Ricorso per cassazione, illogicità motivazione: risultanza ictu oculi e no rilettura elementi di fatto decisione

Cassazione penale sentenza n. 34652 5 agosto 2016

L’illogicità della motivazione, censurabile a norma dell’art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen., è quella evidente, cioè di spessore tale da risultare percepibile ictu oculi, in quanto l’indagine di legittimità sul discorso giustificativo della decisione ha un orizzonte circoscritto, dovendo il sindacato demandato alla Corte di Cassazione limitarsi, per espressa volontà del legislatore, a riscontrare l’esistenza di un logico apparato argomentativo, senza possibilità di verifica della rispondenza della motivazione alle acquisizioni processuali.

Esula dai poteri della Corte di Cassazione quello di una rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità, la mera prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze processuali. Invero in sede di legittimità non sono consentite le censure che, pur investendo formalmente la motivazione, si risolvono nella prospettazione di una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito.

 

Cassazione penale sentenza n. 34652 5 agosto 2016

[…] RITENUTO IN FATTO

1. Omissis ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello di Catanzaro indicata in epigrafe, con la quale, in parziale riforma della sentenza di condanna resa dal G.i.p. del Tribunale di Crotone il 2.03.2015, all’esito di giudizio abbreviato, in riferimento alle violazioni dell’art. 73, d.P.R. n. 309/1990, è stata rideterminata la pena originariamente inflitta.

Con unico motivo il ricorrente contesta l’affermazione di responsabilità penale, in riferimento alla coltivazione di 126 piante di cannabis indica.

La parte rileva di non avere contestato la paternità della sostanza contenuta nell’involucro di cellophane rinvenuto dagli operanti. Ciò posto, l’esponente protesta la propria estraneità, rispetto alla coltivazione della piante di cannabis indica. A sostegno dell’assunto, il ricorrente si sofferma sui termini di fatto della vicenda e considera che non può escludersi che Omissis abbia scelto di nascondere la droga nei pressi della piantagione, in quanto tale luogo era risultato sicuro, rispetto alla attività di coltivazione svolta da altri soggetti. Rileva, inoltre, che l’immobile che si trova nei presi della piantagione è occupato da diversi nuclei familiari.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.

Si osserva che il ricorrente introduce censure non consentite nel giudizio di legittimità, in quanto concernenti la ricostruzione e la valutazione del fatto, come pure l’apprezzamento del materiale probatorio, profili del giudizio rimessi alla esclusiva competenza del giudice di merito, che ha fornito una congrua e adeguata motivazione, immune da incongruenze di ordine logico. Come è noto la giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto, pressocchè costantemente, che “l’illogicità della motivazione, censurabile a norma dell’art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen., è quella evidente, cioè di spessore tale da risultare percepibile ictu oculi, in quanto l’indagine di legittimità sul discorso giustificativo della decisione ha un orizzonte circoscritto, dovendo il sindacato demandato alla Corte di Cassazione limitarsi, per espressa volontà del legislatore, a riscontrare l’esistenza di un logico apparato argomentativo, senza possibilità di verifica della rispondenza della motivazione alle acquisizioni processuali” (Cass. 24.9.2003 n. 18; conformi, sempre a sezioni unite Cass. n. 12/2000; n. 24/1999; n. 6402/1997). Più specificamente si è chiarito che “esula dai poteri della Corte di Cassazione quello di

una rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità, la mera prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze processuali

” (Cass. sezioni unite 30.4.1997, Dessimone). Ed invero, in sede di legittimità non sono consentite le censure, che pur investendo formalmente la motivazione, si risolvono nella prospettazione di una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito (ex multis Cass. 23.03.1995, n. 1769, Rv. 201177; Cass. Sez. VI sentenza n. 22445 in data 8.05.2009, dep. 28.05.2009, Rv. 244181).

Del resto, la Corte di Appello ha espressamente considerato – soffermandosi sullo specifico motivo di doglianza, sviluppando un percorso argomentativo immune da aporie di ordine logico, saldamente ancorato al compendio di prova – che le modalità di occultamento dell’involucro appartenente al Omissis, all’interno di uno dei bidoni presenti sul posto; il fatto che nell’involucro fosse custodita marijuana della stessa specie rispetto al resto dello stupefacente rinvenuto dai verbalizzanti; il posizionamento dei diversi bidoni all’interno della piantagione e la vicinanza dell’area rispetto all’abitazione del Omissis; le stesse dichiarazioni rese dal Omissis nella sede garantita, erano tutte evenienze concordemente indicative del pieno coinvolgimento, a titolo concorsuale con soggetti non identificati, dell’odierno esponente nella attività di coltivazione delle piante di cannabis indica. E, sulla scorta di tali rilievi, la Corte territoriale ha confermato l’affermazione di responsabilità penale, in riferimento a tutte le condotte in contestazione.

2. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 1.500,00 in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di Euro 1.500,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso il 2 agosto 2016. […]

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