Stranieri senza permesso di soggiorno e regolarizzazione rapporti lavoro irregolari

Consiglio di Stato sentenza n. 4276 14 settembre 2015

La documentazione, che il lavoratore straniero deve fornire nella procedura di emersione ex art. 5, comma 1 del d.lgs. n. 109 del 16 luglio 2012, per dimostrare la sua presenza sul territorio nazionale almeno alla data del 31 dicembre 2011, non deve necessariamente pervenire da una pubblica amministrazione, ma è sufficiente provenga da soggetti pubblici, privati o municipalizzati, che istituzionalmente o per delega svolgono un’attribuzione o una funzione pubblica o un servizio pubblico. Infatti, la ratio sottesa all’adozione del termine “organismi pubblici”, è proprio quella di includervi anche soggetti, pubblici, privati o municipalizzati, che istituzionalmente o per delega svolgono una funzione o un’attribuzione pubblica o un servizio pubblico. In ogni caso, occorre che da tale documentazione possa desumersi con un sufficiente grado di certezza la presenza dello straniero in Italia alla data richiesta dalla suddetta disposizione normativa o in data almeno vicina.

Non può essere la generica dichiarazione di un connazionale o un tardivo pagamento dei contributi versati dal datore di lavoro (ricevute di pagamento dei contributi versati in data 11.11.2013) a dare prova sicura dell’esistenza del rapporto di lavoro alla data stabilita dalla normativa che ha consentito la regolarizzazione di rapporti di lavoro irregolari con stranieri non in possesso di un permesso di soggiorno.

 

Consiglio di Stato sentenza n. 4276 14 settembre 2015

[…]

3.- Il signor  Omissis, con istanza del 16 ottobre 2013, ha chiesto il riesame della dichiarazione di emersione, in applicazione della disciplina introdotta dall’art. 9, comma 10, del d.lgs. n. 76 del 2013, ai fini del rilascio di un permesso di soggiorno per attesa occupazione.

4.- Lo Sportello Unico per l’Immigrazione – Prefettura di Alessandria, con provvedimento n. 101021/2/EM/2012/S.U.I. del 18 luglio 2014, ha disposto il rigetto dell’istanza di riesame.

5.- Il signor  Omissis ha impugnato l’indicato provvedimento davanti al T.A.R. per il Piemonte che, con sentenza della Sezione II, n. 200 del 4 febbraio 2015, resa in forma semplificata nella camera di consiglio fissata per l’esame della domanda cautelare, ha respinto il ricorso.

Il T.A.R. ha, infatti, ritenuto che, «alla luce degli atti di causa, come evidenziato nel provvedimento impugnato, il ricorrente non ha… dimostrato di possedere i requisiti prescritti dalla legge per la concessione di un permesso di soggiorno per attesa occupazione».

6.- Il signor  Omissis ha appellato tale decisione e ne ha sostenuto l’erroneità per non aver considerato adeguatamente la documentazione trasmessa per attestare la sua presenza in Italia nel periodo in questione e per non aver considerato che in data 11 novembre 2013 erano stati integralmente pagati i contributi riguardanti il suo rapporto di lavoro.

7.- L’appello non è fondato.

L’art. 5, comma 11 bis, del d.lgs. n. 109 del 2012, aggiunto dall’art. 9, comma 10, del d.lgs. n. 76 del 2013, ai fini della concessione di un permesso di soggiorno per attesa di occupazione in favore dello straniero che non ha potuto essere regolarizzato per cause imputabili esclusivamente al datore di lavoro, richiede, coma ha ricordato anche il T.A.R., la verifica, da parte dello Sportello unico per l’immigrazione, della sussistenza del rapporto di lavoro, dimostrata dal pagamento delle somme di cui al comma 5 dello stesso decreto, e della presenza dello straniero al 31 dicembre 2011.

7.1.- Nella fattispecie, come ha affermato lo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura di Alessandria con il provvedimento impugnato, lo straniero non ha dato tuttavia prova della sua presenza sul territorio nazionale nella data (31 dicembre 2011) che era stata fissata dalla legge ai fini della regolarizzazione e dell’esistenza (in tale data) di un rapporto di lavoro da regolarizzare.

In conseguenza, infondate si rilevano le sue doglianze.

8.- In proposito si deve ricordare che l’art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 109 del 16 luglio 2012, nel consentire la possibile regolarizzazione dei lavoratori stranieri sprovvisti del permesso di soggiorno ma “presenti nel territorio nazionale in modo ininterrotto almeno dalla data del 31 dicembre 2011, o precedentemente”, ha stabilito che «in ogni caso, la presenza sul territorio nazionale dal 31 dicembre 2011 deve essere attestata da documentazione proveniente da organismi pubblici».

8.1.- Per consentire la regolarizzazione dello straniero il legislatore ha, quindi, richiesto la presenza stabile del lavoratore irregolare sul territorio nazionale alla data del 31 dicembre 2011, oltre alla sussistenza di un rapporto di lavoro da almeno tre mesi alla data di entrata in vigore del citato decreto legislativo, ed ha precisato che il primo requisito deve essere dimostrato (con sufficiente grado di certezza) attraverso la presentazione di documentazione proveniente da organismi pubblici.

8.2.- In particolare, quanto a tale profilo, questa Sezione ha precisato che, ai fini della sanatoria, deve essere comprovata la presenza stabile del lavoratore irregolare sul territorio nazionale alla data del 31 dicembre 2011 o in una data precedente ad essa vicina.

Tale presenza deve essere, inoltre, “ininterrotta” a decorrere da una data non posteriore al 31 dicembre 2011 (Consiglio di Stato, Sez. III, n. 1152 del 6 marzo 2015 e n. 299 del 23 gennaio 2015).

8.3.- Per quanto riguarda poi la documentazione, atta a dimostrare (con sufficiente grado di certezza) la presenza stabile del lavoratore irregolare sul territorio nazionale alla data del 31 dicembre 2011, il Ministero dell’Interno ha diramato la Circolare n. 6121 del 4 ottobre 2012, con la quale ha reso noto il parere rilasciato in proposito, in pari data, dall’Avvocatura Generale dello Stato.

8.4.- Secondo tale parere, che la Sezione ha già condiviso in precedenti decisioni, la documentazione, che il lavoratore straniero deve fornire nella procedura di emersione per dimostrare la sua presenza sul territorio nazionale almeno alla data del 31 dicembre 2011, non deve necessariamente pervenire da una pubblica amministrazione, ma è sufficiente provenga da soggetti pubblici, privati o municipalizzati, che istituzionalmente o per delega svolgono un’attribuzione o una funzione pubblica o un servizio pubblico.

Infatti, la ratio sottesa all’adozione del termine “organismi pubblici”, è proprio quella di includervi anche soggetti, pubblici, privati o municipalizzati, che istituzionalmente o per delega svolgono una funzione o un’attribuzione pubblica o un servizio pubblico.

8.5.- Si è pertanto ritenuto che possano, ad esempio, ritenersi utili ai fini in questione la certificazione medica proveniente da una struttura pubblica, il certificato di iscrizione scolastica dei figli del lavoratore, le tessere nominative dei mezzi pubblici, le certificazioni provenienti dalle forze pubbliche, le sanzioni stradali, amministrative e le multe in genere, il ricovero in strutture anche religiose.

Tale documentazione, pur non provenendo da un’amministrazione pubblica, è infatti rilasciata da soggetti che erogano servizi e/o intrattengono relazioni di carattere pubblico.

8.6.- In ogni caso, occorre che da tale documentazione possa desumersi con un sufficiente grado di certezza la presenza dello straniero in Italia alla data richiesta dalla suddetta disposizione normativa o in data almeno vicina.

9.- Ciò posto, nella fattispecie in esame non risulta comprovata, con la documentazione esibita dallo straniero, come si legge nel provvedimento di diniego, la sua presenza sul territorio nazionale alla data stabilita dalle norme che regolano la sanatoria, nemmeno in data vicina a quella richiesta dalla richiamata disposizione normativa.

10.- Peraltro, come ha rilevato il T.A.R., lo stesso appellante ha dichiarato di aver lavorato per il sig. Omissis solo a far tempo dall’agosto 2012 (e non da almeno tre mesi prima dell’entrata in vigore del d.lgs. sull’emersione, come richiesto per la regolarizzazione) ed ha ritenuto di poter provare «l’esistenza del rapporto di impiego, fino ad allora sconosciuto all’INPS, oltre che con una generica dichiarazione di un connazionale, che si sarebbe alternato con lui nell’impiego, solo con le ricevute di pagamento dei contributi versati in data 11.11.2013 dal datore di lavoro, con oltre un anno di ritardo».

Ma non può essere l’indicata dichiarazione del connazionale o tale tardivo pagamento dei contributi a dare prova sicura dell’esistenza del rapporto di lavoro alla data stabilita dalla normativa che ha consentito la regolarizzazione di rapporti di lavoro irregolari con stranieri non in possesso di un permesso di soggiorno.

11.- Per gli esposti motivi risulta esente dalle censure sollevate l’impugnato provvedimento dello Sportello Unico per l’Immigrazione di Alessandria.

12.- L’appello deve essere pertanto respinto, con la conseguente conferma della sentenza impugnata.

Considerata la materia trattata le spese del presente grado di giudizio possono essere integralmente compensate fra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Dispone la compensazione fra le parti delle spese e competenze del grado di appello.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 30 luglio 2015 […]

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