Valutazione prove riservata al giudice di merito, salvo motivazione

Cassazione civile sentenza n. 14389 14 luglio 2016

La valutazione delle risultanze probatorie, al pari della scelta di quelle fra esse ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati in via esclusiva al giudice di merito, il quale, nel porre a fondamento del proprio convincimento e della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, nel privilegiare una ricostruzione circostanziale a scapito di altre (pur astrattamente possibili e logicamente non impredicabili), non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere peraltro tenuto ad affrontare e discutere ogni singola risultanza processuale ovvero a confutare qualsiasi deduzione difensiva.

 

Cassazione civile

sentenza n. 14389 14 luglio 2016

[…]

2. La Corte osservava che non vi era contestazione sul fatto che il dipendente avesse svolto attività di custodia in favore del Comune nelle domeniche e nei giorni festivi e che non avesse goduto dei riposi compensativi. Riteneva che, ai sensi del D.P.R. 13 maggio 1987, n. 268, art. 17, relativo alla disciplina del comparto degli enti locali, al lavoratore spettava la maggiorazione del 20% sul lavoro domenicale svolto, nonché la retribuzione per i giorni di riposo compensativo non fruiti; che, nel regolamentare la remunerazione della giornata destinata al riposo settimanale con la retribuzione ordinaria unitamente alla maggiorazione del 20%, la norma assolveva unicamente ad una funzione retributivo-corrispettiva, e non anche risarcitoria, con la conseguenza che al lavoratore spettava la retribuzione per i riposi compensativi non fruiti, parametrati al lavoro svolto di domenica con la maggiorazione del 20%, nonchè il risarcimento del danno da usura psico-fisica per il mancato godimento dei riposi compensativi, che liquidava ex art. 1226 facendo ricorso all’importo della paga giornaliera, non contestata nella sua entità, per ogni giornata di riposo non goduta.

3. Contro la sentenza il Comune di Omissis propone ricorso per cassazione, articolato in due motivi, cui resiste con controricorso il Omissis che ha, altresì, depositato memoria ex art. 378 c.p.c.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo di ricorso il Comune censura la sentenza per violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., art. 115 c.p.c., nonchè per contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Rileva, l’ente territoriale, di aver contestato nella memoria depositata nel giudizio di primo grado che il Omissis svolgesse attività lavorativa nei giorni festivi, non potendo (e non dovendo) svolgere attività di custodia con riguardo ad immobili (la sede del Tribunale di Omissis) che rimanevano chiusi di giorno festivo. Deduce, inoltre, che il documento considerato dalla Corte a conferma dello svolgimento dell’attività di lavoro in giorni festivi (ossia il verbale di conciliazione del 3.7.2002) non era stato illustrato nel ricorso introduttivo del giudizio, bensì meramente allegato, mentre solamente in grado di appello il lavoratore ne ha richiamato il valore probatorio.

2. Con il secondo motivo, denunciando la violazione dell’art. 91 del Regolamento del personale, il Comune rileva che la maggiorazione richiesta per la domenica ed i giorni festivi risulta giustificata unicamente a fronte dello svolgimento di attività lavorativa, mentre la mera custodia dell’immobile trova la sua controprestazione nel godimento dell’alloggio comunale.

3. I due motivi, che si affrontano congiuntamente in quanto involgono la medesima questione della disciplina legale e contrattuale del riposo oltre il sesto giorno lavorativo, sono infondati.

4. L’art. 91 del Regolamento del personale del Comune di Omissis (riportato per esteso nella sentenza impugnata) prevede, con riguardo ai custodi provvisti di alloggio, che: “Il personale provvisto di alloggio, oltre l’orario giornaliero di lavoro determinato nell’ambito delle 36 ore settimanali è tenuto, senza che ciò possa comportare compenso per lavoro straordinario a: a) aprire e/o chiudere le porte o i cancelli di accesso agli edifici quando ciò sia dovuto, oltre che a questioni di carattere di emergenza, al prolungarsi dell’attività normale svolta nell’edificio o ad attività diversa (attività parascolastica o extrascolastica, riunioni consigli di classe o di istituto); b) controllare il disinnesco degli interruttori centrali di illuminazione e riscaldamento; c) assicurare la custodia dell’immobile durante le 24 ore. Eventuali prestazioni aggiuntive oltre l’orario di lavoro ordinario, sempre contemplate nelle mansioni di cui all’art. 90 ma non rientranti nei a), b) e c) del presente articolo, potranno essere richieste dall’amministrazione. In tal caso si provvederà alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario.”

La Corte territoriale ha rilevato che doveva ritenersi pacifico lo svolgimento, nelle domeniche e nei giorni festivi infrasettimanali, dell’attività di “generica sorveglianza e vigilanza dell’edificio e degli impianti”, essendosi limitato, il Comune, “ad affermare che tali compiti rientrassero nelle mansioni che ogni custode provvisto di alloggio è tenuto ad espletare anche oltre l’orario lavorativo senza alcun compenso aggiuntivi) e che, comunque, siffatte attività non era stata mai autorizzata.” Non risultava, pertanto, contestato lo svolgimento dell’attività di custodia di cui alla lettera c) del Regolamento durante le domeniche ed i giorni festivi né la mancata fruizione dei riposi compensativi.

La Corte ha correttamente ritenuto, in applicazione del canone esegetico del tenore letterale del testo, che l’art. 91 del Regolamento del personale include tra le prestazioni lavorative del custode anche quella della (mera) custodia durante le 24 ore, attività che non richiede un’autorizzazione espressa dell’ente locale e che non determina l’insorgenza del diritto a maggiorazioni per lavoro straordinario.

Ha, inoltre, ritenuto – con valutazione di merito incensurabile in sede di legittimità – che lo svolgimento di questa attività di custodia non era stata contestata dai Comune. Invero, il Comune si induce piuttosto ad invocare una diversa lettura delle risultanze procedimentali così come accerta e ricostruite dalla Corte territoriale, muovendo così all’impugnata sentenza censure del tutto inammissibili, perché la valutazione delle risultanze probatorie, al pari della scelta di quelle fra esse ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati in via esclusiva al giudice di merito, il quale, nel porre a fondamento del proprio convincimento e della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, nel privilegiare una ricostruzione circostanziale a scapito di altre (pur astrattamente possibili e logicamente non impredicabili), non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere peraltro tenuto ad affrontare e discutere ogni singola risultanza processuale ovvero a confutare qualsiasi deduzione difensiva. In ogni caso, gli estratti delle memorie di costituzione prodotti dal Comune nei due gradi di merito confermano la correttezza delle argomentazioni sviluppate dalla Corte territoriale, risultando contestata qualsiasi ‘particolare attività lavorativa” svolta dal Omissis in considerazione della chiusura al pubblico (nei giorni festivi) dell’immobile, senza deduzione specifica sull’attività di mera custodia (come previsto dalla lettera c) del Regolamento) effettuata anche nelle domeniche e nelle festività infrasettimanali.

Infine, la censura relativa alla valutazione, da parte della Corte territoriale, del verbale di conciliazione del 3.7.2002 è infondata, risultando – dallo stesso ricorso per cassazione – che il documento è stato tempestivamente prodotto in primo grado (cfr. sulla necessità del deposito delle fonti probatorie, sia costituende che costituite, al momento della costituzione in giudizio, Cass. S.U. n. 8202/2005).

La motivazione della sentenza impugnata appare, quindi, congrua, logicamente coerente e conforme alla giurisprudenza di questa Corte.

5. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato ed il ricorrente condannato al pagamento delle spese del presente giudizio, da distrarsi in favore del difensore dell’intimato, per la dichiarazione resa ex art. 93 c.p.c..

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 100,00 per esborsi e Euro 2.500,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge, disponendone l’integrale distrazione in favore dell’avvocato Omissis, anticipatario.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 28 aprile 2016. […]

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