Requisiti per regolarizzare badante ex legge 102 2009

Sui requisiti per regolarizzare una badante secondo la procedura di cui all’art. 1-ter legge 102 2009 e ottenerne i relativi benefici [permesso di soggiorno per lavoro subordinato da un lato; estinzione dei reati ed illeciti amministrativi per le violazioni delle norme relative all’ingresso e al soggiorno nel territorio nazionale e relative all’impiego di lavoratori commesse dal datore di lavoro e dal lavoratore dall’altro] si è recentemente pronunciato il Tar Lombardia.

Il procedimento di emersione di cui alla legge 102/2009 è ad iniziativa del datore di lavoro, il quale deve provare non solo la sussistenza del rapporto di impiego – seppure irregolare – di cui è chiesta la stabilizzazione, ma anche – trattandosi di assistenza ad un soggetto con disabilità – la propria patologia e la necessità di avvalersi di assistenza.

 

Spesso ci si chiede quale differenza passi tra una badante in nero comunitaria e una invece extracomunitaria;

per quanto qui interessa l’art. 1-ter della legge 102 2009, che non si occupa solo della possibilità di regolarizzazione delle badanti ma anche delle colf, risulta chiaramente omnicomprensivo. Recita infatti l’art. 1-ter legge 102/2009 [testo tra parentesi quadre nostro]:

Le disposizioni del presente articolo si applicano ai datori di lavoro italiani o cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea, ovvero ai datori di lavoro extracomunitari in possesso del titolo di soggiorno previsto dall’articolo 9 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, che alla data del 30 giugno 2009 occupavano irregolarmente alle proprie dipendenze, da almeno tre mesi, lavoratori italiani o cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea, ovvero lavoratori extracomunitari, comunque presenti nel territorio nazionale, e continuano ad occuparli alla data di presentazione della dichiarazione di cui al comma 2, adibendoli:

a) ad attività di assistenza per se stesso o per componenti della propria famiglia, ancorchè non conviventi, affetti da patologie o handicap che ne limitino l’autosufficienza; [badanti]

b) ovvero al lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare. [colf]”

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Tar Lombardia sentenza n. 1864 14 ottobre 2016

[…]

per l’annullamento

– del provvedimento Prt. n. P-PV/L/N/2009/103662, emesso dal Prefetto della Provincia di Pavia in data 4/08/2010 con il quale dispone il rigetto della domanda di emersione ex art. 1-ter della L. n° 102/2009 presentata il 30/09/2009 dal datore di lavoro del ricorrente;

– di ogni ulteriore atto presupposto, connesso e/o consequenziale al predetto.

[…]

FATTO e DIRITTO

1. Il sig. Omissis presentava domanda di emersione da lavoro irregolare, ai sensi dell’art. 1-ter della legge 102/2009, a favore del sig. Omissis.

L’Amministrazione dell’Interno rigettava dapprima la domanda; in seguito sospendeva gli effetti del provvedimento di rigetto, avendo avviato un supplemento di istruttoria.

Al termine di quest’ultima, con provvedimento della Prefettura di Pavia del 4.8.2010, era confermato il rigetto dell’istanza di emersione.

Contro il succitato provvedimento prefettizio era proposto il ricorso in epigrafe, con domanda di sospensiva.

Si costituiva in giudizio il Ministero dell’Interno, concludendo per il rigetto del gravame.

In esito alla camera di consiglio del 23.11.2010, la domanda di sospensiva era respinta con ordinanza della IV Sezione del TAR Lombardia n. 1286/2010.

Alla pubblica udienza del 29.9.2016, la causa era trattenuta in decisione.

2. Il ricorso è infondato, per le ragioni che seguono.

Come risulta dalla relazione istruttoria e dai documenti versati in giudizio dall’Avvocatura dello Stato in data 19.11.2010 – e non oggetto di specifica contestazione da parte dell’esponente – il sedicente datore di lavoro sig. Omissis ha presentato complessivamente tre istanze di emersione per assistenza a persona disabile, allorché l’art. 1-ter, comma 6, della legge 102/2009, limita invece a due unità il numero massimo di soggetti regolarizzabili ai fini dell’assistenza a persone disabili.

L’istanza di emersione riferita al ricorrente è la terza in ordine cronologico, quindi di per sé non suscettibile di accoglimento.

La Prefettura, dopo un iniziale provvedimento di rigetto per mancanza di prova del rapporto di lavoro ancorché irregolare (cfr. il doc. 2 del ricorrente e l’allegato 2 alla relazione della parte resistente), decideva in ogni modo di riavviare l’istruttoria, chiedendo al datore di lavoro chiarimenti sulla presentazione della domanda di emersione per tre soggetti, oltre che sulla certificazione medica di cui al comma 7 dell’art. 1-ter citato, vale a dire la certificazione proveniente da una struttura pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, attestante le limitazioni della persona disabile della quale è chiesta l’assistenza e necessaria ai fini dell’emersione (cfr. il doc. 4 allegato alla relazione dell’Amministrazione).

Nonostante tale avviso, nessuna attività era posta in essere dal richiedente l’emersione, sicché la Prefettura confermava il diniego del provvedimento di regolarizzazione con l’atto ivi impugnato (cfr. il doc. 1 del ricorrente e l’allegato 6 alla relazione istruttoria).

La condotta dell’Amministrazione appare immune dalle doglianze contenute nel gravame: il procedimento di emersione di cui alla legge 102/2009 è ad iniziativa del datore di lavoro, il quale deve provare non solo la sussistenza del rapporto di impiego – seppure irregolare – di cui è chiesta la stabilizzazione, ma anche – trattandosi di assistenza ad un soggetto con disabilità – la propria patologia e la necessità di avvalersi di assistenza.

Nulla è avvenuto nel caso di specie, nel quale risulta addirittura che il sedicente datore di lavoro, dopo la presentazione della domanda, si sia trasferito all’estero (cfr. pag. 3 del ricorso), sicché il mancato completamento della procedura di emersione – sempre ammessa la effettiva esistenza del rapporto di lavoro – non può certo imputarsi all’Amministrazione, la quale al contrario ha disposto anche un supplemento di istruttoria, seppure senza alcun esito per inerzia del datore di lavoro.

Nel gravame non sono offerti elementi per pervenire a differenti conclusioni, sicché si deve confermare il rigetto della presente impugnativa giurisdizionale.

3. Le spese possono essere interamente compensate, attesa l’ammissione del ricorrente al patrocinio a spese dello Stato.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 29 settembre 2016 […]

 

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