Titolo edilizio, termine impugnazione proprietario immobile limitrofo da conoscenza reale portata intervento: eccezione se piano di lottizzazione per complessiva volumetria e rilascio permesso edilizio ad ogni interessato con attribuzione pro quota delle volumetrie assentite – Consiglio di Stato sentenza n. 4931 25 ottobre 2017

Titolo edilizio, termine impugnazione proprietario immobile limitrofo da conoscenza reale portata intervento, eccezione, Consiglio di Stato sentenza n. 4931 25 ottobre 2017: Allorquando un piano di lottizzazione consente la realizzazione di una complessiva volumetria e vi sia stato il rilascio di titoli edilizi ai vari interessati con l’attribuzione pro quota delle assentite volumetrie, ciascuno di essi – qualora risultino i lavori in corso – ha l’onere di verificare che i titoli ottenuti da altri (e le relative opere) non incidano negativamente sulla volumetria ulteriormente realizzabile.

 

Il principio secondo cui, ai fini della decorrenza del termine per l’impugnazione di una concessione edilizia da parte di un proprietario di immobile limitrofo occorre la piena conoscenza della stessa, che si verifica con la consapevolezza del contenuto specifico della concessione o del progetto edilizio ovvero quando la costruzione realizzata rivela in modo certo e univoco le essenziali caratteristiche dell’opera, va applicato tenendo conto della singola fattispecie e alla luce dei motivi di impugnazione fatti valere dal ricorrente.

Laddove un soggetto, diverso da quelli cui l’atto è stato rilasciato, impugni un titolo edilizio sulla base dell’asserita divergenza dell’intervento realizzato (o in corso di realizzazione) con quello astrattamente autorizzabile in base alla disciplina urbanistica vigente, deve essere ribadita la regola di giudizio, secondo cui la decorrenza del termine per ricorrere in sede giurisdizionale avverso atti abilitativi dell’edificazione deve essere collegata alla data in cui risulti certa la percepibilità – da parte di chi propone il ricorso – della concreta entità dell’intervento o della sua incidenza effettiva sulla propria posizione giuridica.

Di conseguenza, nel caso d’impugnazione del titolo edilizio ordinario, il termine di decadenza − salvo che non venga fornita la prova certa di una conoscenza anticipata o successiva del provvedimento abilitativo – decorre da quando vi sia il completamento dei lavori e questi siano visibili, cioè dal momento in cui sia materialmente apprezzabile la reale portata dell’intervento in precedenza assentito e sia dunque giuridicamente configurabile l’inerzia rispetto alla possibilità di ricorrere.

…Nel caso di specie, l’appellante s.r.l. Omissis sostiene che l’estensione del terreno, la presenza di una recinzione e la realizzazione di opere interne e interrate (parcheggi, tettoie e piscine), non le avrebbero consentito di avere consapevolezza dell’entità dell’opera, né della sua incidenza sui propri interessi protetti alla data di ultimazione dei lavori.

Sennonché, le circostanze di fatto addotte dalla s.r.l. Omissis non risultano tali da indurre a modificare sul punto la statuizione del TAR .

La fattispecie in esame si caratterizza per il fatto che l’originario piano di lottizzazione e le relative convenzioni sono stati seguiti dai relativi titoli edilizi e dalla realizzazione dei lavori, aventi oggettivamente una loro stretta connessione.

Poiché con tali atti era stata determinata una complessiva volumetria realizzabile, da ripartire in ragione di quanto formalmente previsto, ciascun interessato (sia esso una persona giuridica o una persona fisica) – in quanto pienamente consapevole della realizzazione dei lavori in corso in loco e del loro specifico andamento – aveva l’onere di verificare che la realizzazione, da parte di altri, di un eccesso di volumetria andava – in ipotesi – ad incidere negativamente su quella individualmente realizzabile.

Tale principio rileva anche con riferimento al titolo successivamente rilasciato in sanatoria.

Infatti, poiché va considerato insuperabile il limite volumetrico fissato con il piano di lottizzazione (nel senso che il Comune non può consentire la realizzazione di ulteriori volumi, se rilascia a uno degli interessati un titolo in sanatoria che esauriscano quelli realizzabili), ciascun soggetto interessato alla sua esecuzione aveva l’onere di verificare che attività costruttive altrui non limitassero quelle proprie.

Inoltre, in punto di fatto risulta dalla documentazione acquisita che la recinzione realizzata – che secondo la deduzione di parte avrebbe impedito la visibilità – non si può considerare in concreto idonea ad impedire la percezione sul fondo contiguo di importati interventi di ristrutturazione della struttura alberghiera, proprio perché nella specie si trattava della esecuzione di opere complessivamente previste dal piano di lottizzazione, di per sé visibili, e comunque rispetto alle quali vi era l’onere di accertare quanto stava avvenendo.

In altri termini, allorquando un piano di lottizzazione consente la realizzazione di una complessiva volumetria e vi sia stato il rilascio di titoli edilizi ai vari interessati con l’attribuzione pro quota delle assentite volumetrie, ciascuno di essi – qualora risultino (come nella specie) i lavori in corso – ha l’onere di verificare che i titoli ottenuti da altri (e le relative opere) non incidano negativamente sulla volumetria ulteriormente realizzabile.

In applicazione dei principi sopra esposti, il ricorso incidentale è irricevibile, in quanto notificato il 22 aprile 2008, mentre risulta dagli atti di causa che i lavori erano già terminati nel luglio 2007. L’impugnazione degli effetti della DIA è parimenti tardiva per, trattandosi di opere completate nell’ottobre (luglio) 2007, mentre il ricorso per motivi aggiunti è stato notificato nel novembre 2011….

 

… Anche l’appello principale va respinto.

Deve essere infatti confermata la statuizione del TAR che ha annullato il permesso edilizio in sanatoria n. 40 del 2008, avente ad oggetto l’edificazione di alloggi per il personale realizzati precedentemente all’interno del complesso residenziale in assenza di titolo edilizio.

4.1.− Ad avviso dell’appellante, la sanatoria edilizia richiesta dalla Omissis non avrebbe richiesto una separata autorizzazione paesaggistica in sanatoria, poiché la Omissis in bonis nel 2007 aveva già chiesto un permesso edilizio ed aveva ottenuto il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica per l’esecuzione dell’intervento assentito dal Comune.

L’efficacia del relativo titolo edilizio era poi decaduta, ma l’intervento era stato poi autorizzato in sanatoria con il permesso n. 40 del 2008.

Quindi, le opere assentite con tale provvedimento in realtà sarebbero già state autorizzate, con riguardo al vincolo paesaggistico, con il decreto 9 maggio 2007 n. 299….

L’autorizzazione paesaggistica, ai sensi dell’art. 146, comma 4, del d.lgs. n. 42 del 2004 costituisce atto presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l’intervento edilizio, ivi compresi quelli in sanatoria di cui all’art. 36 del d.P.R. n. 380 de 2001. L’art. 167 del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, recante la disciplina delle sanzioni amministrative previste per la violazione delle previsioni poste a tutela dei beni paesaggistici, contiene (nella sua attuale formulazione) la regola della non sanabilità ex post degli abusi, sia sostanziali che formali.

Il trasgressore, infatti, è «sempre tenuto alla rimessione in pristino a proprie spese», «fatto salvo quanto previsto al comma 4».

L’intenzione legislativa è chiara nel senso di precludere qualsiasi forma di legittimazione del “fatto compiuto”, in quanto l’esame di compatibilità paesaggistica deve sempre precedere la realizzazione dell’intervento.

Il rigore del precetto è ridimensionato soltanto dalle ipotesi relative ad interventi privi di impatto sull’assetto del bene vincolato e comunque occorre il positivo riscontro della Soprintendenza, col pagamento di una somma equivalente al minore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la trasgressione.

…Ebbene, risulta agli atti che l’intera area oggetto dell’intervento è soggetta a vincolo paesaggistico ai sensi dell’art. 142 d.lgs. n. 42 del 2004 e ricade in ambito “C” del Piano Urbanistico territoriale e tematico per il paesaggio della Regione Puglia.

Come correttamente evidenziato dal TAR, con il rilascio del titolo edilizio in sanatoria per la realizzazione di alloggi per il personale della struttura alberghiera, il Comune di Torricella ha finito per assentire ex post volumi edilizi realizzati su di un’area sottoposta a vincolo paesaggistico….

 

Consiglio di Stato sentenza n. 4931 25 ottobre 2017

[…]

per la riforma

della sentenza del T.A.R. per la Puglia, Sezione di Lecce, Sez. III, n. 1100 del 2013;

[…]

FATTO

1.– L’appellante deduce che:

– era titolare, fino al giugno 2011, di un complesso immobiliare sito nel Comune di Torricella (TA), su cui erano stati realizzati alcuni edifici adibiti ad albergo e residence;

– il terreno su cui insistono tali costruzioni confina con un altro fondo, di proprietà della s.r.l. Omissis, con il quale però un tempo formava un’unica proprietà;

– agli inizi degli anni ottanta, l’allora titolare di quest’unica proprietà, sig.ra Omissis, aveva proposto al Comune di Torricella l’adozione di un piano di lottizzazione volto all’edificazione di un complesso turistico comprendente varie costruzioni, tra cui quelle che sono state poi intestate alla Omissis (quando era in bonis);

– con delibera 10 maggio 1983, n. 155, il Comune di Torricella ha approvato il piano di lottizzazione, mentre la connessa convenzione urbanistica veniva poi siglata il 24 ottobre 1983;

– il 30 aprile 1984 il Comune di Torricella rilasciava la concessione n. 28/1984, con cui si dava avvio all’esecuzione del menzionato piano;

– il 31 dicembre 1990 la sig.ra Omissis ha ceduto una parte dei propri terreni alla s.r.l. Omissis ed un’altra parte ad una società dante causa di Omissis in bonis;

– nel 2007, Omissis ha chiesto al Comune di Torricella il rilascio di un permesso di costruire per la ristrutturazione del complesso e, in seguito, ha presentato una DIA in variante di una precedente DIA del 2005;

– il permesso era stato preceduto dal rilascio dell’autorizzazione paesaggistica (decreto 9 maggio 2007, n. 299);

– i lavori corrispondenti a questi titoli sono terminati nel luglio 2007;

– il permesso del 2007 non è stato però ritirato dalla Omissis in bonis e, quindi, per i corrispondenti lavori la società ha in seguito chiesto ed ottenuto il permesso in sanatoria n. 40/2008; – con istanza del 19 dicembre 2007, n. 9634, la s.r.l. Omissis ha avanzato richiesta di permesso di costruire per il completamento del complesso alberghiero;

– con la nota del 20 febbraio 2008, il Comune di Torricella ha rigettato il progetto edilizio «in quanto la volumetria degli immobili riferita alla superficie fondiaria di 14.498 mq è stata totalmente esaurita con il piano di lottizzazione approvato con delibera del Consiglio comunale n. 155 in data 10 maggio 1983, convenzione stipulata in data 24 ottobre 1983 e successivo progetto esecutivo (concessione edilizia n. 28 del 30 aprile 1984)»;

– con il ricorso n. 648 del 2008, la s.r.l. Omissis ha impugnato presso il TAR per la Puglia, Sezione di Lecce, i titoli edilizi aventi ad oggetto le opere di ristrutturazione e di edificazione di servizi (parcheggi, impianti sportivi) accessori al residence collocato nella parte del lotto di proprietà della Omissis, segnatamente:

a) il titolo abilitativo formatosi sull’istanza della Omissis presentata in data 21 febbraio 2007;

b) il permesso di costruire rilasciato in data 8 febbraio 2007 alla Omissis;

c) le note del 2 febbraio 2008 e del 20 febbraio 2008 del Comune di Torricella;

d) con motivi aggiunti, il permesso di costruire n. 40 del 9 giugno 2008, rilasciato in sanatoria ex art. 36 DPR 380/2001 per il completamento della struttura alberghiera e segnatamente per la realizzazione di alloggi per il personale, opera già assentita con il permesso 14/2007 sopra citato;

e) (con motivi aggiunti) il titolo abilitativo formatosi sulla DIA presentata il 10 novembre 2005, n. 7741;

f) per invalidità derivata, le note del Comune di Torricella del 2 febbraio 2008 e del 20 febbraio 2008, con cui si esprimeva parere sfavorevole al progetto presentato dalla s.r.l. Omissis e si comunicava il parere;

– nel corso del giudizio la società Omissis è stata dichiarata fallita e conseguentemente il processo è stato interrotto e poi riassunto dalla ricorrente nei confronti della procedura fallimentare.

2.– Il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, Sezione di Lecce, con la sentenza n. 1100 del 2013, ha dichiarato la carenza di interesse ad impugnare il permesso edilizio dell’8 febbraio 2007, in quanto mai ritirato dalla controinteressata e dunque decaduto; ha dichiarato irricevibile il ricorso principale proposto dalla s.r.l. Omissis riguardo all’impugnazione degli effetti della D.I.A. presentata da Omissis in data 8 febbraio 2007; ha ritenuto tardiva l’impugnazione con motivi aggiunti degli effetti della D.I.A. presentata da Omissis in data 10 novembre 2005; in accoglimento della restante parte dei motivi aggiunti, ha annullato il permesso di costruire n. 40 del 9 giugno 2008.

3.‒ La procedura fallimentare ha proposto appello, chiedendo la riforma dei capi della sentenza impugnata che hanno accolto il terzo motivo proposto nel ricorso per motivi aggiunti.

4.‒ La s.r.l. Omissis si è costituita in giudizio, proponendo appello incidentale avverso i capi della sentenza del TAR che hanno dichiarato la carenza di interesse ad impugnare il permesso edilizio dell’8 febbraio 2007, ed hanno ritenuta tardiva l’impugnazione degli effetti delle dichiarazioni di inizio attività presentate da Omissis in data 8 febbraio 2007 e 10 novembre 2005.

L’istante ha, inoltre, riproposto le doglianze ritenute assorbite dal primo Giudice con la sentenza impugnata, al fine di rilevare l’illegittimità degli atti gravati nel giudizio di prime cure.

5.‒ All’udienza del giorno 11 maggio 2017, la causa è stata discussa e trattenuta per la decisione.

DIRITTO

1.− L’appello incidentale ‒ da scrutinarsi preliminarmente per motivi di antecedenza logica ‒è infondato e, pertanto, va respinto.

2.− Va confermata la statuizione del TAR di carenza di interesse in capo alla s.r.l. Omissis ad impugnare il permesso di costruire dell’8 febbraio 2007.

Si può prescindere dall’esame della censura secondo cui non vi è stata la decadenza del titolo edilizio, poiché la carenza di interesse deriva dal fatto che per i medesimi interventi l’appellante ha chiesto ed ottenuto dal Comune ‒ sia pure sul presupposto che il precedente titolo fosse decaduto perché non «ritirato» ‒ un permesso in sanatoria per le stesse opere già assentite in precedenza, sulla base di una rinnovata istruttoria e sulla base di una diversa motivazione.

Ne consegue che effettivamente l’oggetto del giudizio è costituito dal secondo permesso, rilasciato dal Comune.

3.− Ritiene la Sezione che risultano entrambi tardivi sia il ricorso della s.r.l. Omissis, avente per oggetto il mancato esercizio dei poteri inibitori a fronte della DIA presentata dalla Omissis in data 8 febbraio 2007 ‒ relativa a interventi di ristrutturazione e realizzazione di nuove opere (una piscina, un parcheggio, attrezzature sportive) ‒, sia l’impugnazione del titolo edilizio formatosi sulla DIA presentata il 10 novembre 2005 ‒pure relativa ad opere di ristrutturazione della struttura alberghiera.

3.1.− Il principio secondo cui, ai fini della decorrenza del termine per l’impugnazione di una concessione edilizia da parte di un proprietario di immobile limitrofo occorre la piena conoscenza della stessa, che si verifica con la consapevolezza del contenuto specifico della concessione o del progetto edilizio ovvero quando la costruzione realizzata rivela in modo certo e univoco le essenziali caratteristiche dell’opera (ex plurimis: C.G.A.R.S. Sez. I, 28 maggio 2007 n. 421; Consiglio Stato Sez. V, 23 settembre 2005 n. 5033), va applicato tenendo conto della singola fattispecie e alla luce dei motivi di impugnazione fatti valere dal ricorrente.

Laddove ‒ come accade nel caso in esame ‒ un soggetto, diverso da quelli cui l’atto è stato rilasciato, impugni un titolo edilizio sulla base dell’asserita divergenza dell’intervento realizzato (o in corso di realizzazione) con quello astrattamente autorizzabile in base alla disciplina urbanistica vigente, deve essere ribadita la regola di giudizio, secondo cui la decorrenza del termine per ricorrere in sede giurisdizionale avverso atti abilitativi dell’edificazione deve essere collegata alla data in cui risulti certa la percepibilità – da parte di chi propone il ricorso – della concreta entità dell’intervento o della sua incidenza effettiva sulla propria posizione giuridica.

Di conseguenza, nel caso d’impugnazione del titolo edilizio ordinario, il termine di decadenza − salvo che non venga fornita la prova certa di una conoscenza anticipata o successiva del provvedimento abilitativo − decorre, secondo una consolidata giurisprudenza, da quando vi sia il completamento dei lavori e questi siano visibili, cioè dal momento in cui sia materialmente apprezzabile la reale portata dell’intervento in precedenza assentito e sia dunque giuridicamente configurabile l’inerzia rispetto alla possibilità di ricorrere (cfr. Consiglio di Stato, IV, 23 luglio 2009, n. 4616; Consiglio di Stato, IV, 10 dicembre 2007, n. 6342).

3.2.− Nel caso di specie, l’appellante s.r.l. Omissis sostiene che l’estensione del terreno, la presenza di una recinzione e la realizzazione di opere interne e interrate (parcheggi, tettoie e piscine), non le avrebbero consentito di avere consapevolezza dell’entità dell’opera, né della sua incidenza sui propri interessi protetti alla data di ultimazione dei lavori.

3.3.‒ Sennonché, le circostanze di fatto addotte dalla s.r.l. Omissis non risultano tali da indurre a modificare sul punto la statuizione del TAR .

La fattispecie in esame si caratterizza per il fatto che l’originario piano di lottizzazione e le relative convenzioni sono stati seguiti dai relativi titoli edilizi e dalla realizzazione dei lavori, aventi oggettivamente una loro stretta connessione.

Poiché con tali atti era stata determinata una complessiva volumetria realizzabile, da ripartire in ragione di quanto formalmente previsto, ciascun interessato (sia esso una persona giuridica o una persona fisica) – in quanto pienamente consapevole della realizzazione dei lavori in corso in loco e del loro specifico andamento – aveva l’onere di verificare che la realizzazione, da parte di altri, di un eccesso di volumetria andava – in ipotesi – ad incidere negativamente su quella individualmente realizzabile.

Tale principio rileva anche con riferimento al titolo successivamente rilasciato in sanatoria.

Infatti, poiché va considerato insuperabile il limite volumetrico fissato con il piano di lottizzazione (nel senso che il Comune non può consentire la realizzazione di ulteriori volumi, se rilascia a uno degli interessati un titolo in sanatoria che esauriscano quelli realizzabili), ciascun soggetto interessato alla sua esecuzione aveva l’onere di verificare che attività costruttive altrui non limitassero quelle proprie.

Inoltre, in punto di fatto risulta dalla documentazione acquisita che la recinzione realizzata – che secondo la deduzione di parte avrebbe impedito la visibilità – non si può considerare in concreto idonea ad impedire la percezione sul fondo contiguo di importati interventi di ristrutturazione della struttura alberghiera, proprio perché nella specie si trattava della esecuzione di opere complessivamente previste dal piano di lottizzazione, di per sé visibili, e comunque rispetto alle quali vi era l’onere di accertare quanto stava avvenendo.

In altri termini, allorquando un piano di lottizzazione consente la realizzazione di una complessiva volumetria e vi sia stato il rilascio di titoli edilizi ai vari interessati con l’attribuzione pro quota delle assentite volumetrie, ciascuno di essi – qualora risultino (come nella specie) i lavori in corso – ha l’onere di verificare che i titoli ottenuti da altri (e le relative opere) non incidano negativamente sulla volumetria ulteriormente realizzabile.

3.4.− In applicazione dei principi sopra esposti, il ricorso incidentale è irricevibile, in quanto notificato il 22 aprile 2008, mentre risulta dagli atti di causa che i lavori erano già terminati nel luglio 2007. L’impugnazione degli effetti della DIA è parimenti tardiva per, trattandosi di opere completate nell’ottobre (luglio) 2007, mentre il ricorso per motivi aggiunti è stato notificato nel novembre 2011.

4.− Anche l’appello principale va respinto.

Deve essere infatti confermata la statuizione del TAR che ha annullato il permesso edilizio in sanatoria n. 40 del 2008, avente ad oggetto l’edificazione di alloggi per il personale realizzati precedentemente all’interno del complesso residenziale in assenza di titolo edilizio.

4.1.− Ad avviso dell’appellante, la sanatoria edilizia richiesta dalla Omissis non avrebbe richiesto una separata autorizzazione paesaggistica in sanatoria, poiché la Omissis in bonis nel 2007 aveva già chiesto un permesso edilizio ed aveva ottenuto il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica per l’esecuzione dell’intervento assentito dal Comune.

L’efficacia del relativo titolo edilizio era poi decaduta, ma l’intervento era stato poi autorizzato in sanatoria con il permesso n. 40 del 2008.

Quindi, le opere assentite con tale provvedimento in realtà sarebbero già state autorizzate, con riguardo al vincolo paesaggistico, con il decreto 9 maggio 2007 n. 299.

Il motivo di gravame è infondato.

4.2.− L’autorizzazione paesaggistica, ai sensi dell’art. 146, comma 4, del d.lgs. n. 42 del 2004 costituisce atto presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l’intervento edilizio, ivi compresi quelli in sanatoria di cui all’art. 36 del d.P.R. n. 380 de 2001. L’art. 167 del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, recante la disciplina delle sanzioni amministrative previste per la violazione delle previsioni poste a tutela dei beni paesaggistici, contiene (nella sua attuale formulazione) la regola della non sanabilità ex post degli abusi, sia sostanziali che formali.

Il trasgressore, infatti, è «sempre tenuto alla rimessione in pristino a proprie spese», «fatto salvo quanto previsto al comma 4».

L’intenzione legislativa è chiara nel senso di precludere qualsiasi forma di legittimazione del “fatto compiuto”, in quanto l’esame di compatibilità paesaggistica deve sempre precedere la realizzazione dell’intervento.

Il rigore del precetto è ridimensionato soltanto dalle ipotesi relative ad interventi privi di impatto sull’assetto del bene vincolato e comunque occorre il positivo riscontro della Soprintendenza, col pagamento di una somma equivalente al minore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la trasgressione.

4.3.‒ Ebbene, risulta agli atti che l’intera area oggetto dell’intervento è soggetta a vincolo paesaggistico ai sensi dell’art. 142 d.lgs. n. 42 del 2004 e ricade in ambito “C” del Piano Urbanistico territoriale e tematico per il paesaggio della Regione Puglia.

Come correttamente evicenziato dal TAR, con il rilascio del titolo edilizio in sanatoria per la realizzazione di alloggi per il personale della struttura alberghiera, il Comune di Torricella ha finito per assentire ex post volumi edilizi realizzati su di un’area sottoposta a vincolo paesaggistico.

4.4.‒Possono assorbirsi le doglianze riproposte dalla s.r.l. Omissis avverso il permesso edilizio in sanatoria n. 40 del 2008 ‒ già ritenute assorbite dal primo Giudice con la sentenza impugnata ‒, in considerazione del suo annullamento.

5.− Sussistono giusti motivi per compensare integralmente le spese di lite del presente grado di giudizio, atteso l’integrale rigetto, sia dell’appello principale, sia dell’appello incidentale.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello principale n. 245 del 2014 e su quello incidentale, come in epigrafe proposti, li respinge entrambi.

Compensa interamente le spese del secondo grado di lite tra le parti.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 11 maggio 2017 […]

 

Precedente Concessione edilizia in sanatoria legge 47 85 opere abusivamente realizzate, vincoli sopravvenuti: regime inedificabilità dell’area NO condizione insuperabile condonabilità edifici già realizzati; occorre specifica valutazione dell’Amministrazione - Consiglio di Stato sentenza n. 4935 25 ottobre 2017 Successivo Misure di prevenzione personali, ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite n. 48441 23 ottobre 2017 su art 4 d lgs 159 del 2011 (Codice Antimafia) lett. a) (“indiziati di appartenere alle associazioni di cui all'articolo 416-bis c.p”)