Riunione dei ricorsi connessi: scelta facoltativa e discrezionale del giudice

Consiglio di Stato sentenza n. 3518 3 agosto 2016

La riunione dei ricorsi connessi attiene a una scelta facoltativa e discrezionale del giudice, come si ricava chiaramente dalla formulazione testuale dell’art. 70 c.p.a., con le conseguenze che i provvedimenti adottati al riguardo hanno carattere meramente ordinatorio, sono privi di valenza decisoria e restano conseguentemente insindacabili in sede di gravame.

Con l’unica eccezione del caso in cui la medesima domanda sia proposta con due distinti ricorsi dinanzi al medesimo giudice, la riunione di ricorsi legati da vincoli di connessione soggettiva od oggettiva non è mai obbligatoria e resta rimessa ad una valutazione di mera opportunità, afferente a ragioni di economia processuale, della loro trattazione congiunta, sicchè la mancata adozione della relativa disposizione ordinatoria sfugge a qualsivoglia sindacato in sede di appello.

 

In tema di sospensione necessaria di cui al combinato disposto degli artt. 79, comma 1, c.p.a, e 295 c.p.c. il vincolo di pregiudizialità, che impone la sospensione di un processo quando la decisione della causa dipende dalla risoluzione di un’altra controversia (logicamente antecedente), deve ravvisarsi nella (sola) situazione in cui la definizione di una questione (trattata in un altro processo) condiziona, in via immediata e diretta, la soluzione del procedimento da essa dipendente (e, quindi, da sospendere in attesa della decisione del primo).

 

“Controinteressato sopravvenuto”, opposizione di terzo

Salva l’applicazione dei principi concernenti l’onere di impugnare i provvedimenti sopravvenuti incidenti sull’interesse a ricorrere, al ‘controinteressato sopravvenuto’, e, cioè, al soggetto che abbia acquistato, successivamente alla notificazione del ricorso, una posizione soggettiva configgente con quella intestata al ricorrente, dev’essere negata la qualità di litisconsorte necessario, con la duplice conseguenza che non è necessaria l’integrazione del contraddittorio nei suoi confronti e che, in ogni caso, resta da esso esperibile il rimedio dell’opposizione di terzo.

 

Controversie elettorali, verifica correttezza contenuto verbale redatto dal presidente di seggio non necessita querela di falso

Nelle controversie elettorali la circostanza che i verbali redatti e sottoscritti dalla commissione elettorale, in quanto atti pubblici, ai sensi dell’art. 2700 c.c., fanno piena prova sino a querela di falso di quanto il presidente di seggio, in qualità di pubblico ufficiale, attesta di avere compiuto ed essere avvenuto in sua presenza non significa, evidentemente, che non possa essere messo in discussione, non quanto il pubblico ufficiale attesta essere avvenuto e da lui compiuto (che resta coperto dalla fede privilegiata), ma piuttosto l’esattezza dei dati trascritti, da verificare alla luce di altri atti, anch’essi facenti parte del procedimento elettorale, ovvero la correttezza del contenuto del verbale, posto che, in tale evenienza, non viene dedotta la falsità delle attestazioni e la fede privilegiata di cui gode il verbale (che richiederebbe, quella sì, la proposizione di querela di falso), ma solo la regolarità formale delle annotazioni in esso riportate

 

Consiglio di Stato

sentenza n. 3518 3 agosto 2016

[…]

FATTO

Con la sentenza impugnata il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, dopo aver disatteso le eccezioni pregiudiziali, dichiarava irricevibile il ricorso incidentale del controinteressato sig. Omissis e, in accoglimento del ricorso principale n. 1413 del 2015 del sig. Omissis, annullava le operazioni elettorali per il rinnovo nel 2015 del consiglio comunale di Voghera, nella parte in cui era stato ammesso al secondo turno il controinteressato, ed ammetteva al ballottaggio, al posto di quest’ultimo, il ricorrente.

Avverso la predetta decisione proponeva appello il sig. Omissis, nella qualità di sindaco eletto all’esito della competizione elettorale annullata dal TAR, contestandone la correttezza e chiedendone la riforma, con conseguente declaratoria di inammissibilità o, in subordine, di reiezione nel merito del ricorso di primo grado.

Proponeva appello incidentale il sig. Omissis, formulando le medesime conclusioni contenute nell’appello principale.

Resisteva il sig. Omissis, rilevando l’infondatezza degli appelli e chiedendone la reiezione, con conseguente conferma della sentenza impugnata.

Si costituiva in giudizio anche il Ministero dell’interno.

Con ordinanza resa nella camera di consiglio del 14 aprile 2016, veniva respinta l’istanza di sospensione dell’esecutività della sentenza appellata.

Le parti illustravano ulteriormente le loro ragioni, mediante il deposito di memorie difensive.

L’appello veniva trattenuto in decisione alla pubblica udienza del 21 luglio 2016.

DIRITTO

1.- E’ controversa la legittimità delle operazioni elettorali per il rinnovo degli organi elettivi del Comune di Voghera, limitatamente all’ammissione al ballottaggio del candidato sig. Omissis.

Il Tribunale di prima istanza, dopo aver disatteso le eccezioni pregiudiziali e dichiarato irricevibile, siccome tardivamente proposto, il ricorso incidentale del sig. Omissis, ha accolto il ricorso n. 1314 del 2015 del sig. Omissis, ammettendolo al secondo turno (al posto del sig. Omissis), previa correzione dei risultati riferiti alle sezioni nn. 22 e 37, in coerenza agli esiti della verificazione compiuta dalla Prefettura di Pavia (all’esito della quale al sig. Omissis è stato attribuito un numero di voti superiore a quello assegnato al sig. Omissis).

L’appellante principale sig. Omissis (vincitore al ballottaggio ed originariamente eletto sindaco) e l’appellante incidentale sig. Omissis criticano la decisione, per le regioni di seguito esaminate, e ne chiedono la riforma.

2.- Gli appelli sono infondati, alla stregua delle considerazioni di seguito esposte, e vanno respinti.

3.- Con il primo motivo entrambi gli appellanti criticano la decisione appellata, nella parte in cui essa, disattendendo la relativa istanza, non ha disposto la riunione del ricorso proposto dal sig. Omissis con quello autonomamente proposto dal sig. Omissis (rubricato al R.G. n.1630/2015) ed inteso ad ottenere l’annullamento dell’intera procedura elettorale.

La censura si fonda sul rilievo del vincolo di pregiudizialità del ricorso del sig. Omissis, rispetto a quello del sig. Omissis, e, quindi, della doverosità della trattazione congiunta dei due gravami.

3.1- La deduzione è infondata e va disattesa.

3.2- La riunione dei ricorsi connessi, infatti, attiene a una scelta facoltativa e discrezionale del giudice, come si ricava chiaramente dalla formulazione testuale dell’art. 70 c.p.a., con le conseguenze che i provvedimenti adottati al riguardo hanno carattere meramente ordinatorio, sono privi di valenza decisoria e restano conseguentemente insindacabili in sede di gravame (cfr. ex multis Cons. St., sez, V, 14 aprile 2016, n.1509).

Con l’unica eccezione, inconfigurabile nella fattispecie in esame, del caso in cui la medesima domanda sia proposta con due distinti ricorsi dinanzi al medesimo giudice, la riunione di ricorsi legati da vincoli di connessione soggettiva od oggettiva non è mai obbligatoria e resta rimessa ad una valutazione di mera opportunità, afferente a ragioni di economia processuale, della loro trattazione congiunta, sicchè la mancata adozione della relativa disposizione ordinatoria sfugge a qualsivoglia sindacato in sede di appello.

3.3- Né può fondatamente sostenersi che si verta nella fattispecie di una sospensione necessaria di cui al combinato disposto degli artt.79, comma 1, c.p.a, e 295 c.p.c.

Il vincolo di pregiudizialità, che impone la sospensione di un processo quando la decisione della causa dipende dalla risoluzione di un’altra controversia (logicamente antecedente), deve, infatti, ravvisarsi nella (sola) situazione in cui la definizione di una questione (trattata in un altro processo) condiziona, in via immediata e diretta, la soluzione del procedimento da essa dipendente (e, quindi, da sospendere in attesa della decisione del primo).

Nella fattispecie in esame, invece, ancorché siano ravvisabili evidenti vincoli di connessione logica tra i due ricorsi, quello proposto in primo grado dal sig. Omissis non può in alcun modo qualificarsi come pregiudiziale rispetto a quello proposto dal sig. Omissis, atteso che i due giudizi implicano la soluzione di questioni tra loro logicamente indipendenti: il computo delle preferenze assegnate ai candidati Omissis e Omissis nella sezioni nn. 22 e 37 (nel ricorso R.G. 1413 del 2015) e la sussistenza di condotte illecite che avrebbero imposto l’esclusione dalla competizione elettorale della lista collegata al candidato sindaco Omissis (nel ricorso R.G. n.1630 del 2015).

Peraltro, quest’ultimo ricorso è stato (non definitivamente) deciso con la sentenza del TAR per la Lombardia n. 821 del 28 aprile 2016, mediante la reiezione di tutte le censure e la sospensione di quella controversia, in attesa della decisione della presente causa, limitatamente all’esame dell’unico motivo che esigeva, per lo scrutinio della persistenza dell’interesse in capo al ricorrente sig. Omissis, la definizione del ricorso in esame (nella misura in cui implica l’accertamento dell’identità del candidato ammesso al ballottaggio insieme al sig. Omissis).

3.4- Come si vede, dunque, la situazione processuale considerata, ancorchè rendesse opportuna (occorre riconoscerlo) la trattazione congiunta dei due ricorsi, non imponeva la loro riunione, né la sospensione dell’uno, in attesa della decisione dell’altro, e consentiva la loro autonoma decisione (pur con la limitata sospensione necessaria del secondo, di cui si è fatto cenno).

4.- Con il secondo motivo di appello, il sig. Omissis censura la statuizione reiettiva dell’eccezione di rito intesa ad ottenere l’ordine di integrazione del contraddittorio nei confronti dei consiglieri comunali subentrati, dopo la notifica del ricorso, a quelli proclamati eletti.

4.1- Il motivo è infondato e dev’essere respinto.

4.2- In ossequio a un consolidato e condiviso insegnamento giurisprudenziale, dal quale non si ravvisano ragioni per discostarsi (e salva l’applicazione dei principi concernenti l’onere di impugnare i provvedimenti sopravvenuti incidenti sull’interesse a ricorrere), al ‘controinteressato sopravvenuto’, e, cioè, al soggetto che abbia acquistato, successivamente alla notificazione del ricorso, una posizione soggettiva configgente con quella intestata al ricorrente, dev’essere negata la qualità di litisconsorte necessario, con la duplice conseguenza che non è necessaria l’integrazione del contraddittorio nei suoi confronti e che, in ogni caso, resta da esso esperibile il rimedio dell’opposizione di terzo (cfr. ex multis Cons. St., sez. 11 febbraio 2014, n.652).

5.- Con il terzo motivo, entrambi gli appellanti criticano il giudizio di illegittimità delle operazioni elettorali e la loro correzione mediante l’attribuzione al sig. Omissis di un numero di voti superiore a quelli assegnati al sig. Omissis e la conseguente ammissione al secondo turno del primo candidato (in luogo del secondo).

L’assunto difensivo può essere riassunto nel duplice rilievo della lesione della regola della fede privilegiata che dev’essere attribuita ai verbali delle sezioni nn. 22 e 37, quali atti pubblici, e dell’indebita estensione della verificazione ad ambiti non direttamente contestati con il ricorso introduttivo (e, segnatamente, all’assegnazione al candidato sig. Omissis di alcuni voti riportati in schede compilate con il c.d. voto disgiunto).

5.1- La prima questione dev’essere risolta in coerenza con il consolidato e condiviso principio (cfr. ex multis Cons. St., sez. V, 14 aprile 2016, n. 1484) per cui nelle controversie elettorali la circostanza che i verbali redatti e sottoscritti dalla commissione elettorale, in quanto atti pubblici, ai sensi dell’art. 2700 c.c., fanno piena prova sino a querela di falso di quanto il presidente di seggio, in qualità di pubblico ufficiale, attesta di avere compiuto ed essere avvenuto in sua presenza non significa, evidentemente, che non possa essere messo in discussione, non quanto il pubblico ufficiale attesta essere avvenuto e da lui compiuto (che resta coperto dalla fede privilegiata), ma piuttosto l’esattezza dei dati trascritti, da verificare alla luce di altri atti, anch’essi facenti parte del procedimento elettorale, ovvero la correttezza del contenuto del verbale, posto che, in tale evenienza, non viene dedotta la falsità delle attestazioni e la fede privilegiata di cui gode il verbale (che richiederebbe, quella sì, la proposizione di querela di falso), ma solo la regolarità formale delle annotazioni in esso riportate.

Orbene, in coerenza con il criterio di giudizio appena indicato (da sempre seguito dal Consiglio di Stato), va rilevato che, nella fattispecie in esame, i verbali delle sezioni nn. 22 e 37 risultavano compilati in maniera confusa e scarsamente leggibile, mediante cancellature, sovrascritture, abrasioni, interlineature e aggiunte, nonché in difformità dalle risultanze delle tabelle di scrutinio, con la duplice conseguenza che la contestazione dei dati in essi riportati non esigeva la querela di falso, nella misura in cui restavano inintellegibili anche le ‘attestazioni’ coperte da fede privilegiata, e giustificava, quindi, la verificazione ordinata dal TAR ai fini del computo esatto dei voti riportati dai candidati Omissis e Omissis (in coerenza, peraltro, con i principi affermati dalla sentenza dell’Adunanza Plenaria n. 32 del 2014).

5.2- Una volta accertata la correttezza dell’istruttoria disposta in prima istanza, occorre confermare il contestato accertamento che ne è derivato, in quanto fondato sull’attribuzione al candidato Omissis di un numero di voti aggiuntivi (rispetto a quelli attribuitigli con le operazioni censurate) che gli consente di superare il candidato Omissis e di accedere, quindi, al secondo turno (all’esito della verificazione al primo sono stati, infatti, riconosciuti 5.182 voti, contro il totale di 5.164 voti assegnati al secondo).

5.3- Resta, da ultimo, ininfluente la questione della correttezza dell’assegnazione al sig. Omissis dei voti riferiti a schede in cui era stata apposta una croce sul contrassegno di una lista a lui collegata e la preferenza in favore del candidato di una lista collegata a un altro candidato sindaco, posto che, anche scomputando i voti così (peraltro legittimamente) attribuiti, il candidato Omissis resterebbe in vantaggio (seppur di un solo voto: 5.168 a 5.167) rispetto al candidato Omissis.

5.4- Anche il terzo motivo di appello dev’essere, dunque, disatteso.

6.- Quanto, da ultimo, alla censurata precisazione circa la portata degli effetti conformativi della sentenza appellata (contestata dal sig. Omissis con il quarto motivo di appello), si osserva, per un verso, che la statuizione circa la cessazione dalle funzioni del Sindaco in carica risulta del tutto coerente con l’annullamento delle operazioni elettorali che ne hanno determinato l’elezione (e che non può non implicare anche l’elisione di tutti gli effetti degli atti annullati) e, per un altro, che la relativa censura dev’essere dichiarata improcedibile, in ragione del sopravvenuto commissariamento del Comune di Voghera.

7.- Alle considerazioni che precedono conseguono, in definitiva, la reiezione degli appelli (principale e incidentale).

8.- La natura e la peculiarità, anche processuale, della controversia giustificano la compensazione tra tutte le parti delle spese del presente grado di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello n. 1447 del 2016, come in epigrafe proposto, respinge l’appello principale e quello incidentale e, per l’effetto, conferma la sentenza impugnata.

Compensa tra tutte le parti le spese del presente grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 21 luglio 2016 […]

 

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