Ufficio legale, iscrizione Albi professionali avvocato dipendente

Affinché il dipendente di amministrazioni pubbliche abilitato all’esercizio della professione forense possa ottenere l’iscrizione all’elenco speciale annesso al pertinente Albo professionale, deve dimostrare: i) che presso l’ente di appartenenza sia stato istituito un ufficio (o analoga articolazione organizzativa) specificamente deputata alla trattazione delle cause e degli affari dell’ente medesimo; ii) che il dipendente in questione sia adibito a tale ufficio occupandosi in via sostanzialmente esclusiva delle cause e degli affari dell’ente.

Non osta ai fini dell’iscrizione di un dipendente pubblico abilitato all’esercizio della professione forense all’elenco speciale annesso al pertinente Albo professionale la circostanza per cui allo stesso siano state affidate attività stricto sensu afferenti la difesa in giudizio in misura piuttosto ridotta (perfino con alcune cesure temporali), né il fatto che la difesa della Regione (presso cui il dipendente lavora) sia ordinariamente demandata all’avvocatura erariale, ovvero – in un numero minore di casi – ad avvocati del libero Foro.

 

Consiglio di Stato sentenza n. 3663 22 agosto 2016

[…]

FATTO

Con ricorso proposto dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per l’Omissis e recante il n. 381/2003 l’avvocato Omissis, premesso di aver partecipato al procedimento per il conferimento dell’incarico di direzione della struttura speciale di supporto ‘Avvocatura regionale’ e di essersi classificata al secondo posto della graduatoria finale (con punti 78,80), impugnava gli atti della procedura medesima al cui esito era risultato primo in graduatoria l’avvocato Omissis (con 85,80 punti).

Con la sentenza n. 1080/2003 il Tribunale amministrativo ha accolto in parte il ricorso dell’avvocato Omissis e ha rideterminato il punteggio spettante all’avvocato Omissis, sì da collocarlo al terzo posto della graduatoria finale (mentre al primo posto è stata collocata proprio la ricorrente in primo grado, avvocato Omissis).

Il primo giudice ha invece dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in ordine alle censure relative alla ritenuta illegittimità delle deliberazioni inerenti l’iscrizione dell’avvocato Omissis nei pertinenti Albi professionali.

La sentenza in questione è stata impugnata in appello dalla Regione Omissis (ricorso n. 1053/2004) la quale ne ha chiesto la riforma articolando tre motivi (rispettivamente dedicati: i) alle questioni di giurisdizione; ii) all’eccesso di potere giurisdizionale che vizierebbe la sentenza appellata; iii) all’erroneità e contraddittorietà che vizierebbe la statuizione medesima.

La medesima sentenza è stata altresì impugnata in appello dall’avvocato Omissis il quale ne ha chiesto la riforma articolando sette motivi di ricorso (più analiticamente descritti nella parte motiva della presente decisione).

In entrambi i giudizi si è costituita in giudizio l’avvocato Omissis (ricorrente in primo grado) la quale: i) ha concluso nel senso della reiezione di entrambi gli appelli; ii) ha proposto appello incidentale avverso il capo della sentenza n. 1080 del 2003 con il quale è stato dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in ordine alle censure aventi ad oggetto la ritenuta illegittimità dell’iscrizione dell’avvocato Omissis nei pertinenti Albi professionali.

In entrambi i giudizi si è altresì costituito il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e dei Procuratori presso il Tribunale de l’Aquila il quale ha concluso nel senso della riforma della sentenza di primo grado.

Con ordinanze numm. 1501/2004 (appello n. 1053/2004) e 1502/2004 (appello n. 1475/2004) sono state accolte le istanze di sospensione cautelare degli effetti della sentenza n. 1080/2003.

Con sentenza n. 5585/2007 questo Consiglio di Stato ha disposto la sospensione del giudizio nelle more della decisione, da parte delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, di un ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione proposto dall’avvocato Omissis.

Con sentenza n. 4117 del 2009 questo Consiglio di Stato ha sospeso il giudizio nelle more della definizione, da parte del Consiglio Nazionale Forense (ritenuto munito di giurisdizione), delle questioni sollevate dall’avvocato Omissis e aventi ad oggetto la controversa legittimità dell’iscrizione dell’avvocato Omissis negli Albi speciali (rispettivamente) dei Procuratori legali, degli Avvocati e degli Avvocati cassazionisti.

La sentenza in questione è stata tuttavia cassata per motivi inerenti la giurisdizione dalla Cassazione civile (ordinanza n. 2571 del 2012) la quale ha rimesso la questione dinanzi al Tribunale amministrativo regionale dell’Omissis.

Riassunto il giudizio dinanzi al Tribunale amministrativo regionale dell’Omissis, esso è stato definito con la sentenza n. 604 del 2013 con cui il primo giudice ha respinto i ricorsi n. 289 del 2013 e 290 del 2013 proposti dall’avvocato Omissis.

La sentenza in questione è stata impugnata in appello dalla stessa avvocato Omissis la quale ne ha chiesto la riforma articolando quattro complessi motivi (appello n. 195 del 2014).

Nell’ambito di tale nuovo ricorso si sono costituiti – rispettivamente – la Regione Omissis, il Consiglio dell’ordine degli Avvocati presso il Tribunale de L’Aquila e l’avvocato Omissis i quali hanno concluso nel senso della reiezione dell’appello.

Alla pubblica udienza del 12 maggio 2016 i tre ricorsi in questione sono stati trattenuti in decisione.

DIRITTO

1. Giungono alla decisione del Collegio i ricorsi in appello numm. 1053/2004 e 1475/2004 proposti – rispettivamente – dalla Regione Omissis e dall’avvocato Omissis avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale n. 1080/2003 con cui è stato accolto il ricorso proposto da una candidata al procedimento per il conferimento dell’incarico di direzione della struttura speciale di supporto ‘Avvocatura regionale’ (avvocato Omissis) e, per l’effetto è stato rideterminato il punteggio spettante al candidato Omissis con conseguente rideterminazione della graduatoria finale.

Giunge altresì alla decisione del Collegio il ricorso n. 195/2014 con cui l’avvocato Omissis ha impugnato la sentenza del Tribunale amministrativo dell’Omissis n. 604/2013 con la quale (in sede di rinvio conseguente alla decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 2571/2012) il primo giudice ha respinto il ricorso volto a sentir accertare l’illegittimità delle delibere di iscrizione agli Albi professionali dell’avvocato Omissis e a sentir dichiarare la fondatezza dei motivi già articolati con il ricorso di primo grado n. 381/2003 e dichiarati inammissibili e/o assorbiti con la sentenza n. 1080/2003.

2. I tre ricorsi in questione devono essere riuniti per evidenti ragioni di connessione oggettiva e soggettiva.

Inoltre, i ricorsi numm. 1053/2004 e 1475/2004 devono essere riuniti avendo ad oggetto l’impugnativa avverso la medesima sentenza (articolo 96 Cod. proc. amm.)

3. In primo luogo il Collegio non può che stigmatizzare la grave violazione che le parti (e in particolare l’avvocato Omissis, appellante incidentale nei ricorsi numm. 1053/2004 e 1475/2004 e appellante principale nel ricorso n. 195/2014) hanno realizzato in relazione al principio di sinteticità degli atti processuali (articolo 3 del cod. proc. amm.).

Pur non sottacendo l’importanza della res controversa, è infatti evidente che la produzione di centinaia di pagine di scritti difensivi (oltre cinquecento per ciascuno degli appelli numm. 1053/2004 e 1475/2004) non possa che essere di ostacolo alla celere e ordinata definizione dei giudizi, distogliendo le già limitate risorse del servizio della giustizia dalla definizione di contenziosi di rilevanza non inferiore a quello che qui viene in decisione.

4. Pur risultando in modo evidente la stretta connessione fra le questioni dedotte con i tre appelli in epigrafe, il Collegio ritiene di esaminare dapprima quelli rivolti avverso la sentenza n. 1080/2003 (si tratta degli appelli numm. e 1053/2004 e 1475/2004) e successivamente l’appello proposto dall’avvocato Omissis avverso la sentenza di primo grado n. 604/2013 (si tratta dell’appello n. 195/2014).

5. Ebbene, prendendo le mosse dagli appelli numm. 1053/2004 e 1475/2004 e al fine di definire un sintetico inquadramento della materia oggetto del decidere, occorre osservare:

– che l’appello principale proposto dalla Regione Omissis con il n. 1053/2004 risulta affidato a tre motivi: i) con il primo si è chiesta la riforma della sentenza di primo grado n. 1080/2003 per avere il Tribunale amministrativo ritenuto la giurisdizione amministrativa in relazione alla procedura selettiva all’origine dei fatti di causa; ii) con il secondo si è lamentato l’eccesso di potere giurisdizionale che vizierebbe la richiamata sentenza per avere il primo giudice reso una pronuncia di fatto sostitutiva delle valutazioni ordinariamente rimesse all’amministrazione; iii) con il terzo si è chiesta la riforma della medesima sentenza per avere il primo giudice ritenuto di valutare in modo del tutto negativo l’attività professionale allegata dall’avvocato Omissis ai fini partecipativi;

– che l’appello principale proposto dall’avvocato Omissis con il n. 1475/2004 risulta affidato a sette motivi: i) con il primo di essi si è lamentata la carenza dei presupposti per rendere una sentenza in forma semplificata (quale la num. 1080/2003 impugnata con tale mezzo); ii) con il secondo si è lamentata la carenza dei presupposti per dichiarare la manifesta infondatezza del regolamento preventivo di giurisdizione proposto dallo stesso avvocato Omissis nell’ambito del ricorso di primo grado n. 381/2003; iii) con il terzo si è chiesta la riforma della sentenza per avere di fatto il primo giudice fatto applicazione di criteri non contemplati dalla lex specialis e comunque “illogici ed irrazionali”; iv) con il quarto si è lamentato l’eccesso di potere giurisdizionale che vizierebbe la richiamata sentenza per la parte in cui il primo giudice avrebbe di fatto ‘azzerato’ il punteggio spettante all’avvocato Omissis in relazione alla sua pregressa attività professionale; v) con il quinto si è lamentato che il primo giudice abbia erroneamente interpretato ed applicato i dati normativi e di fatto relativi alla selezione all’origine dei fatti di causa; vi) con il sesto si è lamentato il travisamento e l’erronea interpretazione dell’articolo 8, lettera a) del bando di selezione; vii) con il settimo si è lamentata la contraddittorietà della sentenza n. 1080/2003 per avere il primo giudice omesso di considerare la carenza di giurisdizione in ordine ai presupposti e alle condizioni per ammettere l’iscrizione agli Albi professionali dell’avvocato dipendente di un ente pubblico;

– che con gli appelli incidentali proposti dall’avvocato Omissis in entrambi i ricorsi si è chiesta la riforma del capo della sentenza n. 1080/2003 con cui è stato dichiarato il difetto di giurisdizione amministrativa in ordine alla domanda volta a sentir dichiarare l’illegittimità dell’iscrizione dell’avvocato Omissis agli Albi speciali (rispettivamente) dei Procuratori legali, degli Avvocati e degli Avvocati cassazionisti. Inoltre l’avvocato Omissis (che ha puntualmente confutato le tesi articolate dai ricorrenti principali) ha espressamente riproposto (ai sensi dell’articolo 101, comma 2 Cod. proc. amm.) i motivi di ricorso secondo, terzo, settimo e ottavo già proposti in primo grado e dichiarati assorbiti dal primo giudice.

5.1. Per quanto riguarda, invece, il ricorso in appello n. 195/2014 (Omissis), esso risulta affidato a quattro motivi: i) con il primo si lamenta che il Tribunale amministrativo abbia erroneamente esaminato in modo congiunto (e respinto sulla base di argomentazioni omogenee) il quarto e il quinto motivo del ricorso di primo grado n. 381/2003 senza avvedersi delle numerose e oggettive differenze che caratterizzavano tali motivi; ii) con il secondo si lamenta che il Tribunale amministrativo abbia respinto con argomentazioni erronee in fatto e in diritto il motivo (ri-)proposto relativo all’illegittima iscrizione dell’avvocato Omissis nei competenti Albi speciali; iii) con il terzo si lamenta con ulteriori argomenti l’erroneità in fatto e in diritto della decisione appellata per ciò che riguarda la legittimità dell’iscrizione dell’avvocato Omissis nell’ambito dei più volte richiamati Albi professionali; iv) con il quarto di tali motivi si lamenta l’erroneità dell’argomento del primogiudice, secondo cui l’attività professionale del dipendente di un ufficio legale pubblico deve essere valutata in modo globale e non solo con riferimento all’attività giudiziaria in senso stretto.

6. La questione posta con il primo motivo dell’appello principale n. 1053/2004 proposto dalla Regione Omissis (con cui si è contestata in radice la giurisdizione amministrativa in ordine agli atti e ai provvedimenti inerenti la procedura all’origine dei fatti di causa) risulta ormai superata a seguito dell’ordinanza delle Sezioni Unite della Corte di cassazione 23 marzo 2005, n 6217.

Con la decisione in parola, resa in sede di regolamento preventivo di giurisdizione, è stata confermata la sussistenza della giurisdizione amministrativa (in senso conforme, peraltro, a quanto ritenuto dal primo giudice in sede di sommaria delibazione ai 367 Cod. proc. amm.).

La Corte di cassazione, in particolare, ha richiamato l’ormai consolidato orientamento secondo cui il comma 4 dell’articolo 63 del decreto legislativo n.165 del 2001 deve essere inteso nel senso che il riferimento ivi contenuto “[alle] procedure concorsuali per le assunzioni dei dipendenti” delle pubbliche amministrazioni -, sia da riferire non solo alle procedure concorsuali strumentali alla costituzione, per la prima volta, del rapporto di lavoro, ma anche alle prove selettive (quale quella all’origine die fatti di causa) dirette a permettere l’accesso del personale già assunto ad una fascia o area funzionale superiore (in tal senso –ex multis -: Cass., SS.UU., 15 ottobre 2003 n. 15403).

7. Come è stato già affermato con la sentenza di questo Consiglio di Stato n. 4117 del 2009 (le cui statuizioni restano in parte qua condivisibili nonostante l’intervenuta cassazione di tale decisione per motivi inerenti la giurisdizione – sul punto v. infra -), risulta del tutto prioritario ai fini del decidere l’esame dei motivi formulati dall’avvocato Omissis con gli appelli incidentali articolati sia nel ricorso n. 1053/2004 che nel ricorso 1475/2004.

A seguito dell’ordinanza delle Sezioni Unite n. 2571 del 2012 può considerarsi superata (e in senso conforme a quanto rappresentato dall’appellante incidentale) la questione relativa alla giurisdizione amministrativa in ordine alla legittimità dell’iscrizione dell’avvocato Omissis negli Albi speciali (rispettivamente) dei Procuratori legali, degli Avvocati e degli Avvocati cassazionisti.

Nell’occasione le Sezioni Unite (nel cassare la richiamata sentenza di questo Consiglio di Stato n. 4117 del 2009):

– hanno richiamato l’ordinanza delle stesse Sezioni Unite n. 25831 del 2007 (resa su istanza per regolamento preventivo di giurisdizione proposta dall’avvocato Omissis nell’ambito di un giudizio dalla stessa proposto a avente ad oggetto la richiesta di cancellazione dell’avvocato Omissis dall’Albo professionale). Con l’ordinanza n. 25831, cit., la Corte di cassazione ha affermato la giurisdizione del Consiglio nazionale forense sulle controversie relative all’iscrizione, al rifiuto di iscrizione, nonché alla cancellazione dall’albo professionale degli avvocati;

– hanno ricordato che il Consiglio di Stato, nel rendere la sentenza n. 4117 del 2009, aveva affermato il carattere “non vincolante in senso assoluto” della richiamata ordinanza n. 25831 (in quanto resa in altro giudizio), ma che le relative statuizioni fossero comunque idonee a governare anche la vicenda che qui rileva, trattandosi comunque di statuizione relativa alla legittimità di deliberazioni di iscrizione in Albi professionali, rilevanti quali atti presupposti di provvedimenti di ammissione a procedure concorsuali;

– hanno tuttavia accertato che l’esame in ordine alla legittimità dell’iscrizione dell’avvocato Omissis nei richiamati Albi poteva e doveva essere svoto dal giudice amministrativo, costituendo “un accertamento di carattere incidentale [che il giudice amministrativo, ai sensi dell’articolo 8 del c.p.a.] era abilitato a compiere, con effetto limitato alla decisione da adottare circa la legittimità degli atti impugnati dall’avvocato Omissis”

7.1. Pertanto, non può qui ulteriormente dubitarsi della sussistenza amministrativa in ordine alla questione (dedotta in sede di appello incidentale) relativa alla legittimità dell’originaria iscrizione dell’avvocato Omissis nell’ambito dei richiamati Albi professionali.

7.2. Per le medesime ragioni, non può trovare accoglimento il settimo dei motivi di appello articolati dall’avvocato Omissis nell’ambito del ricorso n. 1475/2004 (con tale motivo l’avvocato Omissis ha lamentato la contraddittorietà che vizierebbe la sentenza n. 1080/2003 per avere il primo giudice omesso di considerare la carenza di giurisdizione in ordine ai presupposti e alle condizioni per ammettere l’iscrizione agli Albi professionali di un

avvocato dipendente

di un’amministrazione pubblica).

8. Con la presente decisione, quindi, si esamineranno dapprima i motivi (articolati sotto diversi angoli visuali sia dall’avvocato Omissis che dall’avvocato Omissis) relativi alla legittimità dell’originaria iscrizione di quest’ultimo nei più volte richiamati Albi speciali e in seguito si esamineranno i motivi di ricorso articolati sia dalla Regione Omissis che dall’avvocato Omissis aventi ad oggetto le valutazioni relative al punteggio da attribuire in relazione all’esperienza professionale allegata ai fini partecipativi dal Omissis.

Dall’esame di tali motivi emerge l’infondatezza degli appelli incidentali proposti dall’avvocato Omissis e la fondatezza – nei sensi che di seguito si chiariranno – dell’appello principale proposto dall’avvocato Omissis con il n. 195/2014.

Da tale esame emergerà, poi, l’infondatezza dell’appello n. 195/2014 con il quale l’avvocato Omissis ha chiesto la riforma della sentenza di primo grado n. 604/2013 resa in sede di rinvio a seguito dell’annullamento da parte della Corte di cassazione della sentenza di questo Consiglio di Stato n. 4117 del 2009.

Come si vedrà nel prosieguo, l’infondatezza dei richiamati motivi esime il Collegio dall’esame puntuale delle eccezioni preliminari sollevate dall’avvocato Omissis al fine di sentir dichiarare l’inammissibilità e/o l’irricevibilità dei motivi di ricorso incidentale e principale articolati dall’avvocato Omissis.

9. Come si è anticipato quindi, i motivi dell’appello incidentale articolati dall’avvocato Omissis nell’ambito dei ricorsi 1053/2004 e 1475/2004, nonché gli analoghi motivi dell’appello principale articolati dalla stessa avvocato Omissis con il ricorso n. 195/2014 (tutti volti a sentir dichiarare ‘ab origine’ l’illegittimità dell’iscrizione dell’avvocato Omissis ai più volte richiamati albi professionali) sono infondati.

10. La questione è stata affrontata e risolta in termini del tutto condivisibili con la sentenza di primo grado n. 604/2013 (impugnata nell’ambito del ricorso n. 195/2014) la quale ha esaminato nel merito e dichiarato infondati il quinto e il sesto dei motivi del ricorso di primo grado n. 381/2003.

10.1. Con tale decisione il Tribunale amministrativo ha in primo luogo (e correttamente) richiamato il consolidato orientamento secondo cui, affinché il dipendente di amministrazioni pubbliche abilitato all’esercizio della professione forense possa ottenere l’iscrizione all’elenco speciale annesso al pertinente Albo professionale, deve dimostrare: i) che presso l’ente di appartenenza sia stato istituito un ufficio (o analoga articolazione organizzativa) specificamente deputata alla trattazione delle cause e degli affari dell’ente medesimo; ii) che il dipendente in questione sia adibito a tale ufficio occupandosi in via sostanzialmente esclusiva delle cause e degli affari dell’ente (sul punto –ex multis -: Cons. Naz. Forense, 25 marzo 2002, n. 30);

10.2. In secondo luogo il Tribunale amministrativo ha (del pari condivisibilmente) affermato che, che dall’esame degli atti di causa, risulta effettivamente che l’avvocato Omissis sia stato nel corso del tempo stabilmente inserito nell’ambito di un’autonoma struttura preposta allo svolgimento dell’attività legale per conto della Regione.

Sotto tale aspetto risulta determinante osservare:

i) che già nel febbraio del 1980 fu istituito presso la Regione Omissis l’‘Ufficio Legislativo Affari Legali e Massimario della Giunta Regionale’ con il precipuo compito: a) di svolgere compiti di consulenza e assistenza legislativa, legale e contenziosa nell’interesse della Regione; b) di curare ogni interesse, in generale, per la tutela legale della Regione (in tal senso la legge regionale 27 febbraio 1980, n. 11);

ii) che nel corso del 1985 la struttura dinanzi richiamata fu ridenominata ‘Servizio Studi e Legislazione’, ricomprendendo una specifica unità operativa deputata alla cura del contenzioso di interesse della Regione (in tal senso la legge regionale 21 maggio 1985, n. 58);

iii) che nel febbraio del 2000 fu istituita la struttura denominata ‘Avvocatura regionale’, cui sono espressamente demandati i compiti di rappresentanza, patrocinio ed assistenza in giudizio della Regione Omissis nei casi di conflitto di interessi con lo Stato, nonché l’espletamento dell’istruttoria prodromica alla richiesta di costituzione in giudizio da parte dell’Avvocatura dello Stato e la formulazione di pareri legali di interesse della Regione (in tal senso la legge regionale 9 febbraio 2000, n. 9).

Il primo giudice ha poi osservato (anche in questo caso condivisibile) che la struttura organizzativa appena richiamata, pur avendo assunto nel corso degli anni diverse denominazioni, può certamente essere riguardata (ai fini della giurisprudenza relativa all’iscrizione del pubblico dipendente negli Albi professionali speciali) alla stregua di un ‘Ufficio legale’ in quanto tale tipicamente deputato a curare la difesa legale dell’ente, ma anche l’attività precontenziosa e stragiudiziale volta a prevenire l’insorgere di contenziosi ovvero a fronteggiarne gli sviluppi attraverso lo svolgimento di adeguate istruttorie.

10.3. In terzo luogo (e in modo ancora una volta condivisibile) il Tribunale amministrativo ha rilevato che l’avvocato Omissis sia stato impegnato in modo sostanzialmente continuativo ed esclusivo (a partire dal 1989) nello svolgimento dell’attività legale propria dell’Ufficio dinanzi richiamato sub 10.2.

Al riguardo è stato plausibilmente osservato: i) che all’avvocato Omissis sono stati rilasciati nominatim nel corso degli anni numerosi incarichi per la tutela in giudizio della Regione (in tal senso –ex multis – la delibera di Giunta regionale 30 marzo 2000, n. 566); ii) che la stessa appellante incidentale avvocato Omissis richiama undici contenziosi (e/o gruppi di contenziosi) direttamente curati dall’avvocato Omissis come difensore della Regione fra il 1991 e il 2000 (si tratta, peraltro, dei contenziosi indicati dallo stesso Omissis in sede di domanda di partecipazione); iii) che lo stesso avvocato Omissis è stato addetto in modo pressoché esclusivo all’Ufficio dinanzi richiamato sub 10.2 e che non depone in senso contrario il fatto che lo stesso sia stato adibito per un periodo di tredici mesi ai compiti di coordinatore del Settore del personale; iii) che i compiti svolti nel corso degli anni dall’avvocato Omissis nell’ambito del richiamato Ufficio sono certamente riconducibili a quelli tipici di un Ufficio legale, non limitandosi alla sola attività di difesa in giudizio (di per sé rilevantissimi ma non esclusivi), ma estendendosi anche ad attività precontenziosa, stragiudiziale e di consulenza giuridica (le quali rappresentano un tutt’uno inscindibile nell’ambito dell’attività legale complessivamente intesa).

10.3.1. E’ qui da richiamare il consolidato orientamento secondo cui, ai fini dell’iscrizione di un dipendente pubblico nell’Albo speciale annesso all’Albo degli avvocati (articolo 3, comma quarto del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578), non può rilevare soltanto lo svolgimento di attività professionale di carattere giudiziale, rilevando altresì l’esercizio dell’attività stragiudiziale (in tal senso –ex multis -: Cass. Civ., SS.UU., 19 agosto 2009, n. 18359).

10.3.2. E’ qui inoltre il caso di osservare che il canone dell’esclusività che deve riguardare l’esercizio dell’attività da parte del legale dipendente di amministrazione pubblica deve essere correttamente inteso nel senso di precludere allo stesso di svolgere attività legale in favore di terzi soggetti e non anche nel senso di precludere allo stesso lo svolgimento di qualunque altra attività di contenuto giuridico-legale (purché nell’interesse dell’ente di appartenenza).

10.4. In quarto luogo il Tribunale amministrativo ha richiamato il condiviso orientamento secondo cui non osta ai fini dell’iscrizione di un dipendente pubblico nei più volte richiamati Albi speciali la circostanza per cui allo stesso siano state affidate attività stricto sensu afferenti la difesa in giudizio in misura piuttosto ridotta (perfino con alcune cesure temporali), né il fatto che la difesa della Regione Omissis sia ordinariamente demandata all’avvocatura erariale, ovvero – in un numero minore di casi – ad avvocati del libero Foro.

Le richiamate circostanze non risultano idonee ad escludere la rilevanza dell’incontestato svolgimento di compiti prodromici e strumentali alla difesa in giudizio e il rilievo che lo svolgimento di tale attività presenta ai fini dell’iscrizione agli albi per cui è causa (risultando comunque riferibile a quella tipicamente svolta da un avvocato abilitato al patrocinio).

Ne consegue che risulta condivisibile la conclusione del primo giudice secondo cui l’avvocato Omissis risulta aver congruamente espletato, sin dal 1989, attività di tipo legale in favore della Regione Omissis (per tale intendendosi quella di carattere giudiziale, stragiudiziale e di consulenza); che lo stesso sia stato inserito per il medesimo torno temporale in strutture organizzative deputate a svolgere attività lato senso legale per conto della Regione e che, in definitiva, risultino legittimi gli atti con cui lo stesso è stato dapprima iscritto nell’Albo speciale degli avvocati (marzo 1989) e in seguito nell’Albo speciale degli avvocati cassazionisti (marzo 2011).

11. Per le ragioni sin qui esposte non può trovare accoglimento il primo dei motivi di ricorsi di primo grado (riproposto dall’avvocato Omissis in sede di appello incidentale ai sensi dell’articolo 101 Cod. proc. amm.).

Con il motivo in questione l’avvocato Omissis torna ad articolare l’argomento secondo cui, pur essendo l’avvocato Omissis stato iscritto ai competenti Albi professionali per un considerevole lasso di tempo, ciò non sarebbe sufficiente a consentirgli di partecipare alla procedura per cui è causa, stante la previsione di cui all’articolo 3, lett. c) dell’avviso di selezione il quale richiede(va) l’esercizio ‘effettivo’ della professione legale per oltre dieci anni.

11.1. Al riguardo ci si limita ad osservare:

– che non trova pacifica conferma in atti la tesi dell’avvocato Omissis secondo cui la richiamata clausola della lex specialis recasse una distinzione fra la mera iscrizione all’Albo professionale e l’esercizio effettivo e continuativo della professione (nel senso che l’iscrizione in quanto tale non risulterebbe ex se indicativa dell’effettivo esercizio);

– che, anche a ritenere che l’avviso di selezione introducesse la richiamata distinzione (il che non è pacifico), non può comunque negarsi che l’avvocato Omissis (oltre ad essere iscritto agli Albi speciali) avesse effettivamente esercitato l’attività professionale. Al riguardo ci si limita qui a richiamare le considerazioni già svolte retro, sub 10.3 da cui emerge l’effettività e continuatività del richiamato esercizio (senza che possa deporre in senso contrario lo svolgimento per tredici mesi dei compiti di coordinatore del settore del personale.

12. Per ragioni in tutto analoghe a quelle appena esposte, neppure può trovare accoglimento il secondo dei motivi di ricorso di primo grado (riproposto dall’avvocato Omissis in sede di appello incidentale ai sensi dell’articolo 101 Cod. proc. amm.).

Con il motivo in questione l’avvocato Omissis ha lamentato che la Commissione abbia omesso di applicare un criterio omogeneo (quello dell’effettività del servizio) ai fini dell’applicazione

– dell’articolo 3, lettera c) dell’avviso di selezione (requisito dell’attività professionale necessario ai fini dell’ammissione) e

– dell’articolo 8, lettera a) del medesimo avviso (esercizio effettivo dell’attività professionale da parte del candidato).

12.1. Al riguardo ci si limita ad osservare che, per le ragioni già esposte, non può dubitarsi né che l’avvocato Omissis fosse stati iscritto ai pertinenti albi professionali per il periodo richiesto dalla legge speciale della procedura, né che lo stesso avesse esercitato la professione legale in modo effettivo.

13. Per motivi del tutto analoghi a quelli appena esposti neppure possono trovare accoglimento:

– il terzo dei motivi qui riproposti (con il quale si è contestato ancora una volta che l’avvocato Omissis fosse in possesso del requisito di cui all’articolo 3 lettera c) dell’avviso di selezione);

– il settimo dei motivi riproposti ai sensi dell’articolo 101, comma 2 Cod. proc. amm. (con il quale si è lamentata l’illegittimità degli atti con cui è stato attribuito all’avvocato Omissis l’incarico di direzione della struttura speciale di supporto ‘Avvocatura regionale’, stante la carenza in capo al vincitore dei prescritti requisiti di partecipazione (articolo 5, commi 9 e 12 del bando);

– l’ottavo dei motivi riproposti (con cui si è lamentata l’illegittimità della delibera di Giunta regionale del 30 marzo 2000 con cui è stato attribuito in via temporanea all’avvocato Omissis l’incarico di direzione della struttura speciale di supporto ‘Avvocatura regionale’ a far data dal giorno 1 aprile 2000 – anche in questo caso l’illegittimità degli atti in parola deriverebbe dalla carenza in capo all’avvocato Omissis dei necessari requisiti inerenti l’attività professionale -).

14. Venendo ai motivi articolati dall’avvocato Omissis con l’appello n. 195/2014, non può trovare accoglimento il primo di essi (articolato dalla pagina 20 alla pagina 30 dell’appello) con la quale si è lamentato che il primi giudice abbia respinto i ricorsi in riassunzione numm. 289/2012 e 290/2012 erroneamente interpretando ed applicando la pertinente disciplina nazionale e regionale in tema di iscrizione agli albi professionali.

In particolare, non può essere condiviso l’argomento secondo cui, nell’interpretare la normativa regionale istitutiva dell’Ufficio legislativo, affari legali e massimario della Giunta regionale (in particolare: l’articolo 46 della legge regionale n. 11 del 1980) il primo giudice avrebbe violato il criterio di competenza (rectius: di riparto della potestà legislativa fra Stato e regioni) in tema di disciplina della professione forense.

14.1. Si osserva al riguardo:

– che, per le ragioni dinanzi richiamate sub 10.2 risulta condivisibile l’argomento svolto dal primo giudice secondo cui, esaminando i compiti demandati al richiamato Ufficio regionale, ne emerge che lo stesso svolgesse compiti e funzioni tipici di una struttura “normalmente e tecnicamente definit[a] «ufficio legale»”;

– che, in particolare, depone nel senso dinanzi richiamato la previsione legislativa secondo cui al richiamato Ufficio regionale fosse demandata (fra l’altro) “[l’]attività di consulenza in materia legale, anche non contenziosa, provvedendo a predisporre atti di transazione, suggerire provvedimenti su questioni che possano costituire oggetto di lite e curare ogni interesse, in genere, per la tutela legale della regione”;

– che, per le ragioni già in precedenza esposte, non depone in senso contrario il fatto che le funzioni tipicamente rivolte alla difesa in giudizio presentassero carattere non esclusivo o del tutto prevalente;

– che la richiamata (e qui condivisa) conclusione svolta dal primo giudice non si basa sulla lamentata sovrapposizione di fonti normative (quella nazionale di cui al r.d. n. 1578 del 1933 e quella regionale di cui alla legge regionale n. 11 del 1980), bensì sulla motivata riferibilità delle competenze proprie dell’Ufficio regionale istituito con la legge n. 11 del 1980 a quelle tipiche di un ‘Ufficio legale’. Nessuna commistione o sovrapposizione di fonti disciplinari può dunque essere ravvisata nel caso di specie.

15. Proseguendo con la disamina del primo motivo dell’appello n. 195/2014 si osserva che non assume rilievo centrale ai fini della presente decisione la previsione di cui all’articolo 59 della legge regionale 18 dicembre 1987 n. 97 la quale, nel modificare la denominazione del richiamato Ufficio (da ‘Ufficio legislativo, affari legali e massimario della Giunta’ in ‘Servizio Studi e Legislazione’), introdusse altresì disposizioni in tema di retribuzione degli addetti all’Ufficio.

Al riguardo ci si limita ad osservare che tale circostanza (sottolineata dal primo giudice con argomenti puntualmente contestati dall’appellante avvocato Omissis) non rileva ai fini della qualificazione del più volte richiamato Ufficio quale ‘Ufficio legale’, fornendo piuttosto un argomento ulteriore e di contesto che risulta – per così dire – ‘neutro’ ai fini del decidere.

16. Per quanto riguarda, poi, gli argomenti desumibili dalle altre leggi regionali che nel corso degli anni hanno disciplinato la struttura e le funzioni del richiamato Ufficio, ci si limita qui ad si osservare:

– che la legge regionale n. 58 del 1985, nell’istituire il ‘Servizio studi e legislazione’, attribuì allo stesso le funzioni già demandati dalla legge regionale n. 11 del 1980 all’‘Ufficio Legislativo Affari Legali e Massimario della Giunta Regionale’ e mantenne in capo allo stesso i compiti di generale tutela giuridico-legale della Regione;

– che, infine, la legge regionale 14 febbraio 2000, n. 1 ha formalmente istituito l’Avvocatura regionale (i.e.: una struttura organizzativa di cui è pacifica in atti la natura di plesso organizzativo deputato a curare – inter alia “la rappresentanza, il patrocinio e l’assistenza in giudizio della Regione”).

17. Neppure può trovare accoglimento il secondo dei motivi articolati nell’ambito dell’appello n. 195/2014.

Con il motivo in questione l’avvocato Omissis lamenta, sotto diverso profilo, la mancata considerazione da parte del primo giudice delle ragioni che avrebbero impedito l’iscrizione dell’avvocato Omissis nei più volte richiamati Albi professionali.

In particolare il Tribunale amministrativo avrebbe omesso di considerare: i) il fatto che l’avvocato Omissis avesse svolto per circa tredici mesi i compiti di coordinatore del Settore del personale; ii) il fatto che dalla documentazione in atti non emergesse lo svolgimento in modo continuativo da parte dell’avvocato Omissis dell’attività legale per conto della Regione, risultando – al contrario – il conferimento solo sporadico di incarichi legali in suo favore; iii) il fatto che, in definitiva, non risultasse in atti lo svolgimento da parte di quest’ultimo, in modo “effettivo e continuativo” dell’attività forense per almeno un sessennio (risultando, al contrario, alcuni periodi di cesura temporale); iv) il fatto che la struttura organizzativa presso la quale risultava inserito nel corso degli anni l’avvocato Omissis non fosse qualificabile come ufficio “distaccato e autonomo”, deputato alla specifica trattazione degli affari legali dell’ente.

17.1. Il motivo nel suo complesso non può trovare accoglimento per le ragioni già in precedenza esaminate e che qui possono essere integralmente richiamate.

In particolare, occorre qui soltanto ribadire:

– che non appare contestabile lo svolgimento nel corso degli anni da parte dell’avvocato Omissis di attività di contenuto legale (di carattere sia giudiziale che stragiudiziale) nell’interesse della Regione e il conferimento in suo favore di un apprezzabile numero di mandati defensionali;

– che lo stesso avvocato Omissis è risultato inserito nel corso degli anni nell’ambito di una struttura deputata alla cura degli affari legali della Regione (con particolare riguardo all’attività precontenziosa e contenziosa);

– che, valutate tutte le circostanze del caso, può affermarsi che la struttura presso la quale l’avvocato Omissis è stato inserito sin dal 1999 era davvero assimilabile al plesso organizzativo che tipicamente viene denominato ‘Ufficio legale’;

– che il numero non rilevantissimo di mandati defensionali conferiti all’avvocato Omissis non può di per sé ostare alla sua iscrizione ai più volte richiamati Albi speciali, così come non può risultare ostativa a tal fine la preposizione dello stesso (per circa tredici mesi) al coordinamento dell’Ufficio regionale del personale, senza che fosse medio tempore cessata l’attività di consulenza e assistenza legale

18. Per ragioni in tutto connesse con quelle sin qui esposte deve essere respinto anche il quarto motivo dell’appello n. 195/2014 con il quale l’avvocato Omissis ha contestato la statuizione del primo giudice secondo cui l’attività professionale del dipendente di un Ufficio legale pubblico deve essere valutata in modo globale e non solo con riferimento all’attività giudiziaria in senso stretto.

Anche in questo caso le tesi dell’appellante vengono affidate ad argomenti che sono stati in precedenza puntualmente esaminati e ritenuti infondati (ci si riferisce, in particolare: i) alla tesi secondo cui l’iscrizione agli Albi speciali sarebbe possibile solo a fronte dello svolgimento di attività giudiziarie e non anche extragiudiziarie; ii) alla tesi secondo cui la continuatività ed esclusività dell’esercizio non ammetterebbero periodi di riduzione dell’attività e/o periodi (scil.: non ingiustificatamente lunghi) di cesura; alla tesi secondo cui l’Ufficio legale della Regione Omissis (per come variamente denominato ne corso del tempo) non presenterebbe i caratteri tipici richiesti dalla giurisprudenza ai fini dell’iscrizione del dipendente nell’ambito dei più volte richiamati Albi professionali speciali.

19. Per quanto riguarda, infine, il primo dei motivi articolati dall’avvocato Omissis con l’appello n. 195/2014, se ne rileva l’inammissibilità per il carattere generico della sua formulazione.

Al riguardo – come si è già anticipato – l’avvocato Omissis lamenta che, nell’esame del quinto e del sesto dei motivi di ricorso di primo grado n. 381/2003, il primo giudice avrebbe erroneamente utilizzato una motivazione unica e onnicomprensiva, senza avvedersi delle oggettive diversità che caratterizzavano i motivi in parola.

Si osserva tuttavia al riguardo che, in sede di formulazione del motivo in parola, l’avvocato Omissis ha violato il generale principio della specificità dei motivi di gravame, imponendo – e in modo inammissibile – a questo giudice di appello il compito di comparare l’articolazione dei motivi di primo grado e il tenore della motivazione della sentenza appellata e di desumerne (sulla base di un procedimento di articolazione che non può che spettare alla parte del giudizio) le parti di cui si lamenta il (presunto) erroneo ed incompleto esame.

Certamente, non può soddisfare il richiamato principio di specificità dei motivi la pura e semplice contestazione di una motivazione generica ed erronea (secondo l’appellante, in particolare, “come risulta agevolmente dalla lettura dei motivi di ricorso, soltanto alcune delle censure dedotte nei predetti motivi [di primo grado] sono uguali, mentre totalmente diversi sono gli altri vizi e i profili idi illegittimità con cui si censurano le deliberazioni di iscrizione [negli Albi speciali] dell’avv. Omissis (…)”).

Il motivo deve quindi essere dichiarato inammissibile.

20. Una volta esaminati (e dichiarati infondati) i motivi articolati dall’avvocato Omissis al fine di contestare in radice la stessa possibilità per l’avvocato Omissis di ottenere l’iscrizione nei pertinenti Albi professionali, occorre esaminare nel merito gli appelli numm. 1053/2004 (Regione Omissis) e 1475/2004 (Omissis) con cui è stata chiesta la riforma della sentenza di primo grado n. 1080/2003 con la quale, in accoglimento del ricorso di primo grado n. 381/2003, è stato rideterminato il punteggio riconosciuto in sede concorsuale all’avvocato Omissis.

21. Prima di passare all’esame puntuale dei richiamati appelli occorre tuttavia esaminare le numerose eccezioni in rito sollevate dall’avvocato Omissis.

21.1. E’ infondata l’eccezione di inammissibilità dell’appello fondata sulla circostanza per cui la proposizione dello stesso non sarebbe stata preceduta da una delibera di Giunta regionale, non risultando tale incombente necessario nel caso di contenziosi a ministero dell’Avvocatura dello Stato.

21.2. E’ infondata l’eccezione di inammissibilità dell’appello basata sul lamentato conflitto di interessi che interesserebbe l’avvocato Omissis (nella sua veste di coordinatore pro tempore dell’

Avvocatura regionale

).

Al riguardo ci si limita ad osservare che non appare dubitabile la sussistenza in capo alla Regione di un interesse diretto concreto ed attuale alla tutela in sede giurisdizionale delle proprie ragioni, irrilevante essendo il possibile vantaggio che ne potrebbe dedurre un suo dirigente (il quale, peraltro, ha autonomamente impugnato uti singulus la medesima sentenza n. 1080/2013).

21.3. E’ inammissibile l’eccezione di inammissibilità dell’appello della Regione basata sulla presunta carenza di interesse in capo all’ente il quale avrebbe potuto comunque – e più agevolmente – avvalersi dell’apporto professionale della stessa avvocato Omissis, risultata idonea all’esito della procedura selettiva all’origine dei fatti di causa.

Al riguardo basti osservare che è indubitabile la sussistenza in capo alla Regione di un interesse diretto, concreto ed attuale alla conferma della legittimità degli atti con cui l’incarico posto a base della procedura selettiva pubblica era stato conferito al candidato risultato meglio posizionato in graduatoria (e quindi, dotato nel più alto grado delle necessarie caratteristiche professionali richieste dalla Regione e accertate dalla Commissione di concorso).

21.4. E’ infondata l’eccezione di improcedibilità dell’appello proposto dall’avvocato Omissis e fondata sulla circostanza secondo cui lo stesso avrebbe comunque, nelle more del giudizio, espletato integralmente l’incarico a lui conferito.

L’eccezione è infondata sussistendo comunque in capo all’avvocato Omissis un evidente interesse diretto concreto e attuale alla conferma della correttezza e legittimità degli atti con cui non solo è stato affermato il suo titolo all’iscrizione agli Albi speciali, ma è stata altresì disposta la sua preposizione – e per un lungo lasso temporale – a un’importante articolazione della struttura organizzativa regionale.

22. Nel merito i richiamati ricorsi in appello sono fondati, non risultando condivisibili le ragioni per cui il primo giudice ha di fatto disposto l’integrale azzeramento del punteggio relativo all’attività professionale dell’avvocato Omissis.

22.1. Si osserva in primo luogo che non trova conferma in atti l’assunto del primo giudice secondo cui, ai fini dell’applicazione dell’articolo 8, lettera a) dell’avviso di selezione, fosse necessaria la prova da parte dei candidati “di un requisito più specifico, consistente nella descrizione sintetica (…) del contenzioso giuridico trattato e cioè delle cause patrocinate, che andavano sommariamente indicate, con riferimento agli anni eccedenti i dieci e del contenzioso stragiudiziale”.

Si osserva in senso contrario:

– che dalla lettura del richiamato articolo 8, lettera a) ciò che era richiesto ai candidati era di predisporre “un curriculum professionale contenente una sia pur sintetica descrizione del contenzioso giuridico trattato, con particolare riferimento alle discipline amministrative, civilistiche e pubblicistiche (…)”;

– che l’avvocato Omissis aveva in effetti puntualmente soddisfatto quanto richiesto dalla lex specialis, allegando appunto un curriculum vitae et studiorum con il quale si dava sinteticamente atto di quanto prescritto dall’avviso di selezione;

– che (contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice) la mancata puntuale indicazione da parte dell’avvocato Omissis di tutte le cause patrocinate per conto della Regione ne corso degli anni non concretava alcuna violazione rispetto alla legge della procedura, e per la semplice ragione che l’avviso non richiedeva ai candidati un onere di allegazione più pregnante ed analitico di quello comunque soddisfatto dall’avvocato Omissis;

– che in ogni caso, in sede di domanda di partecipazione, l’avvocato Omissis aveva indicato numerosi contenziosi da lui personalmente curati per conto della Regione, suddividendo l’indicazione per gruppi, entità e tipologia;

– che, pertanto, non risulta giustificata l’affermazione del primo giudice il quale stigmatizza la produzione da parte dell’avvocato Omissis di “[un] curriculum generico e poco pertinente”.

23. Già sotto questo aspetto la sentenza n. 1080/2003 è meritevole di riforma sia perché si fonda su una lettura non condivisibile della lex specialis della procedura, sia perché fa conseguire alla richiamata (e qui non condivisa) interpretazione dell’articolo 8, lettera a) del bando non solo e non tabto (come sarebbe stato plausibile) un obbligo di rivalutazione in sede di attività conformativa, ma addirittura lo stesso integrale azzeramento di tutto il punteggio (pari a 20 punti) che era stato attribuito allo stesso avvocato Omissis in relazione alla più volte richiamata voce di valutazione.

24. Allo stesso modo la sentenza in epigrafe è meritevole di riforma per avere il primo giudice addirittura dubitato (ma con formula sostanzialmente incerta) che l’avvocato Omissis fosse carente dello stesso requisito di ammissione alla procedura.

Si osserva inoltre:

– che, per le ragioni in precedenza ampiamente esaminate, non può essere in alcun modo condiviso il passaggio secondo cui “più di un dubbio è lecito” circa la qualificabilità del Servizio Studi e Legislazione quale ‘

Ufficio legale

in senso stretto’;

– che risulta oggettivamente contraddittoria la motivazione posta a fondamento della sentenza in questione, se solo si consideri che: i) per un verso si afferma la radicale omessa indicazione di cause trattate dall’avvocato Omissis e che: ii) per altro verso si dà atto di una tale indicazione, ritenendola tuttavia inconferente rispetto alle previsioni della legge speciale della procedura.

25. La sentenza n. 1080/2003 deve quindi essere sul punto integralmente riformata.

26. La rilevata fondatezza dei motivi di appello principale numm. 1053/2004 (Regione Omissis) e 1475/2004 (Omissis), nonché la rilevata infondatezza dei motivi di appello principale 195/2014 (Omissis) e incidentale negli appelli numm. 1053/2004 e 1475/2004 (Omissis) esimono il Collegio dall’esame puntuale del motivo con cui l’avvocato Omissis ha eccepito la tardività del ricorso di primo grado n. 381/2003.

27. Per le medesime ragioni dinanzi richiamate, non vi è qui ragione di esaminare:

– il primo motivo del ricorso in appello 1475/2004 (Omissis) con il quale si è lamentata la mancata considerazione da parte del primo giudice della carenza dei presupposti per rendere una sentenza in forma semplificata ai sensi degli articoli 60 e 74 Cod. proc. amm. Ciò, in quanto il richiamato ricorso in appello risulta comunque meritevole di accoglimento per le ragioni dinanzi richiamate;

– il secondo motivo del ricorso in appello 1475/2004 (Omissis) con il quale si è lamentata la carenza dei presupposti per dichiarare la manifesta infondatezza del regolamento preventivo di giurisdizione proposto dallo stesso avvocato Omissis nell’ambito del ricorso n. 381/2003. Ciò in quanto, al di là del carattere manifesto o meno della questione, la sussistenza della giurisdizione del giudice amministrativo è stata dichiarata in modo incontestabile dalla Corte di cassazione con la decisione n. 6217/2005;

– il motivo del ricorso incidentale già proposto in primo grado dall’avvocato Omissis nell’ambito dei ricorsi numm. 289/2012 e 290/2012 – e puntualmente richiamato in sede di appello – con cui si è lamentata l’erronea attribuzione in favore dell’avvocato Omissis di 11,5 punti (un punteggio che, laddove sottratto alla stessa, l’avrebbe privata dell’interesse alla proposizione del ricorso di primo grado);

– l’argomento (dedotto peraltro in via soltanto subordinata) con cui l’avvocato Omissis ha censurato i profili di incostituzionalità che vizierebbero il regolamento regionale n. 2 del 2001 così come l’articolo 1, comma 8 della legge regionale n. 9 del 2000. Al riguardo ci si limita ad osservare che l’accoglimento delle ragioni articolate dall’avvocato Omissis per le ragioni dinanzi esposte priva le dedotte questioni di costituzionalità di rilevanza ai fini della definizione del presente giudizio.

28. Per i motivi dinanzi esposti i tre ricorsi in epigrafe (che devono essere decisi in modo congiunto) vanno definiti come segue:

– Gli appelli numm. 1053/2004 e 1475/2004 devono essere accolti e conseguentemente, in riforma delle sentenze in epigrafe, deve essere respinto il ricorso proposto in primo grado dall’avvocato Omissis;

– Gli appelli incidentali proposti dall’avvocato Omissis nell’ambito dei ricorsi numm. 1053/2004 e 1475/2004 devono essere respinti;

– L’appello n. 195/2014 deve essere respinto.

Il Collegio ritiene che sussistano giusti ed eccezionali motivi per disporre l’integrale compensazione delle spese di lite fra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sugli appelli, come in epigrafe proposti, previa riunione:

– accoglie gli appelli numm. 1053/2004 e 1475/2004 e conseguentemente, in riforma delle sentenze in epigrafe, respinge il ricorso proposto in primo grado dall’avvocato Omissis;

– respinge gli appelli incidentali proposti dall’avvocato Omissis nell’ambito dei ricorsi numm. 1053/2004 e 1475/2004;

– respinge l’appello n. 195/2014.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 12 maggio 2016 […]

 

 

Precedente Provvedimento di espulsione, convalida Successivo Limite di età, pensionamento, riammissione in servizio