Rinnovo permesso di soggiorno per motivi familiari, CdS Sent n. 5032 31 ottobre 2017: necessaria la presentazione dello stato di famiglia (argomentato ex art 30 co. 1-bis d.lgs. 286 1998 e art 6 co.1 dPR 394 1999

Rinnovo permesso di soggiorno per motivi familiari (…La necessità della presentazione dello stato di famiglia deve porsi in relazione alla natura di permesso per motivi familiari del titolo di soggiorno di cui viene chiesto il rinnovo….)

Consiglio di Stato sentenza n. 5032 31 ottobre 2017:

Ai sensi dell’art. 30, comma 1-bis, del d.lgs. 286/1998, il permesso di soggiorno per motivi familiari che sia stato rilasciato allo straniero che abbia contratto matrimonio con straniero regolarmente soggiornante, “è immediatamente revocato qualora sia accertato che al matrimonio non è seguita l’effettiva convivenza salvo che dal matrimonio sia nata prole”. D’altra parte, l’art. 6, comma 1, del d.P.R. 394/1999, alla lettera d), ai fini del visto per ricongiungimento

familiare e per familiari al seguito, richiede la presentazione di“documentazione attestante i rapporti di parentela, la minore età e lo stato di famiglia”.

Anche alla luce di tali disposizioni, risulta che la presentazione del certificato di stato di famiglia (che, si ricorda, è un documento contenente i dati delle persone risultanti a uno stesso indirizzo e nella medesima unità immobiliare, ed elenca tutti i componenti della famiglia e ne specifica le informazioni relative – nome, cognome, data e comune di nascita, comune e indirizzo di residenza) è necessaria al fine di consentire alla Questura di compiere ogni opportuna valutazione sulla permanenza dei presupposti per il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari.

In sostanza, il certificato dello stato di famiglia è il documento base (non esaustivo, ma comunque necessario) per la verifica della presenza attuale in Italia di una famiglia, presupposto logico di ogni istituto che la presupponga.

 

…Dalla lettura del provvedimento impugnato in primo grado si evince che si tratta effettivamente di un diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di famiglia, motivato con riferimento alla produzione di un certificato di stato di famiglia falso (ed alla circostanza che la richiedente, nonostante fosse stata informata, non ha documentato di possedere i requisiti richiesti dalla normativa).

L’indicazione del tipo di certificato falso è coerente con quella contenuta nella denuncia suindicata.

Occorre a questo punto sottolineare che, in ordine al diniego di rinnovo opposto ad un altro cittadino cinese coinvolto nella stessa vicenda di falsificazione documentale ed al quale pure era stata contestato il reato di cui all’art. 5, comma 8-bis, del d.lgs. 286/1998, è intervenuta la sentenza -OMISSIS-, con la quale questa Sezione, pur sottolineando che la falsità del documento potrebbe determinare l’autotutela, ha accolto l’appello dello straniero in ragione del difetto di motivazione del diniego, in quanto nel provvedimento al centro di quel giudizio non erano stati specificati i motivi della falsità della documentazione (la sentenza non ha ritenuto valida la motivazione postuma data in giudizio) e dell’omissione del preavviso di provvedimento (la sentenza ha ritenuto che l’interessato avrebbe potuto apportare chiarimenti riguardo alla sua posizione).

Nel caso in esame, invece, il tipo di documentazione falsificata è indicato.

Inoltre, il preavviso di rigetto è stato comunicato e l’appellante ha potuto presentare chiarimenti e documenti.

Occorre precisare che la necessità della presentazione dello stato di famiglia deve porsi in relazione alla natura di permesso per motivi familiari del titolo di soggiorno di cui l’appellante aveva chiesto il rinnovo (cfr. nota della Questura di -OMISSIS-, in data -OMISSIS-; nonché la memoria presentata in giudizio dall’appellante, nella quale nega che la convivenza sia presupposto del permesso per motivi familiari, ai sensi dell’art. 30 del d.lgs. 286/1998).

Ai sensi dell’art. 30, comma 1-bis, del d.lgs. 286/1998, il permesso di soggiorno per motivi familiari che sia stato rilasciato allo straniero che abbia contratto matrimonio con straniero regolarmente soggiornante, “è immediatamente revocato qualora sia accertato che al matrimonio non è seguita l’effettiva convivenza salvo che dal matrimonio sia nata prole”. D’altra parte, l’art. 6, comma 1, del d.P.R. 394/1999, alla lettera d), ai fini del visto per ricongiungimento familiare e per familiari al seguito, richiede la presentazione di “documentazione attestante i rapporti di parentela, la minore età e lo stato di famiglia”.

Anche alla luce di tali disposizioni, non è possibile condividere la tesi secondo la quale la presentazione del certificato di stato di famiglia (che, si ricorda, è un documento contenente i dati delle persone risultanti a uno stesso indirizzo e nella medesima unità immobiliare, ed elenca tutti i componenti della famiglia e ne specifica le informazioni relative – nome, cognome, data e comune di nascita, comune e indirizzo di residenza) fosse tuzioristica e non necessaria al fine di consentire alla Questura di compiere ogni opportuna valutazione sulla permanenza dei presupposti per il rinnovo del permesso di soggiorno.

Al contrario, il certificato dello stato di famiglia è il documento base (non esaustivo, ma comunque necessario) per la verifica della presenza attuale in Italia di una famiglia, presupposto logico di ogni istituto che la presupponga.

D’altra parte, il certificato del Comune di -OMISSIS-, versato in atti dall’appellante in data -OMISSIS-e invocato quale elemento idoneo a dimostrare che il documento falso originariamente presentato era frutto di un errore a lei non imputabile o era comunque un “falso inutile”, non è un certificato di stato di famiglia, bensì un certificato di residenza (della sola appellante).

Pertanto, la situazione dell’appellante è del tutto diversa, sotto i predetti profili dirimenti, da quella oggetto della sentenza n. -OMISSIS-.

Non vi sono quindi motivi per non applicare il combinato disposto degli artt. 4, comma 2, penultimo periodo (“La presentazione di documentazione falsa o contraffatta o di false attestazioni a sostegno della domanda di visto comporta automaticamente, oltre alle relative responsabilità penali, l’inammissibilità della domanda”) e 5, comma 8-bis (“Chiunque contraffà o altera un visto di ingresso o reingresso, un permesso di soggiorno, un contratto di soggiorno o una carta di soggiorno, ovvero contraffà o altera documenti al fine di determinare il rilascio di un visto di ingresso o di reingresso, di un permesso di soggiorno, di un contratto di soggiorno o di una carta di soggiorno oppure utilizza uno di tali documenti contraffatti o alterati, è punito con la reclusione …”), del d.lgs. 286/1998, da cui si ricava il principio che l’utilizzo di documentazione falsa è sufficiente a motivare il diniego di rilascio o di rinnovo del titolo di soggiorno.

In tal senso è la giurisprudenza di questa Sezione (cfr. sentt. nn. 4619/2015; …).

Vero è che tale principio è stato affermato soprattutto in relazione a falsificazioni concernenti il rapporto di lavoro presupposto ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, tuttavia le norme suddette appaiono applicabili a qualsiasi ipotesi di falso concernente i presupposti del titolo.

In ogni caso, non risulta smentito neanche il rilievo della mancata dimostrazione del possesso dei requisiti per il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di famiglia, autonomamente sufficiente a motivare il diniego di rinnovo. Infatti, dagli atti, tutto ciò che può desumersi in ordine al marito dell’appellante è che, dopo la revoca del permesso di soggiorno disposta a causa della documentazione falsa dal Questore di -OMISSIS-, aveva ottenuto un permesso di soggiorno da parte del Questore di -OMISSIS-ed un diniego di rinnovo da parte del Questore di -OMISSIS-, poi sospeso dal TAR -OMISSIS-.

L’appello deve pertanto essere respinto…..

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Consiglio di Stato sentenza n. 5032 31 ottobre 2017

[…]

per la riforma

della sentenza del T.A.R. CAMPANIA – -OMISSIS-, resa tra le parti, concernente diniego di rinnovo del permesso di soggiorno;

[…]

FATTO e DIRITTO

1. La controversia origina dal provvedimento negativo adottato dalla Questura di -OMISSIS- in data -OMISSIS-riguardo alla domanda di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di famiglia presentata dalla odierna appellante, cittadina cinese.

2. Il TAR Campania, con la sentenza appellata (-OMISSIS-), ha respinto il ricorso proposto avverso il provvedimento (qualificato come di “revoca” del permesso di soggiorno), affermando che dalla documentazione prodotta in giudizio risulta che la ricorrente, per comprovare il possesso dei requisiti previsti dalla legge, ha allegato alla domanda certificazione falsa, e che tale circostanza, sufficiente a sorreggere il provvedimento, è stata accertata da parte dell’Amministrazione.

3. Nell’appello (qualificando il provvedimento impugnato come di “rigetto dell’istanza di rinnovo”), si prospetta che:

(a) – a seguito del preavviso di rigetto, l’appellante aveva depositato un certificato di stato di famiglia del Comune di -OMISSIS- in data -OMISSIS-, dal quale discendeva che il certificato di famiglia falso (di cui all’allegato n. 2 della memoria depositata in giudizio dal Ministero) “costituisce un falso inutile” (dovuto al fatto che non conosce la lingua italiana e che si è rivolta ad un’agenzia per espletare le formalità di rinnovo, ed il certificato è stato prodotto dall’agenzia), in quanto essa possedeva tutti i requisiti per ottenere il permesso di soggiorno;

(b) – comunque, il certificato di residenza o di stato di famiglia (così come il requisito della convivenza) non rientra tra i requisiti necessari per ottenere il permesso di soggiorno, ex artt. 4 e 5, del d.lgs. 286/1998, essendo richiesto solo per la carta di soggiorno, ex art. 9, ed art. 16 del d.P.R. 394/1999;

(c) – in ogni caso, la produzione del nuovo certificato costituisce sopraggiunto nuovo elemento favorevole, di cui si sarebbe dovuto tener conto ai sensi dell’art. 5, comma 5, d.lgs. cit.;

(d) – non può trovare applicazione l’art. 4, comma 2, d.lgs. cit., in quanto disposizione riguardante soltanto il visto di ingresso e non estensibile al rinnovo del permesso di soggiorno, e che comunque non richiede la presentazione di tale documentazione; né può applicarsi la decadenza prevista dall’art. 2, comma 2, del d.P.R. 294/1999, in quanto concernente la documentazione rilasciata da autorità straniere;

(e) – non può giustificarsi il giudizio di pericolosità sociale, pure formulato dal TAR, essendo mancato al riguardo ogni accertamento da parte dell’Amministrazione, ed avendo l’appellante collaborato, dichiarando l’accaduto.

4. Il Ministero dell’interno si è costituito in giudizio con memoria di stile.

5. Con ordinanza n. -OMISSIS-di questo Consiglio ha sospeso l’esecutività della sentenza ed ha disposto istruttoria chiedendo chiarimenti sulla falsità documentale riscontrata.

6. Con relazione in data -OMISSIS-, la Questura di -OMISSIS- ha sottolineato che la falsità ha riguardato lo stato di famiglia prodotto al fine di dimostrare una “presunta convivenza” con il coniuge -OMISSIS-, al fine del rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari -OMISSIS- di cui in data -OMISSIS-era stato chiesto il rinnovo, ed ha allegato la denuncia alla Procura della Repubblica in data -OMISSIS-della Squadra Mobile di -OMISSIS- (-OMISSIS-.) nei confronti di 130 cittadini cinesi, tra cui l’appellante ed il marito, in cui vi è una (mera) indicazione del tipo di documento che per ciascuno di essi si assume falsificato (per l’appellante, stato di famiglia; per il marito, residenza e stato di famiglia).

7. Con ordinanza della -OMISSIS-, la misura cautelare è stata confermata, meritando di essere “più approfonditamente valutata la rilevanza del documento ritenuto falso, nella specifica procedura sottoposta a giudizio”.

8. Questa Sezione, con ordinanza n.-OMISSIS-, rilevando che non risultava agli atti copia del provvedimento impugnato in primo grado, così che non era certa la sua effettiva portata, né era possibile valutarne adeguatamente la motivazione, non essendo a tal fine sufficienti gli elementi desumibili dalle difese delle parti, ha disposto incombente istruttorio per acquisire dalla Segreteria del TAR -OMISSIS-il fascicolo processuale di primo grado e dalla Questura di -OMISSIS-, una documentata relazione di chiarimenti sulla vicenda, corredata di copia del provvedimento impugnato e comprendente aggiornamenti in ordine all’esito del summenzionato procedimento penale ed alla situazione dell’appellante.

9. L’incombente è stato reiterato con ordinanza n. -OMISSIS-.

10. L’avvenuto deposito del fascicolo di primo grado consente al Collegio di definire la controversia.

10.1. Dalla lettura del provvedimento impugnato in primo grado si evince che si tratta effettivamente di un diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di famiglia, motivato con riferimento alla produzione di un certificato di stato di famiglia falso (ed alla circostanza che la richiedente, nonostante fosse stata informata, non ha documentato di possedere i requisiti richiesti dalla normativa).

L’indicazione del tipo di certificato falso è coerente con quella contenuta nella denuncia suindicata.

Occorre a questo punto sottolineare che, in ordine al diniego di rinnovo opposto ad un altro cittadino cinese coinvolto nella stessa vicenda di falsificazione documentale ed al quale pure era stata contestato il reato di cui all’art. 5, comma 8-bis, del d.lgs. 286/1998, è intervenuta la sentenza -OMISSIS-, con la quale questa Sezione, pur sottolineando che la falsità del documento potrebbe determinare l’autotutela, ha accolto l’appello dello straniero in ragione del difetto di motivazione del diniego, in quanto nel provvedimento al centro di quel giudizio non erano stati specificati i motivi della falsità della documentazione (la sentenza non ha ritenuto valida la motivazione postuma data in giudizio) e dell’omissione del preavviso di provvedimento (la sentenza ha ritenuto che l’interessato avrebbe potuto apportare chiarimenti riguardo alla sua posizione).

Nel caso in esame, invece, il tipo di documentazione falsificata è indicato.

Inoltre, il preavviso di rigetto è stato comunicato e l’appellante ha potuto presentare chiarimenti e documenti.

10.2. Occorre precisare che la necessità della presentazione dello stato di famiglia deve porsi in relazione alla natura di permesso per motivi familiari del titolo di soggiorno di cui l’appellante aveva chiesto il rinnovo (cfr. nota della Questura di -OMISSIS-, in data -OMISSIS-; nonché la memoria presentata in giudizio dall’appellante, nella quale nega che la convivenza sia presupposto del permesso per motivi familiari, ai sensi dell’art. 30 del d.lgs. 286/1998).

Ai sensi dell’art. 30, comma 1-bis, del d.lgs. 286/1998, il permesso di soggiorno per motivi familiari che sia stato rilasciato allo straniero che abbia contratto matrimonio con straniero regolarmente soggiornante, “è immediatamente revocato qualora sia accertato che al matrimonio non è seguita l’effettiva convivenza salvo che dal matrimonio sia nata prole”. D’altra parte, l’art. 6, comma 1, del d.P.R. 394/1999, alla lettera d), ai fini del visto per ricongiungimento familiare e per familiari al seguito, richiede la presentazione di “documentazione attestante i rapporti di parentela, la minore età e lo stato di famiglia”.

Anche alla luce di tali disposizioni, non è possibile condividere la tesi secondo la quale la presentazione del certificato di stato di famiglia (che, si ricorda, è un documento contenente i dati delle persone risultanti a uno stesso indirizzo e nella medesima unità immobiliare, ed elenca tutti i componenti della famiglia e ne specifica le informazioni relative – nome, cognome, data e comune di nascita, comune e indirizzo di residenza) fosse tuzioristica e non necessaria al fine di consentire alla Questura di compiere ogni opportuna valutazione sulla permanenza dei presupposti per il rinnovo del permesso di soggiorno.

Al contrario, il certificato dello stato di famiglia è il documento base (non esaustivo, ma comunque necessario) per la verifica della presenza attuale in Italia di una famiglia, presupposto logico di ogni istituto che la presupponga.

D’altra parte, il certificato del Comune di -OMISSIS-, versato in atti dall’appellante in data -OMISSIS-e invocato quale elemento idoneo a dimostrare che il documento falso originariamente presentato era frutto di un errore a lei non imputabile o era comunque un “falso inutile”, non è un certificato di stato di famiglia, bensì un certificato di residenza (della sola appellante).

11. Pertanto, la situazione dell’appellante è del tutto diversa, sotto i predetti profili dirimenti, da quella oggetto della sentenza n. -OMISSIS-.

Non vi sono quindi motivi per non applicare il combinato disposto degli artt. 4, comma 2, penultimo periodo (“La presentazione di documentazione falsa o contraffatta o di false attestazioni a sostegno della domanda di visto comporta automaticamente, oltre alle relative responsabilità penali, l’inammissibilità della domanda”) e 5, comma 8-bis (“Chiunque contraffà o altera un visto di ingresso o reingresso, un permesso di soggiorno, un contratto di soggiorno o una carta di soggiorno, ovvero contraffà o altera documenti al fine di determinare il rilascio di un visto di ingresso o di reingresso, di un permesso di soggiorno, di un contratto di soggiorno o di una carta di soggiorno oppure utilizza uno di tali documenti contraffatti o alterati, è punito con la reclusione …”), del d.lgs. 286/1998, da cui si ricava il principio che l’utilizzo di documentazione falsa è sufficiente a motivare il diniego di rilascio o di rinnovo del titolo di soggiorno.

In tal senso è la giurisprudenza di questa Sezione (cfr. sentt. nn. 4619/2015; n. 5034/2013; 3515/2010).

Vero è che tale principio è stato affermato soprattutto in relazione a falsificazioni concernenti il rapporto di lavoro presupposto ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, tuttavia le norme suddette appaiono applicabili a qualsiasi ipotesi di falso concernente i presupposti del titolo.

In ogni caso, non risulta smentito neanche il rilievo della mancata dimostrazione del possesso dei requisiti per il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di famiglia, autonomamente sufficiente a motivare il diniego di rinnovo. Infatti, dagli atti, tutto ciò che può desumersi in ordine al marito dell’appellante è che, dopo la revoca del permesso di soggiorno disposta a causa della documentazione falsa dal Questore di -OMISSIS-, aveva ottenuto un permesso di soggiorno da parte del Questore di -OMISSIS-ed un diniego di rinnovo da parte del Questore di -OMISSIS-, poi sospeso dal TAR -OMISSIS-.

12. L’appello deve pertanto essere respinto.

13. Considerata la natura della controversia e la durata del giudizio (anche per motivi imputabili all’Amministrazione), le spese del grado di giudizio possono essere compensate.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese del grado di giudizio compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1, del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare l’appellante.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 ottobre 2017 […]

 

 

Precedente Risarcimento danni pubblica amministrazione giurisdizione dopo SS.UU. 13454/2017, Consiglio di Stato sentenza n. 5036 31 ottobre 2017: ANCHE DOPO STIPULA CONTRATTO al GIUDICE AMMINISTRATIVO controversie risarcimento da responsabilità amministrazione per violazione norme di correttezza con atto autoritativo Successivo Inail Durc e durc stazione appaltante, CdS Sent n. 5034 31 ottobre 2017: invito alla regolarizzazione (ex art 31 co. 8 dl 69 2013 conv. in l 98 2013) SOLO con riguardo al DURC chiesto da impresa all’ente previdenziale | Esclusione gara per DURC irregolare a data partecipazione, no regolarizzazioni postume: compatibile con art 45 direttiva 18 2004