Revoca licenza porto d’armi se si dimentica la pistola nel taxi

Revoca licenza porto d’armi: dimenticarsi la pistola sul sedile posteriore di un taxi non è un evento fortuito, giacché tale può qualificarsi solo l’accadimento caratterizzato da una tale eccezionalità da renderlo assolutamente ed oggettivamente imprevedibile, ciò che non può predicarsi con riferimento al caso di specie. (così Tar Piemonte nella sentenza n. 1327 del 21 ottobre 2016)

La discrezionalità che l’art. 39 T.U.L.P.S. attribuisce alla Autorità di Pubblica Sicurezza nel valutare l’affidabilità di un soggetto nell’uso delle armi è abbastanza ampia da consentirle di tenere conto anche della mera possibilità che quegli ponga in essere comportamenti inappropriati, e questo in coerenza con il fatto che in tal caso non si tratta di determinare ex post la sussistenza di un nesso di causalità diretta tra un evento già accaduto ed una condotta antecedente, richiedendosi all’esatto opposto di prevedere quelli che possono essere i futuri comportamenti di un soggetto, comportamenti che però non sono determinabili ex ante in base a regole scientifiche. E’ dunque necessario che l’Autorità di Pubblica Sicurezza possa tenere in considerazione, ai fini di che trattasi, anche della mera possibilità che un soggetto possa custodire o utilizzare le armi in maniera pericolosa. E’ poi ovvio che anche la sussistenza di questa mera possibilità deve trovare un aggancio nella vita concreta del soggetto che chiede l’autorizzazione al porto o alla detenzione d’armi.

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Tar Piemonte sentenza n. 1327 21 ottobre 2016

[…]

per l’annullamento

del decreto prot. 2303/D Area I/ter del 6.4.2016 notificato il 21.6.2016, con cui il Prefetto di Torino ha vietato al ricorrente la detenzione di qualsiasi tipo di arma e munizione;

[…]

FATTO e DIRITTO

1 Il ricorrente in epigrafe indicato, titolare da diversi anni di autorizzazione alla detenzione ed al porto d’armi, nel dicembre 2013 dimenticava la propria pistola custodita in un fodero, con annesso caricatore, sul sedile posteriore di un taxi.

2 L’arma veniva prontamente rinvenuta dal proprietario dell’ automezzo, il quale la consegnava ai Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Firenze: trattandosi di arma regolarmente denunciata i militari risalivano agevolmente al proprietario, cioè al ricorrente, che segnalavano l’episodio alla Prefettura di Torino.

3 Questa ultima con provvedimento del 12/03/2014 revocava al ricorrente la licenza di porto di pistola per difesa personale ritenendo che “la condotta materiale tenuta dal sig. Omissis e posta in essere da un soggetto titolare di porto d’armi è da ritenersi sintomatica della mancanza di affidabilità nella corretta custodia delle armi e delle munizioni”,

4 Oltre a ciò, a seguito di richiesta pervenuta dalla Questura di Torino il 3/02/2015, la Prefettura avviava anche il procedimento finalizzato alla adozione di un provvedimento di divieto di detenzione armi: tale procedimento si concludeva il 6/04/2016, con l’adozione della determinazione in epigrafe indicata, che il ricorrente ha impugnato deducendone l’illegittimità per i seguenti motivi:

I) violazione e falsa applicazione degli artt. 11, 39, 43, violazione del principio di proporzionalità, eccesso di potere per insussistenza dei presupposti dell’azione, contraddittorietà ed irragionevolezza manifesta, sviamento: ciò in relazione alla circostanza che la condotta che ha originato il provvedimento impugnato ha costituito un episodio del tutto isolato, connotato da mera negligenza, al fatto che il ricorrente non ha mai riportato condanne di alcun tipo; alla necessità che i provvedimenti in materia di armi devono pur sempre fondarsi su una valutazione complessiva del soggetto, di guisa che il giudizio di non affidabilità deve essere desunto dalla sua condotta globalmente considerata e da una valutazione prognostica effettuata in concreto; una tale valutazione, con il correlativo apparato di motivazione, farebbe difetto nel caso di specie;

II) violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della L. 241/90, dei principi del giusto procedimento, eccesso di potere per motivazione difettosa, perplessa e contraddittoria, eccesso di potere per difetto di istruttoria, manifesta irrazionalità, illogicità e contradditorietà, sviamento: la motivazione posta a corredo della impugnata decisione non spiega come si possa affermare la sussistenza di un nesso di causalità tra la condotta, insita nel dimenticare l’arma sul sedile posteriore del taxi, e la ravvisata capacità del ricorrente di abusare delle armi, reiterando condotte idonee a consentire a terzi di entrare in possesso dell’arma detenuta dal ricorrente e di farne un uso illecito: un simile giudizio potrebbe conseguire solo ad una istruttoria esaustiva che nella fattispecie è mancata; del resto proprio il fatto che la Prefettura di Torino si sia determinata a vietare al ricorrente la detenzione di armi ad oltre due anni di distanza dall’accaduto indicherebbe che la stessa Prefettura non si è inizialmente spinta sino al punto di ritenere che la sua condotta possa essere pericolosa anche all’interno delle mura domestiche.

5 Il Ministero dell’Interno si è costituito in giudizio insistendo per la reiezione del ricorso, sottolineando l’ampia discrezionalità che connota i provvedimenti assunti ai sensi dell’art. 39 T.U.L.P.S.

6 Il ricorso è stato chiamato alla camera di consiglio del 12/10/2016 allorché, previo avviso ai difensori, è stato introitato a decisione ai sensi dell’art. 60 c.p.a., sussistendone i relativi presupposti.

7 Il ricorso non può essere accolto.

8 Contrariamente a quanto il ricorrente sostiene nei propri atti difensivi, l’episodio che ha indotto la Prefettura di Torino prima a revocare la licenza di porto d’armi di cui era titolare il sig. Omissis, poi a fargli divieto di detenere armi e munizioni di qualsiasi tipo, non può considerarsi un evento fortuito, giacché tale può qualificarsi solo l’accadimento caratterizzato da una tale eccezionalità da renderlo assolutamente ed oggettivamente imprevedibile, ciò che non può predicarsi con riferimento al caso di specie.

9 Il ricorrente negli atti difensivi riferisce che la pistola dimenticata sul sedile posteriore del taxi si trovava all’interno di una borsa che egli portava con sé, e proprio da tale particolare è possibile inferire che la borsa che conteneva la pistola o non era stata chiusa correttamente ovvero che il ricorrente l’ha aperta durante il viaggio in taxi lasciandone fuoriuscire, sia pure inavvertitamente e contro la propria volontà, la pistola riposta al suo interno. Si desume altresì, da quanto riferito, che la stessa pistola, pur riposta in un fodero, non si trovava all’interno di uno scomparto o di una tasca interna dotata di una propria chiusura, né, in tutta evidenza, il sig. Omissis l’aveva assicurata alla propria persona.

10 Si constata, dunque, che quanto accaduto costituisce il frutto di una serie di comportamenti (la scelta di riporre la pistola all’interno della borsa non isolata in un apposito scomparto debitamente chiuso; la scelta di non assicurare la pistola alla propria persona; la scelta di aprire la borsa durante il viaggio in taxi o di non chiudere la stessa con meccanismi idonei ad impedirne una apertura incontrollata) coscienti e volontari, tali per cui la dimenticanza della pistola sul sedile posteriore del taxi non solo non può assolutamente ritenersi connotata da imprevedibilità oggettiva, ma deve, all’esatto opposto, ritenersi quale evento che il ricorrente avrebbe facilmente potuto evitare tenendo una condotta alternativa.

11 E proprio il fatto che il ricorrente potesse agevolmente tenere una condotta alternativa, idonea ad impedire lo smarrimento dell’arma, desta perplessità sulla di lui capacità di custodire armi in modo corretto, sia fuori che dentro casa, tanto più che la pistola è stata rinvenuta con il caricatore inserito, pronto a sparare sei colpi (si veda sul punto l’informativa dei Carabinieri di Firenze in atti): orbene, il fatto che il ricorrente abbia riposto la pistola all’interno della valigia (anziché portarla sulla propria persona, pronta per essere estratta) sta ad indicare che egli non pensava di doverla utilizzare nel frangente e nel contesto in cui si trovava (essendo evidente che in una situazione di emergenza imprevista è ben difficile estrarre l’arma da una borsa da viaggio con la necessaria tempestività), ma allora non si comprende per quale motivo egli non abbia almeno pensato di svuotarla del caricatore e di riporre questo ultimo in un luogo separato dall’arma.

12 Tale ultima considerazione evidenzia che almeno in una occasione il ricorrente non è stato in grado di valutare quale fosse la condotta più adeguata da tenere (nell’ottica di doversi difendere da aggressioni improvvise si giustificava il fatto di portare fuori di casa la pistola carica, ma a quel punto era più logico riporre la stessa all’interno di un fodero assicurato direttamente alla propria persona, in modo da poterla estrarre con la prontezza richiesta da una situazione emergenziale) o che, addirittura, ha consapevolmente scelto di ignorare una misura di prevenzione essenziale e basilare per chi detiene armi presso la propria abitazione, e cioè il fatto di riporre e custodire le armi in un luogo separato dalle munizioni.

13 Quanto sopra evidenzia che la valutazione di non affidabilità del ricorrente, effettuata dalla Prefettura di Torino con il provvedimento impugnato, non può considerarsi manifestamente irrazionale, illogica e priva di motivazione, agganciandosi invece ad un episodio che, in un certo senso, parla da sé.

14 Che tale episodio possa essere stato il primo non consente automaticamente di escludere che in futuro il sig. Omissis, sol perché redarguito, ponga in essere condotte similmente pericolose (in particolare riponendo l’arma carica in un luogo facilmente accessibile ai famigliari o alle persone che prestino attività lavorativa presso a di lui abitazione). La discrezionalità che l’art. 39 T.U.L.P.S. attribuisce alla Autorità di Pubblica Sicurezza nel valutare l’affidabilità di un soggetto nell’uso delle armi è del resto abbastanza ampia da consentirle di tenere conto anche della mera possibilità che quegli ponga in essere comportamenti inappropriati, e questo in coerenza con il fatto che in tal caso non si tratta di determinare ex post la sussistenza di un nesso di causalità diretta tra un evento già accaduto ed una condotta antecedente, richiedendosi all’esatto opposto di prevedere quelli che possono essere i futuri comportamenti di un soggetto, comportamenti che però non sono determinabili ex ante in base a regole scientifiche. E’ dunque necessario che l’Autorità di Pubblica Sicurezza possa tenere in considerazione, ai fini di che trattasi, anche della mera possibilità che un soggetto possa custodire o utilizzare le armi in maniera pericolosa. E’ poi ovvio che anche la sussistenza di questa mera possibilità deve trovare un aggancio nella vita concreta del soggetto che chiede l’autorizzazione al porto o alla detenzione d’armi, ma nel caso di specie questo aggancio è stato legittimamente rinvenuto dalla Prefettura di Torino nell’episodio di cui sopra si è dato conto, che indubitabilmente è indice – per le ragioni sopra esplicitate – di una alterata capacità di individuare la condotta più adeguata da tenere e/o nella propensione a violare le prescrizioni inerenti la custodia delle armi e delle munizioni.

40 Le considerazioni che precedono danno conto della infondatezza del ricorso, che va conseguentemente respinto.

41 La particolarità del caso di specie giustifica tuttavia la compensazione delle spese del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 12 ottobre 2016 […]

 

 

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