Sanzione per violazione vincolo paesaggistico: prescrizione decorre da concessione edilizia in sanatoria

In materia di abusi edilizi, con riguardo in particolare alla violazione del vincolo paesaggistico e alle conseguenti sanzioni, si è recentemente pronunciato il Tar Puglia che ha trattato della problematica della decorrenza della prescrizione una volta che sia intervenuto il provvedimento di concessione edilizia in sanatoria.

L’art. 167 d.lg. n. 42/2004 (già art. 15 l. n. 1497/1939, divenuto poi art. 164 d.lg. n. 490/1999) va interpretato nel senso che l’indennità prevista per abusi edilizi in zone soggette a vincoli paesaggistici costituisce vera e propria sanzione amministrativa (e non una forma di risarcimento del danno), che, come tale, prescinde dalla sussistenza effettiva di un danno ambientale. È quindi applicabile anche a tale sanzione il principio contenuto nell’art. 28 della l. n. 689/1981, secondo cui “il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni amministrative punite con pena pecuniaria si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione”. Quest’ultima disposizione è applicabile, per espresso dettato legislativo, a tutte le violazioni punite con sanzioni amministrative pecuniarie, anche se non previste in sostituzione di una sanzione penale (art. 12 l. n. 689/1981) e, quindi, anche agli illeciti amministrativi in materia urbanistica, edilizia e paesistica puniti con sanzione pecuniaria. Il dies a quo della decorrenza della prescrizione deve ritenersi coincidente con l’atto che fa cessare nel tempo la illiceità del comportamento edilizio osservato e cioè quello della intervenuta concessione edilizia in sanatoria, la quale appunto rimuove ogni ragione di incompatibilità dell’opera con gli assetti urbanistici e territoriali e fa venir meno dunque, la permanente illiceità che l’accompagnava dall’atto della sua realizzazione.

Infatti, in riferimento all’applicazione della sanzione di cui all’art. 167, d.lg. 22 gennaio 2004 n. 42, il principio di autonomia delle due tipologie di violazioni (edilizia e paesaggistica) deve essere inteso nel senso che l’intervenuta sanatoria dell’abuso edilizio non fa, ex se, venir meno la potestà sanzionatoria per la diversa violazione paesaggistica, ma non anche che la stessa non abbia alcuna incidenza sulla permanenza della violazione; diversamente, la sanzione pecuniaria sarebbe sostanzialmente imprescrittibile, con potenziale contrasto con fondamentali principi di matrice penalistica, per cui la nozione di illecito a carattere permanente, ovvero con effetti permanenti, postula necessariamente, pena il configurarsi di una sorta di non ammissibile responsabilità oggettiva, che il responsabile dell’illecito conservi la possibilità di far cessare la permanenza dell’illecito stesso, ovvero di rimuoverne gli effetti.

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Tar Puglia sentenza n. 1198 17 ottobre 2016

[…]

per l’annullamento, previa sospensiva,

della determinazione dirigenziale n. 0003 del 14.01.2010, recante oggetto “Applicazione di indennità risarcitoria, di cui all’art. 167 del D.Lgs. 42 del 22.01.2004, per interventi e trasformazione di immobili realizzati abusivamente in aree soggette alla disciplina di cui all’art. 146 del D.Lgs. 42/04, all’art. 82 del D.P.R. 616/77 commi 1 e 2 ed all’art.31 della L.R. 56/80”, notificata il 19.2.2010, con la quale il Dirigente del Servizio Urbanistica regionale della Regione Puglia – Assessorato all’Assetto del territorio ha irrogato sanzione pecuniaria per il danno arrecato al paesaggio dall’opera abusiva specificata nel provvedimento per cui è causa, quantificata in euro 1.239,51;

[…]

FATTO e DIRITTO

1.- Con ricorso introduttivo depositato in data 17.5.2010, il sig. Omissis ha impugnato la determinazione dirigenziale, in epigrafe meglio specificata, con cui il Dirigente del Servizio Urbanistica regionale della Regione Puglia – Assessorato all’Assetto del territorio ha intimato al predetto il pagamento di euro 1.239,51 a titolo di sanzione ex art. 167 del D.Lgs. n. 42/2004, relativa ad un immobile ad uso abitativo sito al piano terra della palazzina censita nel N.C.E.U. sub. Fl. omissis, p.lla omissis sub 1, nel Comune di Ginosa Marina, realizzato in assenza del nulla osta prescritto dall’art. 146 del D.Lgs. n.42/2004, successivamente oggetto di concessione in sanatoria, n. 97/2000 (rilasciata in data 18.7.2000), adottata dal Comune di Ginosa.

2.- L’odierno ricorrente si duole del provvedimento in epigrafe, notificato in data 19.2.2010, di cui chiede l’annullamento, deducendo due motivi di impugnazione, e precisamente:

– Violazione degli artt. 3 e 7 della L. n. 689/1981, che sanciscono il principio della necessaria responsabilità colpevole dell’autore del fatto, nonché quello del carattere personale dell’illecito amministrativo, per avere il Dirigente del Servizio Urbanistico regionale della Regione Puglia emanato il ridetto provvedimento nonostante la mancanza di una personale e colpevole responsabilità del sig. Omissis, il quale si era limitato ad acquistare l’immobile (la circostanza è pacifica), abusivamente costruito dal suo dante causa;

– Violazione dell’art. 28 della L. n.689/1981, che prevede la prescrizione quinquennale del diritto di riscossione delle somme dovute per gli illeciti amministrativi, per avere l’odierna resistente intimato il pagamento della sanzione impugnata a distanza di dieci anni dall’intervenuta concessione in sanatoria, adottata dal Comune di Ginosa in data 18.7.2000 (C.E. n. 97/2000), ed idonea a determinare la cessazione della permanenza dell’illecito.

3.- Si è costituita in resistenza la Regione, contestando le difese avversarie, deducendo, in particolare, la funzione ripristinatoria e la conseguente natura reale della misura comminata.

4.- Con ordinanza n. 431/ 2010, non impugnata, è stata accolta la domanda cautelare.

5.- Alla pubblica udienza del 22.9.2016 la causa è stata trattenuta in decisione.

6.- Il ricorso merita accoglimento, ritenendo il Collegio di confermare i principi già espressi in fase cautelare.

L’art. 167 d.lg. n. 42/2004 (già art. 15 l. n. 1497/1939, divenuto poi art. 164 d.lg. n. 490/1999) va interpretato nel senso che l’indennità prevista per abusi edilizi in zone soggette a vincoli paesaggistici costituisce vera e propria sanzione amministrativa (e non una forma di risarcimento del danno), che, come tale, prescinde dalla sussistenza effettiva di un danno ambientale. È quindi applicabile anche a tale sanzione il principio contenuto nell’art. 28 della l. n. 689/1981, secondo cui “il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni amministrative punite con pena pecuniaria si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione”. Quest’ultima disposizione è applicabile, per espresso dettato legislativo, a tutte le violazioni punite con sanzioni amministrative pecuniarie, anche se non previste in sostituzione di una sanzione penale (art. 12 l. n. 689/1981) e, quindi, anche agli illeciti amministrativi in materia urbanistica, edilizia e paesistica puniti con sanzione pecuniaria. Il dies a quo della decorrenza della prescrizione deve ritenersi coincidente con l’atto che fa cessare nel tempo la illiceità del comportamento edilizio osservato e cioè quello della intervenuta concessione edilizia in sanatoria, la quale appunto rimuove ogni ragione di incompatibilità dell’opera con gli assetti urbanistici e territoriali e fa venir meno dunque, la permanente illiceità che l’accompagnava dall’atto della sua realizzazione. (v T.A.R. Palermo, (Sicilia), sez. I, 1.4.2016, n. 824; T.A.R. Palermo, (Sicilia), sez. I, 26.2.2016, n. 567).

Infatti, in riferimento all’applicazione della sanzione di cui all’art. 167, d.lg. 22 gennaio 2004 n. 42, il principio di autonomia delle due tipologie di violazioni (edilizia e paesaggistica) deve essere inteso nel senso che l’intervenuta sanatoria dell’abuso edilizio non fa, ex se, venir meno la potestà sanzionatoria per la diversa violazione paesaggistica, ma non anche che la stessa non abbia alcuna incidenza sulla permanenza della violazione; diversamente, la sanzione pecuniaria sarebbe sostanzialmente imprescrittibile, con potenziale contrasto con fondamentali principi di matrice penalistica, per cui la nozione di illecito a carattere permanente, ovvero con effetti permanenti, postula necessariamente, pena il configurarsi di una sorta di non ammissibile responsabilità oggettiva, che il responsabile dell’illecito conservi la possibilità di far cessare la permanenza dell’illecito stesso, ovvero di rimuoverne gli effetti. (T.A.R. Palermo,I, 13.5.2013, n. 1098).

Per tutto quanto esposto, il ricorso è meritevole di accoglimento, con conseguente annullamento della determinazione dirigenziale n. 0003 del 14.01.2010 adottata dal Dirigente del Servizio Urbanistica regionale della Regione Puglia – Assessorato all’Assetto del territorio.

7.- Le spese di giudizio derogano alla soccombenza, atteso che il motivo di accoglimento del ricorso non esclude la sostanziale antigiuridicità della costruzione acquistata dal ricorrente e, dunque, della condotta sanzionata dalla regione con la misura irrogata.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto:

– Annulla la determinazione dirigenziale n. 0003 del 14.01.2010 adottata dal Dirigente del Servizio Urbanistica regionale della Regione Puglia – Assessorato all’Assetto del territorio;

– Compensa tra le parti le spese del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Bari nella camera di consiglio del giorno 22 settembre 2016 […]

 

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