Vfp1 esercito, brevetti, Tar Lazio sentenza n. 10868 31 ottobre 2017 su conseguenze erronea autocertificazione possesso titoli non costituenti requisiti partecipazione al concorso: no decadenza da ferma prefissata per dichiarazione erronea riguardante titolo simile a quello indicato dal bando; non è dichiarazione mendace quella fatta in buona fede

Vfp1 esercito, brevetti, conseguenze della non corretta autocertificazione del possesso di titoli non costituenti requisiti partecipazione al concorso, titolo simile a quello indicato nel bando, dichiarazione erronea e dichiarazione mendace, rilevanza della buona fede: Tar Lazio sentenza n. 10868 31 ottobre 2017

…Il predetto, come risulta dagli atti di causa, ha documentato, con la indicata domanda, il possesso del brevetto, rilasciato dall’associazione di equitazione “OMISSIS”, di tipo A2 agonistica.

Considerato che la questione dei riferiti titoli presenta obiettive difficoltà interpretative ed applicative, derivanti dalla regolamentazione relativa al brevetto di equitazione, come risulta anche dalle determinazioni al riguardo assunte dalla p.a. e, segnatamente, dal Capo del Reparto Affari Giuridici ed Economici del Personale dello Stato Maggiore dell’Esercito, che ha attestato, in un caso, che il brevetto prodotto da un ricorrente, pur non conforme alle previsioni del bando, rientrava tra i titoli di merito utili nei concorsi per il reclutamento del personale militare;

Visto l’orientamento espresso dalla Sezione sulle conseguenze dell’autocertificazione del possesso di titoli che non costituiscono requisiti di partecipazione, con particolare rilievo al valore della buona fede dell’interessato nel rendere le corrispondenti dichiarazioni (ex plurimis: Tar Lazio-Roma, Sez. 1° Bis, 21 luglio 2017, n. 8850);

Ritenuto, inoltre, che la dichiarazione di parte ricorrente, circa il possesso del brevetto in argomento, non possa ritenersi mendace ai fini della decadenza, proprio in considerazione della buona fede del candidato, attesa la evidente similitudine nominalistica fra il titolo posseduto e quello indicato dal bando;

Ritenuto altresì che l’omessa verifica del brevetto in questione prima della predisposizione della graduatoria definitiva si pone in contrasto con il principio della leale cooperazione tra le parti, atteso che la ritenuta dichiarazione “mendace” ( in realtà, “erronea”, anche in considerazione dell’intervenuto decreto di archiviazione dell’attivata azione penale) avrebbe potuto comportare, eventualmente, la rivalutazione della posizione del ricorrente, ai fini di un corretto posizionamento in graduatoria – in relazione all’effettivo punteggio spettante, in base ai titoli effettivamente posseduti, con esclusione, quindi, soltanto di quello contestato – ma non la decadenza dalla ferma prefissata (ex multis: sent. TAR Lazio-Roma Sez. 1 Bis 8.6.2017 n. 6802);

Per questi motivi il ricorso deve essere accolto e, per l’effetto, il contestato provvedimento, dispositivo della decadenza dalla ferma, debba essere annullato unitamente a tutti gli altri provvedimenti consequenziali impugnati….

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Tar Lazio sentenza n. 10868 31 ottobre 2017

[…]

per l’annullamento

del provvedimento di decadenza dalla ferma prefissata di un anno – risarcimento danni

[…]

FATTO e DIRITTO

Il ricorrente è stato dichiarato decaduto dalla ferma prefissata di anni uno, per aver prodotto, in sede di domanda di partecipazione al concorso per il reclutamento di VFP1 nell’Esercito Italiano, una dichiarazione asseritamente mendace, circa il possesso del brevetto di equitazione per sport olimpici.

Il predetto, come risulta dagli atti di causa, ha documentato, con la indicata domanda, il possesso del brevetto, rilasciato dall’associazione di equitazione “OMISSIS”, di tipo A2 agonistica.

Considerato che la questione dei riferiti titoli presenta obiettive difficoltà interpretative ed applicative, derivanti dalla regolamentazione relativa al brevetto di equitazione, come risulta anche dalle determinazioni al riguardo assunte dalla p.a. e, segnatamente, dal Capo del Reparto Affari Giuridici ed Economici del Personale dello Stato Maggiore dell’Esercito, che ha attestato, in un caso, che il brevetto prodotto da un ricorrente, pur non conforme alle previsioni del bando, rientrava tra i titoli di merito utili nei concorsi per il reclutamento del personale militare;

Visto l’orientamento espresso dalla Sezione sulle conseguenze dell’autocertificazione del possesso di titoli che non costituiscono requisiti di partecipazione, con particolare rilievo al valore della buona fede dell’interessato nel rendere le corrispondenti dichiarazioni (ex plurimis: Tar Lazio-Roma, Sez. 1° Bis, 21 luglio 2017, n. 8850);

Ritenuto, inoltre, che la dichiarazione di parte ricorrente, circa il possesso del brevetto in argomento, non possa ritenersi mendace ai fini della decadenza, proprio in considerazione della buona fede del candidato, attesa la evidente similitudine nominalistica fra il titolo posseduto e quello indicato dal bando;

Ritenuto altresì che l’omessa verifica del brevetto in questione prima della predisposizione della graduatoria definitiva si pone in contrasto con il principio della leale cooperazione tra le parti, atteso che la ritenuta dichiarazione “mendace” ( in realtà, “erronea”, anche in considerazione dell’intervenuto decreto di archiviazione dell’attivata azione penale) avrebbe potuto comportare, eventualmente, la rivalutazione della posizione del ricorrente, ai fini di un corretto posizionamento in graduatoria – in relazione all’effettivo punteggio spettante, in base ai titoli effettivamente posseduti, con esclusione, quindi, soltanto di quello contestato – ma non la decadenza dalla ferma prefissata (ex multis: sent. TAR Lazio-Roma Sez. 1 Bis 8.6.2017 n. 6802);

Per questi motivi il ricorso deve essere accolto e, per l’effetto, il contestato provvedimento, dispositivo della decadenza dalla ferma, debba essere annullato unitamente a tutti gli altri provvedimenti consequenziali impugnati.

Infine, respinge il richiesto risarcimento del danno non avendo la parte ricorrente dimostrato la effettiva consistenza del danno patrimoniale asseritamente patito, atteso che la domanda in questione si presenta quale mera clausola di stile.

La peculiarità della vicenda convince il Collegio a compensare le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti contestati.

Respinge la richiesta di risarcimento del danno.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 27 settembre 2017 […]

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