Rescissione giudicato 625-ter cpp, soggetto giudicato in assenza o…in contumacia

Cassazione penale sentenza n. 32009 25 luglio 2016

L’istituto della rescissione del giudicato non può essere applicato al caso del soggetto non giudicato in assenza, secondo le norme di cui alla legge n. 67 del 28 aprile 2014, ma in contumacia essendo quella la normativa applicabile al momento in cui era stata emessa la sentenza del Tribunale, precedente all’introduzione della nuova disciplina e non rientrante nella disposizione transitoria di cui all’art. 15-bis, comma 1, legge 11 agosto 2014 n. 118. In tale ipotesi va applicato l’istituto della restituzione nel termine per proporre impugnazione ex art. 175, comma 2, cod. proc. pen. nel testo previgente.

 

Cassazione penale

sentenza n. 32009 25 luglio 2016

[…] RITENUTO IN FATTO

1.Omissis, a mezzo del suo difensore, ha fatto istanza per la rescissione del giudicato, ex art. 625-ter cod. proc. pen., relativo alla sentenza emessa il 5 marzo del 2014 dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, irrevocabile il 29 luglio 2014, che lo aveva condannato a tre anni di reclusione ed euro 1.600,00 di multa per reati di ricettazione e falso. Sostiene il ricorrente di non avere avuto conoscenza del processo, svoltosi in sua assenza, per cause a lui non imputabili.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile.

Il ricorrente non è stato giudicato in assenza, secondo le norme di cui alla legge n. 67 del 28 aprile 2014, ma in contumacia, essendo quella la normativa applicabile al momento in cui era stata emessa la sentenza del Tribunale, precedente all’introduzione della nuova disciplina e non rientrante nella disposizione transitoria di cui all’

art. 15-bis, comma 1, legge 11 agosto 2014 n. 118.

Secondo la pacifica giurisprudenza di legittimità, pertanto, non può essere applicato al caso in esame l’istituto della rescissione del giudicato, ma quello della restituzione nel termine per proporre impugnazione ex art. 175, comma 2, cod. proc. pen. nel testo previgente (Sez. U, n. 36848 del 17/07/2014, Burba).

Peraltro, stante la ritenuta diversità tra i due istituti, omologhi solo nella causa petendi, l’istanza non può essere convertita (Sez. 3, n. 19006 del 14/01/2015, Lazar, Rv. 263510; Sez. 1, n. 23426 del 15/04/2015, Lahrach, Rv. 263794).

Alla declaratoria di inammissibilità consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro millecinquecento/00 alla Cassa delle Ammende, commisurata all’effettivo grado di colpa dello stesso ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1500,00 alla Cassa delle Ammende.

Così deliberato in Roma, udienza in camera di consiglio del 21.07.2016.

Sentenza a motivazione semplificata. […]

Precedente Accesso ai ruoli di dirigente scolastico, l. 107/2015 (commi 88-91) non arbitraria né irragionevole Successivo Magistrati, mancato adeguamento triennale stipendi e indennità, indipendenza: sollevata questione di legittimità costituzionale artt. 11-13 l. 2 aprile 1979 n. 97