Trattenimento in servizio fino al 70° anno di età, diritto potestativo, INPGI

Configurabilità o meno in termini di diritto potestativo del trattenimento in servizio fino al 70° anno di età, ai sensi dell’ art. 24, comma 4, del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201, conv. in legge 22 dicembre 2011, n. 214, per gli iscritti a gestioni esclusive o sostitutive dell’A.G.O. (nella specie, all’INPGI). Rimessione al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.

Ordinanza interlocutoria n. 23380 del 3 novembre 2014

[…]

Considerato in diritto

Il punto nodale della controversia è rappresentato dalla necessità di stabilire se nella fattispecie è applicabile il quarto comma dell’art. 24 della legge n. 214/2011, che, in relazione ai lavoratori la cui pensione è a carico dell’A.G.O. e delle forme esclusive e sostitutive della medesima (tra queste ultime è ricompresa, per giurisprudenza di questa Corte, l’I.N.P.G.I), prevede l’incentivazione del proseguimento dell’attività lavorativa, fatti salvi i limiti ordinamentali dei rispettivi settori, o il ventiquattresimo comma della stessa norma di legge, in base al quale gli enti e le forme gestorie di cui al d.Igs n. 509/1994 e n. 103/1996 (tra i quali pure rientra l’I.N.P.G.I) adottano nell’esercizio della loro autonomia gestionale, entro e non oltre il 30.9.2012, misure volte ad assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche secondo bilanci tecnici riferiti ad un arco temporale di cinquanta anni.

Ebbene, il ragionamento dei giudici di merito, che hanno riconosciuto al Omissis il diritto di permanere in servizio fino al settantesimo anno di età, parte dalla considerazione che l’istituto previdenziale dei giornalisti, quale ente che attua una forma sostitutiva della gestione obbligatoria (nella sentenza n. 1098 del 26/1/2012 della Sezione lavoro di questa Corte si ribadisce che l’INPGl gestisce, per espresso disposto dell’art. 76 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, una forma di assicurazione sostitutiva di quella garantita dall’INPS) non può ritenersi escluso dalla previsione normativa di cui all’art 24, comma 4°, del D.L. n. 201/2011, convertito nella legge n. 214/2012.

Tale norma, nello stabilire che per i lavoratori la cui pensione è liquidata a carico dell’A.G.O., delle forme esclusive e sostitutive e della gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge n. 335/1995, la pensione di vecchiaia si può conseguire all’età in cui operano i requisiti minimi previsti dai successivi commi, aggiunge che il proseguimento dell’attività lavorativa è incentivato, fermi restando i limiti ordinamentali dei rispettivi settori di appartenenza (si pensi ad esempio a quelli delle forze dell’ordine), dall’operare dei coefficienti di trasformazione calcolati fino all’età di settant’anni, fatti salvi gli adeguamenti alla speranza di vita, come previsti dall’art. 12 del d.l. n. 78/2010, convertito con modificazioni dalla legge n. 122/2010 e successive modificazioni e integrazioni. Infine, nello stesso quarto comma dell’art. 24 cit., è previsto che nei confronti dei lavoratori dipendenti l’efficacia delle disposizioni di cui all’art 18 della legge n. 300/70 e successive modifiche opera fino al conseguimento del predetto limite massimo di flessibilità. L’Inpgi gestisce, quindi, una forma di assicurazione sostitutiva, ancorché sia un ente privatizzato dal D.Lgs. n. 509 del 1994. Peraltro, nella citata sentenza n. 1098/2012 della sezione lavoro di questa Corte, si è precisato che il fatto che l’Inpgi gestisca una assicurazione sostitutiva è inequivocabilmente ribadito dalla L. n. 388 del 2000, art. 76, laddove, modificando la L. n. 416 del 1981, art. 38, prevede che ” L’Inpgi ai sensi delle L. 20 dicembre 1951, n. 1564, L. 9 novembre 1955, n. 1122, e L. 25 febbraio 1987, n. 67, gestisce in regime di sostitutività le forme di previdenza obbligatoria nei confronti dei giornalisti professionisti…”. Nella stessa sentenza n. 1098/2012 si è anche rilevato che, a differenza delle Casse dei professionisti, avvocati, ingegneri ecc., l’autonomia finanziaria dell’lnpgi non è “integrale”, perché in alcuni casi soccorre, nei confronti dei suoi iscritti, la fiscalità generale. Infatti con il D.L. 29 novembre 2008, n. 185, art. 19, comma 18 ter, lett. a), punto n. 2), convertito, con modificazioni, con L. 28 gennaio 2009, n. 2, si è inserito nelFart. 37 delia legge 5 agosto 1981, n. 416 il seguente comma 1 bis: “L’onere annuale sostenuto dall’INPGI per i trattamenti di pensione anticipata di cui al comma 1, lettera b), pari a 10 milioni di Euro annui a decorrere dall’anno 2009, è posto a carico del bilancio di Stato. L’INPGI presenta annualmente al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali la documentazione necessaria al fine di ottenere il rimborso degli oneri fiscalizzati. Al compimento dell’età prevista per l’accesso al trattamento di pensione di vecchiaia ordinaria da parte dei beneficiari dei trattamenti di cui al primo periodo, l’onere conseguente è posto a carico del bilancio dell’INPGI, fatta eccezione per la quota di pensione connessa agli scivoli contributivi, riconosciuti fino ad un massimo di cinque annualità, che rimane a carico del bilancio dello Stato”;

Inoltre, anche la legge 7 marzo 2001, n.62 riguardante le ” Nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981, n. 416″ pone gli oneri del pensionamento anticipato dei giornalisti a carico della Cassa per l’integrazione dei guadagni degli operai dell’industria.

Se tutto ciò induce a ritenere, per un verso, che anche per gli iscritti all’I.N.P.G.I non può non valere la disposizione di cui al quarto comma del citato art. 24, d’altra parte non possono ignorarsi le problematiche sollevate dalla difesa della società omissis che tendono ad una soluzione di segno opposto.

Invero, quest’ultima invoca, anzitutto, l’applicabilità del ventiquattresimo comma del citato art. 24 sull’autonomia gestionale degli enti e delle forme gestorie di cui ai d.lgs n. 509/94 e n. 103/96 nell’adozione delle misuri volte ad assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche e sostiene che tale disposizione esclude in radice che la previsione del proseguimento dell’attività lavorativa fino a settant’anni – quale misura volta al contenimento della spesa pubblica – possa interessare i predetti enti privatizzati dotati di autonomia.

Inoltre, la stessa società ricorrente aggiunge che la gestione dell’l.N.P.G.I adotta ancora il sistema retributivo, per cui la generalizzazione del metodo contributivo non è di per sé applicabile ai lavoratori giornalisti in regime di calcolo retributivo. Ciò in quanto la disposizione di cui al quarto comma del citato art. 24, posta a base del riconoscimento del prolungamento del servizio fino a settant’anni, presuppone che nella disciplina del calcolo della pensione siano previsti coefficienti di trasformazione del montante contributivo più favorevoli per chi esercita l’opzione per il prolungamento del servizio e che l’ammontare della pensione sia calcolato col sistema di computo contributivo o misto a seconda dei casi, condizioni, queste, non presenti nel differente sistema retributivo adottato dall’l.N.P.G.I.

Orbene, a tal riguardo si potrebbe obiettare che la scelta di adozione del differente sistema retributivo non dovrebbe costituire un ostacolo alla finalità perseguita dal legislatore di incentivazione del proseguimento dell’attività lavorativa fino al limite massimo dei settant’anni, stante il fine ultimo, perseguito attraverso tale rimedio, del consolidamento dei conti pubblici in un particolare momento di crisi economica del paese. Tuttavia, anche a prescindere dal rilievo che la Omissis non ha indicato quali misure siano state adottate dall’I.N.P.G.i entro e non oltre il 30 settembre 2012 ai sensi dell’invocato ventiquattresimo comma del citato art. 24 ai fini dell’assicurazione del requilibrio finanziario per l’erogazione delle prestazioni pensionistiche dopo l’entrata in vigore della stessa legge n. 214/2011, resta il dato di fondo che il contestato quarto comma dello stesso art. 24 si limita a prevedere semplicemente una incentivazione del proseguimento dell’attività lavorativa fino a settant’anni attraverso un determinato meccanismo incentrato sul calcolo dei coefficienti di trasformazione. Ciò non autorizzerebbe l’interprete, secondo l’assunto difensivo della società omissis, ad ipotizzare un caso di esercizio di un diritto potestativo di opzione del lavoratore, presupponendo la disposizione normativa in esame un consenso del datore di lavoro all’attuazione del suddetto sistema di incentivazione che è possibile solo attraverso l’adozione dei coefficienti di trasformazione calcolati fino all’età di settant’anni. Inoltre, secondo la tesi della ricorrente, la insussistenza di un vero e proprio diritto di opzione troverebbe conferma indiretta nell’ultima parte del quarto comma del citato art. 24, laddove è stabilito che nei confronti dei dipendenti l’efficacia delle disposizioni di cui all’art. 18 della legge n. 300/70 e successive modifiche opera fino al conseguimento del predetto limite massimo di flessibilità.

In definitiva, l’estrema delicatezza e la particolare importanza della questione fin qui esaminata risiedono proprio nel fatto che qualsiasi soluzione venga adottata si finisce inevitabilmente per incidere sull’assetto degli equilibri del sistema pensionistico di una determinata categoria con ripercussioni a catena sul sistema contributivo, ipotizzato dalla normativa invocata, o su quello retributivo, applicato nella fattispecie fino al momento del licenziamento, ragion per cui si ritiene doveroso sottoporre la presente vertenza all’esame del Primo Presidente della Corte affinchè valuti l’opportunità di assegnarla alla Sezioni Unite di questa Corte.

P.Q.M.

La Corte dispone rimettersi il ricorso al primo Presidente per eventuale assegnazione alle Sezioni unite, stante la particolare importanza della questione e rinvia la causa a nuovo ruolo.

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