Ricollocamento del personale Agenzie fiscali ex d.lgs. 300/1999

In tema di pubblico impiego, a seguito dell’istituzione delle Agenzie fiscali operata con il d.lgs. 300/1999, l’art. 3, comma 5, del d.lgs. 3 luglio 2003, n. 173, come autenticamente interpretato dall’art. 5, comma 1-novies del dl 31 gennaio 2005, n. 7, convertito nella legge 31 marzo 2005, n. 43, nel riconoscere al personale in servizio l’opzione per la permanenza nel comparto delle agenzie fiscali ovvero per il transito ad altra P.A. non ha comportato l’insorgere di un diritto di scelta del dipendente all’individuazione dell’Amministrazione statuale a cui transitare ma solo quello di poter restare nell’ambito dei lavoratori dipendenti delle amministrazioni statali, restando alla contrattazione collettiva ovvero agli accordi tra le amministrazioni l’individuazione della soluzione più adatta per il ricollocamento del personale.

 

Cassazione civile sentenza n. 17334 25 agosto 2016

[…]

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di Appello di Roma, confermando la sentenza del Tribunale di Roma, accoglieva la domanda dei lavoratori in epigrafe indicati, già dipendenti dell’ex Ministero delle Finanze ed in posizione di distacco presso l’Agenzia del Demanio, proposta nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, avente ad oggetto la declaratoria del loro diritto ad essere trasferiti presso la predetta Presidenza in ragione dell’opzione da essi esercitata, dopo la trasformazione della Agenzia del Demanio in ente pubblico economico, per il passaggio ad altra pubblica amministrazione.

A fondamento del decisum la Corte del merito, dopo aver ricostruito il quadro normativa di riferimento, rilevava che l’art. 1, comma 577 della legge n. 266 del 2015 sanciva il diritto dei dipendenti della Agenzia del Demanio, nei cui confronti non erano alla data 3 dicembre 2005 esaurite le procedure di trasferimento, a transitare nei ruoli delle Amministrazioni dello Stato per le quali avevano esercitato l’opzione.

Avverso questa sentenza la Presidenza del Consiglio dei Ministri ricorre in cassazione articolando un’unica censura. Resistono con controricorso le parti intimate.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unica censura la Presidenza ricorrente, deducendo violazione degli artt. 11, comma 4 bis del d.lgs n. 303 del 1999 – introdotto dall’art. 6 del d.lgs n. 343 del 2003 – e 30 del d.lgs n. 165 del 2001, dopo aver delineato il quadro legislativo di riferimento ed aver sottolineato la necessità di coordinare i trasferimenti con le esigenze di organico della varie amministrazioni, sostiene che per la Presidenza del Consiglio dei Ministri vi è la norma speciale di cui al denunciato artt. 11, comma 4 bis del d.lgs. n. 303 del 1999 – introdotto dall’art. 6 del d.lgs n. 343 del 2003 – che disciplina, l’accesso e la copertura dei nuovi posti in organico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e nelle previsioni legislative non rientra il trasferimento dei lavoratori in causa.

La censura è fondata alla stregua di specifico precedente di questa Corte, qui ribadito, secondo cui in tema di pubblico impiego, a seguito dell’istituzione delle Agenzie fiscali operata con il d.lgs. 300/1999, l’art. 3, comma 5, del d.lgs. 3 luglio 2003, n. 173, come autenticamente interpretato dall’art. 5, comma 1-novies del dl 31 gennaio 2005, n. 7, convertito nella legge 31 marzo 2005, n. 43, nel riconoscere al personale in servizio (nella specie, all’Agenzia del demanio) l’opzione per la permanenza nel comparto delle agenzie fiscali ovvero per il transito ad altra P.A. non ha comportato l’insorgere di un diritto di scelta del dipendente all’individuazione dell’Amministrazione statuale a cui transitare ma solo quello di poter restare nell’ambito dei lavoratori dipendenti delle amministrazioni statali, restando alla contrattazione collettiva ovvero agli accordi tra le amministrazioni l’individuazione della soluzione più adatta per il

ricollocamento del personale

( Cass. 21002/2013).

In altri termini, a seguito dell’opzione, vi è un diritto a rimanere dipendente dello Stato, ma non vi è un diritto a transitare presso una determinata amministrazione essendo, appunto, lasciato alla contrattazione collettiva ovvero all’accordo tra le amministrazioni la scelta più adatta per

ricollocare il personale.

Il ricorso pertanto va accolto e conseguentemente la sentenza impugnata va cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito con il rigetto della domanda degli originari ricorrenti.

Le spese dell’intero processo vanno compensate tenuto conto dei diversi orientamenti espressi dai giudici di merito sulla questione e dell’epoca della domanda giudiziale l’antecedente alla richiamata pronuncia di questa Corte.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito, rigetta la domanda degli originari ricorrenti. Compensa le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 7 giugno 2016 […]

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