Sanatoria processuale atti amministrativi, Consiglio di Stato sentenza n. 5892 13 dicembre 2017 su divieto di motivazione postuma di atto amministrativo viziato: le considerazioni addotte dall’amministrazione nel corso del processo amministrativo a sostegno della legittimità dell’atto impugnato, non possono essere prese in considerazione dal giudicante

Sanatoria processuale atti amministrativi, Consiglio di Stato sentenza n. 5892 13 dicembre 2017:

Le considerazioni addotte dall’amministrazione nel corso del processo amministrativo a sostegno della legittimità dell’atto impugnato, non possono essere prese in considerazione dal giudicante non essendo consentita la sanatoria processuale degli atti amministrativi.

L’orientamento più rigoroso

“Nel caso di specie le conclusioni non mutano anche aderendo a quanto espresso da un altro più rigoroso orientamento (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 4 marzo 2014, n.1018), che circoscrive il divieto di motivazione postuma (essenzialmente invocato a tutela del diritto di difesa), ammettendolo soltanto quando non sussista alcuna lesione del diritto di difesa della controparte; ovvero nei casi di atti vincolati (con riferimento all’art. 21 octies, comma 2 L n. 241/90); oppure quando le ragioni che hanno condotto ad adottare il provvedimento impugnato siano desumibili dagli atti della fase infraprocedimentale nei cui confronti, quindi, la motivazione postuma rappresenti una semplice specificazione o un chiarimento; tutte ipotesi, queste, che non ricorrono nel caso di specie.”

Sanatoria processuale atti amministrativi e simili, vedi anche:

Vizi atto amministrativo, incompetenza relativa, attività vincolata, annullabilità: sindacato del giudice

Mancata comunicazione valutazione titoli non sanabile ex art. 21-octies l. n. 241/1990

Rinnovazione atto amministrativo, ius superveniens, limite notificazione sentenza passata in giudicato

Vedi anche:

Azione di accertamento nel processo amministrativo

Questione di giurisdizione per la prima volta in appello è abuso del processo

Interpretazione atto amministrativo, si prescinde dal nomen iuris

 

CdS sent. n. 5892 13 dicembre 2017

L’oggetto del giudizio

“per la riforma

della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA: SEZIONE I TER n. 37833/2010, resa tra le parti, concernente esclusione dai benefici anni accademici 2006/2007 – 2007/2008 e 2008/2009 – applicazioni sanzioni art. 23 l. 390/91 – restituzione borse di studio e rimborsi economici indebitamente percepiti – risarcimento danni”

Il fatto e le contestazioni

“Con l’appello in esame l’odierna parte appellante impugnava la sentenza n. 37833 del 2010 con cui il Tar Lazio respingeva l’originario gravame, proposto dalla stessa parte avverso gli atti che avevano escluso la medesima ricorrente dai concorsi per borse di studio relativi agli anni accademici 2006/07 – 2007/08 – 2008/09, annullato i provvedimenti recanti i benefici a suo tempo riconosciuti e provveduto in ordine al recupero delle somme ritenute indebitamente percepite o rimborsate, maggiorate delle sanzioni.

Nel ricostruire in fatto e nei documenti la vicenda, parte appellante formulava i seguenti motivi di appello:

– error in iudicando violazione degli artt. 7, 8 e 10, L. 7 agosto 1990, n. 241, eccesso di potere per difetto dei presupposti, istruttoria omessa o difettosa, arbitrarietà, violazione del principio di correttezza e buon andamento dell’azione amministrativa e del giusto procedimento, in quanto la sentenza non ha spiegato perché il provvedimento non avrebbe potuto avere esito diverso, come invece emerso anche a fronte della istruttoria disposta dallo stesso Tar;

– error in iudicando, violazione della lex specialis, eccesso di potere per errore nei presupposti, travisamento e motivazione incongrua, arbitrarietà e violazione degli artt. 29 ss. Cost., avendo il Tar sostituito una propria motivazione ed in relazione alla reale situazione familiare della appellante da cui scaturisce la sussistenza dei presupposti per l’ottenimento della borsa di studio.

Veniva altresì formulata domanda risarcitoria.

La p.a. appellata si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto dell’appello.

Alla pubblica udienza del 12\12\2017 la causa passava in decisione.

DIRITTO

1. Con il primo motivo di appello viene dedotto un evidente error in iudicando che inficia in radice la pronuncia di prime cure. Infatti, dopo aver richiamato in generale le regole poste a base del funzionamento della c.d. sanatoria processuale, applicata dal Tar nel caso di specie al fine di superare la pacifica omissione delle dovute garanzie procedimentali di cui agli artt. 7 ss. l. 241 cit., la sentenza, senza svolgere alcun approfondimento in merito agli elementi da cui trarre la conclusione formulata, si limita a rilevare che “dalla motivazione del provvedimento impugnato è espressamente chiarito che la ragione del detto recupero attiene al difetto dei requisiti richiesti dal bando unico dei concorsi”.

Orbene tale mera affermazione appare insufficiente, oltre che contraddittoria rispetto, sia alla stessa attività istruttoria reputata necessaria dal Tar – laddove con la precedente ordinanza aveva ritenuto necessario acquisire chiarimenti ed elementi ulteriori rispetto a quanto rilevabile dall’atto impugnato e dalla documentazione allegata -, sia alle stesse valutazioni ulteriori con cui il Giudice di prime cure ha inteso in definitiva integrare la motivazione del provvedimento impugnato, in specie attraverso il richiamo per relationem alla innovativa relazione formulata dalla stessa p.a. odierna appellata, in adempimento alla disposta istruttoria. […]”

La decisione dei giudici

“2.1 Invero appare prima facie fondato anche il secondo ordine di rilievi, in specie sotto il prioritario ed assorbente profilo dell’insufficienza ed incongruenza della motivazione.

Dall’analisi della documentazione versata in atti emerge che il provvedimento originario disponeva la revoca dell’ammissione in quanto presupposto che la Omissis facesse ancora parte della propria famiglia d’origine. Sulla base di una verifica svolta da Laziodisu, infatti, sarebbe risultato che: a) la ricorrente avrebbe omesso di dichiarare i redditi del nucleo familiare di origine in occasione della presentazione della domanda di partecipazione al concorso per la borsa di studio relativa all’a.a. 2006/2007; b) per l’anno 2005, l’ISEE del nucleo familiare d’origine della ricorrente sarebbe superiore al limite fissato dal bando di concorso per l’a.a. 2006/2007

Se per un verso l’odierna appellante non è stata messa in condizione di fornire alcun elemento in sede procedimentale, per la pacifica violazione delle predette garanzie, in ordine alle contestazioni contenute nell’atto di revoca, per un altro verso, a fronte delle contestazioni formulate con il ricorso giurisdizionale, il Tar ha disposto istruttoria acquisendo altresì una relazione integrativa nonché la copia di un modulo analogo, seppur non coincidente con quello richiesto, rispetto a quello utilizzato al fine di ottenere la borsa di studio in questione.

All’esito della espletata istruttoria, sulla scorta invero di una autonoma lettura degli elementi acquisiti nonché di una relazione integrativa della p.a., la sentenza appellata ha ritenuto che la ricorrente nulla avesse a pretendere dalla p.a. sulla scorta dei seguenti elementi, correttamente censurati nell’atto di appello:

a) per l’anno 2005 la ricorrente non avrebbe provveduto ad effettuare una dichiarazione corretta, avendo omesso il riferimento alla nonna Omissis con la quale conviveva (ma tale elemento ha costituito oggetto di una specifica censura che avrebbe imposto, al Giudice di prime cure, l’ulteriore valutazione circa l’adeguatezza del modulo utilizzato);

b) avrebbe provveduto poi a fare le stampe di convalida senza procedere ad alcuna rettifica, non rispettando la procedura prevista nel bando (ma ciò deriva da una rigidità della lex specialis a fronte della quale sorge l’obbligo di una adeguata valutazione delle difficoltà incontrate nella redazione dell’unico modulo informatico utilizzabile);

c) avrebbe omesso di integrare l’autocertificazione che è modulo sempre esposto alla prova contraria della p.a. (ma in tal caso il Tar ha forzato la natura di semplificazione procedimentale, propria dell’autocertificazione, e, contraddittoriamente, dopo aver fatto salva la prova contraria della p.a., ha imposto un aggravio probatorio ulteriore in capo al medesimo autodichiarante, in contrasto con il principio consolidato a mente del quale all’autocertificazione resa dal privato va riconosciuta attitudine certificativa fino a contrarie risultanze che devono essere individuate ed esplicate dalla stessa p.a. in sede istruttoria);

d) per l’anno in parola, il 2005, sarebbe emerso un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) del nucleo familiare convenzionale della Omissis superiore al limite fissato dal bando (ma il Tar ha così omesso di valutare come l’Isee fatto valere dalla Omissis fosse quello di un diverso nucleo familiare, non avendo la stessa mai fatto valere un Isee della famiglia di origine);

e) la mancanza di una adeguata diligenza nelle compilazioni dei modelli e della domanda (ma il Tar ha omesso di svolgere la necessaria valutazione al riguardo, limitandosi a formulare una indimostrata affermazione).

Appare quindi confermata la totale distonia fra i motivi posti a base della revoca impugnata e quelli emersi all’esito della rivalutazione svolta in sede giudiziale.

2.2 Seppur già tale profilo potrebbe avere rilievo dirimente, nel merito emerge la sostanziale mancata adeguata valutazione, in specie da parte della competente p.a. nella naturale e prioritaria sede procedimentale, degli elementi difensivi forniti dalla odierna appellata: sia con riferimento al mero errore compilativo circa il nucleo familiare rilevante, dovuto alla formulazione del modello (e sul punto quanto acquisito dal Tar appare insufficiente, in quanto riguardante il modulo redatto da un soggetto avente situazione non coincidente con quella della odierna appellante); sia con riferimento alla sussistenza o meno della possibilità di dichiarare un nucleo familiare indipendente composto da uno studente ed un altro soggetto, cioè la situazione invocata dalla ricorrente stessa.

Invero, la necessità di approfondire gli elementi evidenziati dalla odierna appellante emergono anche dalle modalità di presentazione imposte dal bando. Una volta che la lex specialis sanziona con l’esclusione l’utilizzo di modalità alternative, è fondamentale – anche al fine di rispettare i principi fondamentali in termini di contraddittorio procedimentale e completezza dell’istruttoria – che le eventuali difficoltà nell’utilizzo dell’unica modalità informatica ammessa siano esaminate e risolte prioritariamente.

Nulla di ciò è avvenuto nel caso di specie dove, ad una motivazione di revoca originaria superata dall’istruttoria giudiziale, ha fatto seguito una incompleta verifica nella naturale sede procedimentale, neppure integrabile dall’incompleta valutazione svolta dal giudice di prime cure.

3. Alla luce delle considerazioni che precedono l’appello deve essere accolto sotto gli assorbenti profili evidenziati, con conseguente riforma della sentenza impugnata ed accoglimento del ricorso di primo grado.

A diverse conclusioni deve giungersi in ordine alla domanda risarcitoria, la quale va dichiarata inammissibile, sia per genericità degli elementi forniti sia a fronte della necessità di rideterminazione da parte della p.a. in relazione alla natura delle censure accolte.”

Sulle spese

“Sussistono giunti motivi, a fronte della necessaria rivalutazione della p.a., per procedere alla compensazione delle spese di lite di entrambi i gradi di giudizio.”

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