Servizio protesti: criteri di ripartizione dei titoli tra notai vincolanti anche per istituti di credito; disservizi non giustificano violazione piano di riparto | Protesto elevato da notaio diverso implica responsabilità disciplinare | Delibera Consiglio notarile deve mirare ad equa divisione dei titoli

Servizio protesti, protesto elevato da notaio diverso da quelli previsti da criteri di ripartizione, responsabilità disciplinare notaio, Consiglio di Stato sentenza n. 4998 30 ottobre 2017

L’art. 10 della legge 349/1973 stabilisce, in tema di ripartizione dei titoli tra i pubblici ufficiali, che “I pubblici ufficiali abilitati ai protesti possono, d’intesa con le aziende di credito, per i titoli da esse consegnati, concordarne la ripartizione” (primo comma); “In mancanza di tale accordo il presidente della Corte d’Appello, o il presidente del Tribunale competente da lui delegato, sentiti le aziende di credito, i Consigli notarili, i dirigenti degli uffici unici nonché i rappresentanti degli ufficiali giudiziari e degli aiutanti ufficiali giudiziari presso gli stessi uffici unici, e tenute presenti le situazioni locali ed ogni altro utile elemento, determina la ripartizione dei titoli tra le categorie dei notai, degli ufficiali giudiziari e degli aiutanti ufficiali giudiziari” (secondo comma); “La ripartizione, nell’ambito della categoria dei notai, avviene previa intesa fra le aziende di credito e i Consigli notarili” (terzo comma).

L’art. 8 del d.P.R. 290/1975, recante il regolamento di attuazione della legge 349/1973, dopo aver disciplinato le modalità di ripartizione concordata o determinata delle cambiali e dei titoli di credito equiparati tra le varie categorie di pubblici ufficiali, con la precisazione, al primo comma, ultimo periodo, che “La ripartizione concordata o determinata resta in vigore fino a quando non risultino intervenuti elementi nuovi tali da alterarne l’equilibrio”, prevede, all’ultimo comma, che “Il consiglio notarile, nel caso in cui non si raggiunga con le aziende di credito o con talune di esse l’intesa di cui all’ultimo comma dell’art. 10 della legge, provvede, per i settori concordati, all’approvazione di vincolanti criteri di ripartizione”.

Dunque, come sottolineato anche dal TAR Marche, la disciplina comporta che un primo riparto avviene fra le varie categorie di pubblici ufficiali abilitati, dando priorità all’intesa raggiunta tra i pubblici ufficiali e gli istituti di credito (art. 10, cit., primo comma), e solo nel caso in cui detta intesa non intervenga, la ripartizione dei titoli tra le varie categorie di pubblici ufficiali è determinata dall’ufficio giudiziario competente, sentiti i rappresentanti delle categorie interessate e tenute presenti le situazioni locali ed ogni altro utile elemento (secondo comma).

Una volta stabilita la ripartizione tra le varie categorie di pubblici ufficiali, è prevista una seconda ripartizione, all’interno della stessa categoria in presenza di più soggetti interessati; con particolare riferimento ai notai, il riparto può avvenire ancora una volta in maniera concordata (art. 10, terzo comma) ovvero, in mancanza di accordo tra le aziende di credito e il Consiglio Notarile, è quest’ultimo che stabilisce, per i settori concordati, vincolanti criteri di ripartizione (art. 8, cit., quinto comma), destinati a restare in vigore fino a quando non risultino intervenuti elementi nuovi tali da alterarne l’equilibrio (primo comma, ultimo periodo).

In relazione ai presupposti ed alla cogenza di tale ripartizione, questo Consiglio ha affermato che “la ripartizione dei titoli nell’ambito della categoria dei notai non è mai affidata alla libera scelta delle aziende di credito, ma ha luogo, piuttosto, previa intesa fra le aziende di credito e i Consigli notarili” e che “l’esercizio da parte del competente Consiglio notarile, d’intesa con le aziende di credito, del potere di ripartizione dei titoli nell’ambito della categoria dei notai, previsto dall’articolo 10, comma 3, della legge n. 349 del 1973, non postula l’accertamento di disservizi o lamentele nell’espletamento del servizio di protesto, né è riconducibile alla funzione del Consiglio di dirimere controversie insorte fra notai, ma costituisce piuttosto un intervento senz’altro imposto dalla legge quando più notai siano interessati a svolgere il predetto servizio. Tale attività discrezionale del Consiglio notarile, pur essendo preordinata in via primaria a garantire l’ottimale funzionamento del servizio nella zona, deve, inoltre, salvaguardare, ove possibile, anche l’interesse ad un’equa divisione dei titoli fra i notai disponibili, come reso palese dal riferimento alla nozione di “ripartizione”. L’equa divisione dei titoli fra i notai interessati costituisce, quindi, la soluzione che il competente Consiglio notarile deve di regola perseguire, a meno che tale soluzione non risulti incompatibile con l’ottimale funzionamento del servizio di protesti nella zona” (Cons. Stato, IV, n. 5846/2003).

…le ulteriori considerazioni applicative con le quali il CN di Ancona ha corredato la ripartizione e la stessa affermazione in via di principio della sua vincolatività.

Nella delibera del 13 gennaio 2016 si legge infatti che: “Se per i notai quindi il mancato rispetto dei criteri di ripartizione contenuti nella delibera può essere foriero di conseguenze disciplinari (ma non per l’atto di protesto che – pacificamente – è perfettamente valido ed efficace), non così per gli istituti di credito, ai quali non possono certamente essere opposti i “vincolanti criteri di ripartizione” contenuti nella delibera del Consiglio notarile. Gli stessi istituti di credito potrebbero risentire di una sorta di “vincolatività implicita” di tale provvedimento, derivante dall’osservanza della stessa da parte dei pubblici ufficiali, ma non fino al punto di ritenere esclusa la facoltà di scelta dei notai cui affidare l’incarico di levata dei protesti, tant’è che lo stesso CNN, con parere 469/2013, ha escluso l’obbligo per il singolo Istituto di credito di servirsi per la levata dei protesti, di un notaio con il quale ha purtroppo in corso controversie o per il quale ha in passato lamentato disservizi nell’espletamento del servizio protesti. Resta pertanto esclusa dalla competenza del Consiglio Distrettuale, l’adozione di criteri che imponessero addirittura un facere, nel senso di obbligare i Notai non previsti nello specifico turno a non accettare dalle banche, che eventualmente glieli proponessero, incarichi professionali per la levata dei protesti, perché il rispetto della norma c.d. disciplinare non potrebbe mai essere foriero di violazione della norma primaria di cui all’art. 27 L.N.; per converso, stante il rispetto della norma primaria, difficilmente potrebbe addebitarsi al notaio che riceve l’incarico fuori dallo specifico turno, una violazione di carattere disciplinare, ove ne dia tempestiva comunicazione al Consiglio competente”.

Pare evidente che il provvedimento, escludendo l’opponibilità agli istituti di credito dei criteri di ripartizione, ed escludendo in linea tendenziale che l’accettazione di un incarico non rispettoso di essi da parte dei notai (se solo tempestivamente comunicato) possa comportare una violazione di carattere disciplinare, oltre a contraddire la precedente affermazione della possibile rilevanza disciplinare del mancato rispetto dei criteri, in pratica vanifica l’affermazione di principio sulla vincolatività dei criteri stessi.

I due aspetti vanno esaminati separatamente.

Può convenirsi con l’appellante che la ratio della previsione di criteri di ripartizione (tendenzialmente) vincolanti è quella di garantire la correttezza ed imparzialità dello svolgimento del servizio dei protesti, che presenta delicate implicazioni sul piano economico e sociale. A ciò, non appare estranea la considerazione del rischio che forme di accaparramento della clientela possano andare a discapito della qualità dell’attività professionale, ed in particolare dell’esigenza che al pubblico ufficiale sia consentito di svolgere il proprio lavoro senza il timore di perdere servizi futuri (ciò che potrebbe condurlo a cedere di fronte ad eventuali pressioni indebite).

Ciò precisato, per quanto concerne gli istituti di crediti, potrebbe convenirsi con l’orientamento espresso dalle delibere impugnate, se l’affermazione “non possono certamente essere opposti i “vincolanti criteri di ripartizione” potesse essere intesa nel limitato senso che il Consiglio Notarile non ha alcuno strumento per far valere nei confronti dell’istituto di credito il mancato rispetto dei criteri.

Non invece se la frase venga intesa – come sembra al Collegio debba avvenire alla luce del significato testuale e della circostanza che appresso viene salvaguardata la “libertà di scelta”, negando che possa risultare esclusa per effetto dei criteri di ripartizione – anche nel senso di privare comunque i criteri di ripartizione di effetti giuridici nei confronti degli istituti di credito.

Infatti, una volta assodato, come si evince dalla normativa sopra richiamata, e come ha univocamente affermato nel solco della giurisprudenza di questo Consiglio la stessa sentenza del TAR Marche, che i criteri, stante la diretta incidenza dei criteri di ripartizione sul corretto esercizio della funzione notarile, sono vincolanti, starà agli organi di governo del sistema creditizio valutare le eventuali conseguenze del mancato rispetto.

E il CN non potrà disinteressarsi del comportamento degli istituti di credito, ma sarà tenuto ad informare detti organi di quanto accaduto.

Pertanto, risulta non conforme alla normativa, alla luce della ratio dell’istituto della ripartizione del servizio, come sopra individuata, una preventiva espressa neutralizzazione dei suoi effetti giuridici nei confronti degli istituti di credito.

Ancora più evidente sembra al Collegio la illegittimità di quanto disposto dal CN di Ancona per quanto concerne i notai.

Il richiamo all’art. 27 della LN ed all’obbligo per il notaio di espletare comunque la funzione qualora richiesto non può essere inteso in senso assoluto, altrimenti il dettato degli artt. 10 della legge 349/1973 e 8 del d.P.R. 290/1975 rischierebbe di divenire lettera morta.

La portata applicativa dell’art. 27 va dunque contemperata alla luce delle predette norme speciali posteriori, che condizionano in concreto l’obbligo al rispetto dei criteri da esse previsti, la cui funzione è anche quella di far sì, attraverso l’equa ripartizione del servizio, che vi sia sempre un notaio concretamente disponibile per uno svolgimento tempestivo dell’incarico.

La sentenza n. 414/2015 è univoca sul punto.

Infatti, il TAR Marche, dopo aver affermato la doverosità dei criteri di ripartizione, ha aggiunto (§ III.4.) che “Resta da chiarire come possa conciliarsi l’obbligo di prestare il ministero notarile ogni volta che il notaio ne è richiesto, sancito dall’art. 27 della legge n. 89/1913 (c.d. legge sul notariato), con l’obbligo di rispettare i criteri di riparto stabiliti dal Consiglio notarile e se il notaio non compreso nella ripartizione, ove interpellato per la levata del protesto, possa rifiutare la prestazione nel rispetto dei prestabiliti criteri di riparto”.

Ed ha affermato, dopo aver rimarcato la ratio delle disposizioni sui criteri di ripartizione vincolanti, che “ … ferma restando l’obbligatorietà di un riparto da parte del competente Consiglio notarile in presenza di più professionisti interessati, nelle more e/o in mancanza, per qualsiasi motivo, di detta ripartizione, non si esclude che gli istituti di credito possano rivolgersi al notaio di fiducia che, proprio in virtù dell’obbligatorietà del proprio ministero ai sensi dell’art. 27 della legge sul notariato, può legittimamente eseguire la prestazione. Quanto, invece, alla posizione del notaio non contemplato nei criteri di riparto previamente determinati, ma richiesto comunque di elevare il protesto, si osserva che, sempre in linea con i principi sottesi alla normativa che disciplina la materia, questi non potrebbe prestare il proprio ministero senza incorrere in responsabilità disciplinare, dovendo invece segnalare preventivamente, all’istituto di credito che lo interpella, l’esistenza della delibera consiliare di riparto e, al Consiglio notarile, il proprio coinvolgimento, in modo da fornire a quest’ultimo elementi di valutazione sull’opportunità, eventualmente, di procedere ad una nuova ripartizione.”.

La regola di comportamento per i notai in caso di richiesta non conforme ai criteri è stata quindi univocamente indicata dal TAR Marche, e fa parte del giudicato.

Nella sentenza appellata, tale regola risulta fraintesa, in quando alla comunicazione preventiva viene, di fatto, attribuita una valenza liberatoria dalle eventuali responsabilità, non quella, desumibile dalla sentenza e ben più limitata, di dare avvio ad una decisione del CN sulla necessità di effettuare una nuova ripartizione (ovvero, concedere una deroga, che rappresenta una soluzione puntuale della stessa natura).

E’ evidente che, ferma restando la validità ed efficacia del protesto elevato da un notaio diverso da quello cui sarebbe toccato in base ai criteri di ripartizione, ed in assenza di alcun’altra previsione di sanzione applicabile, escludere la responsabilità disciplinare solo perché la non applicazione dei criteri è stata tempestivamente comunicata – come sostanzialmente fanno le delibere in questione – significa vanificare la vincolatività della ripartizione, in quanto per i notai diverrebbe indifferente rispettare o meno i criteri.

Va aggiunto che, data la funzione dei criteri di ripartizione, sembra conseguenziale che deroghe ed eccezioni alla loro applicazione possano essere giustificate da presupposti dotati di una consistenza oggettiva, quali elementi tali da comportare pericoli di disfunzioni nell’espletamento del servizio,

L’esistenza di controversie tra istituto di credito e notaio, in ragione dello svolgimento di attività pregressa nel servizio protesti, può rientrare in quest’ambito, salva una valutazione imparziale, da parte del CN, sulla consistenza oggettiva della lite e sulle sue implicazioni in ordine al rapporto di fiducia tra istituto di credito e notaio, oltre che eventualmente disciplinari.

In ogni caso, soltanto una valutazione imparziale potrebbe condurre a disapplicare i criteri. Non invece la semplice e generica segnalazione di un preteso disservizio (e questa, in base agli atti, è quanto sussiste nei confronti dell’appellante, non risultando l’instaurazione di alcuna controversia), non accompagnata da alcun elemento oggettivo e da alcuna valutazione di soggetti terzi, perché potrebbe dare ingresso alla libera scelta da parte dell’istituto di credito del notaio al quale affidare il servizio, vale a dire proprio l’effetto che le norme sui criteri di ripartizione intendono evitare.

Non può pertanto condividersi la conclusione del TAR secondo la quale il CN di Ancona “ponendosi sulla scia di quanto statuito nelle citate pronunce, ha agito al precipuo scopo di garantire l’ottimale funzionamento del servizio protesti nella zona, anche facendosi carico delle contrapposte posizioni e comunque nell’ottica di un contemperamento”.

Al contrario, deve rilevarsi una deviazione da quanto stabilito dal TAR in sede di cognizione e poi trascurato nella sentenza appellata (mentre nella prima sentenza di esecuzione i contenuti dell’atto da adottare non erano stati esaminati).

Peraltro, in linea di principio, anche se la mera esistenza di lamentele sull’operato del notaio potesse essere ricondotta (accanto alle ipotesi di difficoltà logistiche ed operative) all’esigenze di garantire l’ottimale funzionamento del servizio, ciò – secondo la stesso orientamento espresso da questo Consiglio nella sentenza n. 5846/2003 – avrebbe potuto comportare una deroga al principio dell’“equa divisione dei titoli”, non anche alla vincolatività dei criteri di ripartizione stabiliti (con le opportune deroghe) a tal fine.

Deve pertanto ritenersi che le delibere del C.N. di Ancona in data 5 novembre 2015 e 13 gennaio 2016, impugnate in primo grado, abbiano violato o eluso il giudicato, sotto i profili precisati (ai punti 17.4, 17.5. e 17.6.), e per questo debbano essere dichiarate nulle in parte qua.

 L’appellante ha chiesto che questo giudice d’appello provveda ad adottare un nuovo provvedimento emendato dai vizi riscontrati.

Il Collegio ritiene di non poter esaurire la questione in questa sede.

In considerazione del fatto che la valutazione dei profili oggetto di controversia si iscrive in un contesto complessivo, che le implicazioni delle scelte sottese ai criteri di ripartizione sono molteplici, e che dette scelte richiedono di essere accompagnate da modalità procedimentali idonee a far emergere ed eventualmente sanzionare nelle sedi competenti eventuali violazioni, sia da parte dei notai, sia da parte degli istituti di credito, ritiene che vada rimessa al CN di Ancona la riformulazione di una nuova delibera sui criteri di ripartizione del servizio protesti nel Comune di Ancona pienamente attuativa degli artt. 10 della legge 349/1973 e 8 del d.P.R. 290/1975, ferma restando, nelle more, la vincolatività della disposta turnazione (Tabella C)….

Vedi anche:

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Notaio che attesta una dichiarazione inesistente? E’ falso ideologico

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Consiglio di Stato sentenza n. 4998 30 ottobre 2017

[…]

per l’ottemperanza

della sentenza del T.A.R. MARCHE – ANCONA, SEZIONE I, n. 00505/2016, resa tra le parti, concernente ottemperanza sentenze n. 414/2015 e n. 923/2015 pronunciate dal medesimo TAR in materia di piano di riparto del servizio di levata dei protesti tra i notai nel Comune di Ancona;

[…]

FATTO e DIRITTO

1. L’odierno appellante, notaio nel distretto di Ancona, in passato ha svolto il servizio protesti sulla base della ripartizione tra i tre notai interessati, deliberata, in attuazione dell’art. 10 della legge 349/1973, dal Consiglio Notarile in data 9 marzo 1999.

2. Sopravvenuti il pensionamento di uno dei tre notai e l’attivazione del servizio protesti da parte di altri due, il CN, con deliberazioni in data 17 maggio 2013 e 18 giugno 2013, ha ritenuto caducata la precedente ed ha stabilito di non dover provvedere ad ulteriori ripartizioni.

3. L’appellante ha quindi impugnato detti provvedimenti dinanzi al TAR Marche, lamentando la mancanza di criteri di ripartizione e l’illegittimo esercizio del servizio protesti da parte di altri notai.

4. Il TAR Marche, con la sentenza n. 414/2015, ha ritenuto, in base al combinato disposto dell’art. 10 della legge 349/1973 e dell’art. 8 del regolamento attuativo di cui al d.P.R. 290/1975, che:

– sia doverosa la rideterminazione dei criteri di ripartizione concordati o determinati quando intervengono elementi nuovi tali da alterarne l’equilibrio, e pertanto nel caso in esame non irragionevolmente il CN di Ancona ha ritenuto sussistenti i presupposti per caducare (recte, revocare) la delibera del 9 marzo 1999, in quanto basata su una situazione di fatto non più esistente, tenuto conto dei nuovi sopravvenuti elementi;

– viceversa, i provvedimenti non possono dirsi altrettanto legittimi nella parte in cui omettono di stabilire una nuova ripartizione sul presupposto dell’assenza di specifiche richieste al riguardo da parte dei soggetti interessati, in quanto il riparto è doveroso in presenza di più professionisti interessati a svolgere il servizio (cfr. Cons. Stato, IV, n. 5846/2003), non essendo necessaria una espressa richiesta degli interessati bensì sufficiente l’esistenza di più soggetti che avevano manifestato la propria disponibilità.

5. Ha pertanto accolto il ricorso, affermando che sarebbe stata necessaria una rideterminazione dei criteri di ripartizione, anche previa intesa con gli istituti di credito, come prescritto, in prima battuta, dall’art. 10, comma 3, della legge 349/1973, ed ha annullato conseguentemente i provvedimenti impugnati.

6. Giova fin d’ora sottolineare che la sentenza si è anche fatta carico di chiarire (§ III.4.), nel modo che più avanti si dirà, come possa conciliarsi l’obbligo di prestare il ministero notarile ogni volta che il notaio ne è richiesto, sancito dall’art. 27 della legge 89/1913 (c.d. legge sul notariato), con l’obbligo di rispettare i criteri di riparto stabiliti dal Consiglio Notarile, e se il notaio non compreso nella ripartizione, ove interpellato per la levata del protesto, possa rifiutare la prestazione nel rispetto dei prestabiliti criteri di riparto.

7. Il CN, al fine di raggiungere una intesa con gli istituti di credito per una ipotesi concordata di ripartizione, ha invitato i notai del distretto a manifestare il loro eventuale interesse allo svolgimento del servizio protesti, ed ha quindi sottoposto agli istituti di credito una ripartizione ed uno schema di convenzione che avrebbe dovuto essere operativa sin dal 1° ottobre 2015, ottenendo le adesioni di taluni istituti e continuando a dialogare con gli altri (cfr. nota prot. n. 354 del 4 settembre 2015, verbali delle Adunanze del CN del 1° settembre 2015 e del 22 settembre 2015, nota prot. 338 in data 30 settembre 2015).

8. L’appellante ha tuttavia adito il TAR Marche per l’ottemperanza alla sentenza n. 414/2015, passata in giudicato.

9. Con sentenza n. 923/2015, il TAR Marche, dopo aver precisato non essere in contestazione la doverosità di un intervento volto all’equa ripartizione del servizio protesti, ha escluso che potesse ravvisarsi una completa inottemperanza alle statuizioni della precedente sentenza, sottolineando che correttamente il Consiglio Notarile, nel tentativo di addivenire ad una ripartizione concordata, tiene conto degli elementi di criticità che potrebbero incidere sul concreto e corretto svolgimento del servizio protesti.

Ha tuttavia ritenuto che l’opera di interlocuzione con le banche intrapresa dal CN di Ancona non potesse durare sine die, essendo necessario addivenire all’adozione di un formale provvedimento di ripartizione in tempi certi, ed ha accolto parzialmente il ricorso assegnando al CN un termine di tre mesi per provvedere.

10. Già con deliberazione in data 5 novembre 2015 (il giorno stesso del passaggio in decisione del precedente giudizio) il CN di Ancona ha fissato dei criteri di ripartizione del servizio protesti tra i quattro notai (compreso l’odierno appellante) disponibili allo svolgimento dello stesso, prevedendo un sistema di turnazione rispetto a gruppi omogenei di banche e precisando che detta ripartizione dovesse ritenersi vincolante anche per le banche che avevano negato l’adesione alla convenzione loro proposta ovvero non avevano fornito risposte.

Nella stessa deliberazione, affermata la vincolatività di tale ripartizione per i professionisti, il CN ha inteso svolgere alcune considerazioni in merito alla diversa portata vincolante dei criteri fissati per i notai e per le banche, anche in relazione a quanto sancito dall’art. 27 della legge sul notariato riguardo all’obbligo per i notai di prestare il proprio ministero ogni volta che sia loro richiesto.

11. Il contenuto della delibera è stato integralmente recepito nella deliberazione del 13 gennaio 2016, adottata sia per dare formale esecuzione alla sentenza n. 923/2015, sia per coordinare le deliberazioni sino a quel momento assunte con gli esiti delle interlocuzioni con le banche.

12. L’odierno appellante ha adito nuovamente il TAR Marche, lamentando che le predette due ultime deliberazioni siano elusive del giudicato formatosi sulle sentenze n. 414/2015 e n. 923/2015.

13. Il TAR Marche, con la sentenza n. 505/2016, appellata nel presente giudizio, ha respinto il ricorso.

Il TAR ha sottolineato che la ripartizione del servizio protesti ha riguardato tutti i notai interessati e tutti gli istituti di credito con sportelli nel Comune di Ancona, che è stata dichiarata vincolante dal Consiglio Notarile ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 8 del d.P.R. 290/1975 anche per gli istituti bancari che hanno negato l’adesione alla convenzione o che non hanno fornito risposta all’interlocuzione, e che i notai interessati sono stati invitati ad operare nel rispetto di quanto deliberato e ad assicurare il più possibile l’effettività del riparto e l’efficienza del servizio.

Ha poi affermato che, tenuto conto delle posizioni di alcuni istituti di credito che in passato avevano avuto rapporti professionali con il notaio ricorrente, i quali, lamentando taluni disservizi, hanno motivato la loro mancata adesione alla convenzione sul riparto proposta dal CN con il venir meno del rapporto fiduciario nei riguardi del professionista, legittimamente il CN ha ritenuto di dover assumere una propria posizione sulla possibilità che gli istituti di credito si rivolgano a notai diversi da quelli che dovrebbero essere investiti dello svolgimento del servizio protesti in base alla ripartizione, facendo leva sul principio di obbligatorietà della funzione notarile di cui all’art. 27, cit., e sull’impossibilità di imporre al singolo istituto di credito di avvalersi delle prestazioni di un professionista con cui ha in corso controversie o rispetto al quale ha lamentato disservizi.

Ciò, ad avviso del TAR, non si pone in contrasto con il giudicato, in quanto nelle precedenti sentenze è stato affermato che l’equa divisione dei titoli è una soluzione da perseguire “di regola”, a meno che la stessa non risulti incompatibile con l’ottimale funzionamento del servizio protesti nella zona; e, quindi, era stata ammessa la possibilità che il CN, nel tentativo di addivenire ad una ripartizione concordata, tenga conto degli elementi di criticità che potrebbero incidere sul corretto svolgimento del servizio protesti.

14. Nell’appello, si lamenta in sostanza che il provvedimento adottato dal CN, pur affermando in linea di principio che il programma di ripartizione sarebbe stato vincolante, contiene dei distinguo che ne vanificano la portata precettiva, in quanto viene precisato che gli istituti di credito sarebbero stati comunque liberi di scegliere i notai cui affidare l’incarico di levata dei protesti e che i notai di fronte a detta libera scelta (derogatoria della ripartizione) sarebbero stati obbligati ex art. 27 della LN a svolgere l’attività richiesta, anche se la competenza in base al piano di ripartizione risultava assegnata ad altro notaio.

E si sottolinea che la conseguenza del provvedimento è che gli istituti di credito hanno continuato ad assegnare gli incarichi a proprio piacimento, concentrandoli su due dei quattro notai disponibili a svolgere il servizio, in contrasto con la ratiodegli artt. 10 della legge 349/1973 e 8 del d.P.R. 290/1975, come interpretata, nel solco di Cons. Stato, V, n. 5846/2003, dalla sentenza oggetto di ottemperanza.

Ciò, secondo l’appellante, richiede una nuova pronuncia di ottemperanza.

L’appellante prospetta a tal fine articolati motivi di censura, riferiti a quelli che individua come distinti capi della sentenza appellata (il Collegio li indica partitamente, precisando fin d’ora che, trattandosi di concorrenti argomenti critici rivolti nei confronti di diversi aspetti di una valutazione del TAR sostanzialmente unitaria, la portata sostanziale delle censure emergerà in modo compiuto dalla loro considerazione complessiva).

14.1. Vi è travisamento dei fatti, poiché la sentenza appellata omette di riferire che la sentenza n. 414/2015 era stata estremamente chiara nell’affermare che “la ripartizione dei titoli nell’ambito della categoria dei notai non è mai affidata alla libera scelta delle aziende di credito” e che il provvedimento di ripartizione da adottare doverosamente risultava vincolante ai sensi dell’art. 8 del d.p.r. 290/1975.

14.2. (a) – Dato tale contenuto del giudicato, appare evidente il contrasto con esso della delibera in cui si afferma che agli istituti di credito “non possono certamente essere opposti i “vincolanti criteri di ripartizione” contenuti nella delibera del Consiglio notarile”, posto che a loro permane “la facoltà di scelta dei notai cui affidare l’incarico di levata dei protesti”. Il TAR Marche agiva in sede di ottemperanza e dunque doveva solo confrontare il paradigma da lui stesso dettato con il comportamento tenuto dalla P.A. e non reintervenire sulle questioni decise per assumere una nuova posizione sul punto, completamente diversa ed anzi antitetica e contraddittoria.

14.2. (b) – Il provvedimento di ripartizione del servizio avrebbe dovuto essere vincolante soprattutto per i notai. Viceversa, la delibera afferma che i notai (ex art. 27 L.N.) non sono obbligati a “non accettare dalle banche” gli “incarichi professionali per la levata dei protesti” che gli venissero affidati al di fuori del proprio turno di ripartizione. In pratica, i notai hanno l’obbligo di elevare i protesti che gli vengono richiesti dagli istituti di credito, anche se ciò li porta ad operare al di fuori dello specifico turno di ripartizione; dunque i notai anche se violano la ripartizione imposta, non incorrono in alcuna sanzione disciplinare.

14.3. Poiché la ratio della ripartizione del servizio è proprio quella di rendere i notai insensibili al potere contrattuale delle banche, occorre che queste siano obbligate a dare il servizio ai notai interessati. Se invece bastasse per una banca avere una lite in corso con un notaio o inventare l’esistenza di un disservizio per potersi sottrarre alla ripartizione, la norma risulterebbe vanificata. Non si afferma che la banca debba subire un disservizio, ma che questa (anziché escludere un notaio dal servizio, a proprio insindacabile e magari interessato giudizio) debba segnalare la criticità al Consiglio Notarile, affinché possa fare le proprie indagini e all’esito possa adottare i provvedimenti sanzionatori del caso.

14.4. Il Consiglio (nella memoria finale del primo grado) afferma che quattro istituti si sono lamentati in passato del servizio svolto dal ricorrente. In realtà, precisa il notaio appellante, egli non ha mai subito legittime lamentele, non può essere in alcun modo accusato di disservizio, non ha mai subito alcuna lettera di richiamo dal Consiglio, non ha subito l’avvio di alcun procedimento disciplinare, non è mai stato citato in giudizio da un istituto di credito, ha sempre agito con la massima correttezza e legalità.

14.5. L’art. 27 LN pone una norma di carattere generale, che è stata derogata da una successiva legge speciale (o meglio dal combinato disposto degli artt. 10 della legge 349/1973 e 8 del d.P.R. 290/1975).

Affermando l’applicabilità dell’art. 27, la sentenza appellata ha invece ritenuto che una legge generale antecedente prevalesse su una legge speciale posteriore, in spregio all’art. 15 preleggi (e contraddicendo quanto affermato nella sentenza di cognizione). Inoltre, l’art. 27 non opera quando vi siano più notai che intendono svolgere il servizio.

14.6. (a) – La mancanza di fiducia da parte di un istituto di credito nei confronti di un notaio non può incidere sull’ottimale funzionamento del servizio, ciò che rileva è come il notaio svolge il suo servizio, e se non lo svolge bene deve essere il Consiglio Notarile ad intervenire. Il Consiglio di Stato, nella sentenza n. 5846/2003, citata, quando ha ipotizzato che si possa derogare all’equa ripartizione non ha portato degli esempi concreti, ma intendeva riferirsi ad accadimenti oggettivi, quali gli impedimenti logistici.

14.6. (b) – In ogni caso, detta sentenza ha affermato che l’esistenza di una valida ed oggettiva ragione può far venir meno l’equità della ripartizione, ma non ha mai messo in discussione la vincolatività del provvedimento (magari non equo).

14.7. In subordine, ipotizzando che non sia possibile costringere una banca a lavorare con un notaio con cui ha avuto dei contrasti, occorre considerare che le banche che hanno chiesto di potersi servire del proprio notaio di fiducia sono solo 4 su 33 esistenti, e quindi il Consiglio ben poteva adottare una ripartizione volta ad evitare che queste quattro banche fossero assegnate all’appellante e che egli ricevesse in compensazione altre quattro banche di egual peso, ripartendo poi tutte le altre banche tra tutti i notai.

14.8. Alla riforma della sentenza impugnata deve conseguire la riforma della decisione sulle spese.

15. L’appellante chiede pertanto:

– la dichiarazione di nullità delle delibere consiliari del 5 novembre 2015 e del 13 gennaio 2016 con i loro allegati (e della lettera del Presidente del Consiglio Notarile del 6 novembre 2015) per l’elusione del giudicato formatosi sulle sentenze del TAR Marche n. 414/2015 e n. 923/2015;

– l’immediata emanazione da parte del giudice del provvedimento amministrativo dovuto, attribuendo efficacia vincolante al sistema di rotazione già stabilito e comunicato dal Consiglio Notarile (tabella C);

– in subordine, la comminazione di un’astreinte ai sensi dell’art. 114 cod. proc. amm., pari a 300 euro giornalieri con aumento progressivo del 50% ogni quindici giorni di ritardo a decorrere dalla data di pubblicazione della sentenza, e la nomina di un commissario ad acta che adotti il provvedimento.

16. Si è costituito in giudizio e controdeduce il Consiglio Notarile intimato, sostanzialmente riproponendo le argomentazioni fatte proprie dalla sentenza appellata.

17. L’appello è fondato e pertanto deve essere accolto, nei sensi e limiti appresso indicati.

17.1. Giova ricordare che

L’art. 10 della legge 349/1973 stabilisce, in tema di ripartizione dei titoli tra i pubblici ufficiali, che “I pubblici ufficiali abilitati ai protesti possono, d’intesa con le aziende di credito, per i titoli da esse consegnati, concordarne la ripartizione” (primo comma); “In mancanza di tale accordo il presidente della Corte d’Appello, o il presidente del Tribunale competente da lui delegato, sentiti le aziende di credito, i Consigli notarili, i dirigenti degli uffici unici nonché i rappresentanti degli ufficiali giudiziari e degli aiutanti ufficiali giudiziari presso gli stessi uffici unici, e tenute presenti le situazioni locali ed ogni altro utile elemento, determina la ripartizione dei titoli tra le categorie dei notai, degli ufficiali giudiziari e degli aiutanti ufficiali giudiziari” (secondo comma); “La ripartizione, nell’ambito della categoria dei notai, avviene previa intesa fra le aziende di credito e i Consigli notarili” (terzo comma).

L’art. 8 del d.P.R. 290/1975, recante il regolamento di attuazione della legge 349/1973, dopo aver disciplinato le modalità di ripartizione concordata o determinata delle cambiali e dei titoli di credito equiparati tra le varie categorie di pubblici ufficiali, con la precisazione, al primo comma, ultimo periodo, che “La ripartizione concordata o determinata resta in vigore fino a quando non risultino intervenuti elementi nuovi tali da alterarne l’equilibrio”, prevede, all’ultimo comma, che “Il consiglio notarile, nel caso in cui non si raggiunga con le aziende di credito o con talune di esse l’intesa di cui all’ultimo comma dell’art. 10 della legge, provvede, per i settori concordati, all’approvazione di vincolanti criteri di ripartizione”.

17.2. Dunque, come sottolineato anche dal TAR Marche, la disciplina comporta che un primo riparto avviene fra le varie categorie di pubblici ufficiali abilitati, dando priorità all’intesa raggiunta tra i pubblici ufficiali e gli istituti di credito (art. 10, cit., primo comma), e solo nel caso in cui detta intesa non intervenga, la ripartizione dei titoli tra le varie categorie di pubblici ufficiali è determinata dall’ufficio giudiziario competente, sentiti i rappresentanti delle categorie interessate e tenute presenti le situazioni locali ed ogni altro utile elemento (secondo comma).

Una volta stabilita la ripartizione tra le varie categorie di pubblici ufficiali, è prevista una seconda ripartizione, all’interno della stessa categoria in presenza di più soggetti interessati; con particolare riferimento ai notai, il riparto può avvenire ancora una volta in maniera concordata (art. 10, terzo comma) ovvero, in mancanza di accordo tra le aziende di credito e il Consiglio Notarile, è quest’ultimo che stabilisce, per i settori concordati, vincolanti criteri di ripartizione (art. 8, cit., quinto comma), destinati a restare in vigore fino a quando non risultino intervenuti elementi nuovi tali da alterarne l’equilibrio (primo comma, ultimo periodo).

17.3. In relazione ai presupposti ed alla cogenza di tale ripartizione, questo Consiglio ha affermato che “la ripartizione dei titoli nell’ambito della categoria dei notai non è mai affidata alla libera scelta delle aziende di credito, ma ha luogo, piuttosto, previa intesa fra le aziende di credito e i Consigli notarili” e che “l’esercizio da parte del competente Consiglio notarile, d’intesa con le aziende di credito, del potere di ripartizione dei titoli nell’ambito della categoria dei notai, previsto dall’articolo 10, comma 3, della legge n. 349 del 1973, non postula l’accertamento di disservizi o lamentele nell’espletamento del servizio di protesto, né è riconducibile alla funzione del Consiglio di dirimere controversie insorte fra notai, ma costituisce piuttosto un intervento senz’altro imposto dalla legge quando più notai siano interessati a svolgere il predetto servizio. Tale attività discrezionale del Consiglio notarile, pur essendo preordinata in via primaria a garantire l’ottimale funzionamento del servizio nella zona, deve, inoltre, salvaguardare, ove possibile, anche l’interesse ad un’equa divisione dei titoli fra i notai disponibili, come reso palese dal riferimento alla nozione di “ripartizione”. L’equa divisione dei titoli fra i notai interessati costituisce, quindi, la soluzione che il competente Consiglio notarile deve di regola perseguire, a meno che tale soluzione non risulti incompatibile con l’ottimale funzionamento del servizio di protesti nella zona” (Cons. Stato, IV, n. 5846/2003).

17.4. Fin qui i presupposti della controversia individuati dal TAR, in ordine ai quali non vi è contestazione.

Questa investe invece le ulteriori considerazioni applicative con le quali il CN di Ancona ha corredato la ripartizione e la stessa affermazione in via di principio della sua vincolatività.

Nella delibera del 13 gennaio 2016 si legge infatti che: “Se per i notai quindi il mancato rispetto dei criteri di ripartizione contenuti nella delibera può essere foriero di conseguenze disciplinari (ma non per l’atto di protesto che – pacificamente – è perfettamente valido ed efficace), non così per gli istituti di credito, ai quali non possono certamente essere opposti i “vincolanti criteri di ripartizione” contenuti nella delibera del Consiglio notarile. Gli stessi istituti di credito potrebbero risentire di una sorta di “vincolatività implicita” di tale provvedimento, derivante dall’osservanza della stessa da parte dei pubblici ufficiali, ma non fino al punto di ritenere esclusa la facoltà di scelta dei notai cui affidare l’incarico di levata dei protesti, tant’è che lo stesso CNN, con parere 469/2013, ha escluso l’obbligo per il singolo Istituto di credito di servirsi per la levata dei protesti, di un notaio con il quale ha purtroppo in corso controversie o per il quale ha in passato lamentato disservizi nell’espletamento del servizio protesti. Resta pertanto esclusa dalla competenza del Consiglio Distrettuale, l’adozione di criteri che imponessero addirittura un facere, nel senso di obbligare i Notai non previsti nello specifico turno a non accettare dalle banche, che eventualmente glieli proponessero, incarichi professionali per la levata dei protesti, perché il rispetto della norma c.d. disciplinare non potrebbe mai essere foriero di violazione della norma primaria di cui all’art. 27 L.N.; per converso, stante il rispetto della norma primaria, difficilmente potrebbe addebitarsi al notaio che riceve l’incarico fuori dallo specifico turno, una violazione di carattere disciplinare, ove ne dia tempestiva comunicazione al Consiglio competente”.

Pare evidente che il provvedimento, escludendo l’opponibilità agli istituti di credito dei criteri di ripartizione, ed escludendo in linea tendenziale che l’accettazione di un incarico non rispettoso di essi da parte dei notai (se solo tempestivamente comunicato) possa comportare una violazione di carattere disciplinare, oltre a contraddire la precedente affermazione della possibile rilevanza disciplinare del mancato rispetto dei criteri, in pratica vanifica l’affermazione di principio sulla vincolatività dei criteri stessi.

17.5. I due aspetti vanno esaminati separatamente.

Può convenirsi con l’appellante che la ratio della previsione di criteri di ripartizione (tendenzialmente) vincolanti è quella di garantire la correttezza ed imparzialità dello svolgimento del servizio dei protesti, che presenta delicate implicazioni sul piano economico e sociale. A ciò, non appare estranea la considerazione del rischio che forme di accaparramento della clientela possano andare a discapito della qualità dell’attività professionale, ed in particolare dell’esigenza che al pubblico ufficiale sia consentito di svolgere il proprio lavoro senza il timore di perdere servizi futuri (ciò che potrebbe condurlo a cedere di fronte ad eventuali pressioni indebite).

Ciò precisato, per quanto concerne gli istituti di crediti, potrebbe convenirsi con l’orientamento espresso dalle delibere impugnate, se l’affermazione “non possono certamente essere opposti i “vincolanti criteri di ripartizione” potesse essere intesa nel limitato senso che il Consiglio Notarile non ha alcuno strumento per far valere nei confronti dell’istituto di credito il mancato rispetto dei criteri.

Non invece se la frase venga intesa – come sembra al Collegio debba avvenire alla luce del significato testuale e della circostanza che appresso viene salvaguardata la “libertà di scelta”, negando che possa risultare esclusa per effetto dei criteri di ripartizione – anche nel senso di privare comunque i criteri di ripartizione di effetti giuridici nei confronti degli istituti di credito.

Infatti, una volta assodato, come si evince dalla normativa sopra richiamata, e come ha univocamente affermato nel solco della giurisprudenza di questo Consiglio la stessa sentenza del TAR Marche, che i criteri, stante la diretta incidenza dei criteri di ripartizione sul corretto esercizio della funzione notarile, sono vincolanti, starà agli organi di governo del sistema creditizio valutare le eventuali conseguenze del mancato rispetto.

E il CN non potrà disinteressarsi del comportamento degli istituti di credito, ma sarà tenuto ad informare detti organi di quanto accaduto.

Pertanto, risulta non conforme alla normativa, alla luce della ratio dell’istituto della ripartizione del servizio, come sopra individuata, una preventiva espressa neutralizzazione dei suoi effetti giuridici nei confronti degli istituti di credito.

17.6. Ancora più evidente sembra al Collegio la illegittimità di quanto disposto dal CN di Ancona per quanto concerne i notai.

Il richiamo all’art. 27 della LN ed all’obbligo per il notaio di espletare comunque la funzione qualora richiesto non può essere inteso in senso assoluto, altrimenti il dettato degli artt. 10 della legge 349/1973 e 8 del d.P.R. 290/1975 rischierebbe di divenire lettera morta.

La portata applicativa dell’art. 27 va dunque contemperata alla luce delle predette norme speciali posteriori, che condizionano in concreto l’obbligo al rispetto dei criteri da esse previsti, la cui funzione è anche quella di far sì, attraverso l’equa ripartizione del servizio, che vi sia sempre un notaio concretamente disponibile per uno svolgimento tempestivo dell’incarico.

La sentenza n. 414/2015 è univoca sul punto.

Infatti, il TAR Marche, dopo aver affermato la doverosità dei criteri di ripartizione, ha aggiunto (§ III.4.) che “Resta da chiarire come possa conciliarsi l’obbligo di prestare il ministero notarile ogni volta che il notaio ne è richiesto, sancito dall’art. 27 della legge n. 89/1913 (c.d. legge sul notariato), con l’obbligo di rispettare i criteri di riparto stabiliti dal Consiglio notarile e se il notaio non compreso nella ripartizione, ove interpellato per la levata del protesto, possa rifiutare la prestazione nel rispetto dei prestabiliti criteri di riparto”.

Ed ha affermato, dopo aver rimarcato la ratio delle disposizioni sui criteri di ripartizione vincolanti, che “ … ferma restando l’obbligatorietà di un riparto da parte del competente Consiglio notarile in presenza di più professionisti interessati, nelle more e/o in mancanza, per qualsiasi motivo, di detta ripartizione, non si esclude che gli istituti di credito possano rivolgersi al notaio di fiducia che, proprio in virtù dell’obbligatorietà del proprio ministero ai sensi dell’art. 27 della legge sul notariato, può legittimamente eseguire la prestazione. Quanto, invece, alla posizione del notaio non contemplato nei criteri di riparto previamente determinati, ma richiesto comunque di elevare il protesto, si osserva che, sempre in linea con i principi sottesi alla normativa che disciplina la materia, questi non potrebbe prestare il proprio ministero senza incorrere in responsabilità disciplinare, dovendo invece segnalare preventivamente, all’istituto di credito che lo interpella, l’esistenza della delibera consiliare di riparto e, al Consiglio notarile, il proprio coinvolgimento, in modo da fornire a quest’ultimo elementi di valutazione sull’opportunità, eventualmente, di procedere ad una nuova ripartizione.”.

La regola di comportamento per i notai in caso di richiesta non conforme ai criteri è stata quindi univocamente indicata dal TAR Marche, e fa parte del giudicato.

Nella sentenza appellata, tale regola risulta fraintesa, in quando alla comunicazione preventiva viene, di fatto, attribuita una valenza liberatoria dalle eventuali responsabilità, non quella, desumibile dalla sentenza e ben più limitata, di dare avvio ad una decisione del CN sulla necessità di effettuare una nuova ripartizione (ovvero, concedere una deroga, che rappresenta una soluzione puntuale della stessa natura).

E’ evidente che, ferma restando la validità ed efficacia del protesto elevato da un notaio diverso da quello cui sarebbe toccato in base ai criteri di ripartizione, ed in assenza di alcun’altra previsione di sanzione applicabile, escludere la responsabilità disciplinare solo perché la non applicazione dei criteri è stata tempestivamente comunicata – come sostanzialmente fanno le delibere in questione – significa vanificare la vincolatività della ripartizione, in quanto per i notai diverrebbe indifferente rispettare o meno i criteri.

Va aggiunto che, data la funzione dei criteri di ripartizione, sembra conseguenziale che deroghe ed eccezioni alla loro applicazione possano essere giustificate da presupposti dotati di una consistenza oggettiva, quali elementi tali da comportare pericoli di disfunzioni nell’espletamento del servizio,

L’esistenza di controversie tra istituto di credito e notaio, in ragione dello svolgimento di attività pregressa nel servizio protesti, può rientrare in quest’ambito, salva una valutazione imparziale, da parte del CN, sulla consistenza oggettiva della lite e sulle sue implicazioni in ordine al rapporto di fiducia tra istituto di credito e notaio, oltre che eventualmente disciplinari.

In ogni caso, soltanto una valutazione imparziale potrebbe condurre a disapplicare i criteri. Non invece la semplice e generica segnalazione di un preteso disservizio (e questa, in base agli atti, è quanto sussiste nei confronti dell’appellante, non risultando l’instaurazione di alcuna controversia), non accompagnata da alcun elemento oggettivo e da alcuna valutazione di soggetti terzi, perché potrebbe dare ingresso alla libera scelta da parte dell’istituto di credito del notaio al quale affidare il servizio, vale a dire proprio l’effetto che le norme sui criteri di ripartizione intendono evitare.

17.7. Non può pertanto condividersi la conclusione del TAR secondo la quale il CN di Ancona “ponendosi sulla scia di quanto statuito nelle citate pronunce, ha agito al precipuo scopo di garantire l’ottimale funzionamento del servizio protesti nella zona, anche facendosi carico delle contrapposte posizioni e comunque nell’ottica di un contemperamento”.

Al contrario, deve rilevarsi una deviazione da quanto stabilito dal TAR in sede di cognizione e poi trascurato nella sentenza appellata (mentre nella prima sentenza di esecuzione i contenuti dell’atto da adottare non erano stati esaminati).

Peraltro, in linea di principio, anche se la mera esistenza di lamentele sull’operato del notaio potesse essere ricondotta (accanto alle ipotesi di difficoltà logistiche ed operative) all’esigenze di garantire l’ottimale funzionamento del servizio, ciò – secondo la stesso orientamento espresso da questo Consiglio nella sentenza n. 5846/2003 – avrebbe potuto comportare una deroga al principio dell’“equa divisione dei titoli”, non anche alla vincolatività dei criteri di ripartizione stabiliti (con le opportune deroghe) a tal fine.

18. Deve pertanto ritenersi che le delibere del C.N. di Ancona in data 5 novembre 2015 e 13 gennaio 2016, impugnate in primo grado, abbiano violato o eluso il giudicato, sotto i profili precisati (ai punti 17.4, 17.5. e 17.6.), e per questo debbano essere dichiarate nulle in parte qua.

19. L’appellante ha chiesto che questo giudice d’appello provveda ad adottare un nuovo provvedimento emendato dai vizi riscontrati.

Il Collegio ritiene di non poter esaurire la questione in questa sede.

In considerazione del fatto che la valutazione dei profili oggetto di controversia si iscrive in un contesto complessivo, che le implicazioni delle scelte sottese ai criteri di ripartizione sono molteplici, e che dette scelte richiedono di essere accompagnate da modalità procedimentali idonee a far emergere ed eventualmente sanzionare nelle sedi competenti eventuali violazioni, sia da parte dei notai, sia da parte degli istituti di credito, ritiene che vada rimessa al CN di Ancona la riformulazione di una nuova delibera sui criteri di ripartizione del servizio protesti nel Comune di Ancona pienamente attuativa degli artt. 10 della legge 349/1973 e 8 del d.P.R. 290/1975, ferma restando, nelle more, la vincolatività della disposta turnazione (Tabella C).

20. Quanto alla garanzia del corretto e tempestivo adempimento, il Collegio ritiene di non accogliere la domanda subordinata di comminatoria di una penalità di mora, ex art. 114, cod. proc. amm., apparendo sufficiente l’assegnazione al CN di Ancona di un termine di trenta giorni dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza per provvedere alla riformulazione della delibera, e la nomina di un commissario ad acta, nella persona del presidente del CN di Bologna o di un suo delegato, affinché, in caso di infruttuoso decorso del termine e su domanda dell’appellante, provveda in via sostitutiva ed a spese del CN di Ancona entro i successivi trenta giorni.

21. Le spese del doppio grado di giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello in epigrafe, lo accoglie parzialmente e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata:

– dichiara nulle in parte qua, in quanto adottate in violazione o elusivi del giudicato, nei sensi indicati in parte motiva, le deliberazioni del Consiglio Notarile di Ancona del 5 novembre 2015 e 13 gennaio 2016;

– dichiara l’obbligo del Consiglio Notarile di Ancona di dare piena esecuzione alle sentenze del TAR Marche n. 414/2015 e n. 923/2015 nei sensi e modi indicati in parte motiva, entro il termine di trenta giorni dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza;

– nomina fin d’ora, per l’ipotesi di infruttuoso decorso del termine predetto, un commissario ad acta, nella persona del presidente del Consiglio Notarile di Bologna o di un suo delegato, affinché, su richiesta di parte ed entro l’ulteriore termine di sessanta giorni, adotti in via sostitutiva, secondo i criteri indicati in parte motiva, il provvedimento concernente i criteri di ripartizione del servizio di levata dei protesti nel Comune di Ancona.

Condanna il Consiglio Notarile di Ancona al pagamento in favore dell’appellante della somma di euro 3.000,00 (tremila/00), oltre agli accessori di legge, per le spese del doppio grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 settembre 2017 […]

 

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