Servitù di passaggio, azione proprietario fondo per modificarne l’esercizio: si ha litisconsorzio necessario

In tema di servitù di passaggio si è recentemente pronunciata la seconda sezione civile della Cassazione con sentenza n. 18246 16 settembre 2016.

Il diritto di servitù per sua natura indivisibile in quanto inerente a tutto il fondo dal lato sia attivo che passivo, non può formare oggetto di comunione, poiché essa presuppone la frazionabilità per quote della cosa o del diritto comune. Sicché l’actio confessoria e quella negatoria servitutis, nel caso che il fondo dominante o servente od entrambi appartengano pro indiviso a più proprietari, non comportano un litisconsorzio necessario tra i comproprietari, in quanto dette azioni si risolvono in un accertamento dell’obbligo negativo (cd “pati” della servitù dei comproprietari del fondo servente) e tale obbligo può essere utilmente accertato dai giudice nei confronti del singolo comproprietario (attore o convenuto) che abbia in concreto affermata o negata l’esistenza della servitù. Nei procedimenti tendenti ad ottenere l’accertamento di un diritto e, quindi, una sentenza meramente dichiarativa, ciascuno dei comproprietari è legittimato ad agire o a resistere in giudizio senza l’intervento dell’altro, posto che in tali giudizi non vengono avanzate richieste che comportino la risoluzione del conflitto tra titoli di proprietà né la perdita o la menomazione dei diritti di cui le parti sono titolari.

Tuttavia, nelle ipotesi in cui il proprietario del fondo servente o del fondo dominante, agisce per la modifica dell’esercizio del diritto di servitù, anche mediante la semplice installazione di un cancello a chiusura della stradella gravata di servitù, essendo una domanda diretta ad incidere sui fondi e, soprattutto, sui rapporti giuridici connessi, ricorre un’ipotesi di litisconsorzio necessario, poiché la pretesa relativa si presenta come inscindibile nei confronti dei fondi dominanti e del fondo servente, infatti, il singolo proprietario del fondo dominante convenuto non può essere tenuto alla modificazione od alla eliminazione ‘pro quota’ della cosa comune o di diritti ed obblighi connessi con la medesima.

 

Cassazione civile sentenza n. 18246 16 settembre 2016

[…]

Svolgimento del processo

La società Omissis con atto di citazione del 22 ottobre 2003 conveniva in giudizio, davanti al Tribunale di Verona, Omissis, Omissis e Omissis per ottenere l’installazione di un cancello su stradello di proprietà gravato da servitù, sito a cavallo dei mappali omissis e omissis nel Comune di Roco All’Adige, località Foramelle, con l’impegno che avrebbe consegnato i dispositivi di comando a distanza ai convenuti. Chiariva l’attrice che la necessità di collocare tale cancello era dovuto a ragioni di sicurezza.

Si costituivano i convenuti contestando quanto dedotto in giudizio e deducevano, in particolare, che quanto richiesto da Omissis non era raccoglibile, posto che sullo stadello di cui si dice esisteva una servitù di passaggio sin dal 1927, mai interrotta da alcun cancello. Per altro affermavano i convenuti la proprietà Omissis era totalmente recintata e servita da un impianto di telecamere di videosorveglianza a circuito chiuso con presenza di luci notturne.

Il Tribunale di Verona con sentenza n. 3674 del 2007 presupposto che l’attrice ai sensi dell’art. 841 cod. civ. aveva la facoltà di recinzione della proprietà anche se gravata di servitù e posto che non derivavano limitazioni al contenuto della servitù nella prospettiva di cui all’art. 1064 cod. civ. posto che il passaggio rimaneva libero e comodo salvo un minimo e trascurabile disagio, dichiarava il diritto dell’attrice alla recinzione della proprietà ivi compreso lo stradello e a cura e spese dell’attrice la realizzazione di un cancello con sbarra elettrica controllata da tessera magnetica con consegna della stessa a ciascun convenuto senza oneri.

La Corte di appello di Venezia, pronunciandosi su appello dei sigg. Omissis, con sentenza n. 1683 del 2011 confermava la sentenza impugnata e condannava gli appellanti al pagamento delle spese del grado. Secondo la Corte veneziana, infondata era l’eccezione preliminare sollevata dagli appellanti di violazione del contraddittorio per non essere state citate in giudizio altre parti per la ragione assorbente che l’attrice/appellata non risultava aver contestato il diritto di servitù di cui godevano gli appellanti e le loro mogli e altri soggetti legittimati a diverso titolo al passaggio attraverso lo stradello di cui si dice, né la sentenza pregiudicava il diritto di passo degli appellanti né ad altri soggetti a ciò titolati. Piuttosto, secondo la Corte di Venezia le parti non presenti nel giudizio avrebbero potuto sempre avanzare le proprie doglianze qualora si fossero sentite defraudate del proprio diritto a seguito dell’installazione del cancello automatizzato. Nel merito la Corte di Venezia riteneva che lo stradello di cui si dice aveva natura privata, nonostante la formale classificazione di vicinale attribuito dal Comune perché non era stato mai asservito ad uso pubblico, né al pubblico transito. Infondato era il motivo di appello secondo il quale l’apposizione del cancello non serviva per recintare la proprietà Omissis, ma solo a chiudere il fondo dominante degli appellanti che si insinuava all’interno della proprietà Omissis, perché era nella facoltà della proprietaria di recintare la proprietà.

La cessazione di questa sentenza è stata chiesta dai sigg. Omissis con ricorso affidato a due motivi, illustrati con memoria. La società Omissis ha resistito con controricorso.

Motivi della decisione

1.= Con il primo motivo di ricorso i sigg. Omissis denunciano la violazione e falsa applicazione degli artt. 102 e 354 cod. proc. civ. in relazione all’art. 360 n. 3 cod. proc.civ.. Sostengono i ricorrenti che, erroneamente, la Corte di appello di Venezia avrebbe rigettato l’eccezione di violazione dell’integrità del contraddittorio nei confronti delle moglie dei sigg. Omissis, comproprietarie del fondo dominante e in relazione della mancata citazione del Comune di Ronco dell’Adige e dei sigg. Omissis e Omissis nella loro qualità di aventi interesse e titolari di un diritto di servitù di passaggio a favore di altro fondo dominante. In particolare, eccepiscono i ricorrenti, la società Omissis aveva omesso, trascurando di documentarsi, preventivamente, anche mediante l’acquisizione di semplici visure ipocatastali, di citare in giudizio le sigg. re Omissis, Omissis e Omissis, nella loro qualità di comproprietarie, assieme ai loro mariti, dei terreni assistiti da servitù. La Omissis avrebbe altresì omesso di citare Omissis e Omissis la cui proprietà confinante con quella dei Omissis risultava assistita da servitù di passaggio tra la loro proprietà e la pubblica via, pubblica via, che era raggiungibile, soltanto, attraverso la strada sulla quale le Omissis intendeva apporre il cancello. Anche il Comune di Ronco d’Adige avrebbe dovuto essere citato in giudizio dalla Omissis posto che l’Ente pubblico aveva classificato lo stradello quale “strada vicinale transitabile” e come tale qualificata come strada di interesse pubblico.

1.1.= Il motivo è fondato.

Va qui precisato che il diritto di servitù per sua natura indivisibile in quanto inerente a tutto il fondo dal lato sia attivo che passivo, non può formare oggetto di comunione, poiché essa presuppone la frazionabilità per quote della cosa o del diritto comune. Sicché l’actio confessoria e quella negatoria servitutis, nel caso che il fondo dominante o servente od entrambi appartengano pro indiviso a più proprietari, non comportano un litisconsorzio necessario tra i comproprietari, in quanto dette azioni si risolvono in un accertamento dell’obbligo negativo (cd “pati” della servitù dei comproprietari del fondo servente) e tale obbligo può essere utilmente accertato dai giudice nei confronti del singolo comproprietario (attore o convenuto) che abbia in concreto affermata o negata l’esistenza della servitù. Nei procedimenti tendenti ad ottenere l’accertamento di un diritto e, quindi, una sentenza meramente dichiarativa, ciascuno dei comproprietari è legittimato ad agire o a resistere in giudizio senza l’intervento dell’altro, posto che in tali giudizi non vengono avanzate richieste che comportino la risoluzione del conflitto tra titoli di proprietà né la perdita o la menomazione dei diritti di cui le parti sono titolari.

Tuttavia, nelle ipotesi in cui il proprietario del fondo servente o del fondo dominante, agisce per la modifica dell’esercizio del diritto di servitù, anche mediante la semplice installazione di un cancello a chiusura della stradella gravata di servitù, essendo una domanda diretta ad incidere sui fondi e, soprattutto, sui rapporti giuridici connessi, ricorre un’ipotesi di litisconsorzio necessario, poiché la pretesa relativa si presenta come inscindibile nei confronti dei fondi dominanti e del fondo servente, infatti, il singolo proprietario del fondo dominante convenuto non può essere tenuto alla modificazione od alla eliminazione ‘pro quota’ della cosa comune o di diritti ed obblighi connessi con la medesima.

Ora, nel caso in esame, la Corte distrettuale non ha tenuto conto che la richiesta di modificare le modalità di esercizio del diritto di servitù costituito (mediante l’apposizione di recinzione e di un cancello automatizzato) avanzata dalla società Omissis, proprio perché riguardava la modifica di esercizio di un diritto costituito a vantaggio di tutti i proprietari dei fondi dominanti non poteva che essere rivolta a tutti i proprietari dei fondi dominanti (ai convenuti ma anche alle mogli dei convenuti in quanto comproprietarie dello stesso fondo dominante) ed anche agli altri proprietari (dei fondi dominanti) interessati dalla servitù (Omissis e Omissis nonché il Comune di Ronco d’Adige ) (In tema v. Cass. n. 2344 del 1975).

2.= Con il secondo motivo i ricorrenti lamentano la violazione e falsa applicazione degli artt. 8421 e 2064 cod. civ., in relazione all’art. 360 nn. 3 e 5 cod. proc. Civ, Sostengono i ricorrenti che la Corte territoriale: a) sarebbe caduta in contraddizione perché da un lato afferma che la strada era indubbiamente privata e per altro chiarisce che il PRG del Comune di Ronco Dell’Adige qualifica quella stradello quale pubblico; b) non avrebbe tenuto conto che l’apposizione di un cancello su una strada classificata vicinale transitabile non sarebbe ammesso in quanto la strada soddisfa esigenze di carattere generale e come tali superiori al mero interesse privato, e pertanto non potrebbe essere chiusa da un cancello (o da una sbarra). c) per altro non avrebbe chiarito le ragioni per le quali avrebbe escluso che lo stradello avesse natura pubblica dato che la società Omissis non aveva dato alcuna prova in tal senso. E di più, la Corte distrettuale non avrebbe tenuto conto, neppure, che alla luce della posizione dei luoghi oggetto di controversa, il comportamento della Omissis integrava gli estremi di un atto emulativo.

2.1.= Il motivo rimane assorbito dal primo, posto che l’intera vicenda dovrà essere riesaminata, una volta che sia stato integrato il contraddittorio, dal Tribunale di Verona cui la causa dovrà essere rinviata,

In definitiva, va accolto il primo motivo, dichiarato assorbito il secondo, la sentenza impugnata va cessata, va dichiarata la nullità della sentenza del primo grado del giudizio e la causa va rinviata, anche per il regolamento delle spese del presente giudizio di cessazione, davanti al Tribunale di Verona perché provveda ad integrare il contraddittorio.

Per Questi motivi

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso e dichiara assorbito il secondo, dichiara la nullità della sentenza di primo grado e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio al Tribunale di Verona.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione Civile il 26 maggio 2016. […]

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