Riammissione in servizio, parametri giudizio, limite di età

Consiglio di Stato sentenza n. 5568 12 novembre 2014

Orbene, la fissazione di un limite di età agevola di certo il compito affidato alla Commissione [per il personale di ruolo degli ispettori, che deve decidere la riammissione in servizio], ma mentre altri parametri (es. sanzioni disciplinari e condanne riportate, rinuncia a precedente riammissione) sono da considerarsi fatti “statici” e soggetti a mera oggettiva constatazione, l’età è da ritenersi un fattore “dinamico” come altri (es. capacità professionali adeguate), con valutazioni necessariamente differenziate ed evolutive e non può quindi soffrire limiti in una disamina riferita per l’appunto all’età, da rapportarsi però ad altri elementi quali quelli per evitare vere e proprie disparità di trattamento e sviamenti rispetto alle finalità e ai contenuti della riammissione.

Pur riconoscendo il particolare, complesso e delicato ruolo degli ispettori, non si vede la ragione di porre il limite automatico di 50 anni solo per tale qualifica, mentre agli stessi si richiede pure esperienza operativa e organizzativa, a fronte di altrettanti gravosi compiti di istituto, anche fisici, affidati ad altri ruoli della Polizia di Stato, e tenendo conto che l’età di 50 anni ai tempi attuali non si appalesa particolarmente “matura”, soprattutto in astratto, per impedire l’esercizio di talune funzioni, tanto da non essere prefissata per legge ed essere legata principalmente alla vacanza d’organico, alle esigenze di servizio e al possesso tutt’ora dei requisiti professionali, psicofisici e attitudinali, in assenza di cause ostative sul piano penale e disciplinare.

Consiglio di Stato sentenza n. 5568 12 novembre 2014

 

 

[…]

FATTO e DIRITTO

1. Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio – Roma – Sezione I Ter, con sentenza n. 7268 del 10 luglio 2008 depositata il 23 luglio 2008, ha accolto in parte, con compensazione delle spese, il ricorso proposto dal signor Omissis, ispettore della Polizia di Stato in pensione a domanda dal 31 marzo 1997, avverso la deliberazione in data 13 dicembre 2002 con cui la Commissione per il personale di ruolo degli ispettori ha espresso parere contrario sull’istanza dell’11 gennaio 2002 volta alla riammissione in servizio avendo superato il limite di 50 anni di età posto sul piano generale dalla Commissione stessa.

Il T.A.R. ha dapprima sospeso il provvedimento ai fini del riesame, poi sollecitato il riesame stesso, quindi, nell’inerzia delle parti, ha acquisito dal Ministero dell’Interno i necessari chiarimenti, venendo a conoscenza del decreto in data 16 febbraio 2004 recante la riammissione in servizio dell’interessato, con riserva di rideterminazione della posizione dell’interessato all’atto della definizione del merito.

Il giudice di primo grado quindi ha disatteso la censura volta a qualificare la riammissione come atto dovuto, essendo demandata invece all’Amministrazione una valutazione ampiamente discrezionale circa l’opportunità e l’utilità della riammissione ex art. 132 del D.P.R. n. 3/1957 (cd. Statuto degli impiegati civili dello Stato), principio generale applicabile anche alla fattispecie, che esplicitamente prevede la possibilità di essere riammesso e non l’obbligo (“possa” e non debba).

Il giudice poi ha riconosciuto legittima la determinazione con cui l’Amministrazione ritiene di limitare la propria discrezionalità ponendo criteri preventivi di valutazione, epperò ha ravvisato l’illogicità del distinto e autonomo criterio del superamento dei 50 anni di età preclusivo della detta riammissione, come nella fattispecie, svincolato da ogni altro elemento (accertamento del perdurante possesso dei requisiti psico-fisici-attitudinali; presenza di malattie professionali) ed anche dall’altro criterio fissato dalla Commissione ostativo per chi presentasse l’istanza dopo 5 anni dalla cessazione dal servizio, ritenuto comunque legittimo.

2. Il Ministero dell’Interno, con atto dell’Avvocatura generale dello Stato notificato il 13 ottobre 2009 e depositato il 24 ottobre 2009, ha interposto appello deducendo l’eccezionalità dell’istituto della riammissione e quindi l’assenza di alcun obbligo in tal senso con ampia discrezionalità in capo alla P.A. e la conseguente insindacabilità del provvedimento, soggetto solo alla vacanza del posto in organico e al parere della predetta Commissione, la quale, in assenza di predeterminazione normativa di criteri, ha ritenuto nella seduta del 26 marzo 2002, di fissare dei limiti a tale facoltà, fra i quali quello di “non essere in possesso di età adeguata ad un efficiente espletamento del servizio di polizia, rapportato alla qualifica e al ruolo”, individuando, nella successiva seduta del 13 dicembre 2002, quel limite in 50 anni di età.

Richiama altresì il parere della I Sezione di questo Consesso n. 4815 del 31 gennaio 2007, che ha respinto analogo ricorso di altro appartenente alla P.S. ritenendo legittimo quel criterio dei 50 anni.

3. Con memoria depositata il 18 dicembre 2009 l’interessato si è costituito a sostegno della sentenza impugnata, eccependo in via preliminare l’inammissibilità dell’appello per sopravvenuta carenza di interesse, essendosi ormai esaurita la propria situazione giuridica ed economica a seguito del definitivo collocamento a riposo a datare dal 1° gennaio 2009, sottolineando al contempo il pieno espletamento delle mansioni di istituto (reparto volanti) dalla riammissione fino al collocamento in pensione, con ciò diversificando la fattispecie da quella di cui al citato parere.

4. Il Ministero dell’Interno, con memoria dell’Avvocatura generale dello Stato depositata il 17 settembre 2014, nel ribadire i motivi di merito dell’appello, contesta argomentatamente la dedotta inammissibilità.

Si riferisce quindi alla “riserva” comunque apposta nel provvedimento di riammissione e in ogni caso fa presente l’interesse morale e strumentale alla definizione della vertenza che, in caso favorevole all’Amministrazione, travolgerebbe quel provvedimento e, ferme restando la prestazione lavorativa e la retribuzione erogata, indurrebbe a ridefinire la situazione giuridica e retributiva dell’interessato ai fini della rideterminazione del trattamento di fine rapporto e di quello pensionistico.

5. La causa, all’udienza pubblica del 23 ottobre 2014, è stata trattenuta in decisione.

6. L’appello è infondato e la sentenza va confermata.

Il contenzioso verte sul limite dei 50 anni di età ritenuto da solo elemento insuperabile dall’Amministrazione ai fini della riammissione in servizio, e che il T.A.R. invece ha ritenuto di per sé e in quanto automatico non “sorretto sul alcuna base logica e razionale”, pur riconoscendo ampia discrezionalità sia nella preindividuazione dei criteri sia nella valutazione del caso concreto, soggetta però all’onere di adeguata motivazione.

Nella fattispecie la Commissione, cui è attribuita ordinariamente la valutazione delle istanze di cui trattasi, ha fatto riferimento in primis a una vasta griglia di criteri stabiliti in precedenza (26 marzo 2002) ai fini dell’accoglimento o meno delle richieste, fra i quali quello di essere in possesso “di età adeguata ad un efficiente espletamento del servizio di Polizia, rapportato alla qualifica e al ruolo”.

Nella seduta del 13 dicembre 2002, concernente l’esame anche dell’istanza dell’appellante, la Commissione ha ritenuto di fissare quell’età a 50 anni per gli ispettori, tenuto conto delle crescenti funzioni e del gravoso impegno fisico richiesto.

Orbene, la fissazione di un limite di età agevola di certo il compito affidato alla Commissione, ma mentre altri parametri (es. sanzioni disciplinari e condanne riportate, rinuncia a precedente riammissione) sono da considerarsi fatti “statici” e soggetti a mera oggettiva constatazione, l’età è da ritenersi un fattore “dinamico” come altri (es. capacità professionali adeguate), con valutazioni necessariamente differenziate ed evolutive e non può quindi soffrire limiti in una disamina riferita per l’appunto all’età, da rapportarsi però ad altri elementi quali quelli indicati dal giudice per evitare vere e proprie disparità di trattamento e sviamenti rispetto alle finalità e ai contenuti della riammissione.

Peraltro, pur riconoscendo il particolare, complesso e delicato ruolo degli ispettori, non si vede la ragione di porre il limite automatico di 50 anni solo per tale qualifica, mentre agli stessi si richiede pure esperienza operativa e organizzativa, a fronte di altrettanti gravosi compiti di istituto, anche fisici, affidati ad altri ruoli della Polizia di Stato, e tenendo conto che l’età di 50 anni ai tempi attuali non si appalesa particolarmente “matura”, soprattutto in astratto, per impedire l’esercizio di talune funzioni, tanto da non essere prefissata per legge ed essere legata principalmente alla vacanza d’organico, alle esigenze di servizio e al possesso tutt’ora dei requisiti professionali, psicofisici e attitudinali, in assenza di cause ostative sul piano penale e disciplinare.

D’altronde la motivazione del T.A.R. non misconosce la possibilità di individuare il limite dei 50 anni però supportato da altri parametri di valutazione che lo giustifichino in concreto.

Il caso di specie si differenzia, per il risalente periodo e la diversità della situazione e del comportamento del Ministero e dell’interessato, dalla fattispecie di cui al richiamato parere della I Sezione n. 4815/2006, perché il signor Omissis è stato in ogni caso riammesso ed ha prestato regolarmente ed egregiamente servizio per ben 5 anni; l’Amministrazione peraltro non ha ritenuto di proporre istanza di sospensiva della sentenza impugnata, così manifestando l’assenza di urgenza nella definizione della controversia, per presentare istanza di prelievo dapprima nel marzo 2012 e poi nel giugno 2014, a sostegno peraltro di un interesse “strumentale e morale” che, sia pure con il concreto riferimento alla “riserva” apposta nel provvedimento di riammissione, mira, a distanza nel tempo, al rispetto della legalità in generale e alla ricostruzione della situazione giuridica ed economica dell’interessato, con effetti sul cd. TFR e sulla pensione.

Trattasi ormai di situazioni consolidate e non agevolmente modificabili anche per l’atteggiamento sostanzialmente dilatorio dell’Amministrazione che non ha ritenuto di coltivare e sollecitare il contenzioso e non ha inteso neanche riadottare altro provvedimento in sintonia con il decisum del giudice, per cui il mero ripristino della legalità supportato da un interesse meramente morale e strumentale, per quanto detto, necessiterebbe ora anche di una specifica comparazione con l’interesse pubblico, non ravvisandosi peraltro il vantaggio e l’utilità che l’Amministrazione conseguirebbe in concreto oggi.

7. Per le considerazioni che precedono l’appello va respinto con conseguente conferma della sentenza impugnata.

Il tempo trascorso e la peculiarità del caso inducono a disporre la compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l’effetto, conferma la sentenza impugnata.

Spese del grado compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 ottobre 2014 […]

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