Scarcerazione mafiosi, terroristi e trafficanti per emergenza Covid: il testo del nuovo decreto

Scarcerazione mafiosi, terroristi e trafficanti per emergenza Covid: il testo del nuovo decreto

Scarcerazione mafiosi, terroristi e trafficanti per emergenza Covid: il testo del nuovo decreto (DL n. 29/2010)

 

DECRETO-LEGGE 10 maggio 2020, n. 29

Misure urgenti in materia di detenzione domiciliare o differimento dell’esecuzione della pena, nonchè in materia di sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari, per motivi connessi all’emergenza sanitaria da COVID-19, di persone detenute o internate per delitti di criminalità organizzata di tipo mafioso, terroristico e mafioso, o per delitti di associazione a delinquere legati al traffico di sostanze stupefacenti o per delitti commessi avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l’associazione mafiosa, nonchè di detenuti e internati sottoposti al regime previsto dall’articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, nonchè, infine, in materia di colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e gli imputati. (20G00047)

Art. 1

Modifiche urgenti all’ordinamento penitenziario

1. All’articolo 47-ter, comma 7, della legge  26  luglio  1975,  n. 354, le parole «nei commi 1 e 1-bis» sono sostituite dalle  seguenti: «nei commi 1, 1-bis e 1-ter».

  Art. 2

 Misure urgenti in materia di detenzione domiciliare o di differimento  della pena per motivi connessi all’emergenza sanitaria da COVID-19

1. Quando i condannati e gli internati per i delitti  di  cui  agli articoli 270, 270-bis, 416-bis del codice penale e 74, comma  1,  del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, o per un delitto  commesso  avvalendosi  delle  condizioni  o  al  fine  di agevolare l’associazione mafiosa,  o  per  un  delitto  commesso  con finalità di terrorismo ai sensi dell’articolo 270-sexies del  codice penale, nonchè i condannati e gli  internati  sottoposti  al  regime previsto dall’articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 sono ammessi alla detenzione domiciliare o usufruiscono  del  differimento della pena per motivi connessi all’emergenza sanitaria  da  COVID-19, il magistrato di sorveglianza o il tribunale di sorveglianza  che  ha adottato  il  provvedimento,  acquisito  il  parere  del  Procuratore distrettuale antimafia del luogo in cui è stato commesso il reato  e del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo per i condannati ed internati già sottoposti al regime di cui  al  predetto  articolo 41-bis,  valuta  la  permanenza  dei  motivi   legati   all’emergenza sanitaria entro il  termine  di  quindici  giorni  dall’adozione  del provvedimento e, successivamente, con cadenza mensile. La valutazione è  effettuata  immediatamente,  anche  prima  della  decorrenza  dei termini  sopra  indicati,   nel   caso   in   cui   il   Dipartimento dell’amministrazione  penitenziaria  comunica  la  disponibilità  di strutture penitenziarie o di reparti di  medicina  protetta  adeguati alle condizioni di salute del detenuto o dell’internato ammesso  alla detenzione domiciliare o ad usufruire del differimento della pena.

2. Prima di provvedere l’autorità  giudiziaria  sente  l’autorità sanitaria regionale, in persona del  Presidente  della  Giunta  della Regione,  sulla  situazione  sanitaria  locale   e   acquisisce   dal Dipartimento  dell’amministrazione  penitenziaria   informazioni   in ordine all’eventuale disponibilità di strutture penitenziarie  o  di reparti di medicina protetta  in  cui  il  condannato  o  l’internato ammesso alla detenzione domiciliare o ad usufruire  del  differimento della pena può  riprendere  la  detenzione  o  l’internamento  senza pregiudizio per le sue condizioni di salute.

3. L’autorità  giudiziaria  provvede  valutando  se  permangono  i motivi  che  hanno  giustificato  l’adozione  del  provvedimento   di ammissione alla detenzione domiciliare o  al  differimento  di  pena, nonchè la disponibilità  di  altre  strutture  penitenziarie  o  di reparti di medicina protetta idonei ad evitare il pregiudizio per  la salute del  detenuto  o  dell’internato.  Il  provvedimento  con  cui l’autorità  giudiziaria  revoca  la  detenzione  domiciliare  o   il differimento della pena è immediatamente esecutivo.

Art. 3  

Misure urgenti in materia di sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari per motivi connessi  all’emergenza sanitaria da COVID-19

1. Quando, nei confronti  di  imputati  per  delitti  di  cui  agli articoli 270, 270-bis, 416-bis del codice penale, 74,  comma  1,  del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, o per delitti commessi avvalendosi delle condizioni o al fine di  agevolare l’associazione mafiosa, o per un delitto commesso  con  finalità  di terrorismo ai  sensi  dell’articolo  270-sexies  del  codice  penale, nonchè di  imputati  sottoposti  al  regime  previsti  dall’articolo  41-bis della legge 26 luglio 1975,  n.  354,  è  stata  disposta  la sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura  degli arresti domiciliari per motivi connessi  all’emergenza  sanitaria  da COVID-19, il pubblico ministero verifica la permanenza  dei  predetti motivi entro il termine di quindici giorni  dalla  data  di  adozione della  misura  degli  arresti  domiciliari  e,  successivamente,  con cadenza mensile, salvo quando  il  Dipartimento  dell’amministrazione penitenziaria comunica la disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta adeguati alle  condizioni  di  salute dell’imputato. Il pubblico ministero, quando acquisisce  elementi  in ordine  al  sopravvenuto  mutamento  delle   condizioni   che   hanno giustificato  la  sostituzione  della   misura   cautelare   o   alla disponibilità di  strutture  penitenziarie  o  reparti  di  medicina protetta adeguate alle condizioni di salute dell’imputato, chiede  al giudice il ripristino della custodia cautelare in carcere, se  reputa che permangono le originarie esigenze cautelari.

2. Il giudice, fermo quanto previsto dall’articolo  299,  comma  1, del codice di procedura penale, prima di provvedere sente l’autorità sanitaria regionale, in persona del  Presidente  della  Giunta  della Regione,  sulla  situazione  sanitaria  locale   e   acquisisce   dal Dipartimento dell’amministrazione  penitenziaria   informazioni   in ordine all’eventuale disponibilità di strutture penitenziarie  o  di reparti di medicina protetta in cui l’imputato può essere nuovamente sottoposto alla custodia cautelare in carcere senza  pregiudizio  per le sue  condizioni  di  salute.  Il  giudice  provvede  valutando  la permanenza  dei  motivi  che  hanno   giustificato   l’adozione   del provvedimento di sostituzione della  custodia  cautelare  in  carcere nonchè la disponibilità  di  altre  strutture  penitenziarie  o  di reparti di medicina protetta idonei ad evitare il pregiudizio per  la salute dell’imputato. Quando non è in grado di decidere  allo  stato degli atti, il giudice  può  disporre,  anche  di  ufficio  e  senza formalità,  accertamenti  in  ordine  alle  condizioni   di   salute dell’imputato o procedere a perizia, nelle forme di cui agli articoli 220 e seguenti del codice di procedura penale, acquisendone gli esiti nei successivi quindici giorni.

  Art. 4

Misure urgenti anti-COVID 19 per  gli  istituti  penitenziari  e  gli istituti penali per i minorenni

1.  Al  fine   di   consentire   il   rispetto   delle   condizioni igienico-sanitarie idonee a prevenire il rischio  di  diffusione  del COVID-19, negli istituti penitenziari e  negli  istituti  penali  per minorenni, a decorrere dal 19 maggio 2020 e sino  alla  data  del  30 giugno 2020, i colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e  gli  imputati  a  norma  degli articoli 18 della legge 26 luglio 1975, n. 354, 37  del  decreto  del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, e 19 del  decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 121, possono essere svolti a distanza, mediante,  ove  possibile,  apparecchiature  e  collegamenti  di  cui dispone  l’amministrazione  penitenziaria  e  minorile   o   mediante corrispondenza telefonica, che può essere autorizzata oltre i limiti di cui all’articolo 39, comma 2, del predetto decreto del  Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 e  all’articolo  19,  comma  1,  del decreto legislativo n. 121 del 2018.

2. Il direttore dell’istituto penitenziario e dell’istituto  penale per minorenni, sentiti, rispettivamente,  il  provveditore  regionale dell’amministrazione penitenziaria e il dirigente del centro  per  la giustizia  minorile,  nonchè  l’autorità  sanitaria  regionale   in persona del Presidente della Giunta  della  Regione  stabilisce,  nei limiti di legge, il  numero  massimo  di  colloqui  da  svolgere  con modalità in presenza, fermo il diritto dei condannati,  internati  e imputati ad almeno un colloquio al mese  in  presenza  di  almeno  un congiunto o altra persona.

Art. 5

Disposizioni transitorie

1. Le disposizioni di cui agli articoli  2  e  3  si  applicano  ai provvedimenti  di  ammissione  alla  detenzione  domiciliare   o   di differimento della pena e  ai  provvedimenti  di  sostituzione  della misura cautelare della custodia in carcere con quella  degli  arresti domiciliari adottati successivamente  al  23  febbraio  2020.  Per  i provvedimenti di cui al periodo precedente già emessi alla  data  di entrata in vigore del presente decreto il termine di quindici  giorni previsto dagli articoli 2, comma 1, e 3, comma 1, decorre dalla  data di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 6

Disposizioni finanziarie

1. Dall’attuazione del presente provvedimento non  devono  derivare nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza   pubblica.   Le Amministrazioni  interessate  provvedono  agli  adempimenti  connessi mediante  l’utilizzazione  delle   risorse   umane,   strumentali   e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 7

Entrata in vigore  

1. Il presente decreto entra  in  vigore  il  giorno  successivo  a quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 10 maggio 2020

 

MATTARELLA

 

Conte, Presidente del Consiglio dei ministri

 

Bonafede, Ministro della giustizia

 

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