Ricorso esame avvocato, Consiglio di Stato sentenza n. 33 3 gennaio 2018 su sindacato giudizio Commissione esaminatrice elaborati prove scritte: pretesa distonica correlazione tra coefficiente numerico e giudizio sintetico non configura vizio sindacabile dal giudice amministrativo

Ricorso esame avvocato, Consiglio di Stato sentenza n. 33 3 gennaio 2018:

Con riguardo alla correzione degli elaborati delle prove scritte dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, le valutazioni della Commissione esaminatrice sono espressione di ampia e qualificata discrezionalità tecnica, il cui concreto esercizio può essere soggetto al sindacato di legittimità del giudice amministrativo solo se viziato da travisamento dei fatti, violazione delle regole di procedura, illogicità manifesta con riferimento ad ipotesi di erroneità o irragionevolezza riscontrabili ab externo e ictu oculi dalla sola lettura degli atti.

“(da ultimo sentenze n. 973/2017, n. 3480/2017, n. 5680/2017, n. 5740/2017, n. 5742/2017 e n. 5987/2017 della Sezione).

Orbene, la pretesa distonica correlazione tra coefficiente numerico e giudizio sintetico non rientra nel quadro patologico testè descritto già solo per il fatto che la Commissione, nell’esprimere una valutazione dell’elaborato in un contesto lessicale necessariamente sintetico (Cons. Stato Sez. IV, Sent., 02/03/2017, n. 973) non ha potuto che evidenziare gli aspetti critici della prova in esame.

La Commissione non poteva infatti non avvertire la necessità di rappresentare, paucis verbis, le ragioni che avevano indotto all’attribuzione di un voto insufficiente, non essendo certo richiesto di fornire un quadro esaustivo di tutti gli elementi di valutazione, a meno che non si voglia ravvisare un preciso onere motivazionale in forma lessicale che lo stesso Tribunale ha, questa volta condivisibilmente, escluso.

E’ appena il caso di confermare anche in questa sede il granitico orientamento di questo Consiglio di Stato secondo cui, ai fini della motivazione, il voto numerico è pienamente sufficiente, anche alla luce delle note decisioni della Corte costituzionale (n. 328/2008, n. 20/2009 e n. 175/2011; vedi da ultimo, oltre la decisione dell’Adunanza plenaria n. 7/2017, le sentenze della Sezione n. 5658/2017, n. 5659/2017, n. 5682/2017, n. 5726/2017, n. 5728/2017, n. 5729/2017, n. 5740/2017, n. 5742/2017) e tenuto conto della sufficienza dei criteri generali relativi alla correzione degli elaborati, che non richiedono da parte delle singole commissioni alcuna ulteriore specificazione o collegamento con l’estrinsecazione strettamente docimologica della valutazione (sentenze n. 175/2011 della Corte costituzionale; n. 317/2012 del C.G.A.R.S.; n. 8628/2009, n. 2544/2010, n. 5726/2017 e n. 5987/2017 della Sezione).”

 

…Nemmeno ricorre il secondo aspetto assuntivamente distonico, attinente alla rilevata assenza di errori ortografici, in quanto la natura plurimotivata del giudizio sintetico espresso non consente di ravvisare, in termini di immediata evidenza, il peso decisivo del rilievo sollevato dalla Commissione nell’economia complessiva del giudizio negativo; tanto più che dalla mera lettura dell’elaborato in realtà si evince la presenza di imperfezioni lessicali che possono giustificare il deteriore giudizio (ad es. “pronuncie” a pag. 1, XV riga dell’elaborato) e ciò anche a voler espungere l’apostrofo in fin di rigo dal novero degli errori ortografici, così come obiettato dell’appellato con ampie e diffuse argomentazioni…

In materia di ricorso esame avvocato vedi anche:

Consiglio di Stato sentenza n. 302 18 gennaio 2018

ricorso in materia di esami per l’abilitazione all’esercizio della professione forense (sessione 2014/2015): gli orientamenti giurisprudenziali sull’Esame di Stato

Bocciato all’esame di abilitazione: ricorso amministrativo esame avvocato per illegittimità derivata da irregolari operazioni preparatorie

Adunanza Plenaria n. 7 20 settembre 2017

Abilitazione avvocato, commissione esaminatrice

Altre sentenze di interesse:

Proroga graduatorie concorsi pubblici: ambito di applicazione

Concorso dirigenti scolastici, quali commissari?

 

Consiglio di Stato sentenza n. 33 3 gennaio 2018

L’oggetto del giudizio

“per la riforma

della sentenza in forma semplificata del T.a.r. per la Puglia – Lecce – Sezione I, n. 1801 del 25 ottobre 2012, concernente mancato superamento delle prove scritte dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato.”

Il fatto e le contestazioni

“L’oggetto del presente giudizio è costituito dalla mancata ammissione del signor Omissis alla prova orale dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, sessione 2011, in considerazione del punteggio insufficiente di 27/50 al parere motivato di diritto civile (cfr. verbale del 30 marzo 2012 della II sotto commissione per gli esami di avvocato costituita presso la Corte di Appello di Salerno).

2. L’impugnata sentenza – resa in forma semplificata dal T.a.r. per la Puglia – Lecce, Sezione I, n. 1801 del 25 ottobre 2012 – ha accolto il ricorso, in quanto, pur reputando sufficiente a fini motivazionali il punteggio numerico, ha riscontrato la contraddittorietà tra il voto finale ed il giudizio sintetico espresso dalla Commissione nonché l’assenza degli errori di ortografia posti a base della valutazione negativa dell’elaborato.

3. Avverso tale decisione il Ministero della giustizia ha proposto – con ricorso ritualmente notificato e depositato – un duplice motivo di appello (pagine 2 – 6 del gravame) deducendo, in sintesi, che:

a) il T.a.r. sarebbe incorso nel vizio di extrapetizione ex art. 112 c.p.c. per avere rilevato un vizio diverso da quelli posti a sostegno della domanda introduttiva;

b) il T.a.r. avrebbe invaso la sfera di discrezionalità riservata alla Commissione esaminatrice e sarebbero sussistenti gli errori di ortografia rilevati da questa, in modo da potersi escludere la pretesa contraddittorietà tra coefficiente alfanumerico e giudizio sintetico.

4. In data 19 gennaio 2013, il sig. Omissis si è costituito in giudizio deducendo l’infondatezza dell’appello e pertanto chiedendone il rigetto.

5. Con decreto cautelare n. 5058 del 27 dicembre 2012, è stata disposta la sospensione dell’esecutività della sentenza impugnata e fissata, per la discussione collegiale, la camera di consiglio del 22 gennaio 2013.

6. Con ordinanza n. 198 del 22 gennaio 2013, il Collegio ha accolto l’istanza cautelare e, per l’effetto, ha sospeso l’esecutività della sentenza impugnata “Considerato che: — che le valutazioni espresse dalle commissioni giudicanti nel merito delle prove di esame per gli aspiranti avvocati, sono espressioni di un’ampia discrezionalità, finalizzata a stabilire in concreto l’idoneità tecnico/culturale/attitudinale dei candidati, e come tali non sono sindacabili dal giudice amministrativo salvo che per palesi ed evidenti illogicità che nella specie non è dato ravvisare; — anche successivamente all’entrata in vigore della l. 7 agosto 1990 n. 241, il voto numerico attribuito alle prove di un concorso pubblico contiene in sè la motivazione, senza bisogno di ulteriori spiegazioni (cfr. Consiglio di Stato sez. VI 11 febbraio 2011 n. 913; Corte costituzionale 20 marzo 2009 n. 78).”.

7. Dopo il deposito di ulteriore memoria nell’interesse dell’appellante, all’udienza pubblica di trattazione del 21 dicembre 2017, la causa è stata riservata in decisione.

8. L’appello è fondato e deve essere accolto.

9. La pronuncia oggetto di gravame presenta un quadro motivazionale che, pur riconoscendo la sufficienza del voto numerico, si fonda sulla rilevata “contraddizione intrinseca, e non altrimenti sanabile, esistente tra il voto alfanumerico espresso dalla sottocommissione in ordine alla prima prova scritta svolta dal candidato, e il giudizio sintetico che lo accompagna”. Tale distonia, a parere del Tribunale, si presenterebbe sotto un duplice profilo, sia perché il giudizio, fortemente deteriore (“forma poco lineare, impostazione discutibile, argomentazioni non convincenti, errori di ortografia”), sarebbe incoerente con l’attribuzione di un voto (27/50) che rasenta la sufficienza, sia perché non vi sarebbe traccia dei rilevati errori ortografici nella prova d’esame in commento.

[…]

….in riforma della sentenza impugnata, deve essere rigettato il ricorso instaurativo del giudizio di I grado.”

Sulle spese

“Le spese di ambedue i gradi di giudizio, regolamentate secondo il criterio della soccombenza, sono liquidate nella misura stabilita in dispositivo secondo i parametri di cui al regolamento n. 55 del 2014.”

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