Trasferimento e riconoscimento qualifica superiore “ora per allora”

Ciascuna Regione può legiferare – prima della riforma nel 2001 del Titolo V Costituzione, con potestà legislativa concorrente, ora con l’entrata in vigore del nuovo Titolo V con potestà legislativa primaria, ma senza peculiari modificazioni nella materia  –  sul proprio ordinamento amministrativo, ivi compresa la gestione dei ruoli del proprio personale, ma non può naturalmente interferire con la gestione dei ruoli del personale di altre Regioni, con una sorta di ultrattività nello spazio dei propri provvedimenti.

Consiglio di Stato sentenza n. 6102 11 dicembre 2014

[…]

FATTO e DIRITTO

1. La dott.ssa Omissis era stata assunta dalla regione Puglia a decorrere dal 1° giugno 1980 ed era stata inquadrata dapprima nel quinto livello e dal 1° gennaio 1983 nel sesto livello retributivo. In data 1° ottobre 1987, previa intesa con la Regione di provenienza, ella veniva trasferita nei ruoli della Regione Toscana, valutata la sussistenza nell’organico di questa ultima di posti vacanti di sesta qualifica funzionale.

In data 13 novembre 1991 la Giunta Regionale Puglia, con deliberazione n. 5783, provvedeva a reinquadrare la sig.ra Omissis “ai sensi della L.R. 35/90 nel VI livello L.R. 16/80 dal 1° giugno 1980 ai soli fini giuridici e nella VII Q.F. L.R. 26/84 dal 1° gennaio 1983 ai fini giuridici e dal 1° ottobre 1990 ai fini giuridici ed economici”.

Con istanza del 12 gennaio 1993, la ricorrente chiedeva il recepimento delle deliberazioni della Giunta Regionale Puglia e pertanto l’inquadramento nella qualifica superiore (VII Q.F.).

La Regione Toscana rispondeva con atto a firma dell’Assessore degli AA.GG. e del personale, in cui si negava l’accoglimento dell’istanza, lasciando comunque la possibilità alla sig.ra Omissis del rientro nel ruolo della Regione di provenienza.

2. Col ricorso n. 3983 del 1993, la dott.ssa Omissis impugnava tale provvedimento dinanzi al Tar della Toscana, deducendo:

a) eccesso di potere per difetto del giusto procedimento; incompetenza;

b) violazione della legge quadro in ordine alla omogeneizzazione delle posizioni e dei trattamenti; eccesso di potere per carenza di motivazione, comunque contraddittoria; eccesso di potere per illogicità e travisamento dei fatti.

Si costituiva in giudizio la Regione Toscana, chiedendo la reiezione del gravame.

3. Con sentenza n. 3765 del 14 settembre 2004, il Tar respingeva il ricorso, affermando in primo luogo che il diniego impugnato rientrava nelle competenze dell’Assessore agli Affari giuridici e del personale e non della Giunta regionale, giusta l’art. 46 dello statuto regionale; in secondo luogo che il trasferimento in questione era avvenuto su domanda dell’interessata ai sensi dell’art. 30 ter della legge regionale della Toscana n. 53 del 1973 nel testo allora vigente, prevedente tale possibilità su domanda motivata e documentata con la condizione dell’esistenza della disponibilità di posti vacanti, di qualifica funzionale e di profilo professionale corrispondenti a quelli posseduti dal personale richiedente.

Lo stesso art. 30 ter non stabiliva in alcun modo l’obbligo da parte dell’amministrazione di adeguare le posizioni giuridiche dei dipendenti regionali trasferiti da altri enti alle modifiche di tali posizioni disposte con effetto retroattivo dagli enti di provenienza. Anzi, a differenza di quanto sostenuto alla ricorrente, l’art. 56, comma 1, della legge regionale della Toscana n. 51 del 1989 stabiliva espressamente, per il personale inquadrato nel ruolo regionale a seguito di processi di mobilità, la conservazione della posizione giuridica ed economica acquisita all’atto del trasferimento.

La pronuncia concludeva per l’irrilevanza dei benefici di carriera concessi retroattivamente dagli enti di provenienza ai propri ex dipendenti e per la sussistenza dell’opzione lasciata alla dott.ssa Omissis di valutare la possibilità del rientro nel ruolo regionale della Puglia.

4. Con appello in Consiglio di Stato notificato il 5 maggio 2005, la dott.ssa Omissis impugnava la sentenza in questione, sostenendo che il riconoscimento della superiore qualifica “ora per allora” era dovuto, perché disposto legislativamente senza lasciare margini di discrezionalità; del resto tale nuovo inquadramento era stato riconosciuto legittimo dalla sentenza 20 luglio 1990, n. 347, della Corte Costituzionale, in considerazione dell’ingiustizia penalizzante dell’inquadramento precedente in contrasto con le mansioni affidate, e sulla scorta dell’eliminazione delle sperequazioni esistenti per il personale appartenente ai Centri regionali di servizi educativi e culturali della Cassa per il Mezzogiorno rispetto al personale di analoghi Centri regionali di programmazione culturale. La Regione Toscana ha in altre occasioni modificato l’inquadramento di propri dipendenti provenienti da altri enti, soprattutto a seguito di sentenze del Tar, comportamento che avrebbe dovuto adottare per l’appellante, trattandosi del riconoscimento postumo di un diritto già maturato prima del trasferimento.

La dott.ssa Omissis concludeva per l’accoglimento del ricorso con vittoria di spese.

La Regione Toscana si è costituita anche in questa fase di giudizio, chiedendo il rigetto dell’appello.

All’udienza del 12 novembre 2014 la causa è passata in decisione.

5. L’appello è manifestamente infondato, anche se va precisato che il periodo in controversia deve essere limitato dal 1° ottobre 1987, data del trasferimento dell’interessata nei ruoli della Regione Toscana, al 1° luglio 1999, allorché la dott.ssa Omissis è stata inquadrata nella richiesta VII^ qualifica funzionale a seguito del superamento di relativo concorso pubblico.

L’art. 56 della legge regionale toscana 21 agosto 1989, n. 51, ha disposto che il personale inquadrato nei ruoli regionali a seguito di processi di mobilità di cui agli artt. 51, 52 e 53 conserva la posizione giuridica ed economica acquisita all’atto del trasferimento: non vi è alcun dubbio che la disposizione vada applicata alla posizione della dott.ssa Omissis, visto che il suo trasferimento è avvenuto ex art. 51, ossia mediante il trasferimento a domanda di dipendente appartenente alla stessa qualifica in servizio presso un altro ente del medesimo comparto, in questo caso il comparto Regioni.

E tali norme, pur abrogate dall’art. 1 della legge regionale toscana 2 aprile 2002, n. 11, continuano ad applicarsi per il passato in virtù del comma 2 del medesimo art. 1.

Nemmeno può essere rilevato in contrario che le disposizioni richiamate siano entrate in vigore successivamente al trasferimento della dott.ssa Omissis – il già ricordato 1° ottobre 1987 – poiché all’epoca la legislazione regionale toscana vigente (le leggi nn. 54 del 1973 e 22 del 1984) disponevano l’inquadramento a domanda nei ruoli regionali dei dipendenti appartenenti ai ruoli delle Regioni a statuto ordinario laddove esistesse la disponibilità di posti vacanti di corrispondenti qualifica funzionale e profilo professionale.

Inoltre, il d.P.R. 13 maggio 1987, n. 268, recante la disciplina prevista dall’accordo sindacale per il triennio 1985 – 1987 e per il personale degli enti locali, prevedeva all’art. 6, comma 20, il trasferimento del personale tra gli enti destinatari del decreto a domanda motivata e documentata, a condizione dell’esistenza del posto vacante di corrispondente qualifica e profilo professionale nell’ente di destinazione.

Perciò si rileva da un lato la necessaria corrispondenza di qualifica funzionale tra il posto lasciato vacante ed il posto vacante che si veniva ad occupare e dunque la conseguente impossibilità di estensione di disposizioni retroattive per i dipendenti di una determinata qualifica che avessero trasmigrato nella stessa qualifica di altri ruoli regionali.

Dall’altro, più in generale, l’interpretazione che viene data alla controversia è l’unica conforme a Costituzione, poiché l’art. 117 (vecchio testo del Titolo V) stabiliva che la Regione “emana (…) norme legislative (…), sempre che le norme stesse non siano in contrasto con l’interesse nazionale e con quello di altre Regioni: ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi dipendenti dalla Regione”.

Da ciò si deve pacificamente desumere che ciascuna Regione può legiferare – all’epoca con potestà legislativa concorrente, ora con l’entrata in vigore del nuovo Titolo V con potestà legislativa primaria, ma senza peculiari modificazioni nella materia – sul proprio ordinamento amministrativo, ivi compresa la gestione dei ruoli del proprio personale, ma non può naturalmente interferire con la gestione dei ruoli del personale di altre Regioni, con una sorta di ultrattività nello spazio dei propri provvedimenti.

Per completezza, va rilevato che la Regione appellata ha anche dato all’appellante la facoltà di scelta di essere restituita ai ruoli della Regione Puglia per poter continuare ad avvalersi della migliore qualifica, ma l’interessata non ha esercitato tale facoltà.

6. Per le suesposte considerazioni l’appello deve essere respinto, per le ragioni manifeste sopra rilevate.

Spese del secondo grado come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello n. 4257 del 2005, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l’effetto, conferma la sentenza impugnata.

Condanna l’appellante al pagamento delle spese di giudizio a favore della Regione Toscana, liquidandole in complessivi € 5.000,00 (cinquemila/00) oltre agli accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 12 novembre 2014  […]

Precedente Centrali di committenza e composizione commissione giudicatrice Successivo Frazionamento immobile abusivo, d.l. 133/2014, no DIA