Soppalco abusivo, presupposti, Consiglio di Stato sentenza n. 5517 27 novembre 2017 su obbligo di richiedere il permesso di costruire per lo spazio aggiuntivo che si ricava all’interno di un locale, di solito un’abitazione, interponendovi un solaio: ove il soppalco sia tale da non incrementare la superficie dell’immobile (interventi edilizi minori) non è necessario il permesso

Soppalco abusivo, presupposti, Cds sent. n. 5517 27 novembre 2017:

La disciplina edilizia del soppalco, ovvero dello spazio aggiuntivo che si ricava all’interno di un locale, di solito un’abitazione, interponendovi un solaio, non è definita in modo univoco, ma va apprezzata caso per caso, in relazione alle caratteristiche del manufatto.

Atteso che, se in linea di principio, è necessario il permesso di costruire quando il soppalco sia di dimensioni non modeste e comporti una sostanziale ristrutturazione dell’immobile preesistente, ai sensi dell’art. 3, comma 1, d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, con incremento delle superfici dell’immobile e, in prospettiva, ulteriore carico urbanistico, si rientra invece nell’ambito degli interventi edilizi minori, per i quali comunque il permesso di costruire non è richiesto, ove il soppalco sia tale da non incrementare la superficie dell’immobile, e ciò sicuramente avviene quando esso non sia suscettibile di utilizzo come stanza di soggiorno.

In materia di soppalco abusivo e simili, vedi anche:

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Realizzazione tettoia in legno: serve permesso di costruire

Demolizione immobile abusivo

Ordine di demolizione opere abusive, non serve comunicazione avvio procedimento

 

Consiglio di Stato sentenza n. 5517 27 novembre 2017

Il caso di specie

“per la riforma

della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA: SEZIONE I QUATER n. 9301/2012, resa tra le parti;

[…]

– rilevato che la presente controversia ha ad oggetto l’appello proposto nei confronti della sentenza con cui il Tar Lazio ha respinto il ricorso di primo grado, proposto dall’odierna appellante avverso l’ordine di demolizione delle opere abusive consistenti nella realizzazione di un secondo bagno al piano terra, di un soppalco di altezza media pari a due metri e di una tramezzatura per la formazione di un wc;”

La decisione del Consiglio di Stato

“- rilevato che anche nel caso di specie va ritenuta illegittima l’ordinanza di demolizione oggetto di impugnativa, fondata sul presupposto dell’assenza del permesso di costruire, in quanto – alla luce delle emergenze istruttorie, in specie dalla disposta consulenza tecnica – lo spazio realizzato con il soppalco è un vano chiuso di altezza interna modesta, tale da renderlo non fruibile alle persone;

– atteso che, in linea di fatto, il soppalco in questione risulta addirittura ridotto rispetto a quanto contestato nel provvedimento, risultando accertata, all’esito della consulenza tecnica d’ufficio, un’altezza di m. 1,48 e non 2,00 m.;

– considerato che, inoltre, risultava presentata una seconda dia, nelle more perfezionatasi senza il necessario intervento inibitorio della p.a. competente in materia, avente ad oggetto le opere eseguite ed oggetto di contestazione;

– atteso che pertanto la p.a. avrebbe dovuto prioritariamente intervenire sulla dia formatasi nelle more, prima di procedere ad adottare un eventuale provvedimento sanzionatorio;

– rilevato che non a caso le opere contestate non trovano piena coerenza in quelle accertate anche in sede di ctu, come emerge dal già evidenziato elemento di carattere fondamentale, integrato dalla limitata altezza del soppalco tale da rendere l’opera non fruibile in termini di incremento del carico urbanistico, secondo la distinzione sopra richiamata;

– considerato che, al riguardo, appaiono viziate nei termini dedotti da parte appellante le argomentazioni contenute nella sentenza di prime cure in relazione alla presunta estraneità del soppalco alle asseverazioni necessarie per il perfezionamento della dia;

– rilevati che, infatti, il soppalco è chiaramente indicato negli elaborati progettuali in termini coerenti rispetto a quanto realizzato, non a quanto contestato nel provvedimento, né risultando rilevante la mancata indicazione nella relazione della seconda dia, anche a fronte del carattere integrativo della seconda dia rispetto alla prima;

– ritenuto che la fondatezza del gravame nei termini evidenziati ne imponga l’accoglimento, da cui discende per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, l’accoglimento del ricorso originario;”

Sulle spese

“- considerato che le spese del doppio grado, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza”

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