Testimoni di giustizia, non dovute spese trasloco per successivo trasferimento non effettuato per motivi di sicurezza

Tar Lazio sentenza n. 11226 14 settembre 2015

L’Amministrazione può non riconoscere le spese di trasloco in occasione dei trasferimenti disposti a domanda dell’interessato ammesso ad un piano provvisorio di protezione unitamente alla sua famiglia, ai sensi dell’art. 13, comma 1, della legge 15.3.1991 n. 82, in qualità di testimone di giustizia, qualora il trasferimento del nucleo familiare nell’ambito della stessa località protetta non è stato autorizzato per motivi di sicurezza ma per motivi personali e di convenienza del richiedente.

Il cd. “impatto vita” ricorre solo nelle circostanze in cui il soggetto sottoposto a programma di protezione viene, per motivi di sicurezza, trasferito dalla località d’origine alla località protetta all’atto dell’immissione nel sistema tutorio. Le misure previste (TRASFERIMENTO, INDENNITÀ’ DI PRIMA SISTEMAZIONE, ARREDAMENTO E DEPOSITI MOBILI) vengono attuate al fine di attenuare i disagi che il testimone ed il suo nucleo familiare subiscono a seguito del trasferimento dalla località d’origine a quella protetta, ma non anche per successivi movimenti richiesti dall’interessato.

 

 

Tar Lazio sentenza n. 11226 14 settembre 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

Con il ricorso introduttivo del giudizio è stato rappresentato che -OMISSIS-, con delibera della Commissione Centrale ex art. 10 della legge 15.3.1991, n. 82, adottata in data 1.10.2007, è stato ammesso, unitamente alla sua famiglia (composta dalla moglie e da tre figli) ad un piano provvisorio di protezione, ai sensi dell’art. 13, comma 1, della citata legge, in qualità di testimone di giustizia, su richiesta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia.

Successivamente, il programma provvisorio è stato trasformato in definitivo con delibera della Commissione centrale del 5.3.2009.

Con gli impugnati atti del 28.1.2012 e del 28.2.2012, l’Amministrazione ha respinto la richiesta del ricorrente, avanzata in vista del cambio dell’alloggio in località protetta, di poter ivi trasportare parte della mobilia che aveva lasciato in località di origine, che avrebbe potuto essergli utile in quanto l’alloggio in questione risultava solo parzialmente ammobiliato.

Ritenendo erronee ed illegittime le determinazioni assunte dall’Amministrazione, il ricorrente le ha impugnate dinanzi al TAR del Lazio, avanzando le domande indicate in epigrafe e deducendo i seguenti motivi di ricorso.

I) – Violazione ed erronea applicazione della legge 15.03.1991 n. 82, come modificata dalla legge n. 45/2001 (in particolare art. 16 bis) e del DM 23.4.2004, n. 161 (in particolare art. 8 comma); violazione ed erronea applicazione dello speciale programma di protezione del 5.3.2009; incompetenza, eccesso di potere per carenza ed errore di motivazione; carenza di istruttoria, travisamento dei fatti e difetto dei presupposti; illogicità; contraddittorietà; ingiustizia e sviamento.

Il ricorrente ha chiesto lo spostamento del proprio domicilio per assecondare le esigenze di studio dei figli, al fine di avvicinarsi alla loro sede universitaria.

Egli aveva chiesto, alternativamente, lo spostamento del domicilio dei soli figli o di tutto il nucleo familiare, rimettendosi alle valutazioni dell’Amministrazione.

Tale istanza è stata accolta relativamente a tutto il nucleo familiare, come comunicato con verbale del 14.11.2011.

Quando il ricorrente ed il suo nucleo familiare furono sottoposti al programma di protezione e spostati dalla loro località d’origine, non portarono con loro alcun mobile ivi posseduto. Fu loro assegnata una abitazione il cui unico arredamento era costituito dalla cucina, un tavolo e cinque sedie, per cui essi acquistarono a proprie spese alcuni pochi mobili integrativi. Tali mobili sono insufficienti alle esigenze della famiglia del ricorrente. In vista del trasloco nella nuova abitazione, onde non dover procedere all’acquisto di nuovi mobili, -OMISSIS-ha chiesto di “far traslocare il resto della mobilia nella mia disponibilità in località d’origine”.

Con verbale del 28.1.2012 l’Amministrazione ha comunicato “l’inopportunità di far traslocare parte della mobilia dalla località d’origine al nuovo domicilio protetto, soprattutto per evidenti ragioni di sicurezza. In ogni caso questo Servizio non si farà carico di alcun onere connesso al trasloco in parola”.

Tale presa di posizione è stata ribadita, con motivazione più ampia, nel verbale del 28.2.2012.

L’art. 8 del D.M. n. 161/2004, prevede che lo speciale programma di protezione comprende, tra l’altro, il “trasferimento delle persone non detenute in luoghi protetti” (comma 4, lett. a); mentre, le misure di assistenza economiche comprendono, tra l’altro, la “sistemazione e spese alloggiative” (comma 5, lettera a).

Pertanto, a parere del ricorrente, risultano illegittimi gli impugnati provvedimenti.

Nel primo, del 28.1.2012, si afferma la “inopportunità” di far traslocare la mobilia per la supposta esistenza di “evidenti ragioni di sicurezza”, che però non è dato conoscere. Del pari illegittima è l’affermazione, sempre contenuta nel verbale del 28.1.2012, secondo cui le spese in questione dovrebbero rimanere a totale carico del ricorrente, posto che la possibilità di traslocare la mobilia di proprietà dalla località d’origine a quella del domicilio protetto con spese a carico dell’Amministrazione è prevista dalla vigente normativa. Il fatto che il Modello testimoni colleghi tale possibilità al momento dell’ammissione al programma, deriva dal fatto che normalmente è in quell’occasione che si manifesta la relativa necessità. Ma, se, come nel caso di specie, tale necessità si manifesti in un momento successivo, il diritto rimane integro.

Con il successivo verbale di comunicazione del 28.2.2012, è stata integrata la motivazione del precedente atto, ma, in parte, l’Amministrazione risulta contraddittoria perché non richiama più i motivi di sicurezza ponendo ulteriori argomenti a base del diniego: – l’Amministrazione menziona una serie di misure tra loro concorrenti e non alternative (trasloco degli effetti personali, indennità una tantum di prima sistemazione, trasloco della mobilia), ragion per cui se anche il ricorrente ha già usufruito di alcune di esse (in particolare l’indennità di prima sistemazione) ciò non implica che non possa usufruire delle altre non ancora utilizzate; – l’Amministrazione afferma che, per prassi, vengono forniti alloggi già ammobiliati ma, l’alloggio a suo tempo assegnato al ricorrente conteneva solo la cucina, un tavolo e cinque sedie, e la stessa situazione si riscontra nel nuovo alloggio che dovrebbe essere assegnato; – sono irrilevanti i motivi per i quali lo spostamento è stato disposto in quanto, se anche la prassi fosse quella per cui gli spostamenti vengono di norma disposti per motivi di sicurezza, ciò non toglie che la richiesta del ricorrente è stata accolta, avendo evidentemente ritenuto l’Amministrazione che le esigenze da esso manifestate fossero degne di attenzione e tutela e, quindi, non si vede come questo possa incidere sul diritto di traslocare la mobilia presente in località protetta.

L’Amministrazione resistente, costituitasi in giudizio, ha affermato l’infondatezza del ricorso e ne ha chiesto il rigetto.

A sostegno delle proprie ragioni, l’Amministrazione ha prodotto note, memorie e documenti per sostenere la correttezza del proprio operato e l’infondatezza delle censure contenute nel ricorso.

Con ordinanza del 12.4.2012 n. 1316 è stata respinta la domanda cautelare proposta dal ricorrente.

All’udienza del 9 luglio 2015 la causa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione.

Il Collegio ritiene che le censure di parte ricorrente siano infondate e debbano essere respinte.

Dagli atti di causa, emerge che il testimone di giustizia -OMISSIS- ha chiesto l’annullamento dell’atto di diniego della richiesta volta a far sì che il Servizio Centrale di Protezione si accollasse gli oneri connessi al trasloco di parte della sua mobilia.

L’interessato dal 05.11.2007 occupa un appartamento in località protetta, per il quale non ha mai evidenziato problemi in ordine al mobilio ed allo stato d’uso.

I figli del testimone di giustizia sono iscritti ad una facoltà che dista circa 40 Km dalla località protetta e, quindi, il -OMISSIS-ha chiesto una sistemazione più vicina, al fine di evitare il pendolarismo dei figli.

Il Servizio Centrale di Protezione ha autorizzato la ricerca di un appartamento più vicino all’università, per venire incontro alle esigenze rappresentate dall’interessato.

Il 19.12.2011 è stata individuata una unità immobiliare di gradimento del testimone, il quale ha chiesto di traslocare il resto della mobilia nella sua disponibilità in località d’origine, in quanto l’unità immobiliare individuata era parzialmente arredata.

Al riguardo, il S.C.P. ha evidenziato l’inopportunità del trasloco richiesto dalla località d’origine al nuovo domicilio protetto, per motivi di sicurezza, comunicando che, comunque, non si sarebbe fatto carico degli oneri connessi a tale trasloco.

Contrariamente a quanto affermato dal ricorrente, questa decisione non risulta in contrasto con il modello Testimoni in tema di assistenza alle voci ABITAZIONE —ARREDO —TRASLOCO — e con quanto previsto in tema di disagi derivanti dal cd. IMPATTO VITA.

Infatti, il cd. “impatto vita” ricorre solo nelle circostanze in cui il soggetto sottoposto a programma viene, per motivi di sicurezza, trasferito dalla località d’origine alla località protetta all’atto dell’immissione nel sistema tutorio e viene disciplinato, tra l’altro, alle voci: TRASFERIMENTO, INDENNITÀ’ DI PRIMA SISTEMAZIONE, ARREDAMENTO E DEPOSITI MOBILI.

Come correttamente rilevato dall’Amministrazione resistente, dall’esame delle voci indicate, risulta che tali misure vengono attuate al fine di attenuare i disagi che il testimone ed il suo nucleo familiare subiscono a seguito del trasferimento dalla località d’origine a quella protetta, ma non anche per successivi movimenti richiesti dall’interessato.

Nel caso in esame, all’atto del trasferimento dalla località d’origine a quella protetta, al testimone ed al suo nucleo familiare, al fine di attenuare il cd. “impatto vita”, è stato consentito il trasloco degli effetti personali ed è stata elargita la somma di € 1.936,70 come “INDENNITA’ DI PRIMA SISTEMAZIONE”, oltre alle somme concesse “una tantum” di € 1.549,37 per il vestiario invernale ed € 2.065,00 per quello estivo.

Il “Modello testimoni”, consegnato al ricorrente dall’Amministrazione al momento della sottoscrizione del programma di protezione, nella parte relativa alla “sintesi in tema di assistenza”, prevede, alla voce “Abitazione – arredo – trasloco” quanto segue: “Al fine di attenuare i disagi derivanti dal c.d. “impatto vita”, derivante dal trasferimento dalla località d’origine è previsto che le spese di trasloco degli effetti personali (abiti, lenzuola, piccoli elettrodomestici) siano a carico del SCP. Inoltre è possibile, all’atto dell’ammissione allo speciale programma di protezione, porre a carico del Servizio le spese relative al trasloco del mobilio di proprietà. A seguito della presa di possesso dell’alloggio è erogato un contributo, una sola volta, come indennità di prima sistemazione”.

Quindi, è comprensibile la scelta dell’Amministrazione di non riconoscere le spese di trasloco in occasione dei trasferimenti disposti a domanda dell’interessato posto che, nel caso in esame, il trasferimento del nucleo familiare nell’ambito della stessa località protetta non è stato autorizzato .per motivi di sicurezza ma per motivi personali e di convenienza del richiedente (al fine di evitare i disagi dei figli iscritti ad una Università ubicata a circa 40 km dalla località protetta).

Alla luce delle considerazioni che precedono il Collegio ritiene che il ricorso sia infondato e debba essere respinto.

Sussistono gravi ed eccezionali motivi – legati alla particolarità della vicenda e delle questioni trattate – per compensare le spese di giudizio tra le parti in causa.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:

– lo respinge;

– dispone la integrale compensazione delle spese di giudizio fra le parti in causa;

– ordina che la presente sentenza sia eseguita dalla competente Autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, per procedere all’oscuramento delle generalità degli altri dati identificativi del ricorrente manda alla Segreteria di procedere all’annotazione di cui ai commi 1 e 2 della medesima disposizione, nei termini indicati.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 9 luglio 2015 […]

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