Ultras. Lancio oggetti, danni pubblici, non è danneggiamento

Cassazione penale sentenza n. 50004 1 dicembre 2014

La condotta di chi, in occasione di manifestazioni sportive, lancia fumogeni, razzi o corpi contundenti atti ad offendere, cagionando danni a cose di proprietà pubblica, integra il reato previsto dall’art. 6 bis, comma 1, della legge 13 dicembre 1989, n. 401, e non anche quello di danneggiamento di cui all’art. 635, comma 2, cod. pen., attesa la “clausola di riserva” (“salvo che il fatto costituisca più grave reato”) contenuta nella prima disposizione;

La sospensione condizionale della pena, quando si procede per il reato previsto dall’art. 6 bis, comma 1, della legge 13 dicembre 1989, n. 401, in relazione alla condotta di chi cagiona danni a cose di proprietà pubblica, può comunque essere subordinata, a norma dell’art. 165 cod. pen., all’eliminazione delle conseguenze dannose del reato, senza necessità che il giudice indichi specifiche modalità per l’esecuzione di tale adempimento.

 

Cassazione penale sentenza n. 50004 1 dicembre 2014

[…]

RITENUTO IN FATTO

1.1 Con sentenza emessa ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen. in data 11 settembre 2013 il Tribunale di Messina in composizione monocratica applicava nei confronti di R. M. imputato del delitto di cui all’art. 6 bis della L. 401/89 la pena di mesi dieci di reclusione subordinando il beneficio della sospensione “all’eliminazione delle conseguenze dannose del reato”.

1.2               Per l’annullamento del detto provvedimento nella parte relativa alle statuizioni riguardanti la sospensione condizionale della pena ricorre l’imputo a mezzo del proprio difensore, deducendo carenza di motivazione in ordine alla mancata indicazione delle modalità con le quali il R. avrebbe dovuto provvedere alla eliminazione delle conseguenze dannose del reato e rilevando che tale assenza di motivazione refluirebbe sulla stessa possibilità per il R. di fruire del beneficio concesso vista l’incertezza circa il modo di adempiere alla obbligazione.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.    Il ricorso non può essere accolto. Va, anzitutto, chiarito che al R. è stato contestato il delitto di cui all’art. 6 bis della L. 401/89 che sanziona, al primo comma, la condotta violenta di chi, nel corso o in occasione di manifestazioni sportive “salvo che il fatto costituisca più grave reato” lanci oggetti fumogeni, razzi, o corpi contundenti atti ad offendere, con la pena edittale compresa tra un minimo di un anno ed un massimo di quattro anni di reclusione. La cd. clausola di riserva enunciata nella prima parte del comma 1 dell’art. 6 bis citato fa sì che non possa invocarsi, come invece ha prospettato il ricorrente, l’art. 635 cod. pen. disciplinante il delitto di danneggiamento aggravato che contiene un obbligo specifico di subordinazione del beneficio nel caso di commissione del delitto di danneggiamento su una delle cose comprese nel comma 2° dello stesso articolo.

2.    Ciò detto va però segnalato che la norma di carattere generale prevista dall’art. 165 cod. pen,. prevede, al primo comma, la possibilità, in via generale, della subordinazione del beneficio a determinate condizioni tra le quali “l’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero, se il condannato non si oppone, la prestazione di attività retribuita a favore della collettività per un tempo determinato comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna”.

2.1 Ora, ferma restando la distinzione della ipotesi contemplata dall’art. 635 cod. pen. da quella delineata nell’art. 165 stesso cod., tenuto anche conto del fatto che nel primo caso la subordinazione è obbligatoria e nel secondo caso semplicemente facoltativa, l’espressione “secondo le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna” non può che riferirsi, per ragioni di ordine sistematico e logico alla seconda delle due forme di subordinazione (cioè quella della prestazione di attività retribuita a favore della collettività), in quanto solo per quest’ultima è ipotizzabile una indicazione dei criteri e delle regole per rendere la prestazione dell’attività idonea al reinserimento del condannato e alla fruizione di benefici nel trattamento sanzionatorio. Va da sé che l’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato non abbisogna di particolari specificazioni da parte del giudice essendo inequivoco ed insuscettibile di indicazioni delle modalità il fatto di eliminare le conseguenze dannose. Mentre quindi quest’ultima espressione va intesa tout court, la seconda necessita di specifiche indicazioni da parte del giudice circa tempi, luoghi, e modi di esplicazione della attività retribuita prestandosi essa a prescrizioni preventive tali da rendere idonea la misura allo scopo che la norma si prefigge.

2.2   Nel caso in esame, peraltro, così come sostenuto dal Procuratore Generale requirente, non si vede quale specifica modalità avrebbe potuto o dovuto indicare il giudice per eliminare la conseguenza dannosa costituita dalla infrazione del parabrezza dell’autovettura della Polizia di Stato, se non – in via implicita – la sostituzione del parabrezza medesimo.

2.3   II ricorso va, conseguentemente, rigettato. Segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. […]

 

 

 

 

 

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