anni) o una normativa statale, anche anteriore, preveda un termine più lungo che gli Stati, ai sensi dell’art. 3 n. 3 del regolamento, hanno facoltà di applicare (Cassazione civile, sez. II, 22/01/2007, n. 1274).

Nella specie, la data di contestazione del fatto della violazione è quella di notifica della nota prot. 24047 del 23.11.2004, con cui la Provincia comunicava alla ditta l’avvio del procedimento di revoca del contributo erogato con decreto dirigenziale del 22.4.2002 n. 58; successivamente, fu adottato il decreto di revoca n. 26 notificato in data 7.1.2005.

Non è contestato che con una prima ordinanza ingiunzione n. 7 del 30.1.2007 ai sensi del R.D. 14.4.1910 n. 639 fu disposto il recupero della somma illegittimamente erogata, a seguito del decreto di revoca n. 26/2005, ed essendo stato impugnato l’atto ingiuntivo dinnanzi al Tribunale civile di Salerno il termine prescrizionale rimase sospeso fino alla sentenza che denegava la giurisdizione del G.O. (sentenza n. 2124 del 2010) ai sensi dell’art. 2945, comma II, c.c..

Successivamente, il giudizio è stato riassunto dinnanzi al TAR di Salerno e si è concluso con la sentenza n. 1083 del 9.6.2011; parimenti il termine prescrizionale, dunque, è rimasto sospeso per tutta la durata del processo.

Da ultimo, con decreto n. 29 del 12.6.2012, si disponeva il recupero della somma comprensiva degli interessi maturati per un totale di euro 43.169,97; seguiva il recupero coattivo a mezzo dell’ordinanza ingiunzione n. 7 bis del 18.10.2012 impugnata.

3.3 – Infine, il motivo con cui si lamenta che la somma oggetto di ingiunzione è stata quantificata “unilateralmente” dalla p.a. va rigettato per le ragioni espresse dal primo giudice.

La somma di cui la ditta ha beneficiato indebitamente va restituita aumentata degli interessi secondo il tasso ufficiale di riferimento fissato dal Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea, come richiesto dall’Autorità di Pagamento POR Campania con nota prot. N. 84922 del 2.2.2004.

4. – In conclusione l’appello va respinto.

5. – Le spese si compensano tra le parti per la peculiarità della vicenda.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 maggio 2015 […]

 

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