Rito speciale avverso silenzio PA, occorre lesione interesse legittimo

Sentenza Tar Emilia Romagna Bologna n. 1063 del 10 novembre 2014

Il rito speciale in tema di silenzio serbato dalla pubblica amministrazione non ha lo scopo di tutelare, come rimedio di carattere generale, la posizione del privato di fronte a qualsiasi tipo di inerzia comportamentale della p.a., bensì quello di apprestare una garanzia avverso il mancato esercizio di potestà pubbliche discrezionali, dal quale non si può prescindere al fine di valutare la compatibilità tra l’interesse pubblico e quello sostanziale dedotto dall’interessato.

La giurisprudenza amministrativa ritiene quindi imprescindibile, al fine dell’ammissibilità dell’azione ex art. 117 cod. proc. amm. dinanzi al giudice amministrativo, che la pretesa fatta valere si sostanzi nella concreta lesione di un interesse legittimo, dovendosene escludere, invece, l’ammissibilità in tutte quelle cause aventi ad oggetto la lesione di un diritto soggettivo, ancorché la relativa materia sia inclusa tra quelle affidate alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo

 

Sentenza Tar Emilia Romagna Bologna n. 1063 del 10 novembre 2014

[…]

FATTO e DIRITTO

Oggetto della presente controversia è il silenzio – inadempimento asseritamente serbato da I.N.P.S. sulla richiesta di riesame della domanda di assegno ordinario di invalidità nella Gestione Lavoratori Dipendenti e nel Fondo ex lege n. 222 del 1984, a suo tempo presentata dalla odierna ricorrente e già respinta sia da I.N.P.S. di Forlì che – in seconda istanza – dal Comitato Provinciale dell’Ente. La ricorrente chiede, inoltre, il risarcimento del danno che ritiene di avere subito a causa dell’asserito illecito comportamento inerte dell’Ente sulla sua istanza di riesame.

I.N.P.S., costituitasi in giudizio, eccepisce, in via pregiudiziale, il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. Nel merito, l’Istituito chiede in ogni caso la reiezione del ricorso stante l’infondatezza dello stesso, posto che sulla domanda di assegno di invalidità proposta dalla ricorrente l’Istituto si è già pronunciato due volte, in entrambe respingendola.

Alla pubblica udienza del camera di consiglio del 2 ottobre 2014, il ricorso ex art. 117 Cod. proc. amm. è stato chiamato ed è stato quindi trattenuto per la decisione, come da verbale.

Il Collegio ritiene, in via pregiudiziale, che il ricorso sia palesemente inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo.

La domanda della ricorrente – su cui ella erroneamente ritiene che si sia formato il silenzio inadempimento da parte di I.N.P.S. – concerne inequivocabilmente la pretesa di una lavoratrice ad ottenere prestazioni previdenziali. Pertanto la relativa azione giurisdizionale dalla medesima intentata deve essere sottoposta alla cognizione del giudice ordinario quale giudice del lavoro e non al giudice amministrativo. Nella specie, non essendo fatta valere, da parte della ricorrente, alcuna sostanziale posizione di interesse legittimo sottostante la richiesta di assegno ordinario di invalidità, ma esclusivamente la pretesa lesione del relativo diritto a detta prestazione previdenziale da parte di I.N.P.S., questa Sezione ritiene che la causa debba essere sottoposta al sindacato del giudice ordinario. Invero, secondo pacifici e consolidati principi (Cons. St., Sez. V, 30.9.2013, n. 4835; Sez. IV, 22.1.2013, n. 355; Cons. Giust. Amm. Sic. 17.1.2012, n. 65; Cons. St. Sez. IV, 12.11.2009, n. 7057), il rito speciale in tema di silenzio serbato dalla pubblica amministrazione non ha lo scopo di tutelare, come rimedio di carattere generale, la posizione del privato di fronte a qualsiasi tipo di inerzia comportamentale della p.a., bensì quello di apprestare una garanzia avverso il mancato esercizio di potestà pubbliche discrezionali, dal quale non si può prescindere al fine di valutare la compatibilità tra l’interesse pubblico e quello sostanziale dedotto dall’interessato. Coerentemente a tale pacifico indirizzo, la giurisprudenza amministrativa ritiene imprescindibile, al fine dell’ammissibilità dell’azione ex art. 117 cod. proc. amm. dinanzi al giudice amministrativo, che la pretesa fatta valere si sostanzi nella concreta lesione di un interesse legittimo, dovendosene escludere, invece, l’ammissibilità in tutte quelle cause aventi ad oggetto la lesione di un diritto soggettivo, ancorché la relativa materia sia inclusa tra quelle affidate alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (v. Cons. Stato, sez. V. 25/2/2009 n. 1116; T.A.R. Sicilia –CT- sez. II, 7/12/2010 n. 4696; T.A.R. Lazio –RM- 7/11/2011 n. 8531). Per le suesposte ragioni, il ricorso è inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo.

Sono fatti salvi gli effetti di cui all’art. 11, comma 2 Cod. proc. Amm., se applicabili alla controversia in oggetto.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come indicato in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia – Romagna, Bologna (Sezione Seconda)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione.

Condanna la ricorrente, quale parte soccombente, al pagamento delle spese relative al presente giudizio in favore di I.N.P.S. , che liquida per l’importo onnicomprensivo di € 2.000,00 oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Bologna, nella camera di consiglio del giorno 2 ottobre 2014 […]

 

Precedente Servitù di parcheggio, nullità contratto, impossibilità dell'oggetto Successivo Mandato d'arresto europeo, decisione consegna, termini di efficacia