Riconoscimento infermità da causa di servizio e sindacato giudice

Tar Lazio sentenza n. 10832 14 agosto 2015

Il sindacato giurisdizionale sui giudizi espressi in relazione a domande di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di patologie contratte da pubblici dipendenti in costanza di servizio e/o di riconoscimento dell’equo indennizzo è ammesso esclusivamente nelle ipotesi in cui emergano dall’atto contestato evidenti vizi logici, desumibili dalla sua motivazione, in ragione dei quali si evidenzi l’inattendibilità metodologica delle conclusioni cui è pervenuta l’Amministrazione; segue da ciò che il giudice della legittimità non può impingere nel merito, specialmente se tecnico, di valutazioni che competono esclusivamente all’Amministrazione, né tanto meno sostituire la valutazione di merito dell’Amministrazione con una propria determinazione di merito di segno opposto, che direttamente conceda il beneficio richiesto dall’interessato

Il parere del Comitato di verifica, a seguito dell’entrata in vigore del DPR 29 ottobre 2001 n. 461 unico organo competente ad accertare la riconducibilità ad attività lavorativa delle cause produttive di infermità o lesione in relazione a fatti di servizio e al rapporto causale fra fatti e infermità o lesione, deve essere tenuto in considerazione dall’Amministrazione, la quale è tenuta solo a verificare se l’organo in questione, nell’esprimere le proprie valutazioni, abbia tenuto conto delle considerazioni svolte dagli altri organi e, in caso di disaccordo, se le abbia congruamente confutate. Infatti, l’Amministrazione, non avendo particolari competenze specialistiche al riguardo, difficilmente può operare una scelta tecnica fra giudizi sanitari diversi, sicché può limitarsi a verificare se le ragioni addotte dagli altri organi consultivi siano state tenute presenti e valutate dal Comitato di verifica. Del resto l’Amministrazione non deve indicare le ragioni per cui ritiene di attenersi al parere di organi consultivi che si sono pronunciati per ultimi anziché ad altro precedente parere di segno opposto; un obbligo di motivazione in capo all’Amministrazione è ipotizzabile solo per il caso in cui essa, per gli elementi di cui dispone e che non sono stati vagliati dal Comitato, ritenga di non potere aderire al suo parere

 

Tar Lazio sentenza n. 10832 14 agosto 2015

[…]

FATTO

Il ricorrente, con istanza datata 20.03.2003, ha chiesto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della seguente infermità: 1) -OMISSIS- celebrate cronica con attuale obiettività neurologica non significativa; 2) disturbo -OMISSIS- reattive.

Inviato a visita medica, la competente C.M.O. di Napoli, con verbale n. 3 del 09.01.2004 riscontrava le infermità lamentate dal ricorrente e gli riconosceva una menomazione all’integrità fisica ascrivibile per la n. 1) alla Tabella A/8^ categoria, misura massima, e per la n. 2) alla Tabella B, annesse al D.P.R. 30.12.1981 n. 834.

A seguito di tale giudizio, la Direzione Generale del Personale e della Formazione, ai sensi dell’art. 8 del D.P.R. 349/94, in data 31.03.2006 inoltrava la pratica, per i relativi adempimenti, al Comitato di Verifica per le cause di servizio.

Il suddetto comitato, nell’adunanza del 14.11.2007, esprimeva parere negativo quanto al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio per le patologie sopra indicate e, in conseguenza di ciò, la Direzione Generale del Personale emetteva decreto conforme.

La Direzione Generale del Personale, alla luce degli accertamenti medici dei competenti organi incaricati, rilevato che l’istanza avanzata dal sig. -OMISSIS- in data 20.03.2003 risultava prodotta nei termini previsti dall’art. 2, comma 1, del D.P.R. 461/2001, negava la concessione dei rimborsi richiesti.

Il ricorrente impugna il predetto provvedimento assumendone l’illegittimità per difetto di istruttoria e travisamento dei fatti, ritenendo che il parere del Comitato di verifica non sia adeguatamente motivato, non avendo tenuto conto della natura e delle condizioni dell’attività lavorativa svolta dal dipendente istante e dei diversi episodi occorsi ( fra cui una ferita da arma da fuoco) ben idonei a procurare causalmente le patologie riscontrate.

Ha quindi chiesto che, in via istruttoria, il Collegio voglia disporre consulenza tecnica d’ufficio per l’accertamento dell’effettiva sussistenza di un rapporto di causalità fra le patologie lamentate ed il servizio istituzionale prestato.

Si è costituita in giudizio l’amministrazione intimata per resistere al gravame.

Alla pubblica udienza del giorno 21 maggio 2015 la causa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione nel merito.

DIRITTO

Il ricorso è infondato.

Va al riguardo preliminarmente precisato che a seguito dell’entrata in vigore del DPR 29 ottobre 2001 n. 461 il Comitato di verifica è il solo organo competente ad accertare la riconducibilità ad attività lavorativa delle cause produttive di infermità o lesione in relazione a fatti di servizio e al rapporto causale fra fatti e infermità o lesione.

Ciò precisato, il parere di detto Organo costituisce giudizio di discrezionalità tecnica, parzialmente vincolante per l’Amministrazione (cfr Cons. Stato Sez. IV. 25/3/2014 n. 1454) nel senso che essa non se ne può discostare a meno che non ravvisi una evidente carenza istruttoria ovvero un palese travisamento dei fatti e/o illogicità, vizi questi non riscontrabili nel caso all’esame.

Del pari anche il giudice chiamato a vagliare la legittimità di tale parere può esercitare un giudizio c.d. debole, nel senso che la contestazione di una valutazione tecnica come quella resa dal Comitato di verifica può attenere unicamente ad aspetti di incongruità e irrazionalità, nella specie per il vero non rinvenibili.

Secondo il Collegio, tale Organo consultivo risulta aver espresso il proprio parere seguendo le regole specialistiche attinenti al caso di specie, mediante considerazioni che non appaiono né illogiche, né irrazionali.

Infatti, il Comitato ha ritenuto non dipendente da fatti di servizio l’infermità della parte ricorrente, seguendo un corretto iter procedimentale-istruttorio, e motivando congruamente il proprio parere, specificando le ragioni per le quali ha ritenuto di escludere la sussistenza del nesso di causalità tra il servizio prestato dall’interessato e l’infermità sofferta dallo stesso.

A parere del Collegio, le considerazioni espresse dal Comitato appaiono immuni dalle censure prospettate dal ricorrente, poiché l’Organo consultivo ha tenuto in considerazione tutta la documentazione acquisita nel corso del procedimento, ha esaminato i documenti prodotti , ed ha esternato una motivazione puntuale dando conto del percorso logico seguito e delle considerazioni tecniche per le quali alle patologie accertate non si può dare rilevanza ai fini del riconoscimento della dipendenza da causa di servizio (Consiglio Stato , sez. IV, 16 ottobre 2009 , n. 6352). Ciò, in quanto, nella fattispecie risulta una istruttoria completa ed esaustiva, posto che nel corso del procedimento sono stati acquisiti e posti in essere gli atti endoprocedimentali necessari . Dal tenore degli atti impugnati, emerge che tale documentazione è stata presa in considerazione e valutata dal C.V.C.S., sia con riferimento agli aspetti prettamente medico-sanitari, sia in relazione agli elementi di informazione idonei a consentire la valutazione dei servizi svolti dall’interessato derivanti anche dalle istanze e dai referti prodotti dal richiedente, oltre che dai rapporti informativi redatti dagli organi e dagli uffici competenti.

Del resto, come detto, il sindacato giurisdizionale sui giudizi espressi in relazione a domande di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di patologie contratte da pubblici dipendenti in costanza di servizio e/o di riconoscimento dell’equo indennizzo è ammesso esclusivamente nelle ipotesi in cui emergano dall’atto contestato evidenti vizi logici, desumibili dalla sua motivazione, in ragione dei quali si evidenzi l’inattendibilità metodologica delle conclusioni cui è pervenuta l’Amministrazione; segue da ciò che il giudice della legittimità non può impingere nel merito, specialmente se tecnico, di valutazioni che competono esclusivamente all’Amministrazione, né tanto meno sostituire la valutazione di merito dell’Amministrazione con una propria determinazione di merito di segno opposto, che direttamente conceda il beneficio richiesto dall’interessato (Consiglio Stato , sez. IV, 16 ottobre 2009 , n. 6352).

Pertanto, condividendone le argomentazioni, l’Amministrazione ha fatto affidamento sul parere del Comitato di Verifica, giungendo, correttamente, ad esprimere i giudizi contestati dal ricorrente.

Il provvedimento finale risulta motivato per relationem rispetto al parere del citato Comitato, in linea con quanto stabilisce in materia la disciplina di riferimento, la quale non mette a disposizione dell’Amministrazione una serie di pareri pariordinati resi da organi consultivi diversi e dotati di identica competenza, sui quali orientarsi, ma affida al Comitato di Verifica per le cause di servizio il compito di esprimere un giudizio conclusivo.

Pertanto, il parere del Comitato deve essere tenuto in considerazione dall’Amministrazione, la quale è tenuta solo a verificare se l’organo in questione, nell’esprimere le proprie valutazioni, abbia tenuto conto delle considerazioni svolte dagli altri organi e, in caso di disaccordo, se le abbia congruamente confutate. Infatti, l’Amministrazione, non avendo particolari competenze specialistiche al riguardo, difficilmente può operare una scelta tecnica fra giudizi sanitari diversi, sicché può limitarsi a verificare se le ragioni addotte dagli altri organi consultivi siano state tenute presenti e valutate dal Comitato di verifica.

Del resto, l’Amministrazione non deve indicare le ragioni per cui ritiene di attenersi al parere di organi consultivi che si sono pronunciati per ultimi anziché ad altro precedente parere di segno opposto; un obbligo di motivazione in capo all’Amministrazione è ipotizzabile solo per il caso in cui essa, per gli elementi di cui dispone e che non sono stati vagliati dal Comitato, ritenga di non potere aderire al suo parere (Consiglio Stato , sez. VI, 18 settembre 2009 , n. 5612).

Ciò posto, vanno disattese, ai fini che interessano in questa sede, le considerazioni tecniche espresse dalla parte ricorrente , peraltro in maniera generica ed apodittica, sia perché il Comitato di Verifica per le cause di servizio, per la competenza specifica che gli è attribuita, è l’organo che è meglio in grado di cogliere se esista o meno un nesso eziologico tra l’insorgenza di una infermità ed il tipo di lavoro svolto nell’ambito dell’Amministrazione, sia in quanto – alla luce degli elementi e delle considerazioni sopra espressi – i rilievi tecnici di parte non appaiono in grado di porre in dubbio le valutazioni e le conclusioni alle quali è giunto il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio e, conseguentemente, le determinazioni finali dell’Amministrazione.

Per tali ragioni, il Collegio ritiene che non sia necessario disporre ulteriori accertamenti sanitari e, quindi, disattende l’istanza istruttoria di parte attrice tesa ad ottenere la nomina di un CTU.

Conclusivamente il ricorso è infondato e deve essere respinto.

Le spese del giudizio, anche in considerazione della natura della controversia, possono essere compensate fra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonchè di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque citate nel provvedimento.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 maggio 2015 […]

Precedente Permesso di soggiorno per lavoro e reddito minimo richiesto Successivo Provvedimento definitivo e autotutela PA, non esperibile rito avverso silenzio