Rito abbreviato incondizionato ed atti utilizzabili come elementi di prova

Cassazione penale sentenza n. 34727 8 agosto 2016

La scelta dell’imputato di procedere con il rito abbreviato incondizionato rende utilizzabili tutti gli atti che siano stati legittimamente acquisiti al fascicolo del P.M..

 

Alla Corte di cassazione è preclusa la possibilità non solo di sovrapporre la propria valutazione delle risultanze processuali a quella compiuta nei precedenti gradi, ma anche di saggiare la tenuta logica della pronuncia portata alla sua cognizione mediante un raffronto tra l’apparato argomentativo che la sorregge ed eventuali altri modelli di ragionamento mutuati dall’esterno; resta dunque esclusa, pur dopo la modifica dell’art. 606 lett. e) c.p.p., la possibilità di una nuova valutazione delle risultanze da contrapporre a quella effettuata dal giudice di merito, attraverso una diversa lettura, sia pure anch’essa logica, dei dati processuali o una diversa ricostruzione storica dei fatti od un diverso giudizio di rilevanza o attendibilità delle fonti di prova.

 

Cassazione penale

sentenza n. 34727 8 agosto 2016

[….]

RITENUTO IN FATTO

1. Omissis ha proposto ricorso avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma che, riformandola nel senso della esclusione dell’aggravante di cui all’art. 80, comma 2 del d.P.R. n. 309 del 1990 e della conseguente riduzione della pena ad anni due, mesi otto di reclusione ed euro 18.000 di multa, ha per il resto confermato la sentenza del G.i.p. del tribunale di Latina di condanna dello stesso per il reato di cui all’art. 73 del d.P.R.. n. 309 del 1990 in relazione detenzione ai fini di cessione di 13,464 kg circa di marijuana suddivisa in 34 involucri di plastica.

2. Con un unico motivo lamenta la violazione di legge in relazione agli artt. 125 e 192 c.p.p. nonché travisamento del fatto. In particolare, dopo avere premesso che Omissis, cui il reato è stato addebitato in concorso, si era trovato a bordo della Fiat cinquecento condotta dal ricorrente e non del furgone condotto da Omissis, deduce che, contrariamente a quanto affermato dalla sentenza impugnata, l’accettazione del rito abbreviato non ha comportato la rinuncia a contestare quanto riportato negli atti processuali restando comunque l’onere della prova a carico dell’accusa sicché le dichiarazioni dei verbalizzanti di cui al verbale di arresto non possono, per ciò solo, acquisire valore probatorio ma vanno confrontate e corroborate da altri elementi. In particolare la Corte non poteva affermare che, avendo i carabinieri riportato a verbale che vi erano altre chiavi idonee a svitare gli scaldabagni ove era collocato lo stupefacente, ciò ne avrebbe acclarato la incontestabilità. Anche lo scambio di telefonate e messaggi tra gli imputati sarebbe rimasto una mera asserzione dei verbalizzanti mentre la circostanza del ritrovamento di una scheda telefonica nell’abitazione dove alloggiavano l’imputato e Omissis associabile all’utenza in uso a Omissis non risulta dal verbale di perquisizione e sequestro peraltro annullato da parte del Tribunale del riesame. In definitiva, mancherebbe la prova del coinvolgimento dell’imputato nei fatti contestati che non potrebbe essere ricavato da dati congetturali o da presunzioni logiche.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Il ricorso è inammissibile.

Va preliminarmente ricordato che alla Corte di cassazione è preclusa la possibilità non solo di sovrapporre la propria valutazione delle risultanze processuali a quella compiuta nei precedenti gradi, ma anche di saggiare la tenuta logica della pronuncia portata alla sua cognizione mediante un raffronto tra l’apparato argomentativo che la sorregge ed eventuali altri modelli di ragionamento mutuati dall’esterno (Sez. Un., n. 12 del 31/05/2000, Jakani, Rv. 216260); resta dunque esclusa, pur dopo la modifica dell’art. 606 lett. e) c.p.p., la possibilità di una nuova valutazione delle risultanze da contrapporre a quella effettuata dal giudice di merito, attraverso una diversa lettura, sia pure anch’essa logica, dei dati processuali o una diversa ricostruzione storica dei fatti od un diverso giudizio di rilevanza o attendibilità delle fonti di prova (tra le altre, Sez. 2, n. 23419 del 23/05/2007, P.G. in proc. Vignaroli, Rv. 236893; Sez. 2, n. 7380 dell’ 11/01/2007, Messina ed altro, Rv. 235716).

Ciò posto, la sentenza impugnata ha, in termini logici e congrui, e dunque non sindacabili da questa Corte, posto in evidenza gli elementi indicativi della attribuibilità anche al ricorrente della detenzione dei 13 kg. lordi di marijuana occultati all’interno degli scaldabagni custoditi sul furgone condotto da Omissis.

Infatti, i giudici di appello, legittimamente ripercorrendo l’iter argornentativo della sentenza di primo grado, hanno anzitutto rammentato : che la sera del 3 settembre 2014 il furgone, su cui viaggiavano il Omissis e tale Omissis, e la Fiat cinquecento, sulla quale viaggiava l’imputato, e che già avevano proceduto a breve distanza tra loro, si erano contemporaneamente fermati nella area di parcheggio ubicata nel piazzale di un ristorante sulla statale pontina; che subito dopo Omissis era sceso dal mezzo e si era avvicinato ai due occupanti; che immediatamente dopo ancora era sopraggiunta una Lancia Y su cui viaggiavano altre due persone (ovvero Omissis e Omissis), venendo queste ultime viste parlare con i primi tre; che infine, occultata in alcuni scaldabagni all’interno del furgone, era stata rinvenuta la sostanza stupefacente mentre sulla Lancia erano state sequestrate delle chiavi tubolari idonee a svitare i bulloni degli scaldabagni stessi. Hanno poi posto in evidenza che, sulla base della consultazione sul posto delle ultime chiamate registrate sui cellulari degli imputati (come attestato dall’informativa di reato e dagli atti allegati), erano risultati come intercorsi recenti contatti tra loro e che in particolare, negli ultimi messaggi telefonici, l’imputato aveva comunicato a Omissis di avere raggiunto il luogo in cui egli avrebbe dovuto attendere l’arrivo di quest’ultimo e di Omissis per cedere loro la sostanza trasportata da Omissis nel furgone; ancora, infine, che Omissis e Omissis avevano alloggiato nel medesimo albergo a partire dall’i settembre 2014, in camera loro venendo inoltre rinvenuta una carta telefonica associata alla utenza nella disponibilità di Omissis.

Sicché, in altri termini, la Corte territoriale ha logicamente desunto da tutti tali elementi la conclusione della attribuibilità della detenzione dello stupefacente anche in capo all’imputato, in particolare non potendo gli elementi acquisiti, e segnatamente la circostanza degli scambi telefonici e dei messaggi, essere ritenuta, come parrebbe invocato dal ricorrente, inutilizzabile o comunque non valorizzabile come elemento di prova in ragione della non intervenuta acquisizione dei tabulati telefonici, nulla ostando a che tale medesima circostanza fosse desumibile, nell’ambito del giudizio abbreviato incondizionato richiesto ed ottenuto dal ricorrente, dal contenuto dei verbali degli atti di polizia giudiziaria compiuti, di cui, al di là delle generiche invocazioni di necessaria attendibilità, neppure il ricorrente ha posto in dubbio la corrispondenza a quanto effettivamente accaduto.

E del resto, la scelta dell’imputato di procedere con tale rito alternativo rende utilizzabili tutti gli atti che siano stati legittimamente acquisiti al fascicolo del P.M. (da ultimo, Sez.3, n. 44004 del 24/09/2015, P., Rv. 265236).

Allo stesso modo risulta incontestabile l’avvenuto contestuale rinvenimento a bordo della vettura Lancia Y, desumibile sia dalla comunicazione di reato che dal verbale di arresto, di alcune chiavi tubolari idonee a svitare i bulloni che assicuravano la copertura in plastica degli scaldabagni.

In definitiva, a fronte di una esaustiva e logica esposizione degli elementi raccolti, il ricorrente, pur formalmente invocando la violazione di legge, ha limitato le proprie censure nell’ambito di una sostanziale invocazione di una rilettura, inammissibile nella presente sede, dei medesimi, di qui discendendo la inammissibilità del ricorso.

Alla dichiarata inammissibilità segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.500,00 in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.500 in favore della Cassa delle ammende.

Così deciso in Roma il 2 agosto 2016 […]

Precedente Violazione di sigilli, consumazione, prova Successivo Dipendenti pubblici: decorrenza economica assunzione prevista in contratto esclude ulteriori pretese e la responsabilità da ritardo