Consiglio di Stato sentenza n. 5978 20 dicembre 2017 – Applicazione delle informazioni antimafia anche ai provvedimenti a contenuto autorizzatorio | Interdittiva antimafia dopo sentenze CdS nn. 1743 e 1786 del 2016 e n. 565 del 2017

La questione:

“alla questione centrale posta con dette censure (se, cioè, le informative antimafia possano esplicare il loro effetto interdittivo sulle autorizzazioni)”

Consiglio di Stato sentenza n. 5978 20 dicembre 2017

La disciplina dettata dal d. lgs. n. 159 del 2011 consente l’applicazione delle informazioni antimafia anche ai provvedimenti a contenuto autorizzatorio.

Infatti:

i) la tendenza del legislatore muove, in questa materia, verso il superamento della rigida bipartizione e della tradizionale alternatività tra comunicazioni antimafia, applicabili alle autorizzazioni, e informazioni antimafia, applicabili ad appalti, concessioni, contributi ed elargizioni, a fronte della sempre più frequente constatazione empirica che la mafia tende ad infiltrarsi, capillarmente, in tutte le attività economiche, anche quelle soggetto a regime autorizzatorio (o a s.c.i.a.);

ii) la l. n. 136 del 13 agosto 2010 ha introdotto, nell’art. 2 che reca la specifica Delega al Governo per l’emanazione di nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, il comma 1, lett. c), il quale ha istituto la Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia, con immediata efficacia delle informative antimafia negative su tutto il territorio nazionale e “con riferimento a tutti i rapporti, anche già in essere, con la pubblica amministrazione, finalizzata all’accelerazione delle procedure di rilascio della medesima documentazione e al potenziamento dell’attività di prevenzione dei tentativi di infiltrazione mafiosa nell’attività di impresa”: è evidente che l’art. 2, comma 1, lett. c) si riferisca a tutti i rapporti con la pubblica amministrazione, senza differenziare le autorizzazioni dalle concessioni e dai contratti, come fanno invece, ed espressamente, le lett. a) e b);

iii) nella propria evoluzione, l’ordinamento individua un rapporto tra amministrato e amministrazione in ogni ipotesi in cui l’attività economica sia sottoposta ad attività provvedimentale, che essa sia di tipo concessorio o autorizzatorio o, addirittura soggetta a s.c.i.a., come questo Consiglio, in sede consultiva, ha chiarito nei numerosi pareri emessi in ordine all’attuazione della l. n. 124 del 1015 (v., in particolare e tra gli altri, il parere n. 839 del 30 marzo 2016 sulla riforma della disciplina della s.c.i.a.);

iv) di qui una serie di previsioni, contenute nel d. lgs. n. 159 del 2011 e attuative dei fondamentali principî già contenuti in nuce nell’art. 2 della legge delega e, in particolare:

– l’art. 83, comma 1, laddove prevede che le amministrazioni devono acquisire la documentazione, di cui all’art. 84, prima di rilasciare o consentire i provvedimenti di cui all’art. 67 (tra cui rientrano, appunto, le autorizzazioni);

– l’art. 91, comma 1, laddove prevede che detti soggetti devono acquisire l’informativa prima di rilasciare o consentire anche i provvedimenti indicati nell’art. 67;

– l’art. 91, comma 7, che prevede che con regolamento, adottato con decreto del Ministro dell’Interno (di concerto con quello della Giustizia, con quello delle Infrastrutture e con quello dello Sviluppo Economico ai sensi dell’art. 17, comma 3, della l. n. 400 del 1988) siano individuate “le diverse tipologie di attività suscettibili di infiltrazione mafiosa nell’attività di impresa per le quali, in relazione allo specifico settore di impiego e alle situazioni ambientali che determinano un maggiore rischio di infiltrazione mafiosa, è sempre obbligatoria l’acquisizione della documentazione indipendentemente dal valore del contratto, subcontratto, concessione, erogazione o provvedimento di cui all’art. 67”, dovendosi ricordare che l’art. 67 tra l’altro prevede, alla lett. f), proprio le “altre iscrizioni o provvedimenti a contenuto autorizzatorio, concessorio o abilitativo per lo svolgimento di attività imprenditoriali, comunque denominate”;

v) successivamente, l’art. 89-bis del d. lgs. n. 159 del 2011 – introdotto ad opera del d. lgs. n. 153 del 2014 e, dunque, pienamente applicabile, ratione temporis, agli atti di cui si controverte – ha espressamente previsto, al comma 1, che “quando in esito alle verifiche di cui all’articolo 88, comma 2, venga accertata la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa, il prefetto adotta comunque un’informazione interdittiva antimafia e ne dà comunicazione ai soggetti richiedenti di cui all’articolo 83, commi 1 e 2, senza emettere la comunicazione antimafia”: e in tal caso, come espressamente sancisce il comma 2, “l’informazione antimafia adottata ai sensi del comma 1 tiene luogo della comunicazione antimafia richiesta”;

vi) tale ultima previsione giustifica il potere prefettizio di emettere una informativa antimafia, ricorrendone i presupposti dell’art. 84, comma 4, e dell’art. 91, comma 6, del d. lgs. n. 159 del 2011 in luogo e con l’effetto della comunicazione antimafia; come già evidenziato, del resto, da questo stesso Consiglio di Stato, sez. I, nel parere n. 3088 del 17 novembre 2015, secondo cui “le perplessità di ordine sistematico e teleologico sollevate in ordine all’applicazione di tale disposizione anche alle ipotesi in cui non vi sia un rapporto contrattuale – appalti o concessioni – con la pubblica amministrazione non hanno ragion d’essere, posto che anche in ipotesi di attività soggette a mera autorizzazione l’esistenza di infiltrazioni mafiose inquina l’economia legale, altera il funzionamento della concorrenza e costituisce una minaccia per l’ordine e la sicurezza pubbliche”;

vii) la nuova disciplina non incorre nell’eccesso di delega e non contrasta con gli artt. 3, 24, 27, comma secondo, 41 e 42 Cost.

…Quanto alla mancata partecipazione procedimentale, la medesima sentenza n. 565/2017, sopra richiamata, ha osservato che “la delicatezza di tale ponderazione intesa a contrastare in via preventiva la minaccia insidiosa ed esiziale delle organizzazioni mafiose, richiesta all’autorità amministrativa, può comportare anche un’attenuazione, se non una eliminazione, del contraddittorio procedimentale, che del resto non è un valore assoluto, slegato dal doveroso contemperamento di esso con interessi di pari se non superiore rango costituzionale, né un bene in sé, o un fine supremo e ad ogni costo irrinunciabile, ma è un principio strumentale al buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.) e, in ultima analisi, al principio di legalità sostanziale (art. 3, comma secondo, Cost.), vero e più profondo fondamento del moderno diritto amministrativo.”

La sentenza ha, altresì, ricordato come il contraddittorio procedimentale non sia del tutto assente nemmeno nelle procedure antimafia, stante che l’art. 93, comma 7, del d. lgs. n. 159 del 2011 stabilisce che “il prefetto competente al rilascio dell’informazione, ove lo ritenga utile, sulla base della documentazione e delle informazioni acquisite invita, in sede di audizione personale, i soggetti interessati a produrre, anche allegando elementi documentali, ogni informazione ritenuta utile”.

Dunque è, semmai, in sede di procedimento prefettizio che il contraddittorio può svilupparsi e non già in sede di adozione dei provvedimenti amministrativi necessitati e consequenziali all’adozione di una interdittiva prefettizia antimafia….

 

…Allo stesso modo, non rileva l’ulteriore circostanza, addotta sempre dalle difese di -OMISSIS-, dell’incensuratezza tanto di -OMISSIS-quanto di -OMISSIS-, in quanto le medesime sentenze nn. 1743 e 1846 del 2016 hanno precisato che i fatti che l’autorità prefettizia deve valorizzare prescindono dall’atteggiamento antigiuridico mostrato dai singoli e finanche da condotte penalmente rilevanti: per cui anche la situazione di incensuratezza è stata ritenuta non rilevante, in quanto “le interdittive non costituiscono provvedimenti latamente sanzionatori e la finalità anticipatoria dell’informativa è quella di prevenire un grave pericolo e non già quella di punire, nemmeno in modo indiretto, una condotta penalmente rilevante. Il provvedimento non deve quindi necessariamente collegarsi ad accertamenti in sede penale di carattere definitivo e certi” (così: Sez. III, 12/09/2017, n. 4295).

10.5. In realtà, tutti gli argomenti dispiegati dall’appellata -OMISSIS-non sembrano tenere in adeguato conto l’approdo sistematico cui è pervenuta, a partire dalle citate sentenze nn. 1743 e 1786 del 2016, l’elaborazione giurisprudenziale di questa Sezione in tema di interdittive antimafia: il che emerge de plano anche dalla semplice constatazione che tutte le pronunce di questo Consiglio richiamate nell’apposito paragrafo C.3. della memoria 27 aprile 2017 di -OMISSIS-(e intitolato “i principi giurisprudenziali in tema di informative antimafia”) siano anteriori a quelle del 2016 e al più tardi pubblicate nel 2015….

Vedi anche:

Prefettura antimafia: informativa anche per le attività soggette ad autorizzazione, licenza o s.c.i.a.

Informativa prefettizia antimafia e sindacato del giudice amministrativo

Revoca licenza taxi dopo informativa antimafia per infiltrazioni che condizionano l’accesso al mercato: è legittima

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Consiglio di Stato sentenza n. 6133 12 dicembre 2014

 

Consiglio di Stato sentenza n. 5978 20 dicembre 2017

L’oggetto del giudizio

“per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. per la Puglia, Sezione Seconda, n. -OMISSIS-, resa tra le parti, concernente l’informativa interdittiva antimafia emessa nei confronti della società appellata;”

Il fatto e le contestazioni

“[…] La sentenza qui appellata è stata… resa (in forma semplificata) sul ricorso con cui la Società -OMISSIS-srl, con sede in -OMISSIS-, ha impugnato l’informativa prefettizia antimafia dell’Ufficio Territoriale del Governo di Foggia del-OMISSIS-e il conseguente atto con cui il Comune di -OMISSIS- ha revocato l’autorizzazione al funzionamento della residenza socio-assistenziale per anziani “-OMISSIS-”.

Il procedimento che ha condotto all’informativa trae origine da una richiesta del Comune di -OMISSIS- relativa alla stessa società -OMISSIS-, il cui amministratore unico è il Sig. -OMISSIS-.

Tale richiesta era stata formulata dal Comune ai sensi dell’art. 100 del d.lgs. 159/2011, essendo stato il consiglio comunale sciolto per infiltrazioni mafiose, sicché anche ai fini del rilascio di atti autorizzatori la documentazione antimafia doveva essere acquisita nella forma, più penetrante, della informazione di cui all’art. 91 del “Codice antimafia” e non, come previsto nei casi ordinari per tale tipologia di autorizzazione, nella forma della comunicazione.

Con determinazione del -OMISSIS-, nelle more del rilascio della documentazione antimafia, il Comune ha autorizzato – ai sensi dell’art. 92, comma 3 del suddetto Codice – la società -OMISSIS-srl, odierna appellata, a gestire la struttura avvalendosi di personale della società cooperativa -OMISSIS-, così come indicato dalla stessa -OMISSIS-s.r.l. nella richiesta di autorizzazione: conseguentemente, su richiesta del Comune, il procedimento relativo al rilascio della documentazione antimafia è stato esteso dalla Prefettura anche a quest’ultimo soggetto, il quale, peraltro, era già titolare, dall’11/12/2012, di un’autorizzazione per la gestione di una residenza socio-sanitaria assistita per anziani e disabili, denominata “-OMISSIS-“, con sede sempre in -OMISSIS-.

Una volta pervenuta l’informativa, con esito interdittivo, sia all’odierna appellata sia alla società cooperativa -OMISSIS- sono state revocate dal Comune le rispettive autorizzazioni.

1.2. Secondo gli appellanti, l’informativa di cui qui si controverte muove, in sintesi, lungo due “direttrici di fondo”:

– la prima attiene ai rapporti dei due soci, comuni a entrambe le società, con esponenti della criminalità organizzata (la -OMISSIS- ha come presidente -OMISSIS- e come vice presidente -OMISSIS-, già vice presidente del consiglio comunale di -OMISSIS-, disciolto per infiltrazioni mafiose il 20/7/2015);

– la seconda attiene all’intreccio societario tra la -OMISSIS-e la società cooperativa -OMISSIS-.

[…]

1.5. Con la sentenza qui appellata, il Tar Puglia ha accolto il ricorso proposto da -OMISSIS-srl, rinviando direttamente alle argomentazioni contenute nella sentenza relativa all’altra società -OMISSIS-: e già questa tecnica motivazionale per relationem viene sottoposta a critica dagli appellanti, che eccepiscono la nullità di una siffatta pronuncia.

Quanto alle motivazioni contenute nella sentenza cui si fa rinvio (n. -OMISSIS-), esse sono così sintetizzate dagli appellanti:

[…]

Avverso la sentenza n. -OMISSIS- viene articolato un unico motivo di appello, in cui si denuncia l’erronea valutazione delle risultanze istruttorie, in ordine all’esistenza del rischio di condizionamento

[…]

2. Si sono costituiti in giudizio la Società -OMISSIS-srl e, in proprio, i soci -OMISSIS- e -OMISSIS-, esponendo in fatto che la società, costituita con atto notarile del -OMISSIS-, ha iniziato la propria attività assumendo in gestione una residenza turistico alberghiera denominata -OMISSIS-e un ristorante/pizzeria posto nelle vicinanze dell’albergo e nel 2015 ha poi avviato l’iter autorizzativo per l’apertura di una “-OMISSIS-”; e riproponendo in diritto, ai sensi dell’art. 101 comma 2 c.p.a., i motivi di ricorso non esaminati dal primo Giudice, e cioè:

I) la determinazione comunale n. -OMISSIS-(con cui il Comune ha preso atto dell’informativa prefettizia antimafia e ha dichiarato la sopravvenuta inefficacia delle SCIA-OMISSIS-) si porrebbe in contrasto con le norme e i principi del codice delle leggi antimafia, in quanto detta informativa non conterrebbe “l’attestazione della sussistenza di una delle cause di decadenza, sospensione o divieto di cui all’art. 67” e si limiterebbe a rappresentare un possibile tentativo di infiltrazione mafiosa nell’attività imprenditoriale, per cui il provvedimento comunale si fonderebbe su un presupposto insussistente e sarebbe fuori luogo l’estensione degli effetti dell’interdittiva alle segnalazioni certificate di inizio attività, attraverso il richiamo all’art. 89, comma 2.

Neppure sarebbe condivisibile l’interpretazione degli artt. 94, comma 2 e 92, comma 3, riportata nel provvedimento comunale, perché resterebbe estraneo agli effetti dell’interdittiva atipica il novero degli atti aventi natura meramente autorizzativa (cioè gli atti ampliativi a contenuto non patrimoniale), rispetto ai quali non si porrebbe l’esigenza di preservare le risorse pubbliche da scelte che potrebbero rivelarsi inadeguate sotto il profilo della professionalità e onorabilità del beneficiario.

Anche l’art. 100 del codice antimafia si riferirebbe unicamente agli atti ampliativi a contenuto patrimoniale, ovvero ai provvedimenti amministrativi che consentano all’impresa di accedere a benefici economici e risorse pubbliche: pertanto, le segnalazioni di inizio attività di affittacamere, albergo e somministrazione di alimenti e bevande esulerebbero – in quanto finalizzate all’esercizio dell’attività imprenditoriale – dall’ambito applicativo dell’informazione prefettizia interdittiva rilasciata a carico della società ricorrente; mentre la SCIA, in quanto titolo autorizzativo finalizzato all’esercizio dell’attività imprenditoriale, rientrerebbe nel novero degli atti ampliativi a contenuto non patrimoniale, sui quali dunque non si ripercuotono gli effetti interdittivi dell’informazione antimafia emessa a carico della ricorrente.

Tutte le norme richiamate sarebbero di stretta interpretazione, pena l’ingiustificata compressione di prerogative riconducibili all’art. 41 Cost.

II) i medesimi vizi sopra denunciati varrebbero anche nei confronti del provvedimento comunale di revoca dell’autorizzazione al funzionamento della -OMISSIS- -OMISSIS-; […]”

 

Precedente Concorso Inps, Tar Lazio Decreto n. 6807 18 dicembre 2017 su requisito della certificazione di conoscenza della lingua inglese, pari almeno al livello B2, richiesta per l’ammissione al concorso pubblico, per titoli ed esami, a 365 posti di analista di processo-consulente professionale - area C, posizione economica C1: ammesso, con riserva, ricorrente che non lo possedeva (misure cautelari provvisorie); la trattazione della causa in camera di consiglio si terrà giorno 12 gennaio 2018 Successivo Ricorso graduatorie ad esaurimento, Adunanza Plenaria n. 11 20 dicembre 2017: il possesso del solo diploma magistrale, sebbene conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002, non costituisce titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo istituite dall’articolo 1, comma 605, lett. c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 | Gae, giurisprudenza