Test Medicina 2013, doppia graduatoria, ricorso per mancata attribuzione ab origine del bonus maturità previsto dalla normativa vigente al momento della presentazione della domanda da parte del candidato: Tar Lazio sentenza n. 2027 21 febbraio 2018

È illegittima e va annullata la graduatoria pubblicata sul sito del MIUR in data 30.09.2013 relativa alla prova di ammissione ai corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria e i conseguenti provvedimenti attuativi, nella parte in cui non attribuisce al ricorrente il diritto alla immediata immatricolazione, anche in sovrannumero, alla sede indicata come prima opzione che avrebbe potuto conseguire con l’attribuzione ab origine del “bonus maturità”.

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Tar Lazio sentenza n. 2027 21 febbraio 2018

La decisione ed il ragionamento dei giudici

“In via preliminare va rilevato che nel caso in esame non si ritiene necessario disporre l’integrazione del contraddittorio nei confronti dei candidati che si sono utilmente classificati nella graduatoria nazionale del 30.09.2013, in quanto – considerata anche l’ammissione con riserva, il lungo tempo trascorso, e la circostanza che di fatto la ricorrente sta frequentando utilmente il corso da diversi anni – l’interesse della ricorrente non all’annullamento della graduatoria ma all’ammissione in sovrannumero

Nel merito, il ricorso principale deve essere accolto in conformità all’orientamento della Sezione che ha già affrontato in ulteriori casi le problematiche prospettate con il presente ricorso (tra le molte, T.A.R. Lazio, Roma, sez. III n. 13142 del 29/12/2014, T.A.R. Lazio, Roma, sez. III, 29/12/2014 n. 13129, T.A.R. Lazio, Roma, sez. III bis, n. 2383 del 10.02.2015, n. 7815/2015 del 4 giugno 2015).

In proposito, già con riferimento alla graduatoria del 30 settembre 2013, il Collegio aveva evidenziato come – secondo un principio elaborato nel settore degli appalti, ma applicabile anche alla procedura di concorso in esame- la pubblica amministrazione è tenuta al rispetto integrale delle regole fissate nel bando – nel caso in esame, dell’art. 7 comma 2 lett.b- atteso che questo costituisce la lex specialis del concorso, che non può essere disapplicata nel corso del procedimento, neppure nel caso in cui talune delle regole in essa contenute risultino non più conformi allo jus superveniens, salvo naturalmente l’esercizio del potere di autotutela.

Ciò anche in ragione del principio di tutela dell’affidamento dei concorrenti, dal quale deriva che anche i concorsi devono essere svolti in base alla normativa vigente alla data di emanazione del bando, ossia al momento di indizione della relativa procedura (Cons. Stato Sez. V, 28-04-2014, n. 2201; T.A.R. Lombardia Milano Sez. IV, 14-09-2012, n. 2343; T.A.R. Campania Salerno Sez. II, 30-07-2012, n. 1544 e, in materia specifica di concorsi pubblici, Consiglio di Stato sez. V, 12/02/2003, n. 754).

Tale principio trova, nel caso in esame, applicazione emblematica, considerato che il c.d. “Bonus Maturità”, previsto dalla normativa vigente al momento della presentazione della domanda da parte del candidato, è stato dapprima eliminato con decretazione d’urgenza in corso di svolgimento delle prove preselettive e quindi prontamente reintrodotto in sede di conversione del decreto – legge ma con modalità tali da consentire, nella sostanza, la contestuale vigenza di due distinte graduatorie: la prima, del 30 settembre 2013, formulata secondo i soli punteggi riportati nei test preselettivi; la seconda, quella del 18 dicembre 2013, formulata tenendo conto del punteggio complessivo test + bonus maturità, senza che ciò comportasse, tuttavia, la modificazione della posizione già conseguita dall’interessato nella prima graduatoria.

Ciò, nei fatti, ha determinato una sostanziale disparità di trattamento in quanto gli stessi candidati che avrebbero avuto diritto al punteggio relativo alla valutazione del percorso scolastico ai sensi dell’articolo 10, comma 3, lettera b), del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 12 giugno 2013, … e che, in assenza dell’abrogazione del “Bonus” in base al punteggio riportato si sarebbero potuti iscrivere ai suddetti corsi, a seguito della formulazione della nuova graduatoria, che ha correttamente previsto una graduatoria formulata tenendosi conto sia del punteggio dei test sia di quello del percorso scolastico, si sono invece visti preclusa la possibilità di accedere al corso di studi al quale avrebbero potuto accedere ab origine, in quanto i relativi posti hanno continuato ad essere assegnati anche sulla base della graduatoria del 30 settembre 2013 – che non è stata mai annullata in autotutela- peraltro con una soglia di accesso inferiore.

Sotto tale profilo, è stata censurata l’arbitrarietà del comportamento dell’amministrazione che, anche a fronte delle chiare indicazioni contenute nella riformulazione del richiamato art. 20 – secondo cui il MIUR avrebbe dovuto procedere ad assegnare agli aventi diritto, sulla base del punteggio complessivo ottenuto, la sede alla quale avrebbero potuto iscriversi in base alla graduatoria di diritto che sarebbe conseguita dall’applicazione del suddetto decreto, in assenza di rinunce e scorrimenti di graduatoria – invece previsti per la graduatoria del 30 settembre 2013 – secondo l’ordine di preferenza delle sedi indicate al momento dell’iscrizione al test d’accesso, ciò che presupponeva se non l’annullamento in autotutela quantomeno una riformulazione “virtuale” della ridetta graduatoria ed in cui si tenesse conto della posizione di chi avrebbe dovuto esservi contemplato già ab origine – ha invece assegnato (e successivamente continuato a ripartire) i posti facendo riferimento a due distinte graduatorie, la prima soggetta a scorrimento e la seconda “rigida”, con evidente irragionevolezza nell’operato dell’amministrazione e violazione delle norme di legge e di decreto legge dedotta dal ricorrente.

Stante la fondatezza degli indicati motivi di censura, assorbita ogni ulteriore doglianza, il ricorso va accolto e, per l’effetto [vedi sopra]”.

Dall’accoglimento del ricorso principale, deriva l’improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse dei motivi aggiunti.”

Il fatto

“Con il ricorso principale e con i motivi aggiunti in epigrafe rappresenta la ricorrente di aver effettuato il test di accesso per l’immatricolazione al primo anno dell’Università degli Studi – Facoltà di Medicina e Chirurgia conseguendo un punteggio che, senza l’attribuzione del c.d. “bonus maturità” in base alla graduatoria del 30.09.2013 non le consentiva di essere immatricolata presso la Facoltà di Medicina di Catania, rappresentante la prima scelta della detta ricorrente, dove il punteggio minimo per l’accesso risultava originariamente di 40,90/90.

Con ordinanza cautelare del TAR Lazio del 25.11.2013 la ricorrente otteneva l’ammissione, con riserva, all’immatricolazione al primo anno dell’Università degli Studi di Catania – Facoltà di Medicina e Chirurgia, sussistendo il fumus di illegittimità dell’art.20 del decreto legge n. 104/2013 sull’art.4 del decreto legislativo n. 21/2008.

Lo scioglimento della riserva, tuttavia, veniva subordinato alla collocazione in posizione utile all’interno della graduatoria pubblicata in data 18.12.2013 dopo l’avvenuta modifica del decreto legge n.104/2013 in sede di conversione nella legge n. 128/2013.

Frattanto succedeva che mentre in virtù degli scorrimenti della graduatoria del 30.09.2013 presso la Facoltà di Medicina di Catania si consentiva l’accesso di tutti i candidati con punteggio pari o superiore a 40,90/90, quanto alla graduatoria del 18.12.2013 il punteggio minimo per la nuova immatricolazione saliva, a livello nazionale, a 46.30/90, che non consentiva alla ricorrente l’inserimento pur con l’attribuzione del bonus, divenendo in tal caso pari a 43.20/90.”

Sulle spese

“Le spese di lite possono essere compensate sussistendone giusti motivi come nei precedenti citati.”

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