Risarcimento per occupazione di suolo privato

Risarcimento per occupazione di suolo privato: ai fini della quantificazione del danno derivante ai proprietari di terreni abusivamente occupati dall’Amministrazione, il valore venale del bene è quello desumibile dalla destinazione urbanistica dell’immobile come impressa dalle scelte di pianificazione territoriale, dovendosi anche fare riferimento alla classificazione inserita negli strumenti urbanistici al momento dell’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio.

In mancanza di una previsione dalla quale evincere la volontà del pianificatore comunale di estendere i benefici dell’edificabilità anche ai terreni destinati ad accogliere infrastrutture di interesse comune, non può assumersi come valore assoluto di riferimento la circostanza del “contesto residenziale”.

 

La Pubblica Amministrazione può sempre acquisire un terreno occupato e trasformato attraverso le forme dettate dall’art. 42 bis del DPR n. 327/2001 fino a che non si formi il giudicato sul giudizio restitutorio.

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Decreto d’esproprio, concessionario, interesse ad agire

Art. 13 DPR 327/01 Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità (aggiornato 2016)

Istituto cessione volontaria presuppone procedura espropriativa; accordo ex art. 11 L. 241/1990 NO

 

Consiglio di Stato sentenza n. 5003 28 novembre 2016

[…]

per la riforma

della sentenza del T.A.R. TOSCANA – FIRENZE: SEZIONE I n. 01297/2015, resa tra le parti, concernente l’occupazione abusiva ed illecita di un fondo di proprietà dei ricorrenti, nonché per il risarcimento dei danni

[…]

FATTO e DIRITTO

1. Nel 1996 il Comune di Campi Bisenzio ha disposto l’occupazione d’urgenza di un terreno di proprietà dei signori Omissis e Omissis per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria relative al P.E.E.P. della frazione di Omissis a Lecore.

Alla materiale apprensione del fondo ha poi fatto seguito l’esecuzione dei lavori, ma non l’adozione del decreto di esproprio dell’area, né l’erogazione di alcun indennizzo in loro favore.

Per questa ragione i signori Omissis e Omissis hanno proposto ricorso al TAR Toscana per la condanna del Comune al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale da loro subito per effetto dell’abusiva occupazione del terreno di loro proprietà e della sua irreversibile trasformazione a seguito dell’esecuzione delle predette opere di urbanizzazione.

Il TAR Toscana, Firenze, con sentenza della I sezione n. 1297/2015, ha in parte accolto il ricorso.

In particolare, il Tribunale ha disposto la restituzione dell’area ed ha accolto la domanda di risarcimento del danno conseguente allo spossessamento senza titolo del fondo a decorrere dalla scadenza del termine dell’occupazione legittima, liquidandolo poi nella misura degli interessi legali sul valore di mercato del bene in ciascun anno del periodo di occupazione sine titulo.

2. I signori Omissis e Omissis hanno appellato la predetta sentenza relativamente ai seguenti profili:

2.1. – violazione e falsa applicazione dell’art. 13 del DPR n. 327/2001. Errore, contraddittorietà ed irragionevolezza della motivazione su un aspetto decisivo della controversia.

La sentenza appellata non ha valutato che i terreni occupati dal Comune sono ancora di proprietà dei ricorrenti non essendo stato adottato il relativo decreto di esproprio. Di conseguenza nella determinazione del risarcimento del danno per illegittima occupazione il TAR Toscana doveva far riferimento al valore venale effettivo dei beni tenendo conto anche delle potenzialità economiche dell’area.

In sostanza, secondo gli appellanti il criterio di determinazione del danno da occupazione sine titulo non è stato corretto nella parte in cui non ha preso a parametro del calcolo la circostanza dell’ubicazione della stessa all’interno di un contesto residenziale.

3. Il Comune di Campi Bisenzio si è costituito in giudizio il 29 gennaio 2016 ed ha contestualmente proposto un appello incidentale per la riforma della stessa sentenza n. 1297/2015 nella parte in cui l’Amministrazione è stata condannata alla restituzione dei beni.

Nell’appello incidentale ha formulato i seguenti motivi:

3.1. – omessa ed insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione alla domanda di restituzione dei terreni, nonostante l’eccessiva onerosità per il Comune. Violazione e falsa applicazione dell’art. 42 bis del DPR n. 327/2001 a fronte della richiesta espressa e reiterata di voler concedere un termine per la definizione della controversia in via transattiva ovvero ai sensi dell’art. 42 bis.

Il TAR, secondo il Comune, ha erroneamente ritenuto che nonostante l’irreversibile trasformazione del fondo i terreni fossero rimasti di proprietà degli appellanti e che in tale situazione non vi fossero impedimenti alla loro domanda di restituzione.

4. Gli appellanti hanno depositato un’ultima memoria il 23 settembre 2016.

5. La causa è stata trattenuta in decisione all’udienza del 6 ottobre 2016.

6. L’appello non è fondato.

6.1. Il 26 febbraio 1996 il Comune di Campi Bisenzio ha proceduto all’occupazione d’urgenza dei terreni identificati in catasto al foglio omissis, particelle omissis, omissis, omissis e omissis, di proprietà del signor Omissis, e omissis, in comproprietà dello stesso signor Omissis e della signora  Omissis, per la realizzazione delle opere di urbanizzazione all’interno dell’area P.E.E.P. della frazione di Omissis in Lecore.

All’occupazione dei fondi e alla realizzazione dell’opera pubblica non è mai seguita l’adozione del decreto di esproprio.

Il TAR Toscana nella sentenza appellata, dopo aver riassunto la giurisprudenza anche costituzionale in materia ed aver richiamato gli interventi della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha escluso che la realizzazione dell’opera pubblica potesse costituire un impedimento alla restituzione dell’area occupata anche in presenza di una trasformazione irreversibile del fondo, non idonea di per sé a costituire titolo di acquisto della proprietà da parte dell’Amministrazione.

Di conseguenza ha accolto la domanda di restituzione del fondo e quella risarcitoria limitatamente al pregiudizio, a carattere permanente, occasionato dalla perdita della materiale disponibilità dei fondi.

Tenuto conto che il ricorso di primo grado è stato notificato il 12 aprile 2012, il risarcimento è stato poi limitato alla decorrenza del 2007, operando per il pregresso l’intervenuta prescrizione quinquennale.

Il TAR non ha invece ritenuto risarcibile il danno che i signori Omissis e Omissis assumevano discendere dalla perdita del diritto dominicale.

Non ha neppure ritenuto fondata l’avversa prospettazione del Comune di Campi Bisenzio il quale, avendo chiesto un termine per la definizione della controversia mediante accordo transattivo o tramite l’adozione di un provvedimento di acquisizione, evidenziava l’impossibilità di procedere alla restituzione del fondo.

6.2. Ciò premesso, l’odierno appello è stato promosso con riferimento al criterio di calcolo del danno subito dai ricorrenti dallo spossessamento del fondo protrattosi senza titolo a far data dalla scadenza del termine dell’occupazione legittima.

In particolare, gli appellanti contestano la determinazione del valore venale dei loro terreni.

Il TAR Toscana si è avvalso, infatti, di un criterio equitativo fondato sull’applicazione degli interessi legali sul valore venale del bene, con decorrenza dal momento della scadenza dei termini di occupazione legittima, e assumendo quale capitale di riferimento il suo valore di mercato in ciascun anno del periodo di occupazione.

Il valore di base del calcolo è stato fissato dal Tribunale tenendo conto di una verificazione disposta dallo stesso.

6.3. Gli appellanti sul punto hanno impugnato la sentenza ritenendo che erroneamente il TAR nella valutazione della verificazione e nella successiva determinazione del risarcimento del danno per illegittima occupazione non avesse riconosciuto anche le potenzialità economiche dell’area inserita comunque in una contesto residenziale.

Il risarcimento riconosciuto quindi non sarebbe stato commisurato al valore venale effettivo dell’area.

6.4. Tale prospettazione non può essere condivisa.

Se è vero che i terreni di proprietà dei ricorrenti si collocano in un contesto residenziale è altrettanto vero che gli stessi sono stati oggetto fin dal 1995 dell’intervento approvato dal Comune di Campi Bisenzio per l’esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria di una zona interessata dalla realizzazione di un complesso di tre fabbricati di edilizia agevolata, e, in conformità alla variante generale del P.E.E.P. all’epoca in vigore, destinati ad area verde ad uso pubblico e, per una parte ridotta, come porzione di sedime di un tratto stradale.

Ciò detto, va quindi rilevato che, ai fini della quantificazione del danno derivante ai proprietari di terreni abusivamente occupati dall’Amministrazione, il valore venale del bene è quello desumibile dalla destinazione urbanistica dell’immobile come impressa dalle scelte di pianificazione territoriale, dovendosi anche fare riferimento alla classificazione inserita negli strumenti urbanistici al momento dell’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio (cfr., ad esempio, Cons. Stato, sez. IV, 2 dicembre 2013, n. 5734).

Come correttamente rilevato dal TAR, in mancanza di una previsione dalla quale evincere la volontà del pianificatore comunale di estendere i benefici dell’edificabilità anche ai terreni destinati ad accogliere infrastrutture di interesse comune, non può assumersi come valore assoluto di riferimento la circostanza del “contesto residenziale” (peraltro, solo una porzione della particella 524, tra quelle occupate sine titulo, risulta inserita dal 2008 in zona Bc di completamento).

Cosicché, non appare incongruo il criterio adottato dal TAR nell’impugnata sentenza laddove ha calcolato il valore venale del bene nell’anno di riferimento mediante la devalutazione anno per anno del valore attuale.

7. Non è fondato anche l’appello incidentale proposto dal Comune di Campi di Bisenzio.

La sentenza ha disposto l’obbligo di restituzione dei beni al fine di far cessare la situazione di illecito permanente che origina dall’occupazione senza titolo.

Tale occupazione, come ha rilevato il TAR Toscana, anche in presenza di una trasformazione irreversibile dei beni non ha determinato il trasferimento del diritto di proprietà in favore del Comune.

Quest’ultimo se non ritiene di restituirli può comunque esercitare le facoltà disciplinate dall’art. 42 bis del D.P.R. n. 327/2001.

La Pubblica Amministrazione, infatti, può sempre acquisire un terreno occupato e trasformato attraverso le forme dettate dal citato art. 42 bis fino a che non si formi il giudicato sul giudizio restitutorio (cfr. Cons. di Stato, Adunanza Plenaria n. 2 del 9 febbraio 2016).

8. Per le ragioni sopra esposte, l’appello principale e il relativo appello incidentale vanno respinti, avendo il Collegio esaminato e toccato tutti gli aspetti rilevanti a norma dell’art. 112 c.p.c., in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato (ex multis Cass. Civile, sez. V, 16 maggio 2012, n. 7663), laddove gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a condurre a una conclusione di segno diverso.

Per l’effetto va dunque confermata la sentenza del TAR Toscana, Firenze, sezione I, n. 1297/2015.

9. La reiezione dei due mezzi di appello giustifica la compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Respinge l’appello incidentale proposto dal Comune di Campi di Bisenzio.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 6 ottobre 2016 […]

 

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