Sgombero immobile confiscato alla mafia, Tar Lazio sentenza n. 11880 30 novembre 2017 su potere-dovere dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata di ordinare il rilascio di immobili occupati in forza di un contratto di locazione: non necessari la previa adozione del provvedimento di destinazione del bene confiscato, la motivazione dell’urgenza del recupero e la comparazione tra interesse pubblico e interesse dei privati | Ordinanze di sgombero: quando vanno confrontati interesse pubblico alla acquisizione della disponibilità materiale del bene e interesse privato alla conservazione

Sgombero immobile confiscato, Tar Lazio sentenza n. 11880 30 novembre 2017:

Il potere-dovere dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata di ordinare lo sgombero di un immobile confiscato non è in alcun modo condizionato dalla previa adozione del provvedimento di destinazione del bene confiscato, con conseguente inconfigurabilità di uno specifico onere motivazionale in ordine all’urgenza del recupero del bene o di comparazione dell’interesse pubblico con quelli privati coinvolti.

Né, rispetto a provvedimenti quali le ordinanze di sgombero dell’immobile occupato in forza di un contratto di locazione, che seguono il giudizio penale con il quale è stata disposta la confisca, può profilarsi la necessità di comparare l’interesse pubblico alla acquisizione della disponibilità materiale del bene con quello privato alla conservazione di un immobile, in relazione al quale non è configurabile alcuna posizione giuridica meritevole di tutela, sia con riferimento all’an che al quando della consegna.

…I ricorrenti, inoltre, giustificano l’occupazione dell’immobile in virtù della esistenza dal 1994 di un rapporto locatizio, la cui validità è contestata nelle difese versate in giudizio dall’Amministrazione, ove si sostiene che il contratto in questione sarebbe stato sottoscritto a non domino e comunque al solo fine di soddisfare esigenze abitative di natura transitoria.

Osserva il collegio, in proposito, che è possibile prescindere dall’accertamento della esistenza o meno di un valido contratto di locazione perché l’art. 52, comma 4, d.lgs. n. 159/2011 comunque dispone che “la confisca definitiva di un bene determina lo scioglimento dei contratti aventi ad oggetto un diritto personale di godimento o un diritto reale di garanzia, nonché l’estinzione dei diritti reali di godimento sui beni stessi”. Dunque, il contratto di locazione è divenuto inefficace nel momento in cui è diventata definitiva la confisca, e ciò in quanto l’effetto risolutivo dei contratti di locazione in corso, disposto dal citato art. 52, si produce ex lege e ad esso non è ostativa neanche l’eventuale circostanza che il soggetto, in precedenza locatario, continui a versare all’Agenzia somme corrispondenti al canone di locazione, atteso che gli importi corrisposti dovranno ritenersi versati a titolo di indennità di occupazione (Tar Lazio, sez. I, ord., 15 gennaio 2015, n. 168).

Quanto infine alle censure svolte in via subordinata circa l’esiguità del termine assegnato, si osserva che i 30 giorni indicati nell’ordinanza gravata sono quelli concessi per il rilascio spontaneo dell’immobile; in difetto del rilascio spontaneo, si procederà all’immediato sgombero forzoso nei termini di legge. In ogni caso non si tratta di termini disponibili dall’Amministrazione ma stabiliti dalla legge….

In materia di sgombero immobile confiscato e simili, vedi anche:

Confisca antimafia, locazione, rilascio immobile

Legge beni confiscati

Restituzione beni sottoposti a sequestro e confisca di prevenzione

Art. 12-sexies DL 8 giugno 1992, n. 306 conv. in legge 356/1992 (aggiornato alla legge 68/2015)  – ipotesi particolari di confisca (normativa)

Altre sentenze amministrative:

Interdittiva antimafia, condizioni

Sequestro penale, tutela del terzo titolare diritto di credito

 

Tar Lazio sentenza n. 11880 30 novembre 2017

Il fatto

“Con il gravame in epigrafe, i ricorrenti hanno impugnato, chiedendone l’annullamento, le ordinanze pure in epigrafe indicate, con le quali la resistente Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (in avanti, “l’Agenzia” o “l’Amministrazione”) ha disposto lo sgombero dell’immobile da loro occupato in forza di un contratto di locazione.

Poiché con la sentenza n. 5406/2015 questa Sezione aveva annullato precedenti ordinanze di sgombero disposte sul medesimo immobile, in ragione della circostanza che esso risultava essere stato trasferito al patrimonio indisponibile del Comune di Caserta, i ricorrenti impugnano anche il provvedimento con cui l’Agenzia ha disposto la revoca del trasferimento dell’immobile in favore di detto Comune.

[…]

Occorre premettere che la resistente Agenzia aveva emesso nel 2014 una serie di ordinanze di sfratto nei confronti degli odierni deducenti e relative al medesimo immobile oggetto della presente controversia, che erano state annullate con la sentenza di questo Tribunale n. 5406/2015. La pronuncia favorevole era motivata dal difetto di legittimazione attiva dell’Agenzia all’adozione degli atti impugnati, in ragione della circostanza che l’immobile risultava essere stato trasferito, con provvedimento di destinazione prot. n. 42571 dell’11 febbraio 2008, al patrimonio indisponibile del Comune di Caserta.

A seguito della citata pronuncia, l’Agenzia, preso atto che il Comune di Caserta non aveva provveduto all’utilizzo del bene per “edilizia residenziale pubblica” e “per finalità sociali”, come disposto nell’atto di trasferimento, emanava l’impugnata revoca di cui al provvedimento n. 9587 del 7 marzo 2016.”

La decisione dei giudici

“Osserva il Collegio che la revoca risulta legittimamente disposta dall’Agenzia nell’esercizio dei poteri riconosciuti dal d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159 che, oltre a consentirle di trasferire l’immobile confiscato alla criminalità organizzata al patrimonio del Comune per finalità istituzionali o sociali (art. 48, comma 3), prevede anche in capo all’Agenzia il dovere di svolgere un’attività di monitoraggio sull’utilizzo di detto bene conformemente al provvedimento di assegnazione e le impone di revocare tale provvedimento “nel caso di mancato o difforme utilizzo del bene rispetto alle finalità indicate”nel decreto di destinazione (art. 112, comma 4, lett. h).

Ne consegue, ai sensi dell’art. 21 octies della legge n. 241/90, l’infondatezza del dedotto vizio di mancata comunicazione di avvio del procedimento, alla luce della natura vincolata del provvedimento di revoca, il cui contenuto non avrebbe potuto essere modificato attraverso la partecipazione al procedimento dei ricorrenti.

Neppure sussiste la lamentata elusione del giudicato, in quanto l’annullamento disposto sui provvedimenti di sgombero in precedenza adottati non impediva all’Amministrazione di reiterare il procedimento per la liberazione dell’immobile, una volta riacquisita la disponibilità dello stesso attraverso la rimozione dell’atto di trasferimento al patrimonio del Comune di Caserta.

Quanto agli ulteriori vizi dedotti nel gravame, con i quali viene contestata la scelta dell’Amministrazione di disporre la revoca nonostante manchi una diversa destinazione del bene, si osserva che l’Agenzia aveva il potere-dovere di adottare tale provvedimento, una volta accertato il mancato utilizzo dell’immobile da parte del Comune di Caserta per le finalità indicate all’atto del trasferimento. Ne consegue che l’Agenzia non era tenuta, nell’adottare la revoca, a motivare circa la destinazione da imprimere al bene.”

Ancora sui provvedimenti di sgombero dell’immobile occupato e la relativa comunicazione di avvio del procedimento

“Anche le censure rivolte avverso l’ordinanza di sgombero dell’immobile occupato dai ricorrenti non sono fondate.

In ordine alla mancata comunicazione di avvio del procedimento nei confronti dei ricorrenti, si rammenta che i provvedimenti all’esame hanno natura strettamente vincolata, con la conseguenza che, ai fini della loro adozione, non si richiedono apporti partecipativi del soggetto destinatario (Tar Campania, sez. VII, nn. 9127/2006, 1785/2007 e 1513/2008). Inoltre, poiché l’eventuale intervento dell’interessato nel procedimento amministrativo non avrebbe certamente inciso sulla decisione adottata dall’Amministrazione e sul contenuto dell’atto finale, che non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato (Cassazione civile – Sezioni Unite, Sent. n. 14878 del 25.06.2009; Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 1167 del 2.3.2009, Consiglio di Stato, Sez. III, ordinanza n. 920/2009 del 16.06.2009; Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 7197 del 29.09.2010), ne consegue che, ai sensi dell’art. 21 octies della legge n. 241/90, in ogni caso il provvedimento non sarebbe annullabile a causa della mancata comunicazione dell’avvio del procedimento.”

In ordine alle spese

“Tenuto conto dei peculiari profili della vicenda contenziosa e dell’andamento della fase cautelare, sussistono i presupposti per compensare tra le parti le spese di giudizio.”

Precedente Farmaci fascia A (mancato inserimento), Consiglio di Stato sentenza n. 5624 30 novembre 2017 su richiesta di condanna al risarcimento danni di AIFA dopo annullamento del provvedimento con il quale l’Agenzia respingeva l’istanza di ammissione al rimborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale di alcune specialità medicinali (previa riclassificazione da fascia C a fascia A): in assenza di un effettivo interesse degli utenti, e a detrimento del budget di spesa pubblica farmaceutica, non si può dare protezione risarcitoria all’interesse meramente speculativo dell’impresa farmaceutica a lucrare grazie all’inserimento in fascia A Successivo Diritto alla mensa obbligatoria di servizio, Tar Lazio sentenza n. 11899 1 dicembre 2017 in materia di servizi di mensa delle forze di polizia (in specie Polizia penitenziaria): legittimo il rimborso delle spese sostenute per la consumazione dei pasti nella misura del controvalore già stabilito dall’Amministrazione in caso di omessa istituzione del servizio mensa | L’indennità sostitutiva di mensa non può essere computata ai fini contributivi, ai fini del trattamento per le festività, dell’indennità di anzianità e della tredicesima mensilità