Sanatoria edilizia ed opere di completamento

L’istituto del condono edilizio non può essere utilizzato per legittimare attività edilizia nuova ed ulteriore rispetto a quella oggetto di richiesta di sanatoria, da porre in essere in epoca successiva al limite temporale che la legge prende di volta in volta in considerazione quale precondizione perchè possa farsi in concreto applicazione dell’istituto clemenziale. Con il provvedimento di condono, infatti, viene ad essere sanata sul piano giuridico (nel concorso delle condizioni previste dalla legge) una situazione di fatto costituita dalla presenza di opere edilizie realizzate sine titulo ovvero con variazioni essenziali rispetto allo stesso che altrimenti non potrebbero essere utilizzate; il condono si pone allora quale soluzione alternativa rispetto all’ordine di riduzione in pristino dello stato dei luoghi al fine di ripristinare l’ordine urbanistico-edilizio violato e consentire eccezionalmente l’utilizzabile di un bene che altrimenti avrebbe dovuto essere demolito.

Tuttavia non può radicalmente escludersi che il provvedimento di sanatoria possa congiuntamente abilitare l’interessato alla realizzazione di interventi di mero completamento del fabbricato abusivo, senza incrementi volumetrici o di superfici, che possano renderne possibile la sua ordinaria utilizzazione, conformemente alla sua destinazione d’uso, ovvero possano contribuire a mitigare l’impatto paesaggistico del manufatto, rendendolo maggiormente coerente con il contesto ambientale. Tal genere di interventi (normalmente di natura edilizia, ma non solo, ove si pensi, ad esempio, alla semplice piantumazione di nuove essenze arboree quale prescrizione condizionante il rilascio del titolo paesaggistico) non potrebbero essere scissi, già sul piano logico-funzionale, dal titolo in sanatoria, che anzi viene rilasciato solo a condizione che detti interventi siano realizzati, conformemente al progetto presentato.

 

vedi anche Permesso di costruire in sanatoria

 

Consiglio di Stato sentenza n. 2860/2016

[…]

FATTO e DIRITTO

1.- Il signor Omissis impugna la sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Campania 17 giugno 2015 n. 1374 che ha respinto il ricorso dallo stesso proposto avverso il permesso a costruire in sanatoria 7 novembre 2014 n. 6 rilasciato dal Comune di Amalfi, nella parte in cui detto titolo testualmente dispone che il presente permesso in sanatoria non costituisce, in nessun caso, titolo abilitativo alla realizzazione di qualsiasi opera edilizia anche di completamento o di manutenzione ordinaria e/o straordinaria.

L’appellante lamenta la erroneità della gravata sentenza e ne chiede la riforma, con ogni statuizione consequenziale anche in ordine alle spese del doppio grado di giudizio.

Si è costituita in giudizio la appellata amministrazione comunale per resistere all’appello e per chiederne la reiezione.

All’udienza pubblica del 16 giugno 2016 la causa è stata trattenuta per la sentenza.

2.- L’appello è fondato e va accolto nei sensi di cui appresso.

3.- La questione da dirimere attiene alla legittimità della riportata clausola apposta dal Comune di Amalfi al permesso di costruire in sanatoria 7 novembre 2014 n. 6.

Nella prospettiva di parte ricorrente, nessun nuovo titolo sarebbe necessario per il completamento dei lavori secondo il progetto approvato dall’autorità comunale e dalla competente Soprintendenza ai beni paesaggistici.

La difesa della amministrazione comunale assume al contrario che l’intervento edilizio proposto con le due istanze di condono presentate dai danti causa dell’odierna parte appellante è talmente articolato e complesso che sarebbe necessario acquisire un nuovo titolo edilizio per ogni opera nuova che dovesse essere realizzata, anche di mero completamento delle due unità abitative oggetto di sanatoria edilizia.

4.- Il Collegio è del parere che la tesi di parte appellante meriti condivisione, con le precisazione che di seguito si riportano.

5.- E’ vero anzitutto che l’istituto del condono edilizio ( nel caso in esame la fattispecie riguarda una sanatoria straordinaria ai sensi delle leggi n. 47 del 1985 e n. 724 del 1994) non può essere utilizzato per legittimare attività edilizia nuova ed ulteriore rispetto a quella oggetto di richiesta di sanatoria, da porre in essere in epoca successiva al limite temporale che la legge prende di volta in volta in considerazione quale precondizione perche possa farsi in concreto applicazione dell’istituto clemenziale. Con il provvedimento di condono, infatti, viene ad essere sanata sul piano giuridico ( nel concorso delle condizioni previste dalla legge) una situazione di fatto costituita dalla presenza di opere edilizie realizzate sine titulo ovvero con variazioni essenziali rispetto allo stesso che altrimenti non potrebbero essere utilizzate; il condono si pone allora quale soluzione alternativa rispetto all’ordine di riduzione in pristino dello stato dei luoghi al fine di ripristinare l’ordine urbanistico-edilizio violato e consentire eccezionalmente l’utilizzabile di un bene che altrimenti avrebbe dovuto essere demolito.

6.- Ciò detto in linea generale, è pur vero tuttavia che non può radicalmente escludersi che il provvedimento di sanatoria possa congiuntamente abilitare l’interessato alla realizzazione di interventi di mero completamento del fabbricato abusivo, senza incrementi volumetrici o di superfici, che possano renderne possibile la sua ordinaria utilizzazione, conformemente alla sua destinazione d’uso, ovvero possano contribuire a mitigare l’impatto paesaggistico del manufatto, rendendolo maggiormente coerente con il contesto ambientale.

Tal genere di interventi ( normalmente di natura edilizia, ma non solo, ove si pensi, ad esempio, alla semplice piantumazione di nuove essenze arboree quale prescrizione condizionante il rilascio del titolo paesaggistico) non potrebbero essere scissi, già sul piano logico-funzionale, dal titolo in sanatoria, che anzi viene rilasciato solo a condizione che detti interventi siano realizzati, conformemente al progetto presentato.

Nella fattispecie in esame, gli interventi di completamento sembrano essere appunto collegati , almeno nelle parti più significative, alla riqualificazione ambientale-paesaggistica dell’insieme, per come imposta dalle distinte autorità ( la Soprintendenza ai beni paesaggistici e, per gli aspetti idorogeologici, dalla Comunità montana “Monti Lattari”).

In relazione a detti interventi di completamento, già autorizzati dalle richiamate autorità, sarebbe sfornita di ogni plausibile giustificazione la determinazione dell’autorità comunale di postergare ad un momento successivo il rilascio di un nuovo titolo abilitativo. Proprio perché detti interventi sono complementari al definitivo assetto dei luoghi riveniente dal rilascio del titolo in sanatoria, il Comune di Amalfi non avrebbe avuto ragione di rinviare ad un momento successivo il compiuto esame di ogni aspetto del programma edilizio che si riveli funzionale alla definitiva caratterizzazione dello stato dei luoghi. Il permesso di costruire in sanatoria è l’atto conclusivo dell’intero procedimento, nell’ambito del quale dunque devono necessariamente rifluire gli assensi delle altre autorità coinvolte nel procedimento autorizzatorio.

7.- Per quanto detto, a ragione, pertanto, parte appellante lamenta che il Comune di Amalfi, nel rilasciare il permesso di costruire in sanatoria unitamente alla dianzi riportata clausola, abbia sostanzialmente omesso di contestualizzare, nell’ambito della medesima parentesi procedimentale, l’esame di ogni aspetto del progetto di riqualificazione del fabbricato e del suo contorno in funzione del rilascio del provvedimento a sanatoria.

Anche le opere di semplice completamento edilizio (sempre che non comportino volumi e superfici maggiori di quelle già abusivamente realizzate) avrebbero dovuto essere assentite ( o, eventualmente, non assentite) con il provvedimento conclusivo del procedimento di condono (peraltro avviato molti anni addietro, in relazione a due distinte piccole unità a scopo residenziale e poi riunite nell’ambito di un’unica pratica), in tal senso militando ragioni di economia procedimentale e di speditezza dell’azione amministrativa (quali corollari del principio costituzionale di buon andamento, art. 97 Cost.).

In tal senso, la sostituzione del tetto a doppia falda con il tetto a “voltine”, tipico della tradizione edilizia amalfitana, in quanto prescrizione imposta dall’autorità paesaggistica risulta prescrizione necessariamente assentibile nel titolo edilizio a sanatoria, il quale non potrebbe non essere contenutisticamente coerente con gli atti presupposti rilasciati dalle altre autorità nell’ambito dello stesso procedimento di condono.

8.- Con tali precisazioni ed entro tali limiti, l’appello merita di essere accolto e, in riforma della impugnata sentenza , va in parte qua annullato, nei sensi e limiti anzidetti, il permesso di costruire in sanatoria rilasciato dal Comune di Amalfi ed oggetto della impugnazione di primo grado.

9.-Le spese del doppio grado di giudizio possono essere compensate tra le parti, tenuto conto della particolarità della vicenda trattata.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello ( RG n. 10648 del 2015), come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi e limiti di cui in motivazione.

Spese del doppio grado di giudizio compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 16 giugno 2016 […]

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